"Il livello di povertà in Kosovo"

Data: 16-11-2001 Fonte: AIM
Autore: Ibrahim Rexhepi

NOTIZIE EST #496 - KOSOVO
16 novembre 2001


IL LIVELLO DI POVERTA' IN KOSOVO
di Ibrahim Rexhepi - (AIM Pristina, 30 ottobre 2001)


La Banca Mondiale ha constatato che il Kosovo è la regione più povera d'Europa. Anche se il suo Rapporto sulla situazione sociale della popolazione del Kosovo non ha a prima vista un tono drammatico, il fatto che il paese, nel momento in cui è appena uscito dalla guerra, venga paragonato al Tadjikistan e alla Moldova, due paesi noti per il bassissimo standard di vita, dà un'idea di tutta la drammaticità di questo problema. Almeno il 50% dei cittadini del Kosovo vive in povertà. E' questo il risultato di un'indagine effettuata dalla Banca Mondiale nel 2000. Di questa percentuale, il 12% vive in miseria estrema, vale a dire che si tratta di cittadini che non sono in grado di garantirsi una quantità sufficiente di cibo. Un'altra categoria, che comprende circa il 38% dei kosovari, viene caratterizzata nel Rapporto della Banca Mondiale come un gruppo che vive in stato di povertà generale e riesce a pagare il cibo e i servizi comunali (forse anche l'energia elettrica), senza tuttavia che le rimangano altri mezzi.

Senza entrare maggiormente nelle caratteristiche sociali ed economiche di ciascuno di questi paesi, il denominatore comune del Kosovo, della Moldova e del Tajikistan è quello di essere stati tutti i soggetti meno sviluppati all'interno delle ex federazioni alle quali appartenevano. Così come il Kosovo è stato il più povero nella ex Jugoslavia, anche le altre due repubbliche erano in fondo allo sviluppo economico dell'ex "Impero sovietico", vale a dire l'ex URSS.

Del 50% stimato di kosovari poveri fanno parte anche quelli che sono stati deportati nel corso della guerra o gli emigranti che sono tornati in Kosovo e basandosi sugli elementi di questa indagine della Banca Mondiale le persone generalmente povere raggiungono addirittura la cifra del 70%. Nel rapporto si spiega che tornando dopo la fine della guerra la maggior parte di queste persone ha trovato le proprie case distrutte da parte delle forze serbe.

I rimanenti fattori che influiscono su un tale alto grado di povertà in Kosovo sono l'alto grado di disoccupazione, le piccole dimensioni delle terre di proprietà coltivabili e la scarsa meccanizzazione di cui dispongono le famiglie contadine per lavorarle, l'infrastruttura danneggiata, nonché il basso livello dei servizi sanitari ed educativi. Le forti spese per l'educazione e per le cure mediche hanno come conseguenza una percentuale di più del 10% di giovani analfabeti, mentre il 50% della popolazione del Kosovo in generale non usufruisce di servizi medici.

Tuttavia, nonostante l'alto grado di povertà rispetto ai paesi della regione, diversi esperti, ivi inclusi quelli della Banca Mondiale, non ritengono la povertà in Kosovo così profonda. Un contributo medio annuo di 400 DM per ogni famiglia potrebbe aiutare a fare uscire ogni nucleo famigliare dalla miseria, affermano alla Banca Mondiale. Anche il confine che divide l'estrema miseria dalla cosiddetta povertà generale è molto tenue, vale a dire che si riferisce al 2,5% dei mezzi necessari per garantirsi cibo a sufficienza.

L'analisi della povertà è stata condotta nel 2000 e riguarda un campione statistico di 2.880 famiglie kosovare - quindi da allora vi possono essere stati alcuni lievi sviluppi. I risultati di questa analisi indicano un livello di povertà più basso rispetto al numero dei disoccupati in Kosovo. Anche se non vi sono dati precisi, si ritiene che più del 70% dei kosovari sia disoccupato.

Il fatto che una grande quantità di organizzazioni internazionali abbia fornito aiuti umanitari rappresenta uno degli importanti fattori di attenuazione del grado di povertà estrema in Kosovo. Più del 60% della popolazione ha ottenuto nel corso del 1999-2000 aiuti consistenti in generi alimentari, combustibile e indumenti da parte di diversi donatori. Secondo il Rapporto della Banca Mondiale sul livello di povertà in Kosovo, più del 20% delle famiglie albanesi ha ottenuto aiuti sotto forma di materiali edili per il ripristino o la costruzione delle proprie case. Il valore medio di tali aiuti è stato pari a 5.825 DM. Inoltre, nei primi due anni dopo la guerra le famiglie kosovare hanno ottenuto una forte iniezione finanziaria da parte dei loro membri che vivono nei paesi occidentali.

Circa il 50% degli albanesi del Kosovo ha ottenuto un primo aiuto da membri della propria famiglia che vivono al di fuori del paese e, in misura minore, da parenti che vivono al suo interno. Gli invii di somme in denaro sono ammontati in media a 6.000 DM all'anno, a differenza per esempio del caso delle famiglie della comunità serba, che hanno ottenuto in tutto il 5% dei trasferimenti in denaro di tale tipo. Ma in compenso i serbi locali hanno ottenuto maggiori aiuti pubblici rispetto agli albanesi.

Dalla metà dell'anno scorso gli aiuti umanitari sono andati lentamente calando. Ci si attende inoltre che anche gli apporti degli emigrati registreranno quest'anno un calo. E mentre secondo le stime nel periodo giugno 1999-giugno 2000 l'afflusso in Kosovo di denaro inviato dai kosovari che lavorano nell'Europa Occidentale è stato superiore a un miliardo di marchi, quest'anno le somme di denaro in contanti che stanno arrivando registrano un trend di costante calo. Anche se non esistono stime più precise, gli esperti che seguono questa sfera affermano già da alcuni anni che "dopo un decennio in cui hanno mantenuto le proprie famiglie, anche gli emigrati stanno rimanendo con le tasche vuote".

Appare quindi evidente che nel futuro imminente le autorità locali che si insedieranno dopo le elezioni del 17 novembre dovranno cercare, insieme all'amministrazione internazionale che continuerà ad avere la competenza per l'economia del Kosovo, nuove forme di flussi materiali per i cittadini. Il loro orientamente dovrebbe essere in futuro quello di aprire nuovi posti di lavoro, stimolare i contadini a occuparsi di agricoltura, nonché trovare modalità efficaci per offrire assistenza sociale. Un maggiore utilizzo della terra coltivabile farebbe diminuire la povertà estrema del 3%, mentre un aumento dell'occupazione dell'8% farebbe diminuire il livello di povertà estrema del 10%. L'effetto generale di queste misure contribuirebbe a portare il livello di povertà al 38%. Un programma di assistenza sociale per la piena eliminazione della povertà estrema costerebbe 34 milioni di DM, una somma che corrisponde all'1,3% del Prodotto Interno Lordo per abitante...

Data: 16-11-2001 Fonte: AIM
Autore: Ibrahim Rexhepi