"Xhaferi: l'eroe delle battaglie altrui"

Data: 17-11-2000 Fonte: "Dnevnik"
Autore: Kim Mehmeti

NOTIZIE EST #368 - MACEDONIA
17 novembre 2000


XHAFERRI: L'EROE DELLE BATTAGLIE ALTRUI
di Kim Mehmeti - ("Dnevnik", 13 novembre 2000)


[NOTA: Pubblichiamo qui sotto un articolo di opinione su Arben Xhaferri, il leader del DPA (in albanese PDSH), il maggiore partito degli albanesi di Macedonia, che fa parte della coalizione di governo guidata dalla VMRO-DPMNE di Georgievski. L'autore dell'articolo è Kim Mehmeti, intellettuale albanese di Macedonia su posizioni più o meno vicine alla LDK di Rugova, che è stato in passato oggetto di aperti insulti proprio da parte di ambienti vicini al DPA perché scrive spesso anche su giornali in lingua macedone, come è il caso anche dell'articolo che segue. Pur essendo di lettura non immediata, sia per il linguaggio colorito difficile da rendere in italiano, che per i molti riferimenti alla situazione interna in Macedonia, ci sembra che colga molto nel segno. Xhaferri, ex rugoviano del PDP, il partito unitario degli albanesi di Macedonia dal quale egli si è scisso per fondare il DPA, partito dall'immagine "radicale" e vicino a Sali Berisha, è uno dei personaggi più cinici del mondo politico albanese nel suo complesso. Giunto ai vertici del potere per la sua immagine "radicale", dopo avere mandato allo sbaraglio nelle manifestazioni (con la conseguente incarcerazione) i suoi rivali nel partito effettivamente radicali, come i sindaci di Tetovo e Gostivar, Xhaferri, con il suo vice Menduh Thaqi, ha compiuto nel '98 una serie di incredibili voltafaccia, a partire dall'alleanza con il partito razzista e albanofobo VMRO-DPMNE (anch'esso diventato da un giorno all'altro "moderato"), fino all'abbandono di Rugova e al sostegno a Hashim Thaqi, nonché al compromesso a tutto campo su ogni questione che riguardi gli albanesi di Macedonia, come la riforma della costituzione o la legalizzazione dell'Università di Tetovo. Da quando è al potere si è creato un vero proprio feudo mediatico ed economico, della cui degenerazione sono state un sintomo le violenze alle ultime elezioni in Macedonia - A. Ferrario]

Si sbaglia chi afferma che il DPA è nato in provetta e che è stato una creazione dei laboratori di polizia di Skopje. Questo partito ha genitori legittimi, il cui codice genetico si può dimostrare con facilità: la madre è quella che un tempo era il PDP unito, il padre è Sali Berisha. Può darsi che i servizi del precedente ministero degli interni abbiano dato un sostegno "incubatore" al bambino politico, non impedendogli di crescere, come hanno fatto con tutti i partiti "nazionalisti" e nello stesso modo in cui hanno allevato la VMRO, della quale non si sa più quale è quella "vera". Sapendo che la puerpera - cioè l'ex PDP - era prossima al "parto", Berisha ha attivizzato tutti i propri servizi "ostetrici" per il neonato in modo tale da consentirgli di entrare sulla scena politica nella maniera più indolore e sperando che il nuovo pargolo gli sarebbe stato riconoscente. Ma tutto passa. Più tardi ha capito che i leader del nuovo DPA parlano localmente, ma hanno ambizioni di leadership pan-nazionale. E come tali, hanno fatto quello che fa ogni bambino ansioso di liberarsi dell'ombra dei genitori coronati di gloria: non potendo ucciderli, vive con il desiderio di vederli inginocchiarsi di fronte alla propria gradezza. Il DPA è riuscito con successo a percorrere la strada che quasi tutti i partiti usciti dal "mantello" del comunismo hanno percorso, costretti a crescere nell'atmosfera del pluralismo partitico. Ed è cresciuto diventando un partito che, se non altro, è riuscito a liberare i politici albanesi locali dalla sensazione di inferiorità rispetto all'élite politica macedone. Di questo il maggior merito va ad Arben Xhaferri. Raggiungendo la vetta che è l'obiettivo e la ragione d'esistenza di ogni forza politica - cioè la partecipazione al governo - il suo partito è "cresciuto" fino a trasformarsi in una "fabbrica per la lavorazione" degli albanesi, il cui migliore "certificato" ora è la tessera di partito del DPA. Tale partito ha lottato con successo anche per la creazione di un college privato in lingua albanese, che non vi sono motivi per cui non debba essere benvenuto e accettato dagli albanesi. Ma solo e unicamente se a questi ultimi viene spiegato in anticipo e in maniera corretta che la differenza tra un'Università di Tetovo divenuta ufficialmente statale e un college privato è, per dirla brutalmente, la stessa che corre tra la Cattedra di Lingua Inglese dell'Università di Skopje e gli annunci sui giornali con i quali i professori offrono i propri servizi del tipo "per 15 DM all'ora do lezioni di lingua inglese". Il DPA è giunto al potere arrampicandosi sulla nota scala fatta di promesse con cui all'"affamato" non viene promesso solo il pane, ma addirittura bevande e ricchi banchetti. Questo non perché Xhaferri non sapesse che non sarebbe stato possibile realizzare tutto ciò "di corsa" e non perché non si potesse prevedere che un conto è urlare nelle strade, mentre tutt'altro conto è quando la crème del partito comincia ad abituarsi alle comode poltrone ministeriali e di direttori, con tanto di segretarie e auto di lusso. No, il motivo è che non c'era altra scelta se non quella di seguire l'unica formula in grado di farti salire ai vertici del paese: il popolo deve svolgere il suo compito - quello di darti il suo sostegno - dopo di che, che accada quello che può accadere. Nonostante questo, nessuno si attendeva che egli sarebbe arrivato fino al punto di fare sembrare senz'altro giustificate le affermazioni di alcuni secondo cui le richieste strategiche degli albanesi - cioè la modifica della Costituzione e tutto quello che ne consegue - verranno messe definitivamente "in conserva" da Xhaferri per i prossimi decenni. Oppure le affermazioni secondo cui, se confrontati con i vertici del partito di Aliti [il PDP, ex alleato di governo dei socialdemocratici (SDSM) di Crvenkovski, oggi all'opposizione], quelli del DPA si sono ubriacati molto più in fretta con la dolce ambrosia del potere. Se si dovesse tracciare un diagramma del percorso politico del DPA, ci si dovrebbe limitare alle coordinate di due barbe [sia Xhaferri che il suo vice Menduh Thaqi hanno la barba], delle quali una "teorizza" e l'altra "materializza". Tale diagramma non sarebbe completo senza un numero enorme di "nemici nascosti" e di "spie" tra gli albanesi. In particolare vanno aggiunti anche gli "organi di persecuzione" impersonati da alcuni media in lingua albanese che ottengono "prove materiali" contro le persone sospette identificate come tali dalla centrale di Tetovo. Non bisogna comunque trascurare il fatto che l'ascesa del DPA è stata rafforzata anche dalle "analisi" di alcuni giornalisti con problemi ormonali che si svegliavano il mattino con il pensiero: da che lato Xhaferri lancerà la sua aggressione contro la Macedonia? Tali attacchi ingiustificati sono stati giustamente vissuti dagli albanesi come un atto contro la loro vita quotidiana. E questo perché erano motivati dalla malattia incurabile che ha colpito gli "editorialisti" e i "profilisti" ammalati del virus incurabile diagnosticato come albanofobia. Il loro ruolo "educativo" mirato ad "aprire" gli occhi degli albanesi e a spiegare loro chi dei loro leader è "costruttivo" e chi è invece "distruttivo", ha consentito ai capi del DPA di diventare "proprietari" dei media in lingua albanese. Ai quali non è rimasto altro spazio se non quello di prendere sotto la propria protezione i leader di tale partito, che ogni giorno venivano attaccati con le accuse più volgari. Indipendentemente da tutto questo, il DPA rimane il partner più fedele della VMRO-DPMNE, nonostante avesse più possibilità del DA di ricorrere a ricatti. Una fedeltà un po' strana, se si tiene presente il fatto che la matrice dell'azione politica di tale partito sotto molti punti di vista è più vicina a quella della SDSM. Nella sostanza, l'asse portante fondamentale dell'agire politico di Xhaferri e Crvenkovski è fatto di battaglie contro "i nemici esterni e interni". Forse proprio per questo si guardano così storto. Sembrano due "signore" che ordinano vestiti dal medesimo sarto, e per questo non vogliono incontrarsi allo stesso ballo. Più precisamente, cuciono il loro abito politico nello stesso salone machiavellistico, completato dal principio militare secondo cui non bisogna guardare alle battaglie perse, ma solo alla guerra vinta. Il loro principio ispiratore è la massima: il fine giustifica tutti i mezzi! Proprio questa effettiva similitudine ha reso impossibile una collaborazione politica tra Xhaferri e Crvenkovski, rafforzando invece la coalizione "innaturale" tra il machiavellista e il leader della VMRO-DPMNE. Perché Ljubco Georgievski rimane sempre più un "poeta" che un politico: sa fare il "ruffiano", ma non sa nascondere. E non è un "imbianchino" così abile come si dice. Spesso da lui trapela una "sincerità creativa", vale a dire che non si vanta di avere trovato degli "albanesi" più buoni di quelli che aveva Crvenkovski, ma vuole per sé semplicemente degli alleati fedeli. Per quanto riguarda la "besa" [in albanese: sacra promessa] data, difficilmente riuscirà a trovare persone più fedeli di quelle che ha. E lo dimostra con i fatti: ogni punto percentuale che Georgievski perde tra i suoi elettori viene sostituito da quelli del DPA con i voti dei "loro". Lo facevano ai tempi anche gli attivisti del PDP con la SDSM, ma ciò non arrecava loro alcun danno. Crvenkovski addirittura aveva paura di riconoscere il loro ruolo di "amici" e non si faceva fotografare con Aliti. Li teneva nell'"illegalità", per non irritare i macedoni con un'esibita prossimità agli albanesi. E' proprio qui la chiave del perché Georgievski, ex leader di quelli che scandivano "morte agli schipetari" è diventato per gli albanesi più accettabile di un Crvenkovski "civicamente" orientato. La chiave la si trova nell'ipocrisia di Crvenkovski e nella sincerità, a suo modo, di Georgievski. E' tuttavia indubbio che tra il DPA e la VMRO-DPMNE vi siano alcune somiglianze. Quella più importante è che nessuno deve spendere energie per indebolirli. E' sufficiente lasciarli nuotare nel fiume della loro vanità perché rimangano intrappolati da soli nei loro vortici. Le ultime elezioni locali ne sono una prova. Come lo sono anche le ultime dichiarazioni "traumatizzate" di Xhaferri in relazione alle elezioni locali in Kosovo, che hanno arrecato danno a tutti gli albanesi che non hanno votato come voleva lui: "Penso che non si debba dimenticare che in tali elezioni si è recato a votare un popolo traumatizzato dalla guerra". Dichiarazione che non fa altro che completare quella precedente sulla "marginalità" degli avvenimenti verificatisi durante le elezioni locali nel nostro paese. Ma queste dichiarazioni possono essere una sorpresa solo per coloro che non hanno capito come Xhaferri non è lontano dall'essere "deluso" perfino dal proprio stesso partito. Perché il DPA doveva essere il "laboratorio" in cui doveva completarsi la leggenda del Xhaferri "nazionale" [in italiano nel testo originale]. Leggenda che non si è potuta realizzare per vari motivi. Uno di essi è che il personaggio principale si presenta come "santo" infalllibile in versione dal volto umano. Una cosa di cui tutti i popoli del paese hanno ormai abbastanza. E inoltre tale leggenda è eccessivamente frammentata. E' fatta di capitoli slegati l'uno dall'altro e di personaggi assistiti dallo stesso Xhaferri. Ovvero, voleva diventare "Churchill" commentando le vittoriose battaglie di "De Gaulle" [allusione alle sue dichiarazioni secondo cui Hashim Thaqi ha perso le elezioni in Kosovo così come le hanno perse anche Curchill e De Gaulle dopo la Seconda guerra mondiale] . Un obiettivo davvero eccessivamente ambizioso anche per quello che al momento è indubbiamente il politico più abile sulla scena politica macedone.


Data: 17-11-2000 Fonte: "Dnevnik"
Autore: Kim Mehmeti