"Un tranquillo weekend di guerra"

Data: 14-11-2001 Fonte: "Utrinski Vesnik", "Dnevnik", MILS, AIM
Autore: Andrea Ferrario

NOTIZIE EST #495 - MACEDONIA
14 novembre 2001


UN TRANQUILLO WEEKEND DI GUERRA
di Andrea Ferrario


**Un resoconto del susseguirsi degli eventi che l'11 novembre hanno riportato alle stelle la tensione in Macedonia e il contesto "preelettorale" nel quale si sono svolti**

Nel giro di meno di 48 ore la Macedonia è sembrata precipitare nuovamente verso il conflitto armato. Domenica scorsa, 11 novembre, il ministro degli interni macedone Boskovski, nel corso di una riunione tenutasi presso l'ufficio del presidente Trajkovski in presenza di rappresentanti dell'ONU, della NATO e dell'OSCE, aveva annunciato l'imminente svolgimento di un'operazione delle unità speciali antiterrorismo di recente creazione, i "Leoni" (nei fatti una sua milizia paramilitare personale), nel villaggio di Neprosteno. Quest'ultimo è da alcune settimane al centro dell'attenzione dei media macedoni in relazione alle voci, basate su una lettera anonima inviata al Procuratore generale del paese, secondo cui nei suoi paraggi si troverebbe una fossa comune contenente i resti dei 12 cittadini di nazionalità macedone risultanti ancora scomparsi dopo la firma degli accordi di Ohrid (si tratterebbe di alcuni riservisti e di civili, secondo le autorità di Skopje). Nonostante non sia stata effettuata alcuna indagine seria sul caso, e a tutt'oggi l'unico elemento di prova rimanga la lettera anonima, per settimane sono state messe in circolazione le tesi più svariate: da quelle secondo cui "i terroristi dell'UCK" avrebbero sepolto le vittime insieme a carogne di animali per confondere le tracce, a quelle secondo cui gli scomparsi sarebbero sì morti, ma sarebbero stati uccisi in casi separati e l'esistenza della fossa comune sarebbe quindi un'invenzione dei falchi al governo a scopo propagandistico (si veda "Start" [Skopje], 2 novembre 2001).

Boskovski non ha tardato ad agire. Lo stesso giorno un commando dei "Leoni" è entrato nella zona di Neprosteno. Il fatto di per sé costituisce un grave innalzamento della tensione, poiché le autorità macedoni non hanno ancora adempiuto nessuna delle condizioni degli accordi di Ohrid dell'agosto scorso. Secondo gli accordi, solo dopo tale adempimento, che era dovuto entro la fine di settembre, sarebbe potuta cominciare un'operazione che avrebbe visto un rientro graduale nelle zone di conflitto di pattuglie della polizia macedone etnicamente miste, precedute per un breve periodo di tempo da missioni di osservatori UE e OSCE. Alcune settimane fa gli organismi internazionali, in seguito alla minaccia del governo di Skopje di effettuare un'operazione di rientro massiccio in tali zone, avevano accettato il compromesso di varare un progetto pilota di rientro limitato di pattuglie della polizia, accompagnate da osservatori internazionali, in alcuni villaggi. Inoltre, i "Leoni" non sono un'unità di polizia "etnicamente mista", bensì una formazione speciale antiterroristica formata da uomini personalmente legati a Boskovski. Come se ciò non bastasse, le forze macedoni invece di recarsi subito sul luogo indicato come quello in cui vi sarebbe la fossa comune (ufficialmente scopo della missione era quello di presidiarlo), hanno arrestato nella zona sette ex comandanti dell'UCK ora smilitarizzato. Anche questa è stata sicuramente una provocazione attentamente mirata, poiché mette il dito sulla piaga della condizione tecnicamente più importante e non ancora adempiuta degli accordi di Ohrid, quella dell'adozione di un'amnistia per gli ex membri dell'UCK non macchiatisi di crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale. Successivamente a questa azione, le unità dei "Leoni", duecento uomini in tutto, sono state oggetto di un'imboscata, in seguito alla quale tre di essi sono stati uccisi e sei feriti. Nella stessa serata di domenica molti civili macedoni venivano presi in ostaggio da unità armate albanesi (le cifre differiscono: si va dai 12 rapiti citati dalla Reuters, ai 60-80 di alcune testate macedoni, ai 100 e più secondo il ministero degli interni macedone). Le persone sequestrate sono state fortunatamente rilasciate alcune ore dopo, nella mattinata di lunedì, con una mediazione degli organismi internazionali. A complicare ulteriormente le cose, tuttavia, è giunto un comunicato con il quale l'uccisione dei tre "Leoni" e il sequesto dei civili sono stati rivendicati dall'AKSH (Esercito Nazionale Albabese), una formazione radicale che rifiuta gli accordi di Ohrid e si è opposta alla cessazione della lotta armata, accettata invece dall'UCK. Ques'ultimo ha negato ogni coinvolgimento e ha condannato l'imboscata e i sequestri - va tuttavia tenuto conto che per le autorità di Skopje l'AKSH è solo un paravento dietro il quale continuerebbero a operare le stesse strutture dell'UCK.

Come è ormai consuetudine, l'azione è stata accompagnata sugli schermi della televisione "di stato" (diventata ormai di partito, e più precisamente della VMRO-DPMNE del premier Georgievski), da uno "show" mediatico del primo ministro Boskovski. Il giorno successivo il Partito Socialdemocratico, che fa ancora parte del governo di unità nazionale, ha duramente criticato l'operazione di Boskovski, definendola una inutile e irresponsabile provocazione. Alla seduta del Consiglio di sicurezza nazionale tenutasi nella notte tra domenica e lunedì non era stato invitato Buckovski, ministro della difesa socialdemocratico, che è giunto solo a riunione inoltrata, quando è venuto a sapere del suo svolgimento. Il quotidiano "Utrinski Vesnik" cita fonti anonime secondo cui nel corso di tale riunione il premier Georgievski e il presidente del parlamento Andov, un altro falco, avrebbero chiesto un'azione militare a tutto campo. A livello ufficiale, invece, il portavoce del governo Tendrafilov ha dichiarato il completo accordo del governo con l'azione condotta dal ministro degli interni Boskovski - viste le forti divisioni all'interno dell'esecutivo, tale dichiarazione di un uomo fidato della VMRO-DPMNE va interpretata piuttosto come una dichiarazione di solidarietà a Boskovski da parte del premier Georgievski. Da parte sua, Boskovski aveva dichiarato che l'azione dei "Leoni" era stata ordinata dal presidente della repubblica Trajkovski, ma quest'ultimo ha negato l'affermazione. Oggi Boskovski ha ribadito la "paternità" di Trajkovski e ha inviato a quest'ultimo una lettera in cui si dice stupito delle "bugie e delle nebulosità" pronunciate dal capo dello stato e lo invita a "superare la sua ipocrisia e a dire tutta la verità".

Nel complesso, brilla per la propria assenza dalla scena politica tutta l'élite albanese, con l'eccezione del PDP (si veda sotto). Il DPA di Xhaferi, se si eccettuano alcune dichiarazioni "obbligate", da mesi rimane in posizione di immobilità e passività politica all'interno del governo. Anche i vertici dell'UCK non hanno finora dato segno di volere attivarsi di fronte al ritardo di più di un mese e mezzo nell'applicazione degli accordi di Ohrid da parte delle autorità macedoni. Da parte sua la NATO, per bocca del suo portavoce Vollers, ha richiamato tutte le parti alla moderazione e "a non affrettarsi, a riflettere prima di mettere in atto qualsiasi mossa, attenendosi alle procedure approvate" e ha condannato "i gruppi irresponsabili (AKSH) che non fanno parte del processo di pace". La NATO ha affermato di essere stata a conoscenza dell'imminente operazione delle forze macedoni e ha detto di avere offerto a queste ultime una sua compartecipazione, ma che "è stata presa le decisione che essa sarebbe stata effettuata dalla polizia macedone", mancando le garanzie di sicurezza e di preparazione preventiva necessarie.

Oltre agli arresti, alle uccisioni e ai sequestri di domenica, vi sono stati sviluppi anche sul piano politico. Sabato, infatti, il PDP (secondo partito degli albanesi) aveva confermato ufficialmente la decisione di non votare, nel corso della seduta parlamentare prevista per lunedì, gli emendamenti costituzionali in versione modificata rispetto agli accordi firmati a Ohrid: le modifiche, accettate anche dagli organismi internazionali, prevedono la reintroduzione della citazione della nazione macedone e della chiesa ortodossa negli articoli della Costituzione, al fine di superare l'ostruzionismo macedne. La motivazione del PDP è che l'accettazione di questa modifica degli accordi di Ohrid legittimerebbe la richiesta di altre modifiche, con i conseguenti ulteriori ritardi nell'adempimento degli impegni presi. Dopo il fine settimana di sangue, tuttavia, il PDP ha accettato di votare gli emendamenti in seguito a forti pressioni esercitate dai rappresentanti occidentali. La relativa seduta si dovrebbe svolgere oggi.

Negli stessi giorni il ministro degli esteri macedone, Ilinka Mitreva, si trovava a New York per l'assembela plenaria dell'ONU. Domenica 11 novembre si è incontrata con il "ministro degli esteri" dell'UE Solana e con quello britannico Straw. I due hanno chiesto a Mitreva di accelerare il processo di adempimento degli accordi di Ohrid, ponendo l'accento sull'amnistia, e di cominciare a preparare le elezioni anticipate (previste per il 27 gennaio prossimo). Solana e Straw hanno menzionato il possibile svolgimento della conferenza dei donatori per la Macedonia, affermando che il periodo tra novembre e dicembre sarebbe il termine ultimo per una chiara definizione dei tempi di applicazione delle riforme in Macedonia, perché in tale periodo "i paesi occidentali approvano i loro bilanci" e in presenza di scadenze chiare "potrebbero aiutare il rinnovo militare del paese con mezzi finanziari" ("Utrinski Vesnik", 12 novembre). Il Dipartimento di Stato ha invece formulato a Mitreva l'appoggio di Washington per l'idea della creazione di un Patto antiterroristico balcanico proposta dal governo di Skopje. L'appoggio statunitense è venuto dopo che la stessa Mitreva aveva illustrato la sua proposta in un discorso all'Assemblea generale dell'ONU. Sempre sul piano diplomatico, vanno infine registrate le dimissioni date improvvisamente nei giorni scorsi dell'ambasciatore statunitense a Skopje, Mark Einik, che si è ritirato a vita privata, lasciando così un grosso buco nella politica degli USA in Macedonia.

UNA CRISI DAL CONTESTO PREELETTORALE?
Dietro il recente acuirsi della crisi vi è probabilmente, tra gli altri fattori in gioco, anche l'avvicinarsi delle scadenze previste per il processo che dovrebbe portare alle elezioni anticipate del 27 gennaio prossimo. Ricordiamo che tale scadenza era stata fissata nel maggio scorso come condizione per l'entrata della SDSM di Crvenkovski nel governo. Secondo gli accordi, il ministro degli interni della VMRO-DPMNE (cioè il già menzionato Boskovski) dovrebbe dimettersi due mesi prima delle elezioni, lasciando la sua carica a un uomo nominato dalla SDSM. Inoltre, secondo le norme costituzionali, il parlamento deve essere sciolto anch'esso due mesi prima delle elezioni. La data del 27 novembre, ormai vicinissima, dovrebbe di conseguenza diventare uno spartiacque nella futura evoluzione della scena politica macedone: se i patti venissero rispettati, la VMRO-DPMNE perderebbe il controllo di una leva fondamentale del potere attuale, cioè il controllo del ministero degli interni, e quindi della polizia e delle unità speciali antiterorrismo (nonché la possibilità di lucrare sugli attuali approvvigionamenti miliardari di tali forze); allo stesso tempo, con lo scioglimento del parlamento si creerebbe un vuoto di potere che costituirebbe il contesto ideale per manovre di ogni genere. Il settimanale "Aktuel", per esempio, ha descritto di recente due possibili scenari. Il primo, definito "legale", vedrebbe la VMRO-DPMNE rimandare fino alle elezioni di gennaio, con l'aiuto del presidente del parlamento Andov, suo alleato, l'approvazione completa degli accordi di Ohrid, scaricandone quindi la responsabilità sul probabile vincitore del voto, cioè la SDSM. Il secondo, invece, viene definito "da fare gelare il sangue nelle vene": anche in questo caso il parlamento verrebbe sciolto, ma contemporaneamente la situazione sul terrenno verrebbe fatta degenerare, nello spirito del "finché c'è guerra, non ci possono essere elezioni" - in tale modo la VMRO-DPMNE potrebbe prolungare la propria permanenza al potere, continuando a lucrare sull'economia di guerra, visto che ormai sembra essere questo l'unico obiettivo che si pone il partito.

Sono state formulate ipotesi anche sulla possibile formula di governo per i due mesi in cui il parlamento sarebbe sciolto, anche perché la SDSM ha annunciato formalmente la settimana scorsa di non avere alcuna intenzione di rimanere nell'esecutivo ancora per molto tempo e sicuramente non fino allo svolgimento delle elezioni. Georgievski potrebbe quindi effettuare un rimpasto, formando un governo con alcuni partiti minori, come la DA di Vasil Tupurkovski, o, addirittura, potrebbe guidare un governo monocolore del suo partito. Un'altra variante, secondo le voci che riporta l'agenzia AIM di Skopje, vedrebbe la nomina di un governo tecnico guidato dall'ex ministro degli interni Frckovski, attualmente consigliere del presidente della repubblica Trajkovski e della vicepresidentessa della VMRO-DPMNE, Dosta Dimovska. Frckovski è un personaggio particolarmente abile nel manovrare, dai buoni contatti con l'estero e uso ai cambiamenti di fronte; il suo compito sarebbe quello di assumersi l'"onere" di portare a termine l'adempimento degli accordi di Ohrid, togliendo così d'impaccio (in termini sopratutto di immagine di fronte all'elettorato macedone) la VMRO-DPMNE e la SDSM. L'ipotesi di un governo Frckovski potrebbe avere dei fondamenti e, paradossalmente, sembrerebbe confermata dal recente annuncio, fatto dal ministro degli interni Boskovski, dell'imminente incriminazione di Frckovski per complicità nell'attentato contro l'ex presidente Gligorov nel 1995. Una tale pesante incriminazione metterebbe fuori gioco Frckovski e manterebbe aperto il campo per l'agire dei falchi, di cui Boskovski è, per l'appunto, il capofila.

Se anche tutto dovesse procedere per il meglio, cosa di cui è lecito dubitare visti gli eventi degli ultimi tre mesi, coloro che mirano a prolungare la crisi, o a farla degenerare, dispongono counque di altre armi. Per esempio, anche se gli emendamenti costituzionali verranno approvati dal parlamento con una maggioranza qualificata, il presidente del parlamento Andov avrà il potere di ritardare a piacere il processo per renderli esecutivi. Inoltre, è ormai molto probabile che il governo non riuscirà a riprendere il controllo delle zone di conflitto entro la scadenza elettorale di fine gennaio e in tal caso le parti interessate potranno affermare che le elezioni non sono valide, perché non è stato possibile controllarne lo svolgimento in tutte le aree del paese.

Dopo la firma degli accordi di Ohrid la situazione sul terreno era andata fortemente migliorando. Vi sono stati incidenti, ma, fatta eccezione per quelli di domenica, sempre di scarsa gravità e isolati. Quello che in realtà più preoccupa è piuttosto il degenerare del ceto dirigente macedone al governo, in particolare dei circoli legati a Georgievski, Andov e Boskovski, sempre più orientati a una politica di rapina che trova nel conflitto il suo ambiente ideale. Contemporaneamente, il baratro economico in cui è scivolta la Macedonia sembra non avere più altre vie di uscita se non quella di una paziente politica di ripresa, per la quale tuttavia non si intravvedono le condizioni politiche di realizzazione. Preoccupa anche il silenzio delle dirigenze albanesi più imporanti (DPA e UCK) - per i primi si tratta di un segno di disorientamento e incapacità di offrire un'alternativa politica valida alla popolazione albanese, nel caso dei secondi invece si legge chiaramente il desiderio di compiacere la "comunità internazionale" in questo momento delicato, rinunciando completamente alla lotta politica e limitando con ogni probabilità i propri obiettivi a due alternative: in caso di pace, il subentro, senza cambiamenti di sostanza, al DPA di Xhaferi e agli altri strati dirigenti albanesi, in caso contrario, una risposta puramente militare e priva di una base politica. Nella sostanza, una posizione che lascia l'ultima parola sugli sviluppi ai falchi come Boskovski o, in alternativa, alla cieca, quanto ingiustificata, fiducia nell'Occidente.

(fonti: articoli vari di "Utrinski Vesnik" e "Dnevnik" delle ultime settimane e in particolare del 12, 13 e 14 novembre; MILS, 14 novembre; AIM Skopje, 3, 4 e 8 novembre)

[RIQUADRO: L'AMNISTIA ALLA "GENTLEMEN" E LE COMICHE DI ROBERTSON (dall'articolo "Makedonija rizikuje novi rat", di Iso Rusi, AIM Skopje, 8 novembre 2001)]

[
Nella prima settimana di novembre, il segretario della NATO Robertson si era recato a Skopje, dove ha raggiunto accordi per una "geniale" soluzione del problema dell'amnistia...]

[...] La questione dell'amnistia, se si giudica il modo in cui il segretario generale della NATO Robertson, il presidente Boris Trajkovski, il ministro degli interni Ljube Boskovski, il procuratore capo Stavre Djikov e il ministro della giustizia Igjet Mehmeti la hanno risolta, è come minimo strana. Tutti sono innanzitutto giunti alla conclusione che l'unica soluzione giusta, cioè l'approvazione di una legge, è impossibile per il semplice motivo che la discussione della relativa proposta sarebbe estremamente incerta, per non dire impossibile, così come il suo esito. Poi, alla bell'e meglio, hanno trovato una soluzione in base alla quale il presidente Trajkovski e il segretario generale Robertson si scambieranno delle lettere, con le quali garantiranno l'amnistia ai membri dell'UCK. Allo stesso tempo il presidente si è assunto l'impegno di liberare, con l'applicazione dell'amnistia, tutti coloro che sono sotto indagine per essere stati membri dell'UCK, il ministro degli interni ha promesso che non arresterà membri dell'UCK [come abbiamo visto, si è subito precipitato a farlo - N.d.T.] e il procuratore si è impegnato a non incriminarli! Nel complesso, questa amnistia ha basi assolutamente fragili. E d'altronde, se si tengono presenti le "qualità" dei politici locali, sarà solo una questione di tempo, e di calcoli su quali vantaggi se ne possono trarre, per vedere questo "accordo tra gentlemen" venire violato e diventare inapplicabile. Il ministro della giustizia, da parte sua, subito dopo [avere approvato tale accordo, ha dichiarato] che l'unica via di uscita dalla situazione è quella dell'approvazione di una legge sull'amnistia. [...] Quasi comico, infine, è suonato George Robertson quando, alla fine della sua visita ha affermato di avere ottenuto dal ministro degli interni Boskvoski la promessa che quest'ultimo farà in breve tempo delle unità speciali delle "Tigri" e dei "Leoni", attualmente "etnicamente pulite", delle formazioni "multietniche" [...]


Data: 14-11-2001 Fonte: "Utrinski Vesnik", "Dnevnik", MILS, AIM
Autore: Andrea Ferrario