"L'eredità costituzionale di Petritsch"

Data: 17-05-2002 Fonte: "Feral Tribune"
Autore: Ivan Lovrenovic

N.E. BALCANI #549 - BOSNIA
17 maggio 2002


L'EREDITA' COSTITUZIONALE DI PETRITSCH
di Ivan Lovrenovic – ("Feral Tribune" [Spalato], 29 aprile 2002)

Dopo le difficili, e a tratti farsesche, trattative tra alcuni dei più influenti partiti della Federazione e della Repubblica Srpska, sotto la guida di Wolfgang Petritsch, la Bosnia ed Erzegovina ha ottenuto la ridefinizione della costituzione delle due entità, e ciò ha permesso inoltre di dirimere definitivamente il dilemma relativo alla tenuta delle elezioni generali. Le elezioni, lo ha comunicato il giorno dopo l'approvazione degli emendamenti costituzionali la commissione elettorale della Bosnia ed Erzegovina, si svolgeranno il 5 ottobre di quest'anno. Per la prima volta in sette anni della storia della Bosnia ed Erzegovina del post Dayton, le elezioni non si terranno secondo le regole temporanee dell'OSCE e sotto la sua organizzazione, ma secondo la legge elettorale locale, che ha dovuto aspettare questi cambiamenti costituzionali per essere completata.
Quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno, proclamano questi cambiamenti come uno degli avvenimenti politici più importanti dopo la fine della guerra e dopo Dayton, mentre gli altri, che ci tengono invece al bicchiere mezzo vuoto, ritengono che si tratti di un pessimo compromesso, se non di un vero imbroglio. Sia gli uni che gli altri sono gruppi interessanti, ma per niente omogenei. Fra quelli contenti, ovviamente, al primo posto c'è lo stesso Wolfgang Petritsch, il quale è riuscito a creare l'apparenza di non aver imposto la risoluzione costituzionale, sebbene sia successo proprio così: nella Federazione perché gli emendamenti non sono passati alla Camera dei rappresentanti del Parlamento, e nella Repubblica Srpska perché Ivanic, Kalinic e la compagnia di Banja Luka hanno cercato di raggirarlo, secondo il classico modello della politica da mercato (carsija), ma infine tutto è stato realizzato in modo che Petritsch fosse soddisfatto e i politici di Banja Luka cooperanti. E' soddisfatto l'establishment serbo di Banja Luka: in primo luogo, grazie alla generosa comprensione della comunità internazionale hanno ottenuto il massimo in termini di mantenimento del carattere etnico del loro parastato e, in secondo luogo, sono riusciti ad evitare l'odiosa imposizione della risoluzione, che questa volta è spettata alla Federazione. Sono soddisfatti anche i leader politici dell'Alleanza per i Cambiamenti nella Federazione, benché la loro soddisfazione non abbia un'intensità e toni omogenei. Tale soddisfazione va dal trionfo estatico di Zlatko Lagumdzija, leader del SDP, passa per la soddisfazione moderata di Kresimir Zubak, il presidente della Nuova Iniziativa Croata, fino al tirchio e cupo, in qualche modo ufficiale, ottimismo di Safet Halilovic, l'erede di Haris Silajdzic nel Partito per la Bosnia ed Erzegovina. Questa gradazione delle sfumature rappresenta in modo preciso anche le differenze politiche fondamentali che ci sono fra questi partiti.

La soddisfazione per i cambiamenti costituzionali la si può trovare anche in una parte dell'opinione pubblica, fra tutti quelli che (giornalisti, intellettuali, lavoratori pubblici…), semplicemente, credono che la cosa peggiore sia lo status quo, e che esso in questo modo venga compromesso in modo significativo, che assistiamo all'inizio di un processo che alla fine porterà allo"stato senza entità", allo "stato normale", dove l'uguaglianza, sia civile che nazionale, diventerà un assioma politico.

Nel gruppo degli insoddisfatti al primo posto troviamo i vecchi partiti nazionali - SDA e HDZ. Essi hanno impedito che la Camera dei rappresentanti del Parlamento della Federazione approvasse con la maggioranza necessaria dei voti gli emendamenti (che la Camera del popolo ha approvato facilmente), tanto che Petritsch ha riversato su di loro una forte rabbia, in modo vendicativo e con un ritardo comico, chiamandoli dinosauri il di cui destino è l'estinzione. Eppure, soltanto le elezioni di autunno mostreranno quanto ha ragione, e quanto forse con le proprie azioni aumenterà la loro possibilità nel vecchio gioco dell'omogeneizzazione etnica. Ciò, naturalmente, supponendo che arrivino comunque alle elezioni, perché da Petritsch arriva anche la minaccia della loro disqualifica, se non buttano fuori ufficialmente dalla comunità dei propri soci tutti coloro che in passato l'alto rappresentante ha sostituito, vietandone l'attività politica. Nel SDA tra i maggiori sanzionati c'è l'ex onnipotente presidente del governo della Federazione, nonché erede non predestinato di Alija Izetbegovic, Edhem Bicakcic, mentre nella HDZ ci sono Ante Jelavic, Marko Tokic, Ivo Andric Luzanski e alcuni altri.

L'insoddisfazione di questi due partiti per i cambiamenti costituzionali, ovviamente, non è della medesima natura. La SDA, francamente, ha mostrato sempre più preoccupazione per il destino dei bosgnacchi della Repubblica Srpska, che la HDZ per i croati. A dire il vero, per la HDZ i croati della Repubblica Srpska sono stati quello che nella SDS (e negli altri partiti serbi) erano stati da sempre i serbi nella Federazione della Bosnia ed Erzegovina: una zavorra poco importante. Del resto, la HDZ fino a poco tempo fa conduceva una politica attiva contro il riconoscimento della uguaglianza nazionale generale in Bosnia ed Erzegovina, e come storica prova indelebile di tale politica rimarrà per sempre il fatto che i "quadri" della HDZ nel Tribunale costituzionale della Bosnia ed Erzegovina, quando era all'ordine del giorno la decisione sulla equivalente costitutività dei popoli, hanno votato contro. Dall'altra parte, è soltanto relativo il valore dei dati con i quali in questi giorni opera Sulejman Tihic, il presidente del SDA, secondo i quali Alija Izetbegovic, nelle vesti di presidente della Presidenza della BiH di allora, avrebbe presentato ufficialmente al Tribunale costituzionale l'iniziativa per prendere la storica decisione; in realtà, bisogna ricordarsi che questa iniziativa nasce sotto gli auspici del Consiglio Civile Serbo, un'associazione non governativa di Sarajevo. Ma è evidente che in questa storia non ci sono somiglianze fra SDA e HDZ, nonostante l'atteggiamento politico nei confronti delle trattative di Petritsch li abbia apparentemente resi uguali. Quando oggi Sulejman Tihic spiega in modo insistente e sistematico durante una conferenza stampa perché i cambiamenti costituzionali di Petritsch nella Repubblica Srpska, di per sé e in confronto a quelli della Federazione, sono inaccettabili dal punto di vista dei bosgnacchi, in tale uomo si riconosce un conservatore politico, ma non si può non prendere in considerazione la sua personale sanguinosa pluriennale lotta e sofferenza nel Parlamento della Repubblica Srpska. Contrariamente a ciò, la HDZ da sempre ha funzionato in modo perfettamente analogo alla SDS: entrambi si sono interessati del "proprio" popolo soltanto sul "proprio" territorio, come macchina elettorale e come vacca da mungere. Così, nell'attuale finzione della HDZ e delle sue piccole stazioni satellitari in Erzegovina riguardo all'inaccettabilità di questi cambiamenti costituzionali, perché "riducono i croati a una minoranza nazionale" e "cementano la divisione del paese in due parti", non potete, nemmeno con tutta la buona volontà, individuare niente null'altro che nauseanti e vuote menzogne.

Ma, la realtà (politica) bosniaca è un teatro di soli paradossi, e un gioco fatto di interminabili strati di maschere, dove non sapete mai con sicurezza se quella che avete visto è la vera faccia o soltanto un'altra maschera. Così, anche questo caso ha fatto sì che in questa insoddisfazione per i cambiamenti costituzionali si trovassero formalmente dalla stessa parte, con due dei partiti nazionali diventati insopportabili sia a Dio che al mondo intero, quella parte dell'opinione pubblica che ha il maggior numero di voti indipendenti, sotto il profilo politico, partitico e nazionale. A tale parte dell'opinione pubblica, sotto certi aspetti pessimista, non rimane nascosto che già la sola idea di negoziare sulla decisione del Tribunale costituzionale, anziché applicarla senza obiezioni e in modo equivalente ad entrambe le entità, costituisca un netto discredito della decisione stessa. In questo atteggiamento è contenuta la valutazione, profondamente opposta a quella ottimista, che la Bosnia ed Erzegovina con questa risoluzione perde per sempre la possibilità di un futuro avanzamento politico verso una vera democrazia e una totale uguaglianza nazionale. Con una Repubblica Srpska come unità amministrativa e territoriale, dove il modello della esclusività etnico–religiosa e della ineguaglianza, un po' attenuato ma fortemente consolidato, assume un livello alto ed europeo di legittimità, e con una Federazione della Bosnia ed Erzegovina, dove da oggi è in vigore assoluto il pareggiamento dei diritti dei tre popoli, la Bosnia ed Erzegovina rimarrà ancora uno stato asimmetrico e disfunzionale, ed ora con ancora meno speranza e possibilità che le cose si possano aggiustare durante il processo. All'incirca in questo modo la pensano questi altri, e risulta difficile non riconoscere loro una certa dose di ragionevolezza.

L'UGUAGLIANZA SENZA MASCHERE
Il presidente della SDA Sulejman Tihic ha offerto all'opinione pubblica un quadro conciso di quegli elementi delle nuove risoluzioni costituzionali con i quali nella Federazione BiH si realizza la piena uguaglianza di serbi, croati, bosgnacchi, e con i quali nella Republika Srpska si mantiene la dominazione dei serbi e una ridotta, cioè parziale, uguaglianza di croati e bosgnacchi. "Fino ad ora, dice Tihic, nella Republika Srpska abbiamo avuto una disuguaglianza incostituzionale dei bosgnacchi e dei croati, che è stata legalizzata con questi emendamenti. I partiti dell'Alleanza hanno aggiunto un ulteriore timbro alla 'Republika Sprska' di Karadzic".

1 Le lingue ufficiali
Nella Repubika Sprksa non è stato riconosciuto il nome di lingua bosniaca, ma al posto di questo abbiamo avuto la formulazione "lingua che parlano i bosgnacchi", che riporta chiaramente alla mente la proposta serba sulla lingua bosgnacca.
Nella Federazione BiH le lingue ufficiali sono: bosniaco, serbo e croato.
Invito l'alto rappresentate a dire con quale lingua parlano i bosgnacchi, perché questo non è chiaro dalla sua Decisione, almeno nel caso della Republika Sprska.

2 Il presidente delle entità
Il presidente della Republika Srpska ha tutte le facoltà costituzionali di questa istituzione, e i vice presidenti lo aiutano solo in quegli affari che egli stesso affida loro.
Nella Federazione BiH il parlamento elegge sia il presidente che il vicepresidente e tutte le decisioni vengono prese collegialmente e in modo consensuale.

3 La scelta del governo
Nella Republika Srpska il presidente dell'entità, che è un serbo, propone il primo ministro che è un serbo, e quest'ultimo propone i ministri bosgnacchi e croati, che vengono eletti dalla maggioranza parlamentare serba (quattro quinti dei deputati della Assemblea popolare sono serbi).
Nella Federazione BiH il governo è nominato dal presidente e dal vice presidente insieme, e la camera dei rappresentanti lo approva.

4 Il meccanismo della protezione dell'interesse vitale nazionale
Nella Republika Srpska, il Consiglio popolare ha poteri limitati, circa il 10% dei poteri dell'Assemblea popolare, mentre nella Federazione BiH la Camera popolare rimane con il 100% dei poteri della Camera dei Rappresentanti.

5 L'elenco delle questioni di interesse vitale nazionale
Nella Republika Srpska, la lista è ridotta ad un numero determinato di questioni, mentre nella Federazione BiH la Camera popolare analizza ogni questione. La possibilità di ampliare questa lista nella Republika Srpska è limitata dall'approvazione di due terzi dei giudici del Consiglio del Tribunale nazionale, ciò significa che in teoria è possibile, ma in pratica non lo è.

6 Le disposizioni transitorie
Nella Republika Srpska non ci sono obblighi per armonizzare le leggi discriminatorie esistenti in base agli emendamenti promulgati, mentre nella Federazione BiH tali obblighi vi sono, e hanno un temine prestabilito di nove mesi. Pertanto, nella Republika Srpska rimangono in vigore tutti i regolamenti discriminatori, come per esempio la Legge sulle feste ortodosse come feste nazionali, l'inno serbo medioevale, lo stemma e la bandiera, e decine di altri regolamenti.

Tutti questi emendamenti sono in armonia con l'Accordo, ma non sono in armonia con la Decisione del Tribunale Costituzionale della Bosnia ed Erzegovina circa l'uguaglianza dei popoli. Ci dispiace che anche l'alto rappresentate con la sua decisione abbia legalizzato tutto ciò.

A essere sincero, devo riconoscere che nella RS ciò rappresenta un miglioramento rispetto alla situazione esistente. E' stato ottenuto un importante progresso, ma non è uguale a quello della Federazione BiH e non è in completa armonia con la decisione del Tribunale Costituzionale. In ogni caso, non ci sono ragioni per essere euforici, festeggiare e per trionfare.

Nonostante la SDA non sia d'accordo con tali emendamenti li deve accettare e si deve impegnare su ogni fronte per la loro implementazione. Tuttavia, annunciamo che useremo ogni mezzo costituzionale per cambiarli iniziando con la richiesta al Tribunale Costituzionale della BiH di valutare se la decisione è stata messa in atto; con querele presso il Tribunale per i diritti umani del Consiglio d'Europa e con querele ripetute presso il Tribunale Costituzionale della BiH.

(traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)


Data: 17-05-2002 Fonte: "Feral Tribune"
Autore: Ivan Lovrenovic