Una nuova rotta d’ingresso della cocaina in Europa

Data: 18-05-2004 Fonte: OCO
Autore: Philippe Chassagne

N.E. BALCANI #803 - BULGARIA
18 maggio 2004


Una nuova rotta d’ingresso della cocaina in Europa
di Philippe Chassagne - ("OCO" [http://www.ocdbgroup.net ], 12 maggio 2004)


Recenti operazioni internazionali di contrasto sembrerebbero affidare un ruolo rilevante alla Bulgaria nel contesto geopolitico europeo delle droghe illecite. “Bruciati” (come si dice in gergo) gli ingressi tradizionali della cocaina sul continente (Paesi Bassi e Spagna), le filiere del traffico internazionale, agevolate da una agone politico frammentato, parrebbero aver scelto il territorio bulgaro per sostituirli. – Alberto Busi

Lo scorso 17 marzo le autorità americane e olandesi hanno fermato nel mar dei Caraibi, al largo delle coste venezuelane, la nave da crociera Sunrise e scoperto al suo interno 180 Kg di cocaina, quel che rimaneva di un carico, la cui entità complessiva rimane sconosciuta, dopo esser stato gettato precipitosamente in mare dai quattro membri bulgari dell’equipaggio in procinto di tornare nel loro paese d’origine.

Qualche mese prima, nell’agosto 2003, un’altra operazione di polizia internazionale, battezzata ”Moonlight”, ha evidenziato il nuovo ruolo della criminalità organizzata bulgara nel traffico di cocaina tra l’America latina e l’Europa. Iniziata in Bolivia , l’operazione ha portato a una ventina di arresti (tra cui quello di un colombiano considerato come il capo del network) e al sequestro di 5 tonnellate di cocaina nella città di Santa Cruz.. Il 60% di questo carico era destinato a lasciare il Cile alla volta del porto di Varna (Bulgaria) per poi raggiungere in un secondo momento la città di Plovdiv. La polizia bulgara ha arrestato quattro individui nel corso dell’operazione, tre bulgari e un macedone.

Il recente coinvolgimento di settori criminali bulgari nel traffico di cocaina conferma che i Balcani oggi, nel contesto geopolitico delle droghe illecite, rivestono il delicato ruolo di hub di smistamento verso l’Europa Occidentale in almeno due mercati: quello degli oppiacei asiatici e quello della cocaina sudamericana. Questa tendenza regionale sembra essersi accentuata nella seconda metà degli anni novanta, come dimostra la lunga serie di sequestri e operazioni di polizia internazionale condotti in questi anni nei paesi limitrofi alla Bulgaria (Turchia, Grecia e Albania). Diversi fattori possono spiegarlo.

Sul fronte della domanda, il mercato europeo registra da diversi anni a fronte di una riduzione del consumo d’eroina un successo crescente della cocaina. Sul fronte dell’offerta, i trafficanti sudamericani hanno cercato di ovviare all’effetto di saturazione e ai controlli sempre più rigorosi del mercato nordamericano con nuove rotte europee. La capillarità dei controlli nelle tradizionali aree europee di smistamento (Paesi Bassi e Spagna) ha spinto i network criminali a cercare nuove aree di ingresso. La scelta è caduta sui Balcani. D’altronde quale altra migliore porta d’ingresso per i mercati emergenti dell’Europa dell’Est e della C.S.I, dove il consumo di cocaina, finora monopolio delle elite, sta estendendosi a tutti gli strati sociali.

L’utilizzo del territorio bulgaro da parte di queste nuove filiere internazionali e il coinvolgimento di attori locali hanno cominciato a essere chiaramente visibili nel 1996, poiché diversi sequestri in Germania, in Grecia,e nei Paesi Bassi hanno fatto apparire la Bulgaria come una tappa d’elite per i traffici di cocaina. L’anno successivo, in novembre, 622 Kg di cocaina furono scoperti dalle dogane ucraine a Sebastopoli, dentro due contenitori che avevano soggiornato per un lungo periodo di tempo a Varna in Bulgaria, seguendo un itinerario complesso (Colombia, Rotterdam, Varna, Sebastopoli, e il Belgio come destinazione finale prevista). Nell'agosto 1998, sempre a Varna, un carico di jeans proveniente dal Perù e destinato alla Spagna fu intercettato con a bordo 681 Kg di cocaina.

Il crescente coinvolgimento di cittadini bulgari nel traffico di eroina e di cocaina, sul mercato interno e su quello balcanico, è stato stimolato a partire dal 1997-98 dalle misure governative volte a fare cessare le attività di diverse compagnie assicurative bulgare sospettate di ricorrere spesso a metodi violenti e a fungere da paravento di attività di usura. Queste erano state fondate da ex professionisti del mondo sportivo e da vecchi dirigenti politici subito dopo la transizione politica. Privati dello stipendio o dell’impiego, questi individui, incentivati da un apparato di polizia debole e in piena ristrutturazione, si sono fatti attrarre dall’entità estremamente considerevole e dalla velocità di guadagno offerta dal settore degli stupefacenti.

Dal 1996 le quantità di cocaina di passaggio sul suolo bulgaro sono aumentate sensibilmente, passando da un centinaio di Kg a numerose tonnellate. In questi ultimi anni il valore crescente dei carichi trasportati ha attirato gli appetiti di molti e non è stato estraneo allo sviluppo di forti tensioni negli ambienti criminali bulgari. Tra l’agosto del 1998 e l’operazione “ Moonlight”, cinque anni più tardi, gli affari significativi riguardanti cocaina e che coinvolgevano attori bulgari erano stati poco numerosi. Tuttavia, certi avvenimenti lasciavano pensare che questo traffico si stesse sviluppando, non senza scontri. Fu il caso del 9 marzo 2001, quando l’uomo d’affari bulgaro Pantju Pantev fu assassinato in un hotel di lusso sull’isola turistica di Aruba. Vecchio dirigente di una compagnia di assicurazioni, Pantev era sospettato dalle autorità del suo Paese di essere uno dei principali commercianti di cocaina e di eroina in transito dalla Bulgaria verso l’Europa occidentale. Per questo era collegato a noti criminali serbi, quali il defunto Zeljko Raznjatovic Arkan.

L’ipotesi più comunemente evocata dalla polizia per spiegare la morte (ancora non chiarita) è stata quella di un litigio tra trafficanti, dopo la “malaugurata” scomparsa sul suolo bulgaro di diverse centinaia di chilogrammi di cocaina. A causa di questo litigio, Pantev ha subito un primo tentativo di attentato nel luglio 2000 al quale è riuscito miracolosamente a sfuggire. Da questa data fino al marzo 2001, gli ambienti dei trafficanti bulgari, ove Pantev sembrava rivestire un ruolo preminente, sono entrati in un periodo di conflitti e ricomposizioni di natura violenta.


UN CONTESTO POLITICO FRAMMENTATO

Nonostante un calma relativa, tra la primavera e l’estate del 2002 i regolamenti di conti sono proseguiti, fino ad arrivare a oggi, con un ritmo impressionante e contrassegnati da dichiarazioni di uomini politici o di ufficiali sui legami esistenti tra gli ambienti statali e i trafficanti . Alcuni assassinii, come quello di Ilia Pavlov nel marzo 2003, facevano pensare che dietro agli scontri vi fossero diversi interessi economici, al di là del solo traffico di stupefacenti. In modo significativo, si sviluppano dal 2001 in un contesto politico complesso e frammentato.

Nel 2001 si è assistito all’eliminazione dal potere dell’Unione delle forze Democratiche (SDS, centro destra, aprile 1997-giugno 2001) nel corso delle ultime due votazioni. Le elezioni legislative in giugno hanno visto la vittoria del neonato movimento politico dell’ex monarca in esilio Simeon II. Quest’ultimo ha deciso di governare insieme al Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), il partito della minoranza turca. Poi l’elezione presidenziale del novembre 2001 è stata conquistata dal candidato del partito del Partito socialista (BSP) , Georgi Parvanov.

Questi cambiamenti hanno minato una situazione di relativo equilibrio a causa dell’accresciuta rivalità tra le diverse forze politiche bulgare, ognuna con le proprie lobby economichedi riferimento: mentre la SDS, dopo quattro anni di governo, conservava ancora diverse leve di potere economico e amministrativo, il partito di Simeon II, eterogeneo e senza esperienza, doveva vedersela con il crescente rafforzamento del BSP dopo l’elezione alla presidenza di Parvanov. La frammentazione dello spettro politico bulgaro, iniziata nel 2001, si è accentuata in occasione delle elezioni locali del 26 ottobre e 2 novembre 2003, segnate dalla vittoria del BSP ( 33% dei voti al primo turno), da un buon posizionamento della SDS (21%) e la sconfitta del Movimento Nazionale di Simoen II (NDSV), che ha raccolto meno del 10% dei voti.

Questa parcellizzazione impedisce l’egemonia di uno o più gruppi economici vicini a un partito e favorisce i conflitti per la spartizione di mercati leciti e illeciti ( questo era già avvenuto nel 1993-94 ). Stessa situazione anche tra le istituzioni di contrasto (Procura della Repubblica, polizia e dogane) o al loro stesso interno (per esempio tra le diverse direzioni del ministero degli Interni). Inevitabili gli ostacoli alla lotta contro le attività illecite come il traffico degli stupefacenti.

(Traduzione dal francese di Chiara Liverani)

Data: 18-05-2004 Fonte: OCO
Autore: Philippe Chassagne