
"Il Gandhi dei Balcani stenta a diventare presidente"
| Data: 13-01-2002 | | Fonte: "Notizie Est" |
| Autore: Luka Zanoni |
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NOTIZIE EST #517 - KOSOVO
13 gennaio 2002
IL GANDHI DEI BALCANI STENTA A DIVENTARE PRESIDENTE
di Luka Zanoni
Rugova non ce l'ha fatta. Dopo ben tre sedute parlamentari per le elezione del presidente, il Kosovo rimane senza governo e senza presidente. La prima seduta del neo-parlamento kosovaro, formato da 120 deputati eletti durante le scorse elezioni del 17 novembre 2001, si era tenuta il 13 dicembre scorso. Il numero di voti necessari alla elezione dell'unico candidato, Ibrahim Rugova appunto, era di due terzi del parlamento. In quell'occasione la seduta fallì e si concluse con un nulla di fatto. Rinviata al 10 gennaio, il mite Rugova, forte dell'appoggio internazionale, si ripresenta quale unico candidato, senza però aver prima preso accordi con i partiti albanesi di maggioranza (PDK di Hashim Thaci con 26 deputati e AAK di Ramush Haradinaj con 8 deputati), né con la coalizione serba "Povratak" (22 deputati) su una comunanza di intenti per il futuro governo del paese. Il leader moderato, come amano definirlo i rappresentati occidentali, sI è guardato bene dal giungere a compromessi con i suoi rivali politici, dichiarando a più riprese di non avere l'intenzione di scendere a patti con essi e che anzi i suddetti partiti politici si stanno preparando per giocare il ruolo di opposizione nel futuro governo del paese. Figurarsi poi la pretesa di Hashim Thaci di insediarsi alla carica di premier di governo. Il Gandhi dei Balcani più volte ha scosso la testa ed ha anzi accusato Thaci e compagnia bella di voler boicottare le elezioni del presidente e di ostacolare il processo democratico del paese.
Ma veniamo per un momento alle sedute del 10 di gennaio. Nei giorni che hanno preceduto le recenti sedute gli stessi parlamentari avevano a più riprese dichiarato di non riuscire più a capire che cosa stesse accadendo in Kosovo, riferendosi al caos politico generale e alle rivalità tra i partiti. Se a ciò si aggiunge che il capo dell'UNMIK, il danese Hans Haekkerup, se ne è andato dal Kosovo dopo soli 11 mesi di mandato, con la blanda motivazione che è in attesa di un figliolo e che avrebbe voluto passare le vacanze natalizie con la famiglia, la cosa si complica non poco. La situazione in effetti è piuttosto accesa. Manca la figura dell'amministratore internazionale, non è ancora stato eletto il capo dell'OSCE per il Kosovo, non esiste un presidente del Kosovo e di conseguenza non è ancora stato formato un governo. Viene spontaneo domandarsi, cosa sta succedendo in Kosovo? Sembra proprio che nessuno voglia un esecutivo che guidi il paese. Ma come? Il leader moderato degli albanesi kosovari, il buon democratico Rugova, il Gandhi dei Balcani che per anni si è opposto alla Sfinge dei Balcani (Milosevic), come mai non gode di quel consenso popolare e politico che lo può far diventare presidente? Forse che con la caduta della sfinge sia caduto anche Gandhi?
Ad ogni modo durante la seduta mattutina del 10 gennaio, Rugova ha conquistato solo 50 voti, mentre gliene servivano almeno 81 per essere eletto. La seduta è stata sciolta e riconvocata per il pomeriggio. Ma anche in questa terza tornata, quando gli sarebbero bastati 61 voti, il mite leader della LDK ha conquistato un solo voto in più rispetto alla votazione precedente. I parlamentari riuniti nelle due sedute di ieri erano 118. Sono state contate 80 schede di cui 26 non valide, come ha confermato il presidente del parlamento Nexhat Daci, e quattro astensioni.
Fermo nelle sue parole, Rugova ha addossato la colpa del fallimento delle due sedute ai partiti che hanno boicottato le elezioni. "Purtroppo, abbiamo alcuni gruppi parlamentari o partiti che hanno de facto boicottato la votazione. In quanto deputati, sono tenuti a votare. Dobbiamo imparare la vita democratica, dobbiamo riconoscere i risultati delle elezioni, dobbiamo andare avanti", ha commentato Rugova dopo l'elezione (Besnik Bala, "Kosovo: Neuspeli izbor predsednika", AIM Pristina 10-1-2002).
Purtroppo per Rugova i rappresentati degli altri partiti non la pensano così. Anzi c'è chi addirittura ha chiesto la formazione di una commissione di indagine sul passato di Rugova. Il Partito Popolare del Kosovo (LPK) ha chiesto infatti che sia resa nota l'altra parte della biografia di Rugova, ed inoltre che si formi una commissione che verifichi l'operato del leder della LDK durante i bombardamenti della NATO, in particolare nei suoi contatti con la leadership jugoslava di allora, ossia Milutinovic e Milosevic.
Ma tutti si ricorderanno anche che il mite e democratico Rugova in quei giorni passeggiava per i giardini del Quirinale a braccetto con l'allora presidente del consiglio italiano Massimo D'Alema, con il quale disquisiva di belle arti nel suo impeccabile francese (Vive l'Europe!), mentre il suo amato popolo se ne stava stretto tra le forze di Milosevic e le bombe della NATO. Che mai avrà fatto - viene da domandarsi - il leader democratico? Tuttavia, non vorremmo, nel dare una risposta, unirci al coro dei falsari di Rugova (cfr. Il "giallo" Rugova, "Notizie Est" # 480, 8 ottobre 2001). Pertanto fenomenologicamente sospendiamo il giudizio e rinviamo alla storia che, tra i suoi rimandi ed interpretazioni, ci racconterà un giorno come sono andate le cose.
La fallita elezione del presidente ha gettato nello sconcerto l'intera comunità internazionale. La portavoce dell'UNMIK ha affermato che siamo al dramma. Eppure bisognerebbe chiedere all'UNIMK come mai se ne è andato Haekkerup? E poi perché tanta indignazione quando comunque i poteri effettivi della regione rimangono in mani internazionali. Non sempre la pressione occidentale sortisce risultati immediati e scontati. Rugova sarà anche il favorito della comunità internazionale, ma è evidente che non riesce a mettere insieme più di quattro o cinque voti oltre a quelli che già possiede (la LDK ha 47 deputati al parlamento). Già! ma ci penserà ancora la comunità internazionale, dall'alto dei suoi poteri a sistemare la cosa. In caso di fallimento delle tre sedute il quadro costituzionale del Kosovo in effetti non prevede nulla. L'UNMIK ha fatto sapere che la votazione potrebbe protrarsi ad oltranza oppure si potrebbe cambiare il candidato. Forse è più plausibile ipotizzare che verrà prima la nomina del nuovo amministratore della missione civile e che poi quest'ultimo nominerà, nel pieno dei suoi poteri, il futuro presidente del Kosovo.
Vero è che ciò che manca in questo momento è un'intesa tra i partiti politici albanesi, da un lato, e dall'altro un dialogo con la coalizione serba "Povratak". Tuttavia, aldilà di ciò che di dannoso potrebbe scaturire da un governo tra Thaci, Rugova e Haradinaj, non sembra che queste forze politiche siano dell'avviso di trovare un qualsiasi accordo politico, forse rimangono troppo impegnate nella spartizione di un potere più nominale che effettivo, ma comunque sempre ambito.
| Data: 13-01-2002 | | Fonte: "Notizie Est" |
| Autore: Luka Zanoni |
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