"La Bulgaria all'arrembaggio"

Data: 09-03-2001 Fonte: "Sega" e altre fonti
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #411 - BULGARIA/MACEDONIA
9 marzo 2001


TANUSEVCI (2): LA BULGARIA ALL'ARREMBAGGIO

a cura di Andrea Ferrario

Proseguiamo la serie di materiali sulla "crisi di Tanusevci" con un'ampia rassegna di materiali, tutti dalla stampa bulgara, il cui intento è quello di analizzare più nei dettagli la posizione "interventista" di Sofia e in generale il contesto internazionale della crisi.

Il presidente bulgaro Stojanov, dopo alcune conversazioni telefoniche con il suo collega macedone Trajkovski, ha dichiarato pubblicamente il 5 marzo che "la Bulgaria è pronta a aiutare la Macedonia con tutto ciò di cui quest'ultima ha bisogno in questo momento, ivi incluso con forze armate. [La crisi in Macedonia] costa molto alla Bulgaria, perché le nuove tensioni confermano l'immagine dei Balcani come una polveriera e tengono lontani gli investitori". Mentre era in viaggio verso Bruxelles per una serie di incontri con l'UE e la NATO, Stojanov ha completato nella medesima giornata queste sue dichiarazioni, affermando di essere pronto a porre ufficialmente di fronte al Parlamento si Sofia anche la questione dell'invio in Macedonia di forze armate bulgare, qualora Skopje lo richiedesse. Sempre il 5 marzo, a Bruxelles, il vicesegretario generale della NATO, Sergio Balanzino, ha dichiarato dopo il suo incontro con Stojanov che "ogni azione per rafforzare la sicurezza della FYROM [la Macedonia - N.d.T.] è bene accetta dal Patto Atlantico". Il Consiglio dei Ministri bulgaro ha tuttavia espresso energiche riserve rispetto alle dichiarazioni di Stojanov, precisando, per voce del ministro della difesa Noev, che la Bulgaria potrebbe inviare truppe solo nell'ambito di una missione ONU e in collaborazione con altre organizzazioni internazionali. Il premier Kostov ha inoltre affermato il 6 marzo che la Bulgaria è pronta a fornire "aiuti tecnici" di svariati tipi alla Macedonia. Il presidente Stojanov ha successivamente modificato la sua posizione, armonizzandola con quella del governo, ma premendo per un maggiore ruolo di iniziativa della Bulgaria al fine di ottenere l'invio di una missione ONU ("Standart", "24 Casa", "Sega", 7 marzo). La diversità delle posizioni di Stojanov e del governo guidato da Kostov riguardo a un eventuale intervento in Macedonia si inserisce comunque nelle tensioni personali tra i due, che durano già da diverso tempo e si sono inasprite nell'imminenza delle elezioni parlamentari e presidenziali nel paese.

Contemporaneamente alle dichiarazioni sull'invio di forze armate in Macedonia, è stata annunciata a sorpresa anche la proposta di Sofia di firmare un patto con la NATO per mettere permanentemente a disposizione di quest'ultima il territorio della Bulgaria "per il transito e il soggiorno di contingenti dell'alleanza". Stojanov ha affermato che l'accordo non prevede la creazione di basi NATO nel paese, ma ha specificato che "non vi sarebbe nulla di male, anzi sarebbe normale se ci fossero tali basi nel nostro paese". Il presidente bulgaro sperava di potere firmare tale accordo già nel corso della sua visita a Bruxelles, ma la cosa è rimasta in sospeso. La portavoce di Stojanov, Neli Terzieva, ha lasciato intendere a chiare lettere che tutti i paesi della NATO sono d'accordo, ma che ci sarebbero ancora riserve da parte della Gran Bretagna, riserve che tuttavia si spera di sciogliere entro la settimana. E' infine di oggi la dichiarazione ufficiale del ministro della difesa di Sofia, Noev, secondo cui l'accordo è quasi pronto e verrà firmato entro pochissimi giorni. Intanto il ministro degli esteri Mihajlova si è recata a Londra e, in generale, in questi giorni gli uomini di stato bulgari hanno tenuto frenetiche consultazioni telefoniche con la NATO, la Macedonia, la Grecia e l'Albania ("Standart", 6 marzo; "Sega", 6 e 9 marzo).

Oltre alle posizioni del presidente Stojanov e del governo bulgaro, vanno registrate anche alcune reazioni di altre forze politiche. Il Partito Socialista Bulgaro (BSP), all'opposizione, ha condannato "le azioni degli estremisti albanesi in Macedonia", affermando che "non deve essere violato il principio secondo cui la Bulgaria non deve partecipare a missioni militari in paese confinanti". La VMRO, partito della destra revanscista, ha dichiarato che le azioni degli albanesi in Macedonia "costituiscono una grave minaccia per la stabilità dei Balcani e minacciano direttamente la sicurezza nazionale bulgara". Il movimento "Gergjovden" (destra populista) ha dichiarato: "Noi conosciamo quale è stato il prezzo della nostra libertà e siamo pronti a pagare tale prezzo anche per il diritto dei nostri fratelli macedoni di essere liberi e vivere nel proprio stato" ("Sega", 6 marzo).

Il 7 marzo i ministeri della difesa bulgaro e macedone hanno firmato un accordo per la fornitura gratuita di armamenti dall'esercito di Sofia a quello di Skopje, basata su un elenco fornito dai militari macedoni. L'8 marzo l'accordo è stato ratificato in cinque minuti e all'unanimità dal parlamento bulgaro riunitosi in seduta chiusa. L'elenco delle forniture è stato coperto da segreto e non verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Kostov ha solo successivamente specificato che il valore di tali forniture è di 17 milioni di marchi tedeschi, mentre il ministro della difesa bulgaro ha preferito esprimersi in termini di peso, specificando che si tratta di "centinaia di tonnellate". Il quotidiano "24 casa" ricorda che nel febbraio 1999 la Bulgaria aveva già donato alla Macedonia 35 carri armati e 180 pezzi di artiglieria. I camion con le nuove forniture militari sono partiti da Sofia nella stessa data dell'8 marzo. Nello stesso giorno il premier bulgaro Kostov si è recato in tutta fretta a Skopje, anticipando una visita prevista per aprile. A Skopje, Kostov si è espresso a favore dell'invio in Macedonia di una missione militare sotto l'egida dell'ONU. Egli ha inoltre espresso le proprie felicitazioni per la firma di un accordo per la definizione dei confini tra Macedonia e Jugoslavia (contestato dagli albanesi, come abbiamo visto ieri) e ha affermato che "le azioni dei gruppi estremisti albanesi sono state in aperta opposizione a tale accordo sui confini". Kostov ha dichiarato anche che "gruppi terroristi hanno violato la sovranità e l'integrità territoriale della Repubblica di Macedonia", precisando che si tratta di "un atto aggressivo mirato a provocare un conflitto sul suo territorio. Si tratta del tentativo di accendere un nuovo focolaio di violenza con il pretesto assurdo che ciò creerebbe un contesto favorevole alla difesa degli interessi albanesi". Il premier bulgaro ha inoltre affermato che non ci sono motivi etnici, dietro a quanto successo, e che egli ritiene si tratti unicamente di azioni destinate a coprire i canali dei narcotrafficanti albanesi. Kostov ha proseguito dicendo che i leader albanesi del Kosovo non appoggiano i terroristi e, a una successiva richiesta di precisazioni, ha specificato che intendeva parlare di Hashim Thaqi e non di Ibrahim Rugova, le cui formulazioni sono state, secondo il premier di Sofia, una giustificazione della "azione dei terroristi". Il premier bulgaro ha inoltre dichiarato che "lo scoppio [...] di una catena di conflitti intorno al Kosovo può offrire la possibilità a qualcuno di legittimarsi come soggetto della sovranità del Kosovo in relazione allla questione del confine con la Macedonia", aggiungendo che "tale sovranità non esiste". Un altro rischio, ha proseguito Kostov, è quello che vi sia "chi pensa alla Grande Albania". Contemporaneamente la Macedonia ha chiesto all'ONU la creazione di una zona di sicurezza, controllata da forze internazionali, al confine con il Kosovo. Negli stessi giorni la Serbia aveva lanciato l'idea che tale zona di sicurezza avrebbe potuto essere controllata da soldati greci, bulgari e jugoslavi. Tuttavia per ora l'idea è stata ufficialmente respinta dall'ONU, mentre greci e bulgari hanno infine dichiarato ieri di non essere al momento disponibili a un tale intervento. Il governo di Skopje ha però annunciato, sempre ieri, l'intenzione di porre prossimamente il problema alla NATO. E sempre ieri, il premier Georgievski ha chiesto nuovamente l'invio di contingenti militari stranieri nell'area di Tanusevci, precisando che "i contingenti possono essere britannici, francesi, italiani e anche bulgari o greci, ma non americani", perché "tali forze devono essere più neutrali" (il ministro degli esteri macedone Kerim ha citato durante la sua visita all'ONU gli stessi paesi, tuttavia senza menzionare l'Italia e menzionando invece la Germania). Va infine registrato che in questi ultimi giorni il governo macedone ha ottenuto il sostegno ufficiale, in particolare per la sua azioni militare contro Tanusevci, anche di Russia, Grecia, Turchia, Romania e Albania ("Mediapoolbg", 7 e 8 marzo; "Sega", 8 marzo; "Novinar", 8 marzo; "Dnevnik" [Sofia], 9 marzo: "24 casa", 9 marzo).

Il quotidiano "Duma" ripubblica oggi una notizia della AFP, secondo cui nell'ambito della loro azione coordinata con l'esercito macedone, i soldati USA della KFOR, nel dare caccia ai guerriglieri albanesi, si sarebbero spinti fino a dentro il villaggio di Tanusevci, vale a dire all'interno del territorio della Macedonia. Il quotidiano italiano "La Repubblica" ha pubblicato oggi un reportage del suo inviato sul posto che sembra confermare tale notizia, tuttavia smentita dal contingente statunitense.


SULL'ACCORDO PER LA DEFINIZIONE DEI CONFINI TRA MACEDONIA E JUGOSLAVIA
("Mediapoolbg", 8 marzo 2001)


Il 23 febbraio di quest'anno la Macedonia e la Jugoslavia hanno posto fine alla disputa che si trascinava ormai da dieci anni rispetto ai confini tra i due paesi. L'accordo è stato firmato dai presidente dei due stati. "L'accordo è un chiaro segno che i confini devono essere permanenti e rimanere immodificati, pur rimanendo allo stesso tempo aperti alla gente", ha sottolineato il presidente Kostunica dopo la firma. Le trattative per l'accordo, riprese dopo lungo tempo, sono durate due mesi. I punti più controversi sono stati quelli relativi ad alcune quote strategiche nel triangolo dove si incontrano i confini della Jugoslavia, della Macedonia e dell'Albania. I negoziati sono stati condotti sulla base dell'intesa intergovernativa jugoslavo-macedone dell'8 aprile 1996, con la quale il confine amministrativo tra i due paesi è stato riconosciuto come infrastatale.

Sono state oggetto di dispute anche alcune zone di pascolo nella Shar Planina, dove si incontrano i confini tra i tre paesi, poiché mancava totalmente ogni documentazione con la quale si potesse dimostrare lo stato a cui tali zone appartenevano. Alla fine la linea di confine è stata tracciata lungo le linee dei corsi d'acqua e degli spartiacque, in base ai principi internazionali per la definizione dei confini. In modo analogo si è proceduto anche per risolvere la questione riguardante la quota di demarcazione nella zona di Kodra Fura, al di sopra di Kumanovo. Il documento definitivo è composto da 11 punti ed è accompagnato da descrizioni dettagliate della linea di confine, nonché da tutta un'ampia serie di cartine geografiche. Tutto questo servirà a diverse commissioni per segnare, come previsto dall'accordo, il confine sul terreno nel corso dei prossimi due anni. La linea del confine seguirà comunque la stessa che in passato divideva la Serbia dalla Macedonia quando queste ultime due erano ancora unità federali della Jugoslavia socialista.

[Seguiranno domani le traduzioni di alcuni commenti più geneali della stampa bulgara sulla situazione in Macedonia e nei Balcani]

**ERRATA CORRIGE**: Nel numero distributo ieri ho riportato in maniera errata il nome dell'ambasciatore USA in Macedonia: è Einik, e non Inick, come avevo scritto. Ringrazio l'abbonato che me lo ha segnalato. "Notizie Est" si basa in larga parte su traduzioni da serbo-croato, bulgaro e macedone: in queste lingue i nomi esteri vengono traslitterati secondo la pronuncia e spesso, traducendo in italiano, è difficile "ricostruire" la grafia originale. Prego quindi i lettori di tenere presente che possono a volte verificarsi degli errori in tal senso.


Data: 09-03-2001 Fonte: "Sega" e altre fonti
Autore: Autori vari