"Ancora problemi in Macedonia"

Data: 14-06-2001 Fonte: "Jane's Defence Weekly"
Autore: Zoran Kusovac

NOTIZIE EST #448 - MACEDONIA
14 giugno 2001


ANCORA PROBLEMI IN MACEDONIA
di Zoran Kusovac - ("Jane's Defence Weekly", 13 giugno 2001)


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Dopo più di tre mesi di combattimento tra i ribelli dell'Esercito di Liberazione Nazionale (UCK o, in inglese, NLA) e le forze governative, il conflitto nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) è sull'orlo di un'ulteriore escalation.

I guerriglieri albanesi hanno portato il conflitto in una nuova fase aprendo due fronti paralleli, uno sviluppo che l'Esercito macedone (ARM) e le forze del Ministero degli Interni (MVR) sembrano attualmente incapaci di contrastare.

La risposta del governo macedone alla comparsa dell'UCK in marzo dimostrato una mancanza di visione. Inizialmente, il primo ministro Ljubco Georgievski ha minacciato di scalzare i ribelli con la forza militare. Egli ha richiamato dalla pensione il Gen. Panco Petrovki, nominandolo Vice-Capo di Stato Maggiore dell'ARM e ha lanciato una vasta campagna di approvvigionamenti, acquistando due elicotteri d'attacco Mi-24D (nome di riferimento NATO: "Hind") e quattro elicotteri a media portanza Mi-8 MT ("Hip"), insieme a sistemi di artiglieria aggiuntivi. Successive consegne hanno portato al totale di sei Mi-24 in uso e sei Mi-8/-17 ("Jane's Defence Weekly", 2 maggio).

Significativamente, l'ARM ha risentito più della mancanza di soldati e ufficiali bene addestrati e in grado di condurre una campagna anti-insorgenza che della mancanza di armamenti pesanti. L'insuccesso macedone nel contrastare l'insorgenza si è in effetti ritorto contro le stesse forze macedoni e in due occasioni i ribelli hanno teso un'imboscata a convogli, uccidendo otto soldati nel primo caso e cinque nel secondo. Da quando sono cominciati i combattimenti, l'ARM e il MVR hanno perso 26 uomini.

Il governo macedone ha rifiutato di dialogare con l'UCK e ha invece minacciato di imporre uno stato costituzionale di guerra, dando alle forze armate ampi poteri di azione. Tale proposta ha incontrato una forte opposizione da parte della comunità internazionale, che successivamente ha mediato un accordo con il quale i due maggiori partiti macedoni e altri due partiti albanesi hanno formato un governo di unità nazionale il 13 maggio. Tuttavia, questa mossa non ha prodotto i risultati che l'Occidente si attendeva - invece che unificare i principali attori politici e superare le divisioni etniche, non ha fatto altro che frammentare ulteriormente la scena politica e indebolire il primo ministro Georgievski, rafforzando invece il presidente Boris Trajkovski. Si è evitato di affrontare il problema fondamentale: come trattare l'UCK e le sue richieste politiche, in particolare quelle di un'eguaglianza costituzionale, linguistica e pratica degli albanesi con la maggioranza degli slavi macedoni.

La comunità internazionale, con in testa l'Alto Rappresentante UE per la Politica Estera e di Sicurezza Comune, Javier Solana, e il segretario generale della NATO Lord Robertson, ha rifiutato ufficialmente di trattare con l'UCK. Tuttavia, un mediatore dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, lo statunitense Robert Frowick, ha mantenuto aperte, sullo sfondo, le comunicazioni con l'UCK. Sotto la sua guida, il 22 maggio i leader dei due principali partiti albanesi in Macedonia, Arben Xhaferi del PDSh e Imer Imeri del PPD, si sono recati a Prizren, in Kosovo, per incontrarsi con il capo dell'ala politica dell'UCK, Ali Ahmeti, e proporre una via di uscita per lo stallo politico. Il governo macedone ha reagito negativamente ai colloqui, chiedendo a Frowick di abbandonare il paese e all'Occidente di rinunciare all'idea di coinvolgere l'UCK nei negoziati.

Nel frattempo, l'Accademia delle Scienze Macedone (MANU) ha pubblicato un documento in cui ci si pronunciava a favore di uno scambio di popolazione e territori con l'Albania, che avrebbe liberato la Macedonia della sua popolazione stimata di 600.000 albanesi, concentrandoli tutti nell'area intorno a Tetovo e prendendo in cambio un territorio più piccolo intorno ai laghi sud-occidentali. Anche se ufficialmente respinta dal governo, l'idea della MANU è un indice della crescente intolleranza etnica, in particolare tra i macedoni nazionalisti.

Sembra che le forze di sicurezza macedoni non siano in grado di conseguire una vittoria militare, nonostante i piani che prevedono l'acquisto di altri elicotteri e di aerei di attacco a terra Su-25 ("Frogfloot") dall'Ucraina, e forse ulteriori carri armati per scenari di battaglia ("main battle tanks") dalla Repubblica Federale Jugoslava, con la quale è stato firmato il 4 giugno un accordo di cooperazione militare.

Gli acquisti di armamenti, portati a termine senza trasparenza e in mezzo a sospetti di corruzione, hanno consumato la maggior parte dei proventi della privatizzazione della Telekom macedone, che dovevano essere un motore per lo sviluppo economico. L'ARM e il MVR operano come forze rivali, piuttosto che complementari, e il loro disaccordo ha portato al ritiro delle Tigri, un'unità speciale del MVR, dal fronte di Kumanovo, in un contesto in cui l'ARM ha accusato il MVR di incompetenza.

La perdita di forze macedoni in battaglia stimola una reazione pubblica che il governo, finora, sembra incapace - o non desideroso - di contenere. In seguito all'uccisione di cinque soldati in un'imboscata, a Bitola, il 6 giugno, dei macedoni hanno distrutto più di 50 edifici appartenenti ad albanesi. Il fatto che essi abbiano preso di mira anche macedoni musulmani e abbiano bruciato una moschea indica che, qualora non vengano contenuti rapidamente, gli umori popolari potrebbero evolversi in un conflitto passibile di coinvolgere l'intero paese.

L'unico modo per evitare tutto questo è coinvolgere l'UCK nel processo politico prima che abbia la possibilità di aprire un terzo fronte. L'ARM non è in grado di combattere in maniera efficace su due fronti paralleli, e l'apertura di un terzo fronte (che potrebbe avvenire intorno a Debar, o nell'area di Gostivar-Zajas) potrebbe portare solamente a una campagna a tutto campo dell'ARM, le cui conseguenze sarebbero delle considerevoli vittime civili e un'ulteriore escalation.

Le speranze occidentali per una soluzione risiedono nel presidente Trajkovski, che inizialmente veniva visto semplicemente come un uomo di paglia, ma nel frattempo ha adottato una posizione più prudente e potrebbe ancora trovare una via per aprire trattative con l'UCK. Questo compito potrebbe essere facilitato dall'inatteso annuncio da parte dell'UCK di un cessate il fuoco, entrato in vigore a partire dalla mezzanotte del 7 giugno. Tuttavia, la reazione dell'ARM è stata quella di lanciare un altro intenso attacco lungo il fronte di Kumanovo l'8 giugno. Si potrebbe trattare di un segno dell'indisponibilità di Georgievski a consentire al presidente Trajkovski, considerato come appoggiato dall'Occidente, di intraprendere un'iniziativa politica e di trovare eventualmente una via di uscita allo stallo ingoiando la pillola amara del riconoscimento dell'UCK come parte ufficiale del conflitto.

Se i macedoni mancheranno di agire dando prova di visione politica, l'unica altra prospettiva sarà quella dell'ulteriore rafforzamento dell'UCK e di un'ulteriore escalation del conflitto armato.


Data: 14-06-2001 Fonte: "Jane's Defence Weekly"
Autore: Zoran Kusovac