"L'illusione della Romania crolla di nuovo"

Data: 30-11-1998 Fonte: "Kapital"
Autore: Kiril Kirilov

NOTIZIE EST #115 - ROMANIA
30 novembre 1998


L'ILLUSIONE DELLA ROMANIA CROLLA DI NUOVO
di Kiril Kirilov

Quando perfino il capo di stato di un paese riconosce pubblicamente che gli elettori non credono più ai politici che hanno eletto, vuol dire che le cose davvero non vanno bene. Solo alcuni giorni fa il presidente romeno Emil Constantinescu ha dichiarato: "I romeni non credono alla classe politica nel suo complesso e questo è un fatto estremamente preoccupante. Il paese non crede al suo parlamento, ai suoi governanti e all'opposizione. In queste condizioni, i governanti e l'opposizione devono cambiare la loro mentalità e unire i propri sforzi". Constantinescu non intendeva parlare solo della vita politica romena - dietro le sue dichiarazioni c'era anche la catastrofica situazione economica del paese. L'inflazione e la disoccupazione crescono, i crediti bancari diminuiscono, così come il rating d'investimento del paese. In una tale situazione, per il salvataggio della economia in rovina del paese, la maggior parte dei romeni spera unicamente negli aiuti finanziari dall'estero. "La visita dell'ultima chance", così il giornale indipendente "Curierul" ha definito la visita di una delegazione del Fondo Monetario Internazionale. Il Primo Ministro Radu Vasile ha anch'egli riconosciuto che la missione del Fondo in arrivo a Bucarest, guidata dal rappresentante del FMI per la Romani Paul Thomsen, è di importanza cruciale per il paese. Vasile ha ammesso che l'immagine internazionale della Romania è peggiorata drasticamente a causa delle continue dispute politiche all'interno della coalizione a quattro partiti, guidata dal suo Partito Democristiano. Indicativo del clima che regna nel governo di Bucarest è il fatto che nel corso dell'ultimo mese due dei ministri economici sono stati sostituiti. E' chiaro tuttavia che un vero e proprio rimpasto del governo romeno deve ancora venire.


CRITICHE DISTRUTTIVE

Ma anche dietro questo nuovo rimpasto vi saranno nuovamente motivi economici, e non politici. Nei primi mesi di quest'anno il FMI ha bloccato i propri crediti alla Romania, accusando il governo di non avere rispettato gli obiettivi fissati per la riforma economica. Dopo un incontro svoltosi a Washington, il FMI ha dichiarato che è pronto ad aiutare il paese, ma ha chiesto prove del fatto che sia in corso la riforma strutturale, nonché la messa in atto di una "adeguata consolidazione fiscale". Ma vi è dell'altro: il capo della missione della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo a Bucarest, Salvatore Candido, è giunto a minacciare esplicitamente che gli investitori stranieri si ritireranno dal paese, perché le privatizzazioni, e in particolare quelle della banche, non stanno andando avanti. "Il tempo è un elemento molto importante, i mercati cambiano rapidamente, gli investitori esteri sono impazienti e diventano nervosi, quando si perde tempo. La Romania non deve dimenticare che gli investitori stranieri hanno altre possibilità di investimento", sono state le parole di Candido. A tali critiche distruttive ha unito la propria voce la Banca Mondiale, dopo che il suo direttore responsabile per il paese, Andrew Vorknik, ha dichiarato pubblicamente che il governo deve adottare delle misure concrete per accelerare la riforma strutturale. Naturalmente il governo di Bucarest promette di realizzare tutto questo, affermando che la riforma continuerà, ma il governo di Vasile ha un bisogno disperato dei mezzi finanziari del FMI e della Banca Mondiale, un fatto che i rappresentanti dei creditori internazionali comprendono bene. Il clima di investimento e quello politico sono ulteriormente peggiorati prima dell'inizio delle trattative con le due istituzioni finanziarie, dopo che in successione il ministro delle finanze Daniel Daianu e il ministro delle privatizzazioni Sorin Dimitriu hanno dato le dimissioni. Anche se si volessero considerare le due dimissioni come un passo verso l'accelerazione delle riforme, è chiaro che non è in vista una soluzione a breve termine della crisi economica. Nel corso degli ultimi due anni, da quando è al potere, il governo ha semplicemente cercato di garantirsi la sopravvivenza giorno per giorno, senza proporre un programma economico a lungo termine. La somma necessaria per pagare gli interessi sul debito romeno arriverà l'anno prossimo a 2,2 miliardi di dollari e nonostante il nuovo ministro delle finanze Traian Remes abbia dichiarato che ci sarà un ammorbidimento della politica fiscale e un rigido controllo sulle spese di bilancio, sono pochi gli economisti romeni e stranieri che non ritengano che queste misure vengano troppo tardi. [...]

[Il rating della Romania presso le più importanti istituzioni di credito è drasticamente calato]. Ciò è dovuto in primo luogo all'alto rischio politico che continua a essere in atto, nonostante all'inizio dell'anno la crisi di governo si fosse risolta con la nomina di Radu Vasile a premier. La ripresa delle riforme economiche che si attendeva con la sua entrata in carica, tuttavia, non si è realizzata e oggi il governo sembra ancora più diviso di prima. Il secondo fattore che influirà negativamente sulla valutazione che all'estero si dà della Romania è la presenza di un'economia pressoché interamente non ristrutturata, che continua a ingoiare enormi mezzi finanziari, accumulando debiti e restando una continua minaccia per la stabilità macroeconomica. [...]


UN GOVERNO DIVISO

I dubbi relativi alla futura politica del governo vengono aumentati anche dalle dichiarazioni del premier Vasile, il quale ha dichiarato apertamente il 21 ottobre che il suo gabinetto di coalizione è lacerato da contraddizioni che non hanno equivalenti in alcun altro paese dell'Europa Orientale. "Non riescono a capire cosa sta accadendo in Romani in questo momento. Anche in altri paesi dell'Europa Centrale e Orientale ci sono governi di coalizione, ma indipendentemente dal fatto che siano a sinistra o a destra del centro, nessuno di loro ha problemi come i nostri, con i membri della coalizione che continuano a criticare il governo", ha dichiarato il premier rivolgendosi al pubblico dalla televisione di stato. Dopo le dimissioni del ministro delle finanze e di quello delle privatizzazioni, molti osservatori stranieri e romeni hanno pensato che si trattava solo dell'inizio di una serie di sostituzioni di ministri che avrebbero portato a un rimpasto totale del governo. Tuttavia, il ministro degli interni Gavril Dejeu, del quale si riteneva che sarebbe stata la prossima vittima, rimarrà al suo posto per "tenere sotto osservazione la riforma della polizia". Lo stesso Vasile continua a ripetere di avere assolutamente l'intenzione di accelerare le riforme, ma a tal fine ha bisogno dell'appoggio dei suoi partner di coalizione, che invece continuano a negarglielo. Durante un incontro a Bruxelles con il presidente della Commissione Europea Jacques Santer, Vasile ha illustrato i suoi piani per accelerare le riforme, piani che sono stati pienamente appoggiati dalla Commissione stessa, ma il problema è che non hanno ancora ricevuto l'approvazione da parte dei partner di coalizione di Vasile. Tra i suoi piani vi sono l'accelerazione delle privatizzazioni mediante l'aumento dell'efficienza dell'Agenzia romena per le privatizzazioni; la privatizzazione di due banche statali e della compagnia di telecomunicazioni nazionale RomTelecom entro la fine di quest'anno; il completamento della ristrutturazione delle aziende pubbliche, sempre entro quest'anno, e la loro privatizzazione durante il prossimo anno; la chiusura delle imprese statali in perdita (attualmente 2100 aziende di stato lavorano in perdita, e 150 di esse producono perdite che costituiscono il 90 per cento del deficit di bilancio); il miglioramento della riscossione delle tasse e una rigorosa politica monetaria e di bilancio. [...] L'amara verità che i governanti di Bucarest devono inghiottire, è che l'illusione della Romania di riuscire a conseguire una ripresa economica e un'integrazione nelle strutture europee e per l'ennesima volta crollata. Anche se la politica economica del governo Vasile dovesse prendere la direzione giusta, le attese accumulatesi nella società, il calo del livello di vita (lo stipendio mensile medio è di circa 120 dollari), nonché gli inevitabili sconquassi sociali che provocherà una stretta della politica finanziaria, porteranno con ogni probabilità alla caduta di questo governo e addirittura a elezioni anticipate. [...]

(da "Kapital", 31 ottobre - 6 novembre 1998 - selezione e traduzione dal bulgaro di A. Ferrario)


ALCUNI INTERESSI DELL'ITALIA IN ROMANIA

In occasione della Conferenza sul Petrolio del Mar Caspio tenutasi a Bucarest a fine settembre, il governo degli Stati Uniti ha duramente criticato l'italiana Eni che si è dichiarata a favore della costruzione di un oleodotto che dal porto romeno di Costanza giunga all'Europa Centrale attraverso la Serbia, la Croazia e la Slovenia. Il governo americano ha dichiarato che bisogna evitare il transito attraverso la Serbia e passare attraverso l'Ungheria per giungere in Croazia e Slovenia. Inoltre, va segnalato che nelle scorse settimane la STET era stata ammessa nel ristretto gruppo di partecipanti alla privatizzazione della RomTelecom, insieme alla greca OTE, l'azienda con la quale la STET aveva acquistato in cordata un'importante quota della Telekom serba. Questa volta le due aziende hanno partecipato separatamente al concorso e i greci hanno avuto la meglio: la OTE infatti si è aggiudicata, per il prezzo di 650 miliardi, la quota di controllo dell'azienda statale di telecomunicazioni romena.

(da RFE/RL, 28 settembre e 3 novembre 1998)


Data: 30-11-1998 Fonte: "Kapital"
Autore: Kiril Kirilov