"Presevo (4): "Indulto" a Milosevic e piattaforma albanese"

Data: 11-03-2001 Fonte: "Danas" e altre fonti
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #413 - SERBIA/MONTENEGRO
10 marzo 2001


PRESEVO (4): "INDULTO" A MILOSEVIC E PIATTAFORMA ALBANESE
a cura di Andrea Ferrario


Intermezziamo i materiali sulla "crisi di Tanusevci" con questa quarta puntata della serie di numeri di "Notizie Est" dedicati alla valle di Presevo: le precedenti puntate sono state pubblicate il 20, 21 e 23 febbraio e le potete trovare a http://www.ecn.org/est/balcani/whatsnew.htm. Nel sito potete trovare anche una mappa della zona di sicurezza nell'area ai confini tra Kosovo, Serbia e Macedonia, con evidenziata in nero la prima fascia che verrà resa accessibile alle forze jugoslave: http://www.ecn.org/est/balcani/serbiamont/zonadisicurezza.jpg. Riporto più sotto la traduzione integrale della piattaforma albanese per la soluzione della crisi nella valle di Presevo, premettendo prima alcune notizie in breve degli ultimi giorni, non citate dai grandi media italiani e internazionali. Riguardo alla piattaforma pubblicata più sotto, va osservato che mentre quella serba ha ottenuto una vasta eco internazionale e l'appoggio esplicito di tutte le principali organizzazioni internazionali e delle grandi potenze, quella albanese è stata accolta a livello internazionale dal più assoluto silenzio. Comunque, proprio nel momento in cui scriviamo, dovrebbero essere in corso trattative per la firma di un cessate il fuoco tra albanesi e serbi.

ACCORDO USA-SERBIA: MILOSEVIC ALL'AIA NON E' PIU' UNA CONDIZIONE

Il 6 marzo gli Stati Uniti e il governo jugoslavo hanno firmato a Belgrado un accordo tecnico per la fornitura di aiuti finanziari, "nonostante il precedente avvertimento degli Stati Uniti secondo cui Belgrado avrebbe subito un blocco degli aiuti se non avesse consegnato l'ex presidente Milosevic al Tribunale dell'Aia", come osserva la AFP. L'ambasciatore USA a Belgrado, William Montgomery, che ha firmato l'accordo a nome del suo governo, ha affermato che "la Jugoslavia si trova nel mezzo di un periodo molto, molto difficile di transizione ed è nell'interesse degli Stati Uniti che tale processo abbia successo". Gli Stati Uniti avevano già stanziato circa 300 miliardi di aiuti finanziari per la Jugoslavia. Dopo avere firmato l'accordo, l'ambasciatore Montgomery ha consegnato alle autorità jugoslave una lettera contenente i 10 punti che gli Stati Uniti chiedono alla Jugoslavia di soddisfare prima della seduta del Congresso di Washington, prevista per il 31 marzo. L'ultimo numero del settimanale serbo "NIN" riporta nei dettagli i 10 punti di cui sopra. Lo stesso settimanale nota come gli Stati Uniti chiedano "l'arresto di Milosevic e il suo trasferimento in prigione", senza specificare in quale località e accettando quindi implicitamente che egli non venga consegnato all'Aia, consegna che comunque Montgomery aveva già specificato non essere vincolante. Nei dieci punti, il Tribunale dell'Aja viene citato solo quando si chiede alle autorità jugoslave di collaborare con quest'ultimo "al fine di indagare sulle proprietà di Milosevic" e di "espellere o consegnare all'Aia i criminali serbo-bosniaci". La firma dell'accordo è avvenuta a sorpresa, senza essere preannunciata, e questo nel momento "topico" della crisi nella valle di Presevo e in Macedonia. Tra le altre cose, tale coincidenza temporale ha fatto sì che la cosa sia passata totalmente in secondo piano nei media (AFP, 6 marzo 2001; "NIN", 8 marzo 2001). L'ex presidente jugoslavo Lilic, personaggio che a dire di molti, e riteniamo fondatamente, è stato lungamente in contatto con l'Occidente quale mediatore per una resa di Milosevic durante la guerra, e per un suo abbandono del potere dopo di essa, aveva d'altronde dichiarato alla TV "Spektrum" di Cacak già il 7 marzo che gli Stati Uniti non sono più interessati al Tribunale del'Aia e non insisteranno più, in generale, per la consegna di alcun criminale di guerra. Secondo Lilic, inoltre, l'unico paese ancora interessato a dare sostegno al Tribunale sarebbe la Gran Bretagna. Infine, l'ex presidente jugoslavo ha affermato che entro la fine dell'anno "gli Stati Uniti ritireranno, o ridimensioneranno, la loro presenza militare in Bosnia e in Kosovo" ("Danas", 8 marzo 2001)


ANCHE ALLA GERMANIA NON INTERESSA MILOSEVIC ALL'AIA

Il primo ministro serbo Djindjic si è recato il 9 marzo in visita ufficiale a Berlino, dove ha incontrato il ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer. A proposito della crisi in atto nel sud della Serbia Fischer ha dichiarato il pieno appoggio della Germania alla Serbia per la risoluzione dei problemi economici e dei "focolai di tensione". Il ministro tedesco ha condannato "ogni tipo di estremismo" e ha specificato che la crisi nella Serbia meridionale deve essere risolta "con metodi pacifici" e "rispettando i confini esistenti". Riguardo alla collaborazione con il Tribunale dell'Aia, Djindjic ha affermato che la Serbia ha intenzione di dare fiducia al proprio sistema giudiziario e di "risolvere da sola i problemi relativi alla propria storia degli ultimi dieci anni. Se la Serbia non vi riuscirà", ha aggiunto Djindjic, "saremo pronti anche alla collaborazione con il Tribunale [...] stante la condizione che tale collaborazione consenta alla Serbia di fare i conti con il proprio passato". Fischer ha replicato che la Germania appoggia la posizione secondo cui "la Serbia deve affrontare da sola il proprio passato". Insomma, tradotto in un linguaggio un po' meno contortamente diplomatico, anche alla Germania, come agli USA, va bene che Milosevic venga arrestato e processato in Serbia, senza essere consegnato all'Aia ("Danas", 10 marzo 2001).


IL SETTIMO BATTAGLIONE DELL'ESERCITO JUGOSLAVO NEI PRESSI DI PRESEVO

Il 5 marzo i giornali montenegrini vicini al governo hanno affermato che il Settimo battaglione dell'esercito jugoslavo, di stanza a Bijelo Polje e a Kolasin, era stato trasferito il giorno prima a Surdulica, nella Serbia meridionale. Il Settimo battaglione è un'unità speciale dell'esercito, formata da soldati montenegrini fedeli alla Serbia (ai tempi quasi tutti membri del SNP di Bulatovic o del SPS di Milosevic) e utilizzato come quinta colonna di Belgrado nel Montenegro nel caso di un conflitto con la repubblica minore. Secondo gli accordi con il governo montenegrino, il Settimo battaglione doveva essere sciolto entro il 31 marzo. Surdulica, invece, è una città situata a metà strada tra il confine bulgaro e la valle di Presevo e Bujanovac, tristemente nota per essere stata oggetto di uno dei più cruenti "errori" della NATO nel corso dei bombardamenti del 1999: gli aerei dell'alleanza avevano infatti colpito l'ospedale della città uccidendo molte persone, tra le quali anche bambini. Il 6 marzo il presidente del consiglio comunale di Surdulica, Slobodan Popovic, ha confermato ufficialmente la presenza del Settimo battaglione nella città, precisando che alcuni membri di tale battaglione sono nella città già da un mese, mentre il grosso degli effettivi è arrivato da alcune settimane. Popovic ha detto che in città tutti sanno che il Settimo battaglione è a Surdulica solo temporaneamente e che si muoverà presto per svolgere compiti nella fascia di sicurezza al confine con il Kosovo e per difendere "gli interessi nazionali". Ricordiamo che al confine della fascia di sicurezza si trovano già unità speciali del ministero degli interni serbo e forze paramilitari vicine a Zoran Djindjic, come i "Frenki boys", autori di numerosi crimini in Bosnia e in Kosovo. Non riteniamo un caso nemmeno il fatto che a capo della polizia sia stato nominato a fine gennaio Sreten Lukic, criminale di guerra e persona dalla lunga esperienza nelle operazioni contro gli albanesi in Kosovo, come avevamo riportato in "Notizie Est" #397 dell'8 febbraio scorso ("Danas", 6 e 7 marzo 2001).


PIATTAFORMA PER LA PREVENZIONE DEI CONFLITTI ARMATI E PER LA SOLUZIONE DELLA CRISI A PRESEVO, MEDVEDJA E BUJANOVAC
(da: "Danas", 5 marzo 2001 e http://www.presheva.li/theplatform.html)


PREAMBOLO

Le attuali tensioni e la crisi nella regione di Presevo, Medvedja e Bujanovac sono la conseguenza della politica e delle relazioni segregazioniste, violente e repressive imposte per decenni dal governo serbo nei confronti delle popolazioni albanesi:

- La discriminazione istituzionale a lungo termine, centralizzazione del governo in Serbia;
- La repressione poliziesca e militare, uccisione e massacro di civili albanesi, incendio intenzionale di luoghi di residenza e demolizione di case private nel corso del periodo della guerra, che hanno portato alla fuga di popolazione albanese dalla Valle di Presevo (Presevo, Medvedja e Bujanovac);
- L'espulsione degli albanesi dai loro luoghi di lavoro negli enti governativi e nelle istituzioni educative;
- La trasformazione delle scuole e delle strutture economiche in caserme militari e stazioni di polizia;
- La marginalizzazione della partecipazione degli albanesi nell'autogoverno locale, l'esclusione dei valori culturali e storici dai programmi educativi e dai testi scolastici;
- L'abbandono premeditato dello sviluppo economico della regione;
- La completa mancanza di fonti informative

sono solo alcuni degli elementi che hanno direttamente contribuito a rendere tesa la posizione degli albanesi nella Valle di Presevo.

In conseguenza delle evidenti intenzioni della Serbia di mettere in atto la pulizia etnica di questa regione e in risposta alla repressione militare e poliziesca, è stato fondato e creato l'Esercito di Liberazione di Presevo, Medvedja e Bujanovac, composto da abitanti albanesi di questa regione. Il suo scopo è quello di difendere e proteggere la sostanza biologica e fisca degli albanesi in questa regione priva di protezione.

Basandosi sulla priorità dei diritti umani individuali e collettivi rispetto alla sovranità statale,

con l'obiettivo di evitare un conflitto militare aperto tra gli albanesi organizzatisi per l'autodifesa (UCPMB) e l'Esercito e la Polizia serbi, che avrebbe conseguenze imprevedibili, e con l'obiettivo inoltre di risolvere la questione albanese con mezzi politici,

nella convinzione che solo le soluzioni politiche producono risultati positivi e accettabili da tutte le parti ed essendo determinati a prevenire i conflitti armati e a creare le condizioni per soluzioni eque e accettabile per le parti,

LA DELEGAZIONE DEGLI ALBANESI DELLE REGIONI DI PRESEVO, MEDVEDJA E BUJANOVAC PRESENTANO

LA PIATTAFORMA PER LA PREVENZIONE DEI CONFLITTI ARMATI E PER LA SOLUZIONE DELLA CRISI NELLA REGIONE DI PRESEVO, BUJANOVAC E MEDVEDJA.

I. Tutte le dispute possono e devono essere risolte in maniera politica, attraverso negoziati.

II Il dialogo dovrà cominciare non appensa possibile e senza alcuna condizione. Il team negoziale albanese è composto da rappresentanti dell'UCPMB, quali leader del team, e da rappresentanti di soggetti politici.

III. I negoziati dovranno tenersi in un luogo terzo e con la mediazione di un fattore internazionale (USA; ONU).

IV. A partire dal giorno dell'avvio del dialogo, entrambe le parti dovranno cessare le azioni militari.

V. Una delle entità con credibilità internazionale - la NATO, l'ONU - dovrà garantire l'implementazione dell'accordo.

VI. Le soluzioni non possono essere individuate nell'ambito di un ritorno alla condizione precedente. Le soluzioni politiche e la posizione giuridico-costituzionale degli albanesi della Valle di Presevo non possono essere risolti nell'ambito dell'attuale quadro giuridico-costituzionale e istituzionale della Serbia.

VII. I negoziati dovranno svilupparsi sulla base del principio della non esclusione di alcuna soluzione, nonché sulla base dei principi internazionali già noti.

VIII. Lo scopo del negoziato è la protezione dei diritti individuali e collettivi dei cittadini, la preservazione dei loro territori etnici e l'individuazione di soluzioni politiche che siano in grado di risolvere le crisi in maniera giusta e duratura.

L'assicurazione e la garanzia dei fondamentali diritti e libertà individuali e nazionali degli albanesi verranno messe in atto in conformità ai documenti internazionali competenti:

1. La Carta delle Nazioni Unite, 2. La Dichiarazione Generale per i Diritti Umani, 3. Il patto internazionale per i Diritti Economici, Sociali e Culturali, 4. Il patto internazionale per i Diritti Civili e Politici.

I punti di partenza per l'esame della posizione degli albanesi di Presevo, Bujanovac e Medvedja sono:

1. La regione di Presevo, Medvedja e Bujanovac è parte naturale di un continuum etnico, linguistico, culturale e territoriale nel quale sono state imposte divisioni contro la volontà del popolo.
2. Gli albanesi della regione di Presevo, Medvedja e Bujanovac vivono nel loro territorio etnico e rappresentano la maggioranza.
3. La separazione amministrativa della regione dal Kosovo in virtù delle Costituzioni serbe del 1947, 1963 e 1974 è stata seguita da dure conseguenze per la popolazione.
4. Le sistematiche repressioni da parte dello stato serbo contro gli albanesi di Presevo, Medvedja e Bujanovac sono aumentate in maniera significativa dopo la disgregazione della ex federazione jugoslava da parte della Serbia, nel 1990, e in modo particolare dopo l'approvazione della costituzione serba nel 1992 e l'approvazione di leggi sistematiche, da essa conseguenti, che hanno istituzionalizzato la discriminazione e la repressione nei confronti degli albanesi, fino al livello della negazione dei diritti politici, sociali, economici, culturali e all'informazione.
5. La situazione degli albanesi nella regione di Presevo, Medvedja e Bujanovac è peggiorata fino ai livelli estremi delle repressioni nel corso della guerra in Kosovo, nel 1998-1999, e dopo il ritiro delle truppe serbe dal Kosovo. All'interno di tali truppe c'erano individui che, a causa dei massacri compiuti contro la popolazione civile in Kosovo, sono stati iscritti nell'elenco dei criminali di guerra dal Tribunale Internazionale dell'Aia. La maggior parte di essi è stata trasferita nella regione di Presevo, Medvedja e Bujanovac, causando in tal modo pressioni e movimenti che indicano chiaramente l'obiettivo finale della pulizia etnica di questi territori.
6. I cambiamenti politici in Serbia non hanno migliorato la situazione.

Al fine di raggiungere una pace accettabile e a lungo termine in queste tre municipalità il Team Negoziale albanese propone le seguenti cornici di contesto:

1. Mettere tale territorio sotto amministrazione internazionale, accettando il territorio completo delle tre municipalità (Presevo, Medvedja e Bujanovac) nel suo complesso e prendendo in considerazione tale entità territoriale e politica.

2. Smilitarizzare la regione di Presevo, Medvedja e Bujanovac ritirando le forze serbe e collocando l'UCPMB sotto supervisione internazionale.

3. Il fattore internazionale dovrà assumersi la responsabilità dell'ordine e della sicurezza, nonché della loro implementazione, per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro nazionalità.

4. Il fattore internazionale dovrà creare l'ordinamento giuridico ed enti statali, come la polizia, l'amministrazione e la giurisprudenza.

5. Continuare con l'amministrazione internazionale fino a quando non sarà stata raggiunta una soluzione definitiva.

6. Il problema dello status finale dovrà essere risolto solo dopo avere creato una società democratica, consentendo alla popolazione della regione di decidere in prima persona.

Come precondizione per la creazione di soluzioni a lungo termine, la delegazione albanese prevede che entrambe le parti debbano mettere in atto tali misure:

1. Creare forze dell'ordine locali in armonia con la struttura nazionale della popolazione, assistite e monitorate dal fattore internazionale, nonché addestrate da forze di polizia internazionali.

2. La smilitarizzazione della regione e l'implementazione dell'accordo dovranno essere monitorati da forze armate internazionali.

3. Il ritorno delle persone scacciate e sfollate dalle loro case dovrà essere effettuato fornendo piena sicurezza, senza alcun limite di tempo, sotto la supervisione delle Organizzazioni Umanitarie Internazionali e dovrà essere seguita da un rimborso dei danni materiali causati dallo Stato alle loro proprietà private.

Oltre ai diritti generali, gli albanesi dovranno avere anche i seguenti diritti legittimi. Essi fanno parte del Pacchetto dei Diritti Nazionali che non potrà essere modificato da un voto preponderante in una procedura parlamentare.

a) Campo della cultura e dell'educazione

- Il diritto all'educazione nella lingua madre, ai livelli e con i profili che essi determineranno, in conformità alle proprie esigenze,
- Il diritto di compilare il curriculum scolastico e i testi scolastici, nonché il diritto di includere nel curriculum le materie della storia, della lingua, della cultura e delle tradizioni nazionali,
- Il diritto alla collaborazione culturale ed educativa con la madrepatria,
- In relazione a tali aspetti, la garanzia del diritto di fondare istituzioni educative e culturali, nonché le relative associazioni.
- Il diritto al riconoscimento dei diplomi conseguiti in università diverse.

b) Il campo della lingua

- L'uso ufficiale ed equo della lingua albanese, sia in forma scritta sia in forma parlata, nelle comunicazioni pubbliche e statali a livello regionale, a tutti i livelli delle procedure giudiziarie e amministrative, nei nomi geografici, nella denominazione degli enti, dei dipartimenti, delle istituzioni e delle scuole, nonché la compilazione dei documenti ufficiali in lingua albanese.
- I documenti ufficiali dovranno essere scritti in lingua albanese, i nomi personali degli albanesi dovranno essere scritti in conformità alle regole della lingua albanese scritta e parlata.
- Il diritto di informare in lingua albanese nei mezzi di comunicazione pubblici.

c) Il campo amministrativo e giudiziario

- Il numero dei rappresentanti albanesi nell'amministrazione locale e regionale dovrà essere proporzionalmente più ampio della popolazione rappresentata.
- Il numero dei rappresentanti albanesi nei corpi di sicurezza dovrà essere proporzionalmente più ampio della popolazione rappresentata.
- Il numero dei rappresentanti albanesi nel sistema giudiziario dovrà essere proporzionalmente più ampio della popolazione rappresentata.

d) Il diritto al libero impiego dei simboli nazionali e il diritto di celebrare le feste nazionali.

e) Il diritto a collaborare con la madrepartria


- Gli albanesi della Valle di Presevo hanno il pieno diritto di comunicare con il Kosovo. Le istituzioni del Kosovo assisteranno gli albanesi a proteggere e a sviluppare la loro identità etnica e culturale mediante:

a) Un Consiglio congiunto che si occuperà del curriculum educativo nelle scuole albanesi della Valle di Presevo.

b) Un Consiglio congiunto per la protezione e lo sviluppo degli edifici religiosi albanesi.

g) I diritti i campo finanziario

- La redistribuzione dei redditi a livello centrale e municipale non potrà avvenire in discriminazione degli albanesi e dei loro interessi.

gj) Il diritto allo sviluppo economico e commerciale, nonché al libero movimento delle merci.

- Il diritto di nominare la regione di Presevo, Medvedja e Bujanovac come zona commerciale e doganale libera.
- Il diritto di utilizzare le risorse naturali a livello regionale.
- L'organizzazione di una conferenza di donatori internazionali per la rivitalizzazione economica della regione.

h) La creazione di una missione permanente dell'EUMM

i) La nomina di un Ombudsman, come ente per il monitoraggio di tali diritti.

Koncul, febbraio 2001 - Il Team Negoziale della Valle di Presevo

[NOTA: La versione originale del documento è in albanese. La presente traduzione è stata condotta sia sulla versione serba pubblicata da "Danas", sia sulla versione inglese pubblicata dal sito sopraindicato. Quest'ultima, a differenza di quella serba che manca di alcuni brani, è integrale, ma non sempre chiara nella forma. Si prega quindi di tenere conto che la traduzione in italiano è il risultato del confronto di tali due versioni e non di un lavoro condotto sul testo originale albanese - A. Ferrario]


Data: 11-03-2001 Fonte: "Danas" e altre fonti
Autore: Autori vari