"Un '99 di potenziali conflitti sociali per la Bulgaria"

Data: 11-01-1999 Fonte: "Sega"
Autore: Svetoslava Tadarukova

NOTIZIE EST #143 - BULGARIA
11 gennaio 1999


**** SPECIALE BULGARIA / 4 ****


UN 1999 DI POTENZIALI CONFLITTI SOCIALI PER LA BULGARIA
di Svetoslava Tadarukova

[Questo articolo traccia un'impressionante mappa dei conflitti sociali che covano in Bulgaria. Abbiamo tradotto solo i casi più emblematici tra quelli citati dalla giornalista di Sofia nel suo lungo testo, che tra l'altro non prende in considerazione altri settori della popolazione, oltre a quello della popolazione attiva, tra i quali covano potenziali conflitti: pensionati, giovani, minoranze etniche ecc. Il '99 sarà con ogni probabilità un anno decisivo per l'attuale coalizione di governo e per la Bulgaria in generale: l'appoggio delle grandi istituzioni finanziarie internazionali è condizionato all'applicazione di un drastico programma di privatizzazioni da terminare entro l'anno appena cominciato e che avrà costi sociali molto alti. Il governo difficilmente può contare oggi ancora sull'appoggio della maggioranza della popolazione, appoggio che negli ultimi due anni è stato comunque del tutto passivo e dovuto più che altro alla esasperazione per le disastrose politiche del precedente governo socialista. Non a caso, come abbiamo visto, a Sofia si fa sempre più affidamento sulle misure autoritarie. Una verifica della tenuta del potere della destra la si avrà comunque in occasione delle elezioni amministrative che si svolgeranno nel corso dell'anno. Intanto, ai confini della Bulgaria c'è l'esempio della Romania, che aveva cominciato un anno prima le stesse riforme avviate dal governo di Sofia e che come quest'ultima aveva ricevuto le lodi dei paesi occidentali, ma ora si trova in una situazione drammatica ed è attraversata da un'ondata di scioperi. Anche l'idea della buonuscita speciale di un milione (ma a dire il vero il governo romeno ha dato più di 3 milioni a ogni lavoratore licenziato), di cui parla l'articolo, è stata un'idea dei romeni, che tuttavia è servita ad attutire il colpo solo per qualche mese - a.f.]


Scioperi e manifestazioni covano in tutte le cittadine che durante il socialismo andavano orgogliose della loro industria metallurgica, chimica e meccanica, o delle loro miniere. Queste imprese saranno ora liquidate e i lavoratori licenziati, perché la cosiddetta "riforma strutturale" entrerà nel 1999 nella sua ultima fase. Secondo i sindacalisti locali lo scontento esploderà quando si riceverà una nuova e molto più salata bolletta dell'elettricità da pagare e la buonuscita di un milione prevista dal ministro delle finanze Muravej Radev sarà stata spesa e dimenticata. Ci si domanda su quale miracolo conta il governo affinché non scoppino conflitti sociali? Sulle pressioni che eserciterà nei confronti delle dirigenze delle aziende? Conta di riuscire, attraverso le strutture dirigenti delle imprese, a indebolire i sindacati, rendendo impossibile la firma dei contratti collettivi? O, sempre attraverso di loro, mira a licenziare i sindacalisti e a impaurire i lavoratori che vogliono protestare? Oppure conta sulle promesse di un lavoro "alternativo", che nel migliore dei casi si farà vedere come minimo dopo un anno? O fa affidamento su qualche briciola di denaro in sussidi che deciderà di rosicchiare dal bilancio annuale? E' chiaro che in ogni caso si tratterà di misure temporanee. Perché la carta della Bulgaria si riempie sempre di più di punti caldi. Ultimamente si è molto parlato della tragedia della città di Lom. Dei 36.000 abitanti di questo comune solo 9.000 hanno un lavoro. 12.000 sono rom disoccupati. Ma si prevedono nuovi licenziamenti - nello stabilimento militare "1 maj" e nello stabilimento per elettrocarri. Da marzo non vengono più pagati i sussidi sociali e in alcuni casi gli stipendi non vengono corrisposti dal giugno scorso. Gli altri che hanno un lavoro ricevono uno stipendio di 68-75.000 leva [1 lev è esattamente uguale a 1 lira - N.d.T.]. "Siamo destinati a morire di fame!", si sono lamentati i lavoratori locali che si sono recati fino a Sofia per essere ascoltati. Non hanno altre risorse. [...] E' aumentata la tensione sociale anche nella città settentrionale di Vidin, dopo l'incidente nella fabbrica "Vidahim" che ha portato alla sua messa in liquidazione. Nello stabilimento sono rimasti solo i dipendenti necessari per sorvegliare le macchine e impedire che vengano rubate, gli altri 2000 dipendenti sono stati mandati a casa senza stipendio in attesa di essere "richiamati". Entro la fine dell'anno verranno licenziate ufficialmente 900 persone. Nella città di Montana, nella parte occidentale del paese, si trovano in forte difficoltà tutte le unità produttive dell'industria militare "Pima". Di recente rappresentanti del sindacato Podkrepa hanno scoperto che gli ultimi due direttori hanno illegalmente dirottato fondi dell'azienda per 11 miliardi di leva. Nella stessa città è in liquidazione anche la fabbrica "Precis", mentre è in forte difficoltà anche la maggiore azienda dei Balcani per la produzione di elementi per tubi, di proprietà al 50% di una società spagnola. La forte stagnazione dell'industria militare dell'Europa Orientale ha colpito anche tutte le produzioni della "Arsenal" di Kazanluk: verranno licenziati 800 lavoratori solo nella prima fase. [...] La VMZ "Sopot" ha migliori prospettive di riuscire a piazzare la propria produzione, ma gli stipendi continuano a tardare e covano nuovi scioperi, mentre i dipendenti non hanno la minima idea di quale potrebbe essere un posto di lavoro "alternativo".

Ruse, sul Danubio, è una città "blu" [blu è il colore della SDS, il partito di destra che guida l'attuale governo - N.d.T.]. Nel caso in questione ciò significa che si tratta di una città piena di ferventi attivisti "blu" piazzati in tutti i consigli di amministrazione e che non intendono in alcun modo lasciarsi sfuggire le possibilità che offre la "privatizzazione di partito". A Ruse sono in forti difficoltà la fabbrica militare "Dunarit", la "Tezko masinostroene" e i cantieri navali, questi ultimi due ormai in liquidazione. Nello stabilimento "Izoma" per la produzione di isolamenti, dopo i licenziamenti imminenti rimarranno solo 70 dipendenti dei 350 attuali, mentre molte altre aziende hanno già licenziato decine di dipendenti e la tensione sociale è quindi ben tangibile. A Pleven, sempre nel nord del paese, sono molte le aziende che hanno chiuso o che sono costrette all'inattività. Alle acciaierie "SLZ" fino a oggi hanno avuto lavoro e stipendi, ma come segnala il sindacato Podkrepa, 200 lavoratori sono stati mandati in ferie forzate e se vorranno tornare dovranno accettare dei contratti a termine. Tutto questo viene fatto per tenere fuori dal gioco i sindacati. La raffineria "Plama", una delle più grandi del paese, è da lunghi mesi inattiva e i suoi dipendenti non sanno ancora quale ne sarà il destino [la "Plama" è stata dissanguata da diversioni di fondi operate a vantaggio di gruppi semimafiosi direttamente collegati al precedente governo socialista. Il nuovo governo aveva promesso di trovare una soluzione ai problemi della raffineria, ma fino a oggi il suo unico atto concreto è stato quello di mandare la polizia a caricare brutalmente i lavoratori che protestavano - N.d.T.]. [...] Le acciaierie "Stomana" di Pernik, note per la loro lunga tradizione di scioperi, sono sull'orlo della liquidazione. Si sta cercando di salvare almeno i reparti "sani" dello stabilimento, ma se esso verrà chiuso per intero saranno 5.500 le persone che rimarranno senza lavoro. Lo stesso schema verrà adottato con Kremikovci, il più grande complesso industriale del paese, non lontano dalla capitale Sofia. Anche qui si salverà probabilmente la parte "sana", che verrà venduta a un'azienda turca, mentre il rimanente 50% verrà liquidato. Tutto il settore metallurgico, dal nord al sud del paese, è in situazione più che critica. [...] Nel triangolo "nero" del carbone, Madan-Rudozem-Zlatograd, verranno chiuse le miniere e le altre strutture della "Gorubso", della "Ribarica" e della "Osogovo". "Di fronte a noi c'è la morte e alle nostre spalle... la fame!", hanno scandito durante il loro sciopero i minatori di Zlatograd. In enormi difficoltà si trovano anche le aziende chimiche e quelle agrobiochimiche, a causa del crollo dei prezzi sui mercati mondiali.

Le future privatizzazioni hanno molte incognite. Per i lavoratori di cui abbiamo parlato non c'è nessun programma di lavoro alternativo. Se dopo avere letto questo elenco chiudete gli occhi e cercate di indicare una qualunque altra città della Bulgaria, vedrete che le cifre non sono per nulla differenti... Ce la farà il governo? Il ministro delle finanze Muravej Radev ha dichiarato la settimana scorsa che nel corso della riforma strutturale del 1999 solo 20-25.000 persone rimarranno senza lavoro. Sono queste le persone che riceveranno ciascuna una buonuscita di un milione di lev [un milione di lire - N.d.T.], per cominciare un "business privato", come raccomanda loro il governo. [...] Il ministro ha dichiarato anche che queste liquidazioni potranno portare a "privatizzazioni che avranno successo". Non si sa ancora su quali fatti concreti si basi quest'ultima affermazione. Bisogna tuttavia riconoscere che fino a oggi la tattica del governo di gettare briciole nelle bocche degli affamati ha avuto successo. I lavoratori, il cui futuro è ormai da anni incerto, sono contenti di potere ricevere almeno un milione! Ma non capiscono ancora che la maggior parte di loro non riceverà nemmeno quello. Perché la cifra viene corrisposta solo quando la chiusura dell'azienda viene ufficialmente dichiarata dal proprietario, oppure i licenziamenti vengono effettuati in base ai contingenti ufficiali stabiliti dai ministeri. Il milione non vale per tutti gli altri casi di licenziamento. Non vale, per esempio, per tutti coloro che hanno un contratto a tempo che scade. Solo quando rimarranno senza lavoro e senza milione i raggirati si rivolgeranno ai sindacato. E chiederanno, questa volta del tutto apertamente: ma dove stiamo andando?

(da "Sega", 16 dicembre 1998)


SCARSO APPOGGIO PER I SINDACATI
L'approvazione sociale della linea dei sindacati che partecipano alla Commissione trilaterale [il "patto di pacificazione sociale" tra imprenditori, grandi sindacati e governo, dal quale tuttavia si è recentissimamente ritirato il secondo sindacato bulgaro, "Podkrepa" - a.f.] è bassa, come riporta in una rassegna sul 1998 il Centro Nazionale per le indagini sull'opinione pubblica, NCIOM. Solo il 16 per cento degli intervistati ha approvato il comportamento dei sindacati nella Commissione trilaterale, mentre quelli che non l'approvano sono il 25 per cento e ben il 59 per cento non ha alcuna opinione in merito. Tra i simpatizzanti della SDS [il partito di governo], dell'Unione Popolare e del Movimento per i Diritti e le Libertà [il partito dell'etnia turca] coloro che approvano la linea dei sindacati sono la maggioranza. Secondo il commento dei sociologi i sindacati attualmente non sono dei partner sufficientemente rappresentativi nella Commissione trilaterale, poiché coprono solo una piccola parte (il 26%) della popolazione attiva della Bulgaria.

(BTA, 29 dicembre 1998)


DERIVE AUTORITARIE
Due altri piccoli esempi del clima autoritario attualmente in atto in Bulgaria e che abbiamo già segnalato ("Notizie Est" #105 e #119):

Radio Free Europe scrive il 16 dicembre che il parlamento di Sofia ha votato con ben 157 voti a favore, due astensioni e un solo voto contrario una legge sull'emissione dei passaporti internazionali, che era stata precedentemente respinta dal presidente della repubblica perché contraria alla Convenzione Europea sulla Protezione dei Diritti Umani. La legge impedisce ai cittadini bulgari di ricorrere in appello contro la decisione da parte del governo di impedire l'espatrio a un proprio cittadino per motivi generici "di sicurezza".

La Legione "Rakovski", un'organizzazione di destra che raccoglie ufficiali dell'esercito bulgaro e loro familiari, presieduta dal col. Dimo Dimov, ha dichiarato che "se a causa della loro mancanza di unità e dei conflitti interni, il potere giudiziario, esecutivo e legislativo non riusciranno a liquidare la criminalità organizzata, potranno rivolgersi all'esercito", aggiungendo che nella storia bulgara vi sono stati numerosi casi in cui "con lo sforzo congiunto dell'esercito e della polizia sono stati soffocati organizzazioni, movimenti e manifestazioni antistatali", un chiaro riferimento al periodo tra le due guerre, quando proprio un'organizzazione fascista di ufficiali, in collaborazione con il governo, ha a più riprese soffocato gli avversari politici, uccidendo migliaia di democratici e antifascisti. Dalla Legione confermano inoltre le notizie diffusesi di recente secondo cui il Ministero della Difesa e il Comando Supremo dell'Esercito stanno mettendo a punto un piano di drastiche epurazioni degli ufficiali, che la Legione approva e per il quale richiede venga applicata la massima severità. Mentre le dichiarazioni e le posizioni della Legione "Rakovski" ne fanno una forza schierata a destra e non lontana dall'attuale governo, in Bulgaria esiste un'altra organizzazione di ufficiali, il DER, non meno reazionaria, ma schierata con i socialisti e in particolare con l'ala più conservatrice vicina all'ex premier Videnov.

(fonti: RFE/RL, 16 dicembre 1998; "Sega", 14 dicembre 1998)

(traduzioni dal bulgaro di A. Ferrario)



Data: 11-01-1999 Fonte: "Sega"
Autore: Svetoslava Tadarukova