Pirano, Umago e Chioggia insieme? Ma non scherziamo!

Data: 10-10-2003 Fonte: "Delo"
Autore: Boris Jez

N.E. BALCANI #699 - ITALIA/SLOVENIA
10 ottobre 2003


PIRANO, UMAGO E CHIOGGIA INSIEME? MA NON SCHERZIAMO!
di Boris Jez - ("Delo" [Lubliana], 20 settembre 2003)

La proposta del presidente del Friuli-Venezia Giulia Illy per la creazione di un’euroregione alpino-adriatica: opportunità di sviluppo o illusione neo-imperalista? Un commento dalla Slovenia


Come si intenderanno tra qualche anno i pescatori di Pirano, Umago e dell’italiana Chioggia?
La domanda può sembrare triviale, eppure fa riferimento proprio al cuore dei processi ai quali si accinge l’Unione Europea. Questi pescatori, che hanno litigato e si sono accapigliati per secoli (talvolta si è anche sparato), potrebbero in futuro vivere in una “euroregione” comune, con una forza di gravità superiore a quella di uno stato nazionale. Vi sembra possibile?

Il famigerato Francis Fukuyama resterà nella memoria soprattutto per le sue previsioni sulla fine della storia. E invece la storia ricomincia, non solo in Afghanistan, in Iraq o in Corea del Nord, ma anche in Europa. In fin dei conti negli ultimi anni sono sorti proprio sul vecchio continente alcuni nuovi stati, la configurazione politica è molto dinamica, a Bruxelles e Strasburgo immaginano tutto e il contrario di tutto, talvolta addirittura senza consultarsi con nessuno. E così noi cittadini siamo costretti a occuparci ancora di un’ulteriore “costruzione politica”, come se non avessimo già abbastanza problemi con le amministrazioni locali, le regioni, i confini e così via. Abbiamo appena ripreso il fiato dall’indipendenza e già ci troviamo fino al collo in nuove “questioni territoriali”, da quella del golfo di Pirano all’ultimo tentativo croato di impadronirsi delle acque internazionali del mar Adriatico. E’ vero che in questo caso i croati hanno preso una bella bacchettata sulle dita, ma non bisogna festeggiare troppo presto, la questione non è ancora chiusa.

Così come non è chiusa la questione dell’”euroregione”, che dovrebbe comprendere Veneto, Friuli-Venezia Giulia, la Carizia austriaca, parte della Slovenia, l’Istria e Fiume con il Gorski Kotar. Il promotore è il nostro buon amico Riccardo Illy, e penso che sia giusto credere alle sue buone intenzioni: collaborazione tra i porti, corridoi europei, infrastrutture energetiche comuni ecc. Quando recentemente è stato a Ljubljana, molto probabilmente si è parlato anche di questo, la settimana scorsa tra l’altro lo stesso Illy si è recato anche a Venezia e a Vienna. Tra qualche giorno sarà a Zagabria a colloquio con Stipe Mesic, e anche lì si parlerà sicuramente di questo progetto di grande interesse.

In tutto ciò c’è forse qualcosa di sbagliato, qualcosa su cui potremmo non essere d’accordo?
A una prima occhiata sembrerebbe proprio di no, tanto più che la Slovenia ha sempre creduto ai “ponti” (sia tra i popoli che tra gli stati) e quindi ai confini aperti e alla cooperazione. Eppure non guasta neppure un po’ di sano scetticismo: in questo conglomerato adriatico-alpino, che si presenterebbe come un’ “euroregione” appunto, perché infilare proprio le regioni prima menzionate? E perché non altre? Lo sviluppo dei collegamenti in questo contesto è effettivamente di grande importanza, ma per chi? Naturalmente soprattutto per Trieste e il Friuli-Venezia Giulia, che già si vedono al centro di questa euroregione post-feudale.

E che significa precisamente per Illy, “parte della Slovenia”? E’ forse fino al confine di Rapallo, fino a Ravbarkomanda nei pressi di Postumia [località che segnava il confine tra Italia e Jugoslavia tra le due guerre mondiali N.d.T.], così da allargare (di nuovo) il retroterra di Trieste e assicurarsi le aorte del traffico per Fiume e soprattutto in direzione del famigerato “Corridoio 5” verso Budapest e Mosca, dove si trovano i principali interessi economici italiani? Non possiamo resistere alla tentazione di giungere anche a queste conclusioni, visto che una geometria di realpolitik di questo tipo non è applicabile solo alla storia, ma anche alle attuali iniziative diplomatiche.

I politici sloveni dovrebbero capire che è finita la siesta politica, nella quale l’Europa si era assopita dopo la caduta del muro di Berlino; è iniziata una nuova dinamica, che non si riflette soltanto nell’offensiva francese, secondo la quale “costituzionalmente” i piccoli dovrebbero essere subordinati ai grandi (Giscard D’Estaing), comincia, a quanto sembra, anche la ressa per accaparrarsi le posizioni migliori in Europa. La Croazia, ad esempio, tenta con tutti i mezzi di rafforzare il suo peso nell’area, per potersi presentarsi un giorno come “potenza regionale”, l’appropriarsi delle acque dell’Adriatico non sarebbe così una mera manovra pre-elettorale, ma un orientamento strategico di lungo termine che andrebbe a danneggiare la Slovenia sotto ogni punto di vista. E questo a Zagabria lo sanno molto bene.

Quale euroregione quindi! Come potranno anche soltanto capirsi i pescatori di Chioggia, Umago e Pirano se i primi non vogliono saperne di parlare una qualsiasi lingua straniera, e i croati naturalmente non hanno intenzione di proferire una sola sillaba in sloveno? La multiculturalità è una chimera, è nella testa di alcuni fanatici che si erano già inventati una “regione istriana” che guarda caso aveva il suo centro a Trieste che dell’Istria non fa nemmeno parte! E ora Illy si spinge ancora più in là, coinvolgendo in questo progetto anche Hajder e Venezia. Siffatte euroregioni possono essere messe insieme, come in un puzzle, soltanto dal capitale, la gente naturalmente la pensa in modo diverso. Purtroppo però non dice niente.

Non è casuale il fatto che a notare per primo questa “macchinazione” sia stato il "Guardian" di Londra che ha trovato tracce di una cordata veneto-austriaca alla base del progetto. In breve gli inglesi non approverebbero, non soltanto a causa della presenza di Hajder, ma soprattutto per i loro interessi tradizionali in questa parte d’Europa. Le euroregioni non possono essere create così, ad hoc secondo il volere di qualche sindaco o politico influente. Se vogliamo che queste regioni abbiano un ruolo importante nell’Europa di domani, bisogna per prima cosa accantonare il discorso sul capitale e mettersi a dibattere in modo serio. Le euroregioni, come le immaginano a Bruxelles, sono la reincarnazione di un ordine di tipo feudale? E in che rapporto saranno con gli stati nazionali?

La diplomazia slovena sembra confusa, sebbene ci sia consenso diffuso sulla necessità che la nazione si conservi come entità compatta. Si può dividere la Germania in euroregioni, in quanto è già chiaro che resterà coesa, ma per la piccola Slovenia un passo in questo senso potrebbe rivelarsi fatale. Tra l’altro: quando imparerà lo sloveno Illy? E quando supererà la propria posizione secondo la quale a Trieste non c’è bilinguismo (come ha detto in un’intervista), ma che si ha a che fare solo con un uso legalmente definito della lingua slovena? Non è possibile mettere tali contraddizioni sotto lo stesso minimo comun denominatore. La Slovenia, detto in parole povere, si è trovata nella nuova bufera del “raggruppamento” dell’Europa, nella quale non si trova affatto in una posizione migliore, visto che le iniziative vengono prese da altri, come la Croazia e il Friuli. Ljubljana fino ad oggi non è riuscita a porsi come eventuale centro di una regione più ampia, sebbene potrebbe aspiravi per ragioni sia geografiche che di status, tutti i nostri vicini, intanto, si prendono qualche pezzetto della torta, dal mare passando per confini di Rapallo e così via. La Slovenia, con la sua posizione geografica dà ai nervi un po’ a tutti, perché è sulla strada di vie di comunicazione appetibili a molte nazioni, da nord a sud e da ovest a est.

Su questi pericoli lanciò un grido d’allarme la raccolta di saggi “Lo smembramento della Slovenia”, pubblicata a Velenje nel 2001, nella quale il dr. France Bucar scriveva: “ Se abbiamo davanti agli occhi la situazione dell’Europa centrale, vediamo che una serie di piccoli stati si confronta con grandi vicini, che nel passato ne hanno richiesto e talvolta ancor oggi ne richiedono porzioni territoriali come parte del proprio territorio nazionale. In questo contesto, la creazione di tali regioni sovranazionali avrebbe lo stesso significato di un’accettazione dell’annessione di parte di queste piccole nazioni a quelle che una volta erano le potenze imperiali. Queste regioni sarebbero per quest’ultime una forma molto elegante per impadronirsi di nuovo di quelle terre…”.

La Slovenia, sintetizzando, si è trovata in un contesto estremamente dinamico, e sottolineo trovata, poiché fa davvero troppo poco per modellarlo, la nostra attività in politica estera non è sufficientemente vivace, e sembra che, dopo l’ingresso nella Nato e nell’Ue, si sia dimenticata queste “sciocchezzuole” regionali, che nel futuro potrebbero moltiplicarsi considerevolmente. E’ comunque chiaro che la Slovenia non potrà mai bordeggiare tra Europa e Stati Uniti, come riesce a fare Berlusconi, dovrà prima farsi un nido sicuro in mezzo ai suoi vicini per poter covare le proprie uova.

Data: 10-10-2003 Fonte: "Delo"
Autore: Boris Jez