
"Elezioni in Albania: si rompe il circolo vizioso"
| Data: 11-10-2000 | | Fonte: AIM |
| Autore: Remzi Lani |
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NOTIZIE EST #356 - ALBANIA
11 ottobre 2000
LE ELEZIONI LOCALI IN ALBANIA: SI ROMPE IL CIRCOLO VIZIOSO
di Remzi Lani - (AIM Tirana, 8 ottobre 2000)
[A completamento dell'articolo qui sotto, segnaliamo che la AFP riportava l'8 ottobre scorso i risultati ufficiali delle elezioni locali in Albania, secondo cui il Partito Socialista ha ottenuto il 42,9% dei voti, contro il 33,8% del Partito Democratico. A Tirana il candidato socialista Rama ha ottenuto il 52,73% contro il 39,23% del candidato democratico Mustafaj. Complessivamente, i socialisti hanno ottenuto al primo turno 138 posti di sindaco, contro i 97 dei democratici - a. f.]
Non è accaduto né il peggio, né il meglio. Le elezioni locali del 1 ottobre si sono svolte in Albania pacificamente, senza violenze e gravi incidenti, ma il loro risultato non viene accettato dal partito perdente. Mentre i socialisti al potere hanno dichiarato la propria vittoria, i democratici all'opposizione hanno accusato il governo di avere manipolato le elezioni e hanno affermato che non accetteranno alcun risultato frutto di manipolazioni.
"Si è trattato di una vergognosa farsa manipolata", così il capo dell'opposizione, l'ex presidente Berisha, ha definito le elezioni. Da parte sua, il premier Meta ritiene che il rifiuto di Berisha di riconoscere le elezioni sia "un alibi sofferto e screditato per nascondere la sconfitta". Gli osservatori internazionali dell'OSCE e del Consiglio d'Europa hanno valutato le elezioni come "un significativo progresso dell'Albania verso il rispetto degli standard per elezioni democratiche". Essi hanno annunciato che è stato rilevato anche un certo numero di irregolarità, in particolare con le liste degli elettori, ma secondo il comunicato diffuso tali irregolarità non hanno avuto alcuna influenza sul risultato delle elezioni. L'ambasciatore degli USA, con un comunicato pubblico, ha articolato nel modo più diretto la posizione secondo cui le elezioni sono state "free and fair" e pacifiche. A differenza delle precedenti occasioni, la comunità internazionale è stata unita nella valutazione di queste ultime elezioni.
Inoltre, il coordinatore del Patto di Stabilità, Hombach, il ministro degli esteri austriaco Benita Ferrero, che è la presidente di turno dell'OSCE, e il viceministro degli esteri italiano Ranieri ritengono che le elezioni siano state normali e abbiano costituito un passo avanti nella direzione della democrazia e della stabilità in Albania.
Secondo le prime informazioni, i socialisti hanno ottenuto 27 dei 65 consigli cittadini, ivi compresa Tirana, dove i democratici hanno governato per l'intero periodo della transizione post-comunista. I democratici sono riusciti a vincere solo in nove consigli cittadini, dei quali solo uno rappresenta una città di maggiori dimensioni, quello di Scutari. Inoltre, per 27 consigli cittadini e 131 comuni, quindi per circa il 40% dei seggi elettorali, sarà necessario tenere un secondo turno delle elezioni al fine di decidere chi saranno i vincitori.
Le ultime elezioni locali, considerate dall'opinione pubblica più ampia come un test per la democrazia e la stabilità del paese, hanno dimostrato che gli albanesi sono riusciti a rompere il circolo vizioso della violenza, ma non quello della messa in discussione dei risultati delle elezioni. Sicuramente si è compiuto un passo avanti, e contemporaneamente un passo sul posto. Sia come sia, sembra che il nodo gordiano della politica albanese cominci a risolversi. Quello che è certo, è che le irregolarità rilevate per quanto riguarda le liste, anche se in un certo modo gettano un'ombra sulla vittoria dei socialisti, non possono cambiare la sconfitta dei democratici.
La confusione relativa alle liste degli elettori ha accompagnato l'intera campagna. L'Albania negli ultimi anni ha avuto dei movimenti di popolazione incontrollati, sia dai villaggi verso le città, che all'interno delle stesse città, un fatto che ha reso la registrazione della popolazione un'avventura quasi surrealista. L'opposizione si è lamentata del fatto che le liste siano state utilizzate per effettuare una selezione degli elettori su base politica, ma gli osservatori internazionali, anche se hanno riconosciuto le irregolarità, non hanno avallato le accuse di falsificazione e manipolazione.
La stampa di Tirana ha dedicato più attenzione alla sconfitta dell'opposizione che alla vittoria dei socialisti. Al centro delle critiche e delle ipotesi è stato il leader dell'opposizione, l'ex presidente Berisha. Egli ha condotto personalmente la campagna preelettorale del suo partito, sfruttando come sempre uno stile improntato alle manifestazioni massicce e a un vocabolario molto aspro nei confronti degli avversari socialisti. Lo stile di Berisha, a quanto sembra, non solo non risulta efficace quando si tratta dell'omogeneizzazione dei suoi seguaci, ma ha anche effetti temibili e controproduttivi quando si tratta di attrarre i cittadini pacifici e indecisi del paese. Sembra che il Partito Democratico di Berisha non abbia capito che per vincere le elezioni non è sufficiente solo il voto dei militanti, ma anche quello di coloro che stanno al centro o sono indecisi. Il Partito Democratico si trova di fronte a un'alternativa. O rimarrà un partito chiuso di militanti, oppure si trasformerà in un partito aperto ai cittadini. La destra albanese, da parte sua, è frammentata in un tutta una serie di piccoli partiti che svolgono il ruolo di accessori di Berihsa, oppure sono in conflitto con lui.
"Il Partito Democratico oggi è più solo di quanto non lo sia mai stato fino a oggi, e il panorama della destra non è mai stato così diviso", ha commentato il settimanale "Spekter" nel suo ultimo numero. La sconfitta alle elezioni ha reso sensibilmente più difficile la posizione di Berisha all'interno del partito, i critici di Berisha richiedono che egli se ne vada dalla direzione del partito e ammetta la sconfitta alle elezioni. Ma non vi sono probabilità che Berisha abbandoni la guida di un partito che egli controlla completamente. Sembra, d'altra parte, che Berisha si stia muovendo verso una contestazione solo parziale dei risultati delle elezioni. Una contestazione completa del voto complicherebbe molte cose nel paese, ma soprattutto la posizione interna e internazionale dello stesso Berisha.
Nella sua ultima riunione, il Partito Democratico non è riuscito a risolvere fino in fondo il suo principale dilemma: la partecipazione al secondo turno delle elezioni il 15 ottobre. Il partito non ha escluso la partecipazione al secondo turno, ma ha posto alcune condizioni che, a quanto si ritiene, non hanno possibilità di realizzarsi.
I democratici hanno chiesto di rimandare la data in cui si terrà l secondo turno, cosa che sembra impossibile visto che i socialisti al potere non lo desiderano e la comunità internazionale vuole "lavarsi le mani" quanto prima rispetto alle elezioni in Albania, al fine di concentrarsi su quelle in Kosovo.
I democratici hanno inoltre chiesto cambiamenti tra i membri della Commissione elettorale centrale, da essi continuamente contestati a causa della sua composizione prosocialista, ma anche questa richiesta difficilmente troverà realizzazione perché il processo elettorale si trova in questo momento nel suo mezzo.
Tra le condizioni poste dai democratici quella che si potrebbe realizzare è un nuovo esame delle liste degli elettori nelle zone in cui si terrà il secondo turno, cosa che potrebbe aiutare a scoprire il coefficiente di errori presenti nelle liste nel primo turno elettorale a livello dell'intero paese.
In tale situazione è difficile prevedere se l'opposizione parteciperà al secondo turno del voto. Il governo, dopo avere avuto la conferma della regolarità delle elezioni da parte della comunità internazionale, non è evidentemente molto sensibile alle reazioni dei democratici.
Vi è il timore che infine la contestazione del voto potrebbe essere accompagnata da tumulti e da scene di violenza, ma tale ipotesi non si è concretizzata. I seguaci dell'opposizione non hanno protestato per le strade. Berisha, che in precedenza aveva messo in guardia i leader socialisti con le parole "chi gioca con i voti, gioca con la propria testa", non ha lanciato alcun appello per l'organizzazione di manifestazioni di protesta da parte dei suoi seguaci. Un trasferimento pacifico dei poteri locali ora è del tutto possibile. Non vi sono segni che i democratici rifiuteranno i posti conquistati in tutta una serie di consigli cittadini e comuni.
E mentre il leader democratico dovrà trovare da solo il modo di affrontare la sconfitta, in campo socialista il premier Meta e il presidente del partito Nano si dividono insieme i meriti della vittoria. Meta è uscito da queste elezioni rafforzato, non solo per i risultati, ma anche, in particolare, per il modo in cui si sono svolte. Il pragmatico premier ha superato con successo il test di stabilità del paese, rafforzando così la propria posizione. Il conflitto interno tra i due maggiori raggruppamenti socialisti sembra ora essersi calmato. Nano e Meta, almeno in questo momento, si sentono più complementari che rivali. Nessuno dei due cerca di prendere il posto dell'altro.
Sembra che entrambi abbiano le stesse opinioni anche per quanto riguarda la futura coalizione di governo. I piccoli alleati, più che apportare un contributo, causano problemi ai socialisti. L'Alleanza Democratica è più una forza critica che un alleato del governo. Il Partito per i Diritti Umani, che rappresenta le minoranze etniche del paese, si è unito alle voci che accusano il governo di manipolazioni con le liste degli elettori. I Socialdemocratici al secondo turno elettorale avranno in alcune località candidati comuni con i socialisti, ma in altre zone i loro candidati saranno avversari di quelli socialisti. Il Partito Agrario ha ottenuto meno voti di uno dei candidati indipendenti. Nano ha fatto chiaramente sapere di preferire un'alleanza con la società civile a un'alleanza con partiti privi di elettori.
In un tale contesto, l'Alleanza per lo Stato è tutto fuorché un'alleanza. La sua disgregazione aprirà un processo di cambiamenti nel governo e allo stesso tempo il problema di un equilibrio tra Nano e Meta al suo interno. Sembra che per i socialisti l'unico problema rimanga quello del divorzio dai socialdemocratici, che sono riusciti a ottenere l'otto per cento dei voti, diventando così il terzo partito del paese, respingendo in tal modo i divisi monarchici, i disorientati repubblicani e il Partito per i Diritti Umani, che ha subito anch'esso una sconfitta. Sembra particolarmente interessante il secondo turno per il consiglio cittadino di Himara, dove si confronteranno un candidato dei socialisti e un rappresentante dell'organizzazione della minoranza greca "OMONIA". E mentre l'Albania ritiene gli himarioti albanesi che parlano greco, la Grecia chiede che essi vengano riconosciuti come minoranza greca. Atene applica anche una politica di privilegi agli himarioti per quanto riguarda il rilascio di visti e ha aumentato gli investimenti in tale zona. Il giornale "Demokratia" del partito della minoranza greca ha annunciato a lettere cubitali che si sta preparando una coalizione PD-PS (Partito Democratico - Partito Socialista) contro il candidato di Omonia. Se ciò avverrà, sarebbe la prima volta che i socialisti di Nano e i democratici di Berisha si uniscono in una coalizione locale. I socialisti, che controllano più di due terzi del parlamento e che, a quanto pare, controlleranno più della metà delle amministrazioni locali, diventano così il fattore dominante sulla scena politica del paese. In un paese in cui gli equilibri di potere sono stati effettivamente sconvolti, dove la coabitazione dei poteri nei fatti si presenta come un reciproco bloccarsi, ciò potrebbe aprire la strada a un governo efficiente. Tuttavia, non è da escludersi che tale doppio mandato venga percepito come un'autorizzazione ad abusare del potere, soprattutto in condizioni in cui l'opposizione si trova in profonda crisi e difficilmente potrà svolgere il ruolo di contrappeso democratico. Se per i democratici è di grande importanza riuscire a fare fronte alla sconfitta, per i socialisti è altrettanto di grande importanza riuscire ad amministrare la vittoria.
Per la vittoria dei socialisti, a quanto pare, è risultato decisivo il voto degli strati medi indecisi della popolazione, che nonostante il loro scetticismo nei confronti dei socialisti, hanno comunque preferito votare per loro piuttosto che per i democratici. Le elezioni del 1 ottobre sono state le prime elezioni nelle quali gli schermi della TV sono stati più importanti delle manifestazioni nelle piazze. Sembra che i socialisti lo abbiano ben compreso. Mentre i democratici sono sempre usciti sulle piazze come vincitori, gli altri hanno capito che è più importante mandare messaggi attraverso lo schermo, lasciando che la maggior parte di coloro che li rifiutano o li odiano vadano alle manifestazioni.
Le elezioni del 1 ottobre hanno, a quanto sembra, superato, ma non ancora del tutto, la divisione degli elettori tra nord e sud. I socialisti sono più popolari a sud e i democratici a nord. Ma tale divisione non è così netta e si osserva una certa crescita della popolarità sia dei socialisti a nord sia dei democratici a sud.
Alle elezioni del 1 ottobre ha preso parte il 60% degli elettori, una delle affluenze più basse finora registrate. Più che un indice dell'indifferenza della gente nei confronti della politica, questa cifra sembra essere un indice della loro sfiducia nei confronti dei due principali campi politici del paese, e un rifiuto del conflitto politico permanente.
Fra due mesi gli albanesi celebreranno i dieci anni dalla caduta del regime comunista e dopo tale ricorrenza la primavera prossima andranno al voto per la decima volta. Il 1 ottobre è stata forse la prova generale?
| Data: 11-10-2000 | | Fonte: AIM |
| Autore: Remzi Lani |
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