"Crisi politica e crisi militare"

Data: 06-05-2001 Fonte: "Mediapool.bg", "Dnevnik" [Skopje] e altre fonti
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #436 - MACEDONIA
6 maggio 2001


CRISI POLITICA E CRISI MILITARE

[Come d'abitudine, raccogliamo in un unico numero svariati aggiornamenti, brevi e meno brevi, sulla situazione in Macedonia, numerandoli per comodità di riferimento: 1) un articolo dell'AIM di fine aprile sulla crisi politica nel paese e l'inesistenza di trattative reali; 2) un breve pezzo sull'uccisione di otto soldati macedoni il 28 aprile scorso; 3) una serie di aggiornamenti sulle trattative per formare un governo di unità nazionale; 4) una rassegna sui gruppi paramilitari macedoni; 5) le sconcertanti dichiarazioni dell'ambasciatore OSCE a Skopje; 6) le forniture militari USA all'esercito macedone contro i "terroristi" (Nota: si veda l'importante successiva rettifica in fondo a questo numero); 7) brani da un articolo di analisi dell'agenzia bulgara Mediapool.bg (i brani da 2 a 6 sono a cura di A. Ferrario)]


1) UN "GRANDE" GOVERNO PER UNA "PACE NERVOSA"
di Iso Rusi - (AIM Skopje, 24 aprile 2001)


La settimana scorsa è stata all'insegna dei negoziati tra il leader del governo, cioè il premier Ljupco Georgievski, e il leader del maggiore partito di opposizione (L'Alleanza Socialdemocratica della Macedonia - SDSM) riguardo alla formazione di una grande coalizione governativa. I media locali sono stati occupatissimi nel riportare i retroscena di tali trattative. Le prime pagine dei giornali e le prime notizie dei media elettronici sono state piene di congetture su quali ministeri vuole ottenere l'opposizione nella "grande coalizione governaiva", su quando verrà formato il nuovo governo e quando si terranno le elezioni anticipate... Questa ondata è stata sostituita, nel giro di una notte, dalle accuse rivolte alla VMRO-DPMNE al governo da parte della SDSM, attualmente all'opposizione, secondo cui la prima starebbe rallentando le trattative sul nuovo governo, poiché non desidera arrivare alla sua creazione. Il premier Georgievski ha reagito con una dichiarazione secondo cui vi sono stati svariati incontri con il leader della SDSM, Crvenkovski, e all'opposizione sono stati addirittura proposti 4 dei 9 ministeri attualmente controllati dal partito al governo, anche se rimane valido che la VMRO-DPMNE non accetta la richiesta della SDSM di ottenere il ministero degli interni.

Allo stesso tempo nel governo è scoppiato un nuovo scandalo nelle fila della VMRO-DPMNE. Nella stampa sono comparsi facsimili del trasferimento di 3 milioni di marchi dal giroconto del ministero della difesa al conto della società privata "XC Company", i cui fondatori sono il suocero del ministro della difesa Ljuben Paunovski e il cognato di quest'ultimo. Paunovski, dopo tale pubblicazione, ha tenuto una breve conferenza stampa con i giornalisti, nella quale egli ha definito lo scandalo come uno sgambetto da parte di alcune persone del suo partito all'interno del ministero, che egli aveva revocato dal proprio incarico, e allo stesso tempo ha reso pubblico di avere messo in guardia due volte il governo nella seconda metà dell'anno scorso, riguardo alla situazione sul confine tra Macedonia e Jugoslavia, affermando che tuttavia il governo non ha voluto ascoltare i suoi avvertimenti, rivelatisi poi esatti nel corso di febbraio e marzo di quest'anno con il verificarsi degli incidenti armati con l'UCK macedone. Si è tenuta una riunione urgente dei massimi vertici della VMRO-DPMNE, dopo la quale il premier Georgievski ha dichiarato che sono stati trasferiti dal conto del ministero della difesa a quello di persone vicine al ministro Paunovski, e ciò in maniera contraria alla legge, non 2 milioni di marchi, bensì addirittura 11! Non è difficile preuspporre che questo nuovo scandalo rimarrà sulle prime pagine e tra le prime notizie nei media elettronici per almeno una decina di giorni, poiché il ministro Paunovski ha dichiarato che se verrà costretto a dare le dimissioni per una "trappola che gli è stata tesa con grande abilità" (come si è espresso egli stesso) non starà zitto. E un uomo ai vertici del governo e del partito, come è Paunovski, ha sicuramente molto da raccontare.

Parallelamente a ciò, i partiti albanesi - quello al governo, il DPA, e il PDP all'opposizione - hanno dichiarato che siederanno al tavolo delle trattative per giungere a una base di partenza comune riguardo alla formazione di un nuovo governo. Ancora prima del primo incontro dei rappresentanti dei due partiti si è creato un problema. Dopo la riunione tra i leader delle due forze politiche, Arben Xhaferri e Ymer Ymeri, il primo, leader del DPA, ha dichiarato al servizio albanese della BBC che tra gli obiettivi della creazione di team per le trattative tra i due partiti vi è l'elaborazione di una piattaforma unitaria. A tale intervista ha fatto seguito un'aspra reazione del vicepresidente del DPA, Menduh Thaqi, che ha accusato il corrispondente della BBC di avere riferito parole che Xhaferri non può avere pronunciato (anche se la BBC aveva trasmesso la registrazione della dichiarazione del leader del DPA). Dopo di ciò, il secondo vicepresidente del DPA e vicepresidente del parlamento, Ilijaz Halimi, ha fornito una sua interpretazione di "compromesso": in occasione dell'incontro tra i leader, al quale egli stesso ha partecipato, si è parlato di piattaforma comune, ma anche di divisione dei posti nel futuro governo. E qui probabilmente va individuata la fine di tali negoziati, poiché il PDP ha dichiarato a più riprese per voce dei propri funzionari che non è interessato a entrare nel nuovo governo per ottenere i due posti di ministro che gli vengono offerti, bensì per creare un'eventuale piattaforma unitaria per le richieste albanesi. E tali trattative sono state precedute da reciproche accuse di essere "membri della criminalità organizzata" ed ex "membri dell'UDB [i servizi segreti della Jugoslavia socialista - N.d.T.]".

[...] Il presidente Trajkovski prosegue i suoi inconcludenti incontri con i rappresentanti dei partiti politici, che si continua a presentare come dialogo macedone-albanese. Oggi il tema è stato quello del censimento della popolazione, che si dovrebbe tenere dal 15 maggio al 1 giugno, contrariamente a quanto vogliono le forze politiche albanesi, le quali ritengono che il censimento si debba tenere quando in Macedonia torneranno tutti coloro che ne sono fuggiti per timore di una guerra imminente.

Parallelamente agli "zoppicanti" incontri presso Trajkovski, si sta facendo sempre più intensa una tendenza che proviene direttamente dalla cucina dei suoi consiglieri. Quello che si desidera è compensare la mancanza di dialogo a livello ufficiale con "dialoghi" a livello non governativo. L'ultimo numero del bisettimanale "Forum" ha aperto la prima pagina con il titolo "Il dialogo comincia: chi sarà santo e chi sarà peccatore" e nel suo regolare mini-commento, il direttore responsabile scrive: "che lo si voglia o meno, il dialogo nell'ambito del gabinetto del presidente comincia. Lo schema delle discussioni è un po' complicato - incontri tra leader dei partiti, il segretariato del presidente, le procedure del governo e quelle parlamentari ecc. - ma anche questo è democrazia, e la Macedonia è un paese democratico".

La Fondazione per la ricerca strategica "Kiro Gligorov" ha tenuto una conferenza internazionale di due giorni riguardante le conseguenze della crisi regionale per la Macedonia. Sembra che i suoi obiettivi e la materia in discussione fossero limitati già dalla stessa lettera di invito, nella quale quasi a ogni passo vi erano espressioni del tipo "importazione dell'estremismo radicale".

Nel frattempo Trajkovsi, almeno secondo quando pubblicato dal "Vest" di Skopje e non smentito dal gabinetto del presidente, ha formato il suo chiacchierato segretariato, a quanto pare con la consultazione e a carico dell'UE, che lo finanzierà, composto unicamente da macedoni. Riguardo agli albanesi che erano stati proposti per farne parte, secondo "Vest", essi non hanno ottenuto il gradimento degli europei. Ora sembra essere chiaro che coloro i quali temevano che gli incontri presso il presidente Trajkovski e il suo segretariato sarebbero stati qualcosa di simile a istituzioni parallele nelle quali sarebbero state facilmente soddisfatte le richieste albanesi, possono rimanere tranquilli. Perché sia la conferenza della fondazione "Kiro Gligorov" sia le tribune di tipo simile annunciate, le discussioni ecc., e il segretariato etnicamente pulito di Trajkovski rendono il dialogo quasi impossibile - indicano che difficilmente si potranno trovare degli albanesi che vi partecipino solo come "alibi".

Il dialogo proposto dai consiglieri del presidente è stato pensato come un "dialogo" nel quale bisogna limitarsi ad ambiti già prestabiliti, con poco spazio affinché qualcuno possa svolgere la propria funzione nel "dialogo" andando più in là della propria semplice presenza fisica, dovuta semplicemente al fatto che qualcuno lo ha proposto, qualcosa di simile allo status di "albanese onesto" del periodo del socialismo.

Il presidente e i suoi consiglieri "affondano" anche nelle spiegazioni aggiuntive riguardo al dialogo. In questi giorni è stata lanciata l'idea degli esperti "volanti", esteri e locali, che dovrebbero essere inclusi nel dialogo. Dopo le discussioni sul censimento, sono state annunciate discussioni sull'autogoverno locale, sull'armonizzazione delle leggi, ma anche sulla lotta contro la criminalità organizzata, la corruzione, il lavaggio del denaro sporco e i regolamenti doganali! Visto che sono state aperte tutte queste questioni "essenziali" per i rapporti interetnici, perché non si aprono discussioni anche sulla decontaminazione contro le zanzare, essendo stato dimostrato che esse senza dubbio succhiano il sangue della popolazione multietnica e come tali devono essere distrutte?

Del dialogo multietnico, che dovrebbe prevenire qualche altro "avvenimento sulle montagne", continua a non esserci alcuna traccia tangibile. In altre parole, in Macedonia continua a non esserci nulla di nuovo: anche questo ceto politico macedone adora nascondere lo sporco sotto il tappeto - cioè accumulare i problemi, invece di risolverli. In tal modo, è facile che la "pace nervosa" (così il ministro delle finanze Nikola Grujevski ha definito la situazione in cui si trova il paese) si trasformi in "guerra tranquilla".


2) GLI OTTO UCCISI DEL 28 APRILE

Negli ultimi giorni, dopo l'incidente nei pressi di Vejce in cui sono rimasti uccisi 8 membri delle forze macedoni, le vittime sono state definite dai media internazionali genericamente come membri dell'esercito e della polizia di Skopje. In realtà, sia la polizia locale, che il portavoce del ministero della difesa macedone avevano dichiarato la sera stessa che le vittime, sia gli otto uccisi che i sei feriti, erano membri dell'unità speciale d'assalto dei "Lupi", una formazione di élite per operazioni speciali (AP, 28 e 30 aprile; "New York Times", 30 aprile; "Wasington Post", 30 aprile). Se il numero delle vittime tra le forze macedoni, in assenza inoltre di vittime da parte albanese, sembra chiaramente confermare la versione dell'imboscata, appare poco credibile che un'unità come quella dei "Lupi" si trovasse nella zona per un semplice pattugliamento di routine, come affermano le autorità di Skopje. A rendere più confuse le cose sono arrivate le indiscrezioni raccolte da uno dei maggiori quotidiani macedoni ("Dnevnik", 5 maggio) presso funzionari anonimi del ministero degli interni macedone, e come tali non verificabili, secondo cui le autorità di Skopje avevano saputo in tempo reale che un gruppo di albanesi armati era appena entrato nella zona di Vejce dal Kosovo, ma che tali autorità non hanno intrapreso alcuna misura. Anzi, le fonti anonime di "Dnevnik" affermano che i membri della pattuglia della zona sarebbero stati cambiati all'ultimo momento da parte di organi locali della polizia e che il pattugliamento quel giorno sarebbe avvenuto in un orario diverso da quello regolare. Queste rivelazioni anonime vengono in un momento di forte crisi per il ministero degli interni di Skopje, dovuto al fatto che il ministro Dosta Dimovska, uno dei più potenti esponenti della VMRO-DPMNE al governo e leader dell'ala cosiddetta "filobulgara" al suo interno, è stata costretta ad annunciare le sue dimissioni perché sgradita ai socialdemocratici della SDSM, di cui si prevede l'imminente entrata in un governo di unità nazionale e che mirano proprio al ministero degli interni. Anche se la credibilità delle dichiarazioni anonime è tutta da verificare, esse sono un chiaro sintomo di come all'interno del ministero sia in atto una lotta intestina. La situazione all'interno del ministero della difesa, come abbiamo visto, non dovrebbe essere molto diversa: il ministro Paunovski, di cui si parla nel primo articolo di questo numero, ha infatti dato infine le dimissioni e il ministero è passato a partire dal 3 maggio sotto la direzione ad interim del premier Georgievski. Va infine rilevato che gli sviluppi militari degli ultimissimi giorni erano stati anticipati il 2 maggio da una dichiarazione dell'ex ministro degli interni Frckovski, il quale aveva annunciato che il governo si stava preparando a un'"azione definitiva contro i terroristi", per la quale si attendeva solo la fine della visita ufficiale del presidente della repubblica Trajkovski negli Stati Uniti.

3) IL "SUPERGOVERNO" DI UNITA' NAZIONALE

Proseguono con difficoltà le trattative per giungere a un governo di unità nazionale che raccolga tutti i maggiori partiti della Macedonia. L'accordo per tale governo veniva ormai dato come raggiunto dai principali quotidiani del paese già il 27 aprile e doveva, secondo molti, diventare il "fiore all'occhiello" con il quale il presidente Trajkovski si sarebbe recato in visita a Washington. Al fine di ottenere la mediazione di un governo di unità nazionale, fortemente voluto dalla "comunità internazionale" si era tenuta il 25 aprile a Skopje una riunione tra VMRO-DPMNE, SDSM, DPA, PDP, da una parte, e il rappresentante dell'UE Teixeira, l'ambasciatore USA, quello britannico, quello tedesco e l'alto commissario OSCE van der Stoel. I problemi principali ancora di risolvere sono quelli dell'assegnazione del ministero degli interni, della data di eventuali elezioni anticipate e della partecipazione dei partiti albanesi. Il 3 maggio il portavoce della SDSM, Bucovski, dopo avere affermato che il suo partito in questo momento è molto preso nel decidere le misure da adottare a Bitola e Kumanovo, dove governa (le due roccaforti della SDSM sono state in questi giorni al centro degli sviluppi più gravi), ha comunque ribadito che il suo partito vuole il ministero degli interni. Il giorno dopo, secondo indiscrezioni di "Dnevnik" (5 maggio), è emerso che la VMRO-DPMNE ha avanzato un compromesso, che consisterebbe nel conservare in un primo tempo per sé tale dicastero, per poi lasciarlo un mese prima delle elezioni anticipate alla SDSM, che avrebbe così il controllo sul corretto svolgimento del voto. Le elezioni anticipate, secondo la proposta del VMRO-DPMNE, verrebbero indette nel novembre di quest'anno, per svolgersi poi nel febbraio o nel marzo del 2002. Il portavoce della SDSM ha annunciato in contemporanea che le posizioni del suo partito e quelle della SDSM si stanno avvicinando. Secondo quanto riferisce il quotidiano, se si giungesse a un tale accordo, il problema principale rimarrebbe quello delle forze albanesi. Il PDP ha congelato ogni partecipazione a trattative fino a quando non cesseranno le operazioni militari nella zona di Kumanovo (e permangono nel frattempo i suoi rapporti tesi con il DPA). Inoltre, tra il partito di Georgievski e quello di Xhaferri si sarebbe aperta una forte crisi e nella capitale corre voce che il premier si appresterebbe a pronunciare un forte attacco nei confronti del DPA in occasione della prossima seduta parlamentare. Esiste insomma la possibilità che gli albanesi rimangano fuori dal "supergoverno". La loro uscita dalle istituzioni in questo momento sarebbe tuttavia sgraditissima alla "comunità internazionale" e porrebbe enormi problemi politici a livello interno. Secondo quanto scrive sempre "Dnevnik", la SDSM starebbe facendo da mediatore tra Georgievski e Xhaferri (ricordiamo, per inciso, che quest'ultimo è gravemente malato). A una soluzione si dovrebbe giungere martedì 8 maggio, per quando è stata fissata la prossima seduta parlamentare, nella quale si discuterà del nuovo governo e dell'eventuale dichiarazione dello stato di guerra, alla quale si è tuttavia dichiarata contraria oggi l'UE.


4) I GRUPPI PARAMILITARI MACEDONI

La stampa macedone e quella bulgara riportano notizie preoccupanti sull'entrata in scena di formazioni paramilitari macedoni. Riassumiamo qui sotto le relative notizie pubblicate da "Mediapool.bg" [Sofia] (3 maggio) e da "Dnevnik" [Skopje] (5 maggio). Gli incidenti verificatisi nei giorni scorsi a Bitola, durante i quali sono stati distrutti e incendiati negozi di cittadini albanesi, sarebbero stati pianificati e organizzati da un'agenzia di polizia privata di Skopje e dai "falangisti" dei gruppi di tifosi della squadra calcistica "Vardar" di Skopje. Questi ultimi disporrebbero di 1.000-1.500 persone bene organizzate e armate in tutto il paese. L'azione armata condotta a Skopje, sempre nei giorni scorsi, da persone mascherate e armate di mitra che hanno ucciso un albanese in un ristorante della capitale, è stata rivendicata dall'organizzazione paramilitare "Todor Aleksandrov", che prende il nome dal leader della VMRO degli anni '20, collaboratore sia degli sciovinisti bulgari d'allora sia dei fascisti italiani. I media macedoni, nei giorni successivi alle crisi di Tanusevci e di Tetovo, hanno inoltre riportato le dichiarazioni di Ivan Atanasovski, leader del gruppo paramilitare "Leoni macedoni", che porta lo stesso nome della formazione creata una decina di anni fa dalla VMRO-DPMNE di Georgievski, anche se Atanasovski nega ogni rapporto con tale partito e dice che il gruppo è stato formato sul modello delle "Tigri" di Arkan. Secondo Atanasovski il gruppo ha circa 500 membri, alcuni dei quali facevano in precedenza parte della polizia speciale tedesca e si addestravano in un centro speciale di quest'ultima. Al quotidiano "Dnevnik" è giunta una lettera di un ex membro della "Legione degli stranieri", secondo cui in Macedonia sarebbe stato creato il gruppo paramilitare "Uccello grigio", che avrebbe tra 2.600 e 2.700 uomini (una cifra senz'altro più che esagerata) in quattro città della Macedonia, mentre il suo centro di comando si troverebbe a Lione, in Francia. Nella lettera giunta al quotidiano si dice che il gruppo ha pianificato attentati contro Georgievski e Xhaferri. Esiste inoltre un gruppo chiamato "Fronte Nazionale Macedone" che ha una sede pubblica a Skopje e il cui leader, Aleksandar Kolevski, ha mostrato a un giornalista di "Dnevnik" foto di un loro campo di esercitazione militare e ha affermato: "Aiutiamo i soldati sul confine". Sul gruppo corre voce che sia finanziato dalla VMRO-DPMNE.

5) OSCE: IL POGROM CONTRO GLI ALBANESI A BITOLA E' "COMPRENSIBILE"

L'ambasciatore dell'OSCE in Macedonia, Carlo Ungaro, ha dichiarato all'indomani delle razzie contro negozie e proprietà di albanesi a Bitola, che "l'insoddisfazione e le emozioni della popolazione di Bitola dopo l'uccisione dei loro quattro concittadini sono comprensibili". L'ambasciatore OSCE ha inoltre sposato due tesi fondamentali del governo di Skopje, affermando di avere informazioni secondo cui i civili dei villaggi nei pressi di Kumanovo controllati dall'UCK vengono tenuti ostaggi di quest'ultimo e, inoltre, che vi sono informazioni relative a infiltrazioni di gruppi terroristici albanesi dal Kosovo ("Dnevnik", 5 maggio).


6) ARMI DAGLI STATI UNITI CONTRO I TERRORISTI ALBANESI

Il viaggio di Trajkovski negli Stati Uniti ha guadagnato a quest'ultimo un forte appoggio, anche per azioni militari, da parte di Washington. Il segretario di stato USA Powell ha dichiarato "il totale sostegno degli Stati Uniti all'integrità territoriale della Macedonia" e ha condannato "gli atti vigliacchi e codardi compiuti da terroristi e da organizzazioni terroristiche che cercano di sovvertire il processo democratico [...] non dobbiamo consentire ai terroristi di deragliare la riconciliazione politica. [...] Prosciugheremo tutto il sostegno che i terroristi possono pensare di avere. [...] Esprimo le condoglianze del popolo americano per gli otto soldati macedoni che hanno perso la loro vita in conseguenza di questa azione terrorista" (Conferenza stampa di Colin Powell, 1 maggio). Anche il portavoce del Dipartimento di Stato, Reeker, ha definito "terroristi" i guerriglieri dell'UCK. In un'altra conferenza stampa, nella quale veniva presentato il "Rapporto Globale 2000 sul Terrorismo" lo stesso Reeker, alla domanda di un giornalista sul perché in tale rapporto, a differenza di altri gruppi albanesi, non comparisse l'Esercito di Liberazione Nazionale, Reeker ha risposto che ciò è dovuto al fatto che tale gruppo è comparso dopo la fine del 2000 e che, se le cose proseguono secondo la linea attuale, esso è un buon candidato a comparire in tale rapporto (Dipartimento di Stato degli USA, 1 maggio).

Inoltre, l'ufficio del presidente George Bush ha comunicato che "nel più breve tempo possibile" gli Stati Uniti forniranno alla Macedonia aiuti straordinari per 38,4 milioni di dollari, che andranno ad aggiungersi ai 45 milioni di dollari già stanziati per il periodo fino al 2002. A livello militare, verranno rafforzati gli scambi di informazioni tra l'esercito di Skopje e la KFOR. Il governo di Washington rafforzerà la collaborazione con quello di Washington nel campo dell'intelligence e a partire da questo maggio verrà avviato un nuovo programma di addestramento delle truppe macedoni da parte degli USA. Sempre l'ufficio di Bush ha dichiarato che eserciterà pressioni in ambito ONU per una condanna degli atti terroristici e per un sostegno a Skopje. Ma soprattutto sono già in corso ingenti forniture urgenti di armi da parte degli Stati Uniti all'esercito macedone. Nel porto bulgaro di Burgas l'altro ieri è stato scaricato il primo contingente di aiuti militari statunitensi destinati alla Macedonia, composto da 250 container, tra i quali elicotteri. Nei prossimi giorni si attendono altre due navi con aiuti militari per la Macedonia ("Dnevnik", 5 maggio). (Nota: si veda l'importante successiva rettifica dei dati relativi alle forniture militari, riportata in fondo a questo numero insieme a svariati aggiornamenti del 10 maggio)


IL CONTESTO DELLA NUOVA CRISI MACEDONE
di Georgi Koritarov - ("Mediapool.bg", 2 maggio 2001)


[...] L'attuale tentativo di dialogo in Macedonia è destinato al fallimento. I motivi di una tale conclusione provengono da svariate direzioni e sono di carattere differente.

In primo luogo - vi è il formato limitato, in termini di rappresentanza dei partiti che prendono parte a tale processo. Nonostante le argomentazioni sulla necessità di una cornice parlamentare - e cioè sul fatto che le discussioni devono tenersi tra i fattori legittimi rappresentati in Parlamento - è proprio tale aspetto che nasconde i maggiori pericoli di squilibrio tra le varie influenze politiche nella società macedone. Il DPA e il PDP - i due partiti albanesi invitati a prendere parte a tale processo - non sono in grado di difendere né le proprie posizioni di partito, né una posizione comune a tutti gli albanesi. L'unico loro ruolo sarebbe quello di legittimare qualche soluzione accettabile per i macedoni, ma inaccettabile per gli albanesi. Non è affatto casuale che fin dall'inizio il PDP, quale partito di opposizione, abbia boicottato le trattative. Il DPA vi ha presenziato più per inerzia, in quanto parte della coalizione di governo, che come soggetto politico albanese. Completamente isolato, e non invitata al dialogo, è stato il NDP di Kastriot Haxhirexha. L'UCK, che ha esplicitato la pretesa di diventare soggetto partecipante alle trattative, è stata bollata di organizzazione terroristica.

In secondo luogo - il motivo della conclusione secondo cui l'attuale dialogo in Macedonia è destinato al fallimento, è quello dei temi che bisogna discutere. I partiti e le istituzioni macedoni - il presidente Trajkovski, sotto la cui egida vengono condotte le discussioni, propongono come base per la risoluzione dei rapporti interetnici il miglioramento dei diritti individuali dei cittadini ed escludono i diritti collettivi delle comunità nazionali. Sia Trajkovski, come istituzione, sia tutti i partiti macedoni sono categorici: la costituzione non deve essere modificata.

Esattamente opposti sono la posizione e i desideri del DPA e del PDP come partecipanti albanesi al dialogo: modificare la costituzione. I partiti macedoni, nel difendere la propria posizione, hanno come sostegno alle proprie spalle gli umori della parte macedone della società, che è in maggioranza. Il DPA e il PDP non hanno risorse sufficienti per conseguire i propri obiettivi politici. E il loro fallimento nel dialogo toglierebbe ogni significato al loro ruolo di partiti. Essi, tuttavia, hanno la possibilità di inviare forti messaggi politici. Il primo, quello di bloccare o di abbandonare le trattative e le istituzioni alle quali prendono parte. Il secondo, quello di appellarsi agli altri fattori macedoni per conseguire una posizione unitaria nei confronti dei macedoni. Il terzo, la dichiarazione pubblica dell'impossibilità di giungere a una soluzione attraverso il dialogo. Tutto questo porta all'ipotesi più estrema, ma fortemente reale, e cioè che parlino solo le armi.

In terzo luogo, l'UCK ha dichiarato da lungo tempo che non vi sarà pace in Macedonia fino a quando le autorità macedoni non accetteranno le condizioni dell'Esercito di Liberazione Nazionale. Tali condizioni sono state formulate non molto tempo fa nel Comunicato n. 6 dell'UCK: che gli albanesi di Macedonia ricevano lo status di "popolo costituente dello stato" e che ciò venga fissato con una modifica della costituzione. Se le trattative condotte finora falliranno - oppure verranno interrotte, oppure si arriverà a un risultato non egualmente accettabile per le due parti, quella macedone e quella albanese, l'UCK otterrà uno dei più forti argomenti a suo favore.

E non è tutto: l'esercito si trasformerà automaticamente in un simbolo fondamentale, nel soggetto che esprime e garantisce gli interessi e le attese della popolazione albanese in Macedonia. Diventerà qualcosa come "Movimento Nazionale - UCK", che piegherà alla propria volontà i partiti politici albanesi. A differenza di quanto è stato finora nell'evoluzione di tale esercito, periodo durante il quale ha potuto affermare di ricorrere all'uso delle armi solo come strumento per esercitare pressione al fine di ottenere un risultato politico nel rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità della Macedonia, in un momento futuro della crisi, nel caso in cui dovesse dimostrarsi con chiarezza l'impossibilità di trovare un risultato politico nell'ambito degli attuali modelli e del sistema politico, le azioni dell'UCK si trasformerebbero in una minaccia diretta all'unità dello stato macedone in termini sia territoriali che di sovranità. E ciò significa che non si può escludere che in un periodo non molto lontano emergerà anche un analogo macedone paramilitare dell'UCK, diverso per carattere, per funzioni e per obiettivi dalle forze armate ufficiali macedoni. [...]

(titolo di "Notizie Est")


RETTIFICA IMPORTANTE / AGGIORNAMENTI
10 maggio 2001

Nella serie di materiali riportata qui sopra avevamo ripreso la seguente notizia dal quotidiano di Skopje "Dnevnik" del 5 maggio: "Nel porto bulgaro di Burgas l'altro ieri è stato scaricato il primo contingente di aiuti militari statunitensi destinati alla Macedonia, composto da 250 container, tra i quali elicotteri. Nei prossimi giorni si attendono altre due navi con aiuti militari per la Macedonia". Nell'articolo di "Dnevnik" si scriveva letteralmente di "aiuti militari per l'uso dell'ARM [Esercito della Repubblica di Macedonia]". Il quotidiano ha in realtà pubblicato una notizia non vera, almeno a giudicare dagli articoli più dettagliati usciti nei giorni successivi sulla stampa bulgara. Il quotidiano di Sofia "Monitor" ha infatti pubblicato l'8 maggio un articolo particolareggiato nel quale si cita un comunicato ufficiale dell'ambasciata USA a Sofia, secondo cui nel porto di Burgas sono stati sì scaricati 250 container con armamenti USA e si attendono altre due navi con ulteriori forniture militari, ma con la precisazione fondamentale che tali armamenti sono destinati alle basi delle forze statunitensi della KFOR di stanza in Kosovo e in Macedonia. Viene tuttavia confermato anche che la fornitura comprende elicotteri, e più precisamente, secondo il comunicato ufficiale citato da "Monitor", Apache /AH-64/, Black Hawk /UH-60A/, Chinook /CH- 58D/ e Kiowa Warrior /OH-58D/. Il giorno successivo (9 maggio), un altro quotidiano di Sofia, "Duma", confermava i dati dei 250 container destinati "al Kosovo e alla Macedonia", così come quelli relativi agli elicotteri, riferendo che 20 di questi ultimi erano "Apache" e che il "loro trasporto in Macedonia" sarebbe avvenuto oggi, 10 maggio. Se "Dnevnik" ha riportato una notizia inesatta, rimane il fatto che è difficile trovare spiegazioni "normali" per un invio così massiccio di armamenti statunitensi verso la Macedonia e il Kosovo, in particolare per quanto riguarda gli elicotteri. Sia il momento particolarmente delicato, sia il precedente degli elicotteri delle forze ucraine della KFOR in Macedonia, "trasferiti" all'esercito macedone e subito utilizzati contro l'UCK a Tetovo e in questi giorni nell'area di Kumanovo, lasciano adito a sospetti. Proprio oggi, il bollettino delle forze KFOR ("KFOR Online") segnala che "recentemente" si è svolta tra il Kosovo e l'Albania un'esercitazione di paracadutisti statunitensi trasportati da elicotteri facenti parte della squadra di combattimento del 1-508° Battaglione Aviotrasportato, il cui obiettivo era quello di verificare la capacità di dispiegamento rapido delle Forze di Riserva Strategica. Tra le esercitazioni compiute, vi sono quelle del "ripulire edifici da sospette truppe ostili" e "perquisire veicoli e persone alla ricerca di armi illegali". A complicare il quadro va citata anche la notizia, riportata dal quotidiano di Belgrado "Danas" (7 maggio), secondo cui al presidente macedone Trajkovski, durante la sua visita a Washington dei giorni scorsi, "sono stati promessi aiuti militari per il valore di 17,5 milioni di dollari". Per completezza va riferito tuttavia che la Inet News di Belgrado riferiva il 7 maggio, senza citare la propria fonte, che "nel corso delle prossime settimane vi sarà un livello aumentato di traffico militare tra la Macedonia e il Kosovo di unità dell'Esercito USA", poiché "la 1a Divisione corazzata di stanza in Germania sarà sostituita da elementi della 101a Divisione Aviotrasportata (Attacco aereo) e dalla 3a Divisione di Fanteria (Meccanizzata)"; dopo avere specificato che si tratta di una sostituzione "uno a uno" come "avviene normalmente ogni sei mesi", l'agenzia di Belgrado scrive che tali "movimento di truppe e attrezzature non sono una risposta alla situazione in atto in Macedonia o alle attività lungo la fascia di sicurezza intorno al Kosovo".

Va tenuto presente, per un quadro complessivo della situazione nell'area, che oltre alla crisi in Macedonia vi è stata una rottura delle trattative tra la parte serba e quella albanese nella valle di Presevo, dovuta soprattutto alle divisioni tra l'ala più radicale e quella più moderata degli albanesi locali - in questi giorni la NATO dovrebbe decidere se consentire ugualmente alle forze jugoslave di tornare nell'ultimo settore rimasto della fascia di sicurezza, quello B, il più "scottante" perché è quello in cui sono concentrate le truppe dell'UCPMB. A tale proposito, l'8 maggio è stato ampliato il mandato delle forze tedesche della KFOR in Kosovo, che ora sono autorizzate a intervenire eventualmente anche nella fascia di sicurezza nella Serbia meridionale ("Mediapool.bg", 8 maggio). Il 7 maggio (ANSA) è stata data ufficialmente notizia del fatto che l'esercito macedone e quello jugoslavo apriranno una collaborazione per controllare i rispettivi confini ed evitare infiltrazioni di "terroristi albanesi". A tale fine una delegazione militare di Belgrado si recherà in questi giorni a Skopje, dove si dovrebbe recare a giorni, a quanto riferisce l'ANSA, anche il premier serbo Djindjic.

Inoltre, in Kosovo sono state interrotte a tempo indeterminato le trattative per l'approvazione del "quadro costituzionale", in corso tra UNMIK e albanesi (e serbi, in separata sede). Haekkerup ha rifiutato svariate richieste degli albanesi e in particolare quella della possibilità di indire un referendum per l'indipendenza del Kosovo. Non è ancora chiaro se verrà approvata per decreto (dell'UNMIK) la versione di Haekkerup, oppure se non vi sarà alcun documento e le elezioni, previste per il prossimo autunno, salteranno (l'OSCE ha bisogno di almeno sei mesi per organizzarle, a partire dal momento in cui sarà disponibile un "quadro costituzionale" approvato). Ieri comunque Haekkerup ha fatto rapporto a porte chiuse di fronte al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e, successivamente, ha dichiarato che "vi sono opinioni diverse rispetto al processo di avanzamento verso le elezioni" e che "la previsione è che le elezioni si tengano più avanti nel corso dell'anno" (AP, 9 maggio).



Data: 06-05-2001 Fonte: "Mediapool.bg", "Dnevnik" [Skopje] e altre fonti
Autore: Autori vari