"I servizi di Solana"

Data: 16-12-2001 Fonte: "Danas"
Autore: Veseljko Koprivica

NOTIZIE EST #508 - SERBIA/MONTENEGRO
16 dicembre 2001


I SERVIZI DI SOLANA

di Veseljko Koprivica - ("Danas" [Belgrado], 8-9 dicembre 2001)

Se Xavier Solana fosse uno dei tanti deputati del parlamento montenegrino, le sue due raccomandazioni date in successione a Milo Djukanovic a Podgorica e a Filip Vujanovic a Lisbona si potrebbero considerare come un sermone non vincolante. Ma poiché si tratta del più alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e la sicurezza, le sue parole hanno un ruolo e un peso precisi, come è consueto nella diplomazia internazionale. Ora sta alle autorità montenegrine affrontarle come tali. Ricordiamo che Solana ha fatto sapere al leader montenegrino che l'Unione Europea ritiene più conveniente per la stabilità e la piena prosperità della regione che il Montenegro prosegua la propria convivenza nella federazione flessibile con la Serbia e che per questo è necessario riprendere presto il dialogo serbo-montenegrino interrotto a ottobre. Se tuttavia il Montenegro sceglierà la via del referendum, la realtiva decisione dovrà essere presa "sulla base di una maggioranza stabile e forte", ha detto Solana ai vertici montenegrini. Solana, subito dopo, ha ripetuto le stesse cose, per ogni evenienza e con non poca sorpresa per l'opinione pubblica montenegrina, a Filip Vujanovic in occasione di un incontro a Lisbona. "Bisogna prendere in considerazione la possibilità di ridefinire la federazione, ma anche le possibili conseguenze di un suo scioglimento", ha consigliato Solana, proponendo che al massimo entro la fine di dicembre riprenda il dialogo a Belgrado tra i presidenti Djukanovic e Kostunica, tra i premier delle due repubbliche e il vicepresidente del governo federale Miroljub Labus. Solana allo stesso tempo si è offerto di partecipare a tali colloqui "con la funzione di rendere dei buoni servizi". Sebbene la posizione di Solana sia del tutto chiara, sulla scena politica montenegrina le sue parole sono state oggetto di interpretazioni molto divergenti. E, cosa che negli ambienti polarizzati del Montenegro rappresenta un fatto senza precedenti, ne sono stati praticamente altrettanto entusiasti sia il governo che l'opposizione! Il premier montenegrino ha cercato subito di relativizzare la posizione della comunità internazionale, che tradotta in parole povere afferma che il Montenegro per ora non deve contare sull'indipendenza statale. Vujanovic, al suo ritorno da Lisbona, ha spiegato che l'alternativa rappresentata dalle trattative tra Belgrado e Podgorica non comporta un rinvio del referendum, che "si terrà sicuramente in primavera". Per una coincidenza, lo stesso giorno il settimanale di Banjaluka "Reporter" ha pubblicato un'intervista a Milo Djukanovic. In essa il presidente montenegrino afferma a sua volta che il referendum si terrà in primavera, formulando la previsione ottimistica secondo cui il Montenegro entro la fine del prossimo anno sarà uno stato riconosciuto internazionalmente. Djukanovic, allo stesso tempo, ha negato le affermazioni secondo cui "l'indipendenza del montenegro provocherà un'ulteriore frammentazione degli stati nei Balcani e nuovi sconvolgimenti, e magari addirittura guerre, o, rispettivamente, che la dipartita del Montenegro dalla Jugoslavia verrà compensata con l'assegnazione a quest'ultima del territorio della Repubblica Serba di Bosnia". E' interessante notare come egli abbia amesso, e lo abbia fatto per la prima volta pubblicamente, che "l'entusiasmo politico della comunità internazionale nei confronti del Montenegro è diminuito", ma non ha nemmeno nascosto che le autorità montenegrine non sono d'accordo con la posizione della comunità internazionale secondo cui il futuro del Montenegro è all'interno di una Jugoslavia democratica. Alla medesima conclusione su un tacito isolamento internazionale del Montenegro è giunta in questi giorni anche l'opinione pubblica montenegrina, che è stata aiutata a formarsi una tale opinione dall'improvviso invito a Vujanovic a incontrarsi con Solana a Lisbona e dal viaggio di Svetozar Marovic a Mosca. Questi due fatti hanno giocato a favore delle speculazioni degli oppositori delle autorità montenegrine, secondo cui la comunità internazionale si starebbe allontanando sempre di più da Djukanovic e che i conflitti tra quest'ultimo e Marovic, vale a dire tra le due correnti all'interno del Partito Democratico dei Socialisti (DPS), starebbero giungendo al punto conclusivo. Il quotidiano di Podgorica "Dan" afferma che Djukanovic ha sfruttato l'assenza di Marovic e Vujanovic per convocare con urgenza una seduta del Comitato Centrale del DPS. Riguardo a tale seduta non è stato comunicato nulla di ufficiale, ma in via non ufficiale siamo venuti a sapere che il presidente del DPS Milo Djukanovic ha impartito istruzioni precise ai propri sostenitori di impedire a ogni prezzo ulteriori divergenze all'interno del partito e di preparare il referendum.

MAROVIC A MOSCA
Allo stesso tempo, a migliaia di chilometri di distanza, Svetozar Marovic, del quale da tempo si dice che sia diventato il nuovo uomo della comunità internazionale in Montenegro, cercava di convincere i rappresentanti del ministero degli esteri russo che il Montenegro non compirà alcuna mossa affrettata e che il futuro del Montenegro "implica il rispetto e l'apertura nei confronti delle raccomandazioni e delle iniziative dell'Unione Europea, della Russia e degli USA". Poi ha ascoltato con approvazione i funzionari russi raccomandare da parte loro la stessa posizione internazionale secondo cui il futuro dei rapporti tra il Montenegro e la Serbia è nella ridefinizione della federazione esistente e che la stabilità della regione richiede mosse responsabili. Gli ospiti russi hanno richiamato in particolare l'attenzione di Marovic sul fatto che "il referendum è un mezzo democratico, ma che in base alle nostre esperienze non lo raccomandiamo" e che Mosca incoraggia il dialogo tra la Serbia e il Montenegro. Qui in Montenegro la visita di Marovic a Mosca ha acquisito una dimensione misteriosa. Hanno cominciato a girare voci secondo cui Marovic è stato invitato ufficialmente a visitare Mosca, nonostante recentemente il ministro degli esteri montenegrino Branko Lukovac avesse fatto pressioni affinché fosse invitato Djukanovic. Da parte sua, il portavoce dell'Unione dei Liberali (LSCG), Slavko Perovic, afferma che Marovic, in qualità di presidente della Commissione esteri del parlamento, si è recato in Russia senza che la presidenza del parlamento lo sapesse e che egli non ha convocato una seduta della Commissione stessa per concordare la composizione della delegazione. "Marovic è partito in incognito e si tratta di un classico esempio di aperto abuso delle funzioni di presidente della Commissione esteri", ritiene Perovic. "Questa mossa di Marovic può essere interpretata come il desiderio di presentare posizioni politiche del DPS che sono in aperta contraddizione con quelle approvate da tale partito in occasione dell'ultimo congresso, favorevoli alla ricostituzione dello stato montenegrino", avverte Perovic. I liberali sono altrimenti convinti che del referendum annunciato con tanto clamore non se ne farà nulla e spiegano: "L'obiettivo strategico del DPS non è il referendum, bensì rimanere al potere. L'obiettivo strategico del SNP non è il permanere della Jugoslavia, bensì rimanere al potere". Per questo l'Unione liberale interpreta la proposta di Solana di proseguire il dialogo serbo-montenegrino come un grande regalo al DPS. La proposta di Solana sarà una scusa che consentirà al DPS di rimandare e prorogare ulteriormente la soluzione dello status del Montenegro, affermano i liberali.

GLI INDIPENDENTISTI INSODDISFATTI
Tra i sostenitori di un Montenegro indipendente si ritiene che le autorità montenegrine abbiano commesso un imperdonabile errore quando hanno chiesto alla comunità internazionale di esprimere un parere sulla soluzione del futuro status del Montenegro. Si sapeva già anticipatamente che il mondo non è favorevole all'indipendenza e ora che ciò è stato detto in maniera chiara, e oltretutto a più riprese, al Montenegro non rimane altro che attenersi a tali istruzioni. I rappresentanti del DPS, tuttavia, rassicurano che il loro partito non ha rinunciato al referendum promesso. "Il referendum è un esito inevitabile. Il DPS non ha compiuto alcun voltafaccia né sta tergiversando sulla questione. Pensiamo che sia necessario continuare il dialogo con Belgrado, ma affrontando ora anche i possibili scenari del post-referendum", spiega Mladen Vukcevic, presidente del Comitato esecutivo del DPS. Il presidente dei Partito Socialdemocratico (SDP), Ranko Krivokapic, afferma che la proposta di Solana "è nella sostanza ciò che cerca di ottenere anche il Montenegro, vale a dire che i rapporti tra la Serbia e il Montenegro siano molto migliori". "A tutti è chiaro che il Montenegro andrà al referendum sull'indipendenza, ma che desidera che i cittadini della Serbia e del Montenegro sappiano cosa li attende quando saranno due stati indipendenti. Desideriamo risolvere mediante un accordo con la Serbia ogni possibile questione - dall'educazione, alla previdenza sanitaria, alle proprietà, all'attraversamento dei confini, agli investimenti, al flusso di denaro e all'occupazione", afferma Krivokapic. Alla Coalizione per la Jugoslavia sperano che il dialogo tra le autorità montenegrine e quelle serbe possa portare a una rinuncia al referendum sull'indipendenza del Montenegro, vale a dire "che il DPS diventi più sobrio dopo che gli è stato reso chiaro come la cosa migliore sia rimanere in una federazione riformata". "Le autorità montenegrine hanno aperto la porta a un vero dialogo e questo vuole dire che vi è un briciolo di speranza di potere risolvere la crisi nel modo più indolore e nello spirito delle raccomandazioni dell'Unione Europea", afferma il presidente del Partito Popolare (NS), Dragan Soc. Questa dichiarazione è stata resa prima che mercoledì si fosse riunito il governo montenegrino, il quale ha deciso di accettare tutte le raccomandazioni di Xavier Solana. Ora Soc e coloro che condividono le sue idee possono ormai parlare ottimisticamente di un grande briciolo di speranza per la sopravvivenza della federazione serbo-montenegrina. Tutto sarà probabilmente più chiaro dopo l'incontro di Djukanovic con il presidente francese Chirac a Belgrado. E soprattutto quando Xavier Solana prossimamente comincerà nuovamente a offrire i suoi "buoni servizi" a Belgrado e a Podgorica.


L'AMBASCIATORE USA MONTGOMERY SUL MONTENEGRO
a cura di Milovan Jaukovic - ("Danas" [Belgrado], 8-9 dicembre 2001)

[...]

DANAS: Lei ha visitato recentemente il Montenegro. A giudicare dai comunicati ufficiali è davvero difficile riuscire a capire di cosa lei abbia discusso sul posto, o cosa vi siate detti con i suoi interlocutori montenegrini.

MONTGOMERY: La sua è una vera domanda diplomatica. Mi permetta innanzitutto di ripetere la nostra posizione riguardo al problema dei rapporti tra il Montenegro, la Serbia e la Jugoslavia, posizione che è molto simile a quella dell'Unione Europea e a quanto ha affermato il signor Xavier Solana. Riteniamo che per il Montenegro la cosa migliore per il futuro sia fare parte della Jugoslavia, come Montenegro democratico in una Jugoslavia democratica. Non vi è davvero bisogno di un ennesimo paese di piccole dimensioni e, se vogliamo essere sinceri, non indipendente, che non può fare altro che aumentare l'instabilità nella regione. Proprio per questo motivo negli anni scorsi abbiamo insistito affinché il Montenegro rimanesse nella Jugoslavia. Allo stesso tempo, non vi sono dubbi che il prlungarsi della situazione di stallo in cui è venuta a trovarsi tale questione rechi danno sia al Montenegro, che alla Serbia e al processo di riforma. Per esempio, la Jugoslavia desidera concretamente diventare membro del WTO. Ma questa istituzione chiede che la Serbia e il Montenegro siano di comune accordo, mentre il Montenegro, purtroppo, non partecipa a questo processo, vale a dire che tutti i popoli della Jugoslavia, della Serbia e del Montenegro soffrono per il fatto che la Jugoslavia non può diventare membro di questa organizzazione in tempi brevi. Analoga è la situazione anche nelle trattative con le istituzioni finanziarie internazionali. Questa situazione di stallo ha conseguenze dirette e negative per tutti in Jugoslavia e si deve trovare quanto prima una via di uscita con una soluzione che sia accettabile come onesta ed equa per tutte le parti in causa. Se si tratta di fare un referendum, tutte le forze politiche, sia in Montenegro che in Serbia, devono essere d'accordo riguardo al suo svolgimento. Se non vi è un consenso generale sulle condizioni del referendum, se non tutti sono pronti a rispettarne i risultati, si arriverebbe a una destabilizzazione, anche nel caso in cui il referendum dovesse tenersi. Uno dei motivi del mio soggiorno in Montenegro è stato il tentativo di richiamare l'attenzione sul fatto che tutti debbono essere d'accordo riguardo al contenuto del referendum, alle condizioni in base alle quali si dovrà tenere e, cosa ancora più importante, che è indispensabile un accordo relativamente al fatto che tutti rispetteranno veramente i risultati del referendum. Questo è l'obiettivo che ho insistito venga raggiunto. Ritengo che sia nella natura umana che ogni parte voglia partecipare al referendum alle proprie condizioni e, purtroppo, ho avuto l'impressione che questa situazione di stallo continuerà. Pertanto dobbiamo incoraggiare tutte le parti in causa a impegnarsi per ridurre al minimo i danni che in tal modo vengono arrecati ai cittadini della Jugoslavia.

DANAS: A quali condizioni la comunità internazionale accetterebbe una separazione del Montenegro dalla federazione e lo riconoscerebbe come stato sovrano?

MONTGOMERY: Quello che la comunità internazionale desidera è che ogni decisione venga adottata in presenza di una piena collaborazione e di un rispetto dei diritti e dei bisogni di tutti i cittadini jugoslavi, che il processo sia chiaro e pubblico, in modo tale che la gente lo accetti perché ha valutato che è stato corretto e libero. In altre parole, non accetteremmo alcuna decisione unilaterale, perché riteniamo che si tratterebbe di una mossa molto conflittuale e destabilizzante. La chiave, dunque, è arrivare a una soluzione reciprocamente accettabile. Penso che l'OSCE e il Consiglio d'Europa siano di grande aiuto, poiché indicano determinati standard internazionali in base ai quali tale referendum può tenersi. Sono convinto che tali istituzioni faranno tutto per garantire condizioni in base alle quali un eventuale pronunciamento risulterebbe corretto e libero, e il voto venga espresso nel modo giusto.

DANAS: Quali sono questi standard internazionali?

MONTGOMERY: Se cercate una formula magica che tutti dovrebbero accettare, dovete convincervi del fatto che non esiste. Se guardate gli altri paesi del mondo, gli Stati Uniti d'America per esempio, vedrete che ogni modifica della costituzione è eccezionalmente difficile e complessa. E' necessaria una maggioranza dei tre quarti degli stati della federazione e dei due terzi dei voti del congresso, della Camera dei rappresentanti e del Senato, condizioni che è difficile, molto difficile realizzare. Negli altri paesi i referendum su questioni importanti non vengono riconosciuti come validi se non vota più del 50% degli elettori registrati. Ciò significa che non esiste un principio universale che possa valere come criterio, ma è estremamente importante che il risultato sia uno, e sufficientemente chiaro e convincente da fare sì che gli abitanti del Montenegro e della Serbia possano dire "Sì, pensiamo che il referendum sia stato corretto e lo accettiamo". Se non verrà rispettato tale standard, le conseguenze saranno inevitabili. Per me personalmente e per l'OSCE ci deve essere una maggioranza qualificata, vale a dire pari a un po' più del 50% degli elettori.


Data: 16-12-2001 Fonte: "Danas"
Autore: Veseljko Koprivica