"Costituzione o quadro legale?"

Data: 30-04-2001 Fonte: AIM
Autore: Fehim Rexhepi

NOTIZIE EST #434 - KOSOVO
30 aprile 2001


COSTITUZIONE O QUADRO LEGALE?
di Fehim Rexhepi - (AIM Pristina, 21 aprile 2001)


Dopo che il progetto di quadro legale, o costituzione temporanea, è diventato pubblico suscitando soprattutto reazione critiche, nell'opinione pubblica albanese si è creata confusione riguardo alle prossime fasi della preparazione e dell'approvazione di una sua versione definitiva. Due o tre giorni dopo la pubblicazione della versione del progetto preparata dal gruppo misto di esperti kosovari e internazionali, cioè il 19 aprile, è giunta a conoscenza del pubblico anche la versione dell'UNMIK, della quale i membri kosovari del gruppo di lavoro affermano di non avere saputo nulla e che non è stata sottoposta all'esame del gruppo misto come una delle possibili proposte. I membri kosovari del gruppo misto ritengono che l'esistenza della versione dell'UNMIK costituisca un comportamento scorretto da parte di quest'ultima, che aveva organizzato un gruppo misto proprio al fine di redarre una versione concordata tra le parti, mentre allo stesso tempo aveva evidentemente tenuto segreta una propria versione di riserva. Per tale motivo, due membri albanesi del gruppo di lavoro misto hanno dato le loro dimissioni, mentre gli altri membri kosovari non hanno firmato nemmeno la versione concordata del gruppo misto, in merito alla quale era stato raggiunto un accordo sul 99% circa del testo. In occasione della riunione del Consiglio temporaneo del Kosovo, tenutasi il 18 aprile, è stato espresso il timore che tale confusione, così come la relativa insoddisfazione nell'opinione pubblica albanese, potranno essere sfruttate per posporre un'approvazione del documento. Un eventuale ritardo potrebbe influire direttamente sulla data che verrà stabilita per le elezioni a livello dell'intero Kosovo, cosa che sicuramente renderebbe più aspri i rapporti politici all'interno del Kosovo e in particolare quelli tra l'amministrazione internazionale e gli albanesi. Anche se non vi è più tempo, alcuni esperti sostengono che sarebbe nell'interesse dell'UNMIK e dei kosovari che nella versione definitiva del documento non si giunga a esprimere uno spirito di competizione tra l'UNMIK e i kosovari per ottenere il maggiore grado possibile di poteri decisionali.

Si è creata confusione anche relativamente al contenuto del progetto, soprattutto dopo le valutazioni univoche dei membri internazionali e kosovari del gruppo misto, secondo cui, per quanto riguarda la versione da essi preparata, si era giunti a un accordo sul 99% del contenuto. Alcuni hanno parlato addirittura del 99,99%. Tuttavia, dopo la pubblicazione della versione del gruppo misto è venuto fuori che sono rimaste aperte questioni come: la denominazione (quadro legale o costituzione temporanea), il presidente, la corte costituzionale e la possibilità di espressione della volontà popolare - aspetti che in realtà potrebbero costituire più dell'1% delle questioni irrisolte. I rappresentanti degli albanesi e di tutte le altre parti, esclusi quelli serbi, hanno firmato in occasione della summenzionata riunione del Consiglio temporaneo del Kosovo una dichiarazione comune nella quale si richiede ai fattori internazionali in Kosovo e al di fuori di esso che le questioni rimaste aperte vengano risolte nello spirito delle aspirazioni della grande maggioranza dei kosovari.

Le critiche indirizzate alla versione preparata dal gruppo misto di esperti kosovari e internazionali riguardano anche quel 99% che i politici e i partiti non ritegnono problematico, valutandolo come una parte del testo già decisa. Di conseguenza, direttamente o indirettamente, le tali critiche sono indirizzate anche ai membri albanesi del gruppo di lavoro per la preparazione del progetto. La prima obiezione riguarda il fatto che questi ultimi danno al pubblico delle spiegazioni che non trovano riscontro in tale versione e inoltre che presentano come competenze degli organi kosovari locali alcune cose che possono essere ritenute tali solo secondo alcune interpretazioni. La seconda obiezione è che hanno accettato la presenza, in un documento legale che dovrebbe avere la massima chiarezza possibile, di formulazioni tipicamente politiche e nebbiose. Finora non si sono sentite critiche riguardanti la loro incompetenza professionale o per il fatto di avere accettato numerosi compromessi.

Si ha l'impressione che dopo tutto il lavoro comune terminato il 19 aprile con le dimissioni di due membri albanesi del gruppo misto e con la mancata firma della versione del testo del documento, accettata al 99% da parte degli altri membri kosovari del gruppo misto, gli sviluppi abbiano cominciato ad assumere una dimensione politica ampiamente indesiderata. Tali sviluppi, ora diventati pubblici, potevano essere individuati già molto prima. Li si osservava fin dall'inizio negli approcci politici degli albanesi, nonché nell'approccio dell'UNMIK - nel fatto, cioè, che si sarebbe preparato un documento dal potenziale grande ruolo nei futuri sviluppi relativi alla risoluzione dello status del Kosovo. E' stato questo l'errore che ha portato a un conflitto per ottenere quanti più poteri decisionali possibili riguardo agli sviluppi della vita in Kosovo. Sono aumentate le ambizioni da parte degli albanesi, mentre dall'altra parte, all'interno dell'UNMIK, con una certa dose di orgoglio, si diceva che si sarebbe giunti a una kosovarizzazione delle istituzioni preposte a decidere in merito a importati questioni riguardanti il Kosovo, in particolare per quanto riguarda gli aspetti interni. In tale modo si sono superati gli ambiti e la portata reale che un tale documento può avere nell'attuale periodo di transizione: cioè consentire che si tengano elezioni generali in Kosovo. E' solo dopo le elezioni che andranno assicurate, in primo luogo, la formazione di organi locali funzionanti che complementino il potere dell'UNMIK o che siano suoi partner nel lavoro comune e,in secondo luogo, l'elezione di organi kosovari che abbiano la legalità e la legittimità indispensabili per discutere di tutti i problemi del Kosovo, ivi incluso il suo status definitivo. Per questo le ambizioni e il chiasso intorno al quadro legale o alla costituzione temporanea sarebbero dovuti rimanere a un livello molto più contenuto.

Tuttavia, indipendentemente da tali presupposti, a giudicare dal 99% del testo che è stato concordato sembra che gli organi di autogoverno del Kosovo, non avendo alcun potere decisionale significativo, oppure per la mancanza di chiarezza e le intromissioni nei loro poteri, non potranno essere funzionali e ancora meno dei seri partner dell'UNMIK nella risoluzione dei problemi generali del Kosovo. I poteri concessi risultano molto limitati, anche senza prendere in considerazione le questioni della sicurezza, della difesa e degli affari esteri. Così, se si guarda alla sostanza, anche in futuro non vi potranno essere accuse convincenti alla parte kosovara per non avere adempiuto alle proprie responsabilità in Kosovo. Il diritto di decidere in merito alle questioni essenziali vengono riservati all'amministratore in capo [attualmente, Haekkerup]. Egli avrà la possibilità di fermare, quando lo riterrà opportuno, ogni atto del futuro parlamento del Kosovo che rientra nelle competenze di quest'ultimo. Oltre a ciò, l'amministratore avrà il diritto esclusivo di dichiarare gli atti che verranno approvati dall'assemblea come rientranti nell'ambito delle sue competenze. Ciò significa che se egli non li dichiarerà come tali, tali atti non entreranno in vigore e in tal caso l'amministratore non sarà nemmeno tenuto a dare una spiegazione della propria decisione. Rimangono ampiamente indefinite anche le questioni delle procedure, dell'organizzazione e delle responsabilità del governo.

Vi sono molti aspetti concreti che dimostrano come, per quanto riguarda le decisioni, gli organi del Kosovo saranno solo poco più di una formalità. Invece di cercare di fare il possibile per preparare un documento che favorisca la creazione di istituzioni democratiche temporanee funzionanti, dal progetto proposto traspare chiaramente come tutte le discussioni abbiano siano state incentrate sul tentativo di ottenere dall'UNMIK la maggiore quantità possibile di poteri decisionali per i kosovari oppure, sull'altro fronte, che all'UNMIK rimanessero i maggiori poteri decisionali possibili. Invece di esaminare le possibilità per la creazione della partnership più razionale possibile per il bene della società del Kosovo, si ha l'impressione che l'obiettivo supremo sia quello dell'interpretazione e della messa in atto della Risoluzione 1244. Sembra che tale Risoluzione stia al di sopra del benessere, della democratizzazione e del progresso sociale ed economico dei cittadini del Kosovo. Un tale approccio ha prodotto un miscuglio nel quale ci sono e non ci sono aspetti costituzionali. Sembra che questo miscuglio non sarà sufficiente a garantire un normale agire del partner kosovaro negli affari comuni con l'UNMIK. Inoltre, si ha l'impressione che tale documento non possa essere considerato democratico. Sia nelle formulazioni concrete che nel suo spirito esso impone rapporti non democratici tra i kosovari e l'amministrazione internazionale e, come hanno valutato alcuni osservatori locali (forse senza esagerare) con tale documento si intende incoronare un re sui generis, simile a quelli dell'epoca delle monarchie assolutiste. Come è stato detto in questi giorni, l'amministratore dell'UNMIK è il capo di tutti gli apparati e i servizi del Kosovo, e per avere poteri decisionali completi su tutto gli manca solo il titolo di guida spirituale delle confessioni religiose locali. Da nessuna parte viene indicato un suo obbligo a rendere conto del suo lavoro a qualche organismo del Kosovo. In presenza di tali criteri non è possibile creare rapporti democratici ed è difficile attendersi che le istituzioni locali diventino democratiche.

Così, fin dall'inizio, viene piantato il seme della rivalità e del confronto tra i kosovari e i rappresentanti internazionali. Il contenuto del documento non offre le basi per costruire rapporti sani tra partner che hanno interessi e compiti comuni. La rivalità e il confronto sono dannosi per entrambe le parti e non possono che aumentare e rendere più acute le sfide che attendono il Kosovo sulla lunga strada della normalizzazione e della creazione di un contesto affinché esso possa camminare con le proprie gambe. Da questo punto di vista, sarebbe meglio non dare promesse con grandi parole, affinché successivamente non si vengano a creare insoddisfazioni e delusioni tra i partner. Ma ormai è tardi per pensare a un approccio a piccoli passi di fronte alle sfide che il Kosovo attualmente si trova ad affrontare.

[La AIM Pristina ha pubblicato oggi, 30 aprile, un altro articolo sul medesimo argomento, scritto da Arbnora Berisha e intitolato "Né costituzione, né referendum". Nell'articolo si scrive che in Kosovo "nessuno sa ancora se quest'anno si terranno le elezioni generali e per cosa si voterà in tali elezioni". Berisha riferisce che è stato in qualche modo risolto il problema terminologico relativo alla denominazione del documento, che a quanto pare verrà intitolato "Quadro costituzionale", quale compromesso tra la versione "Quadro legale", preferita dall'UNMIK, e quella "Costituzione", preferita dagli albanesi. Rimangono a tutt'oggi irrisolte le questioni principali, e cioè se il Kosovo avrà un presidente e una corte costituzionale, e, soprattutto, se vi sarà la possibilità di organizzare un referendum per l'autodeterminazione, richiesta quest'ultima sostenuta sia dagli albanesi, sia dai rappresentanti delle minoranze bosgnacca e turca. Secondo quanto scrive Berisha, Haekkerup ha avuto il via libera dai paesi della NATO per decidere le questioni irrisolte "a modo suo". Il capo dell'UNMIK si è dichiarato contrario alla possibilità che si svolga un referendum, poiché "non sarebbe democratico che il 51% dei cittadini decida del destino del rimanente 49%", questo nonostante il fatto che, come osserva la giornalista dell'AIM, "si sappia già che più del 90% degli albanesi voterebbe per un Kosovo indipendente". Tra le altre richieste respinte dall'UNMIK vi sono la possibilità che il governo si possa dotare di tutti i ministeri, ivi compresi quelli della difesa, degli interni e degli affari esteri, nonché la trasformazione del Kosovo Protection Corps da organizzazione civile in forza di difesa. Con un comunicato ufficiale, l'UNMIK ha minacciato che "ogni ritardo nell'approvazione del documento potrà rimandare anche la preparazione dell'organizzazione delle elezioni", processo per il quale ci vorranno come minimo sei mesi. Haekkerup ha inoltre dichiarato che, qualora non sia possibile risolvere i disaccordi, chiederà al suo capo, Kofi Annan, l'autorizzazione per approvare la propria versione del documento anche senza l'assenso dei rappresentanti locali. "A quanto pare", scrive Berisha, "Haekkerup lo farà dopo che saranno state presentate le obiezioni dei rappresentanti della comunità serba, che hanno boicottato i lavori del gruppo misto, ma che, a causa della loro posizione specifica, hanno ottenuto il diritto di svolgere in sede separata la propria parte di lavoro relativa a tale progetto ". La giornalista commenta infine che i termini stringenti per l'organizzazione delle elezioni sono "l'asso nella manica dell'amministrazione internazionale, che può così mettere gli albanesi insoddisfatti di fronte al dilemma di dovere decidere se avere le elezioni, oppure se assumersi la colpa per la loro eventuale non organizzazione" - a.f.]

(titolo di "Notizie Est")

Data: 30-04-2001 Fonte: AIM
Autore: Fehim Rexhepi