
"Tribunali imbarazzanti, civili disarmati"
| Data: 14-06-2002 | | Fonte: "Financial Times", "Danas" |
| Autore: Autori vari |
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N.E. BALCANI #566 - BALCANI
14 giugno 2002
TRIBUNALI IMBARAZZANTI, CIVILI DISARMATI
LE RICHIESTE DEGLI USA METTONO A RISCHIO IL PROCESSO A MILOSEVIC
di Carola Hoyos - ("Financial Times" [Londra], 12 giugno 2002)
Gli Stati Uniti stanno mettendo a rischio le deposizioni di alcuni dei più importanti testimoni che si prevede verranno convocati al processo internazionale contro Slobodan Milosevic, l'ex presidente serbo accusato di crimini di guerra.
Diplomatici e funzionari degli Stati Uniti affermano che il Dipartimento di Stato USA sta effettuando pressioni affinché il tribunale mantenga segreta la deposizione di Richard Holbrooke, l'architetto degli accordi di pace per la Bosnia firmati a Dayton.
L'amministrazione Bush è preoccupata della possibile creazione di un precedente nel quale un alto funzionario statunitense testimoni di fronte a un tribunale internazionale, nel momento in cui è imminente la creazione del Tribunale Penale Internazionale, al quale gli USA si oppongono apertamente.
Le trattative con il Dipartimento di Stato sono diventate così difficili che Carla Del Ponte, il pubblico accusatore dell'ONU, alla quale sono stati dati 14 mesi per argomentare la propria accusa, sembra stia prendendo in considerazione la possibilità di non convocare il testimone.
"In generale, per l'ufficio del pubblico accusatore e per gli abitanti della regione, la cosa più importante nel processo a Milosevic è la trasparenza", ha detto un funzionario dell'ONU, aggiungendo che nascondere i testimoni rischiererebbe di fare apparire il procedimento come un processo-farsa.
Se Del Ponte deciderà di non convocare Holbrooke per l'accusa, quest'ultimo si troverà a dovere testimoniare per la difesa. La sua testimonianza, in tal caso, verrebbe configurata più di ogni altro da Milosevic.
Quando ha aperto la sua difesa nel febbraio scorso, Milosevic sembrava quasi nostalgico nel ricordare i vari leader, tra i quali lo stesso Holbrooke, che una volta vedeva some suoi pari, affermando che avrebbe chiamato molti di essi a testimoniare. Gli Stati Uniti appoggiano il Tribunale penale internazionale dell'ONU per l'ex Jugoslavia, che sta processando Milosevic. Ma i funzionari statunitensi sono preoccupati che testimoni i quali hanno accesso a dati altamente sensibili possano essere costretti a rivelare in tribunale informazioni riservate.
Inoltre, Holbrooke rischia di essere messo in una situazione imbarazzante da Milosevic, che potrebbe sottolineare le proprie relazioni con l'inviato speciale degli USA nel corso dei negoziati di Dayton, quando Milosevic ha ottenuto un posto al tavolo delle trattative.
"L'ultima cosa che Holbrooke desidera è che venga ricordato quando passava il tempo a bere whiskey con Milosevic dopo gli accordi di Dayton", ha detto un ex funzionario USA nei Balcani.
Coloro che lo criticano, affermano che Holbrooke ha aiutato Milosevic a trovare una legittimità dandogli un ruolo così prominente nei negoziati di pace per la Bosnia. Secondo loro tale esperienza ha aiutato ad aumentare la sicurezza di sé di Milosevic, che in breve tempo ha inviato le sue truppe in Kosovo.
I giudici, che non hanno il potere di fare applicare un mandato di comparizione e sono vincolati alla necessità di mantenere buone relazioni con il loro più importante finanziatore, possono fare poco per costringere gli USA a collaborare.
"Si creerebbe un precedente terribile", ha detto un funzionario ONU. "Gli altri paesi si chiederebbero perché devono collaborare, quando il tribunale fa un'eccezione per un membro [dell'ONU] a causa del suo potere politico".
Quello che più preoccupa coloro che sono a favore del processo è la possibilità che, nel caso in cui un numero eccessivo di testimoni dovesse mancare di comparire al processo, i giudici possano decidere che a Milosevic non sono state date opportunità sufficienti per difendersi.
[AGGIORNAMENTO: Ieri il portavoce del governo statunitense, Philip Reeker, ha confermato ufficialmente che Washington sta "discutendo con il pubblico accusatore dell'Aia" le modalità con le quali in questo caso è possibile "difendere gli interessi degli USA" e "proteggere le informazioni riservate", precisando tuttavia che non è ancora stata ricevuta una convocazione ufficiale a deporre relativa a Holbrooke. Holbrooke, da parte sua, ha confermato la propria disponibilità a recarsi all'Aia per testimoniare, aggiungendo che l'ultima parola spetta comunque al Dipartimento di Stato. Holbrooke si è detto "completamente soddisfatto dell'approccio" del Dipartimento (fonti: "Nezavisne Novine" e "Politika" di oggi)]
RANTA: LE VITTIME DI RACAK ERANO CIVILI DISARMATI
(da "Danas" [Belgrado], 12 giugno 2002)
BELGRADO - Helena Ranta, il capo del team di patologi finlandesi che nel gennaio 1999 hanno effettuato, dopo i loro colleghi serbi e bielorussi, le autopsie di 42 vittime del villaggio kosovaro di Racak, ha dichiarato ieri di "non avere trovato indicazioni del fatto che le vittime non fossero altro che civili disarmati" e che i loro corpi "non sono stati oggetto di manipolazioni". In un'intervista rilasciata alla televisione B92, Ranta ha definito "inutili" e "privi di valore scientifico" i referti dei suoi colleghi serbi e bielorussi ottenuti sulla base della prova del "guanto di paraffina": secondo questi ultimi le vittime albanesi avevano tracce di polvere da sparo sulle mani, ovvero avrebbero sparato prima di essere uccisi. Affermando che si tratta di un "metodo superato", Ranta ha detto che il suo team non ha prelevato tali campioni, perché "avrebbero dovuto essere prelevati subito". "I corpi, dopo essere stati trovati, sono stati portati in una moschea, dalla quale le autorità serbe li hanno portati a bordo di camion nel centro medico di Pristina. Indipendentemente da quando poi sia stato prelevato il campione, era comunque troppo tardi, perché i corpi di sicuro erano già stati contaminati", sono le parole con le quali Ranta ha spiegato il motivo per cui gli esiti ottenuti dai patologi di Pristina non hanno alcun valore. Alla domanda se tali persone siano state uccise da distanza ravvicinata, Ranta ha detto che si tratta di un "concetto relativo" e che ogni esperto, balistico, patologo o poliziotto, "darebbe una definizione diversa di vicinanza". Ranta ha negato ogni possibilità che ai corpi sia stato sparato dopo il decesso e che alle vittime siano stati cambiati gli indumenti, spiegando che le ferite e i fori sugli indumenti corrispondevano e che l'aspetto delle ferite dimostrava come a tali persone fosse stato sparato mentre erano vive. Il capo dei patologi finlandesi, che in occasione della conferenza stampa data a Pristina il 17 gennaio 1999 [si tratta di una svista: evidentemente ci si riferisce al 17 marzo di quell'anno - N.d.T.] aveva definito gli avvenimenti di Racak un "crimine contro l'umanità", ha spiegato che si è trattato di una "definizione morale, e non giuridica". Secondo l'opinione della Ranta, la passeggiata effettuata dall'ex capo della Missione di verifica dell'OSCE, William Walker, con i giornalisti sul luogo in cui sono stati trovati i corpi è stata "un errore", perché poteva arrecare danno alla ricostruzione dei fatti e mettere a soqquadro le prove (Tanjug)
| Data: 14-06-2002 | | Fonte: "Financial Times", "Danas" |
| Autore: Autori vari |
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