
"La comunità internazionale non è in grado di governare in maniera responsabile"
| Data: 21-03-2000 | | Fonte: "Forum" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #314 - BALCANI
21 marzo 2000
LA COMUNITA' INTERNAZIONALE NON E' IN GRADO DI GOVERNARE IN MANIERA RESPONSABILE
intervista a Vladimir Gligorov - (a cura di Saso Ordanovski, "Forum", 25 febbraio-9 marzo 2000)
[Vladimir Gligorov, figlio del più noto ex presidente macedone Kiro Gligorov, vive a Vienna, dove lavora presso l'Istituto per gli studi economici internazionali. Fino alla metà degli anni '90 ha lavorato come economista a Belgrado]
FORUM: L'attuale [evoluzione economica della regione balcanica] è il frutto di un corso normale delle cose?
GLIGOROV: No. [...] Il trend in atto [nei Balcani] rappresenta uno sviluppo innaturale, perché l'area balcanica per alcuni aspetti relativi allo sviluppo non era molto più indietro di altre aree europee. Perfino rispetto alla Polonia tale area risultava più sviluppata. Per non parlare poi più in particolare della ex Jugoslavia e delle sue prestazioni economiche. Nella regione, nella maggior parte dei casi, abbiamo una grande deindustrializzazione, il che vuol dire che tutto quello che è stato costruito per decenni viene nei fatti smantellato e vi è pure un ritorno della gente alle campagne - il numero della gente che oggi vive di agricoltura è sempre più alto. Quando si prendono in considerazione i dati quantitativi, poi, emerge in particolare la situazione catastrofica della disoccupazione. Ciò vuol dire che è grande l'insuccesso in un elemento di importanza chiave per l'economia, poiché il significato dell'economia è quello di assicurare condizioni tali che la gente possa risolvere i propri problemi, e ciò non è possibile se uno è disoccupato. La disoccupazione in Croazia è del 20%, in Bosnia ufficialmente è intorno al 40%, in Macedonia, ufficialmente, è pari al 32,5%, in Serbia, sempre ufficialmente è il 30% (e non ufficialmente è circa il 50%), in Bulgaria e Romania dal 12% al 15% [in Bulgaria, gli ultimi dati ufficiali parlano di un balzo della disoccupazione al 18%, rispetto al 15% del dicembre scorso - N.d.T.]. Poiché si tratta di un processo che durerà ancora tempo, la disoccupazione non diminuirà in tempi brevi. Inoltre, anche se ci sono casi migliori e casi peggiori, si tratta in generale di paesi in cui le strutture statali o sono crollate, oppure sono sulla via di crollare.
FORUM: Sta dicendo che ci troviamo allora di fronte a un collasso delle strutture statali?
GLIGOROV: La maggior parte di questi stati dipende da qualche forma di aiuto straniero, nonché da quello che riescono a rubare ai propri cittadini: non pagano gli stipendi in tempo, non pagano le pensioni, non pagano in tempo gli altri impegni, non pagano in tempo i debiti esteri... Non dimentichiamo poi le forme interne di collasso, come è la corruzione e tutto quello con cui essa contribuisce a questo quadro. Significa insomma che siamo di fronte a un grande numero di stati che "non hanno successo" - probabilmente l'esempio peggiore è l'Albania, ma anche gli altri hanno caratteristiche simili: il Kosovo non ha nemmeno uno stato; la Bosnia è un protettorato, ma allo stesso tempo non è nemmeno quello, perché è, in sostanza, un caos + protettorato! Poi c'è la Croazia, per fare un altro esempio, che ha enormi problemi... La Serbia che ormai non è più uno stato, bensì una caserma militare-poliziesca della quale dobbiamo ancora vedere cosa succederà. Sono stati che hanno una caratteristica tipica dei paesi non sviluppati: non vanno da nessuna parte e hanno una struttura di scambi con l'estero nella quale pressoché tutto si importa dall'estero (dal cibo agli articoli di uso quotidiano, fino alla tecnologia), mentre si esporta pochissimo. Si crea così una lista di crediti e di debiti che viene poi il momento di ristrutturare.
FORUM: L'intera regione è in situazione di deficit commerciale...
GLIGOROV: Sì, il decifit commerciale è presente in tutta la regione, con l'eccezione del deficit commerciale della Bulgaria, che solo nel 1999 è diminuito in maniera significativa, ma vedremo come si evolverà in futuro. In Bulgaria sono stati accumulati così tanti debiti, che ormai il paese non ne può più contrarre, perché il suo debito complessivo come percentuale del Prodotto Interno Lordo (PIL) è all'incirca al 70-80%, ovvero a un livello critico.
FORUM: Tutto quello che dice indica che i Balcani soffrono del problema dei cosiddetti stati fragili, stati che non possono offrire "beni pubblici" ai propri cittadini. Di fronte a ciò, la comunità internazionale sta mettendo in atto nella regione una strategia di creazione di protettorati - tuttavia, i protettorati, per definizione, non rafforzano gli stati, bensì li congelano nella situazione istituzionale e funzionale che abbiamo descritto. Qual è il problema che impedisce all'Europa di vedere tutto questo?
GLIGOROV: In primo luogo, bisogna comprendere che le istituzioni internazionali e l'intervento internazionale non sono la stessa cosa di un intervento coloniale o dell'intervento di uno stato in un altro. Il protettorato, in ultima istanza, rappresenta necessariamente un impegno per uno stato. Ma c'è una differenza radicale tra un protettorato su delega internazionale e il protettorato di un paese che agisce per conto proprio. [...] Il Kosovo viene spesso paragonato all'Irlanda del Nord, ma il Kosovo e l'Irlanda del Nord sono due cose completamente diverse, dal punto di vista di chi li controlla. Il sistema di responsabilità è completamente diverso. In Irlanda del Nord, per quello che viene fatto in nome dei cittadini inglesi risponde il governo inglese di fronte agli stessi cittadini inglesi e non ci sono dilemmi. Per quello che succede in Bosnia, in Kosovo, in Bulgaria, in Macedonia o in Albania, una tale responsabilità non c'è, e si tratta di un problema fondamentale per questo impegno internazionale. E' un problema fondamentale quando si tratta di intervento internazionale.
FORUM: Vuole dire che, per definizione, la comunità internazionale non è in grado di governare responsabilmente?
GLIGOROV: Assolutamente - per definicionem! La comunità internazionale non ha un sistema di responsabilità. Il secondo problema: ci sono troppi padrini. E' un organismo complesso. In Kosovo e in Bosnia è emerso che si tratta dell'intervento di un gran numero di fattori internazionali, che rispondono di fronte a diverse istituzioni, all'UE, agli USA, all'ONU, alle istituzioni finanziarie a Washington, ad altre istituzioni finanziarie, alle grandi potenze del Consiglo di Sicurezza dell'ONU, a svariate organizzazioni non governative... Basta solo guardare a chi ha messo la firma sul Patto di Stabilità. Dio solo sa di quali tra le più diverse istituzioni e organizzazioni si tratti. E queste istituzioni e organizzazioni non hanno una funzione civile identica, ovvero, come si dice nell'economia, non hanno lo stesso fine, e quindi il problema della coordinazione diventa enorme. [...]
FORUM: Quali sono quindi le prospettive per ciascuno dei singoli paesi, nonché per la regione nel suo complesso?
GLIGOROV: Il problema è strutturale, quindi l'intera favola dei protettorati non ha alcun senso, senza tenere conto del fatto che secondo me comunque i protettorati siano un'idea stupida. Il problema è che ci sono troppe persone che danno disposizioni e troppe persone che li eseguono, e così le strutture statali, che comunque non sono molto forti negli stati costituiti di recente, hanno per definizione una posizione non chiara per quanto riguarda di fronte a chi devono rispondere e come sono legati tra di loro. E' una cosa che si può riscontrare con grande chiarezza, per esempio, in Bosnia e in Albania, ma che anche in Macedonia è in atto, perché si deve ascoltare cosa dice questo, cosa dice quello, poi in qualche modo lo si dice al popolo, poi il popolo in qualche modo reagisce... Tutto ciò fa sì che vi sia permanentemente un debole legame tra coloro che sono obbligati a fare qualcosa e quelli che li eleggono. Il risultato: la democrazia si indebolisce e si apre un enorme spazio alla corruzione. L'ultimo problema, e secondo me il più interessante dal punto di vista teorico, è il fatto che i fattori internazionali agiscono tramite dei sistemi o tramite determinati strumenti di condizionalità: a me questo, a te quello. Non ho mai visto uno studio che dimostrasse come questo sistema di diversi condizionamenti, che la comunità internazionale nel suo insieme mette in atto nei confronti di un determinato paese, - come è il caso ora nei Balcani - sia effettivamente coerente! Questo vuol dire che il FMI dice una cosa, la Banca Mondiale un'altra, la USAID un'altra ancora e poi si aggiungoni l'UE, con un'altra, l'ONU, con un'altra, le organizzazioni umanitarie, i partiti politici, le associazioni filantropiche... [...]
FORUM: Quanto tempo pensa ci voglia perché la situazione si normalizzi?
GLIGOROV: Penso che difficilmente ci si possa attendere un miracolo nel giro di un decennio. Dal punto di vita dello sviluppo, il problema è incredibilmente grande. Si tratta di una regione che, mediamente, è difficile che abbia più di duemila dollari di PIL per abitante, vale a dire il 10% del mondo sviluppato. Per conseguire il livello di quest'ultimo, se si seguirà la strada giusta, ci vorranno alcune generazioni.
FORUM: Lei conosce bene la Serbia. C'è qualcuno che possa dire quale sarà il futuro della Serbia?
GLIGOROV: Tutti pretendono di sapere quali sono le prospettiva della Serbia. Penso che in Serbia la situazione molto difficilmente verrà risolta senza un confronto interno. Tra la Croazia e la Serbia c'erano molte analogie. Ma l'opposizione in Croazia ha trovato due punti in merito ai quali ha preso una posizione del tutto differente dal governo di quel paese, un fatto che è molto importante per un'opposizione. In relazione alla Bosnia, l'opposizione croata si è posta dall'altra parte della barricata. Lo stesso è accaduto per quanto riguarda il Tribunale dell'Aja. Non ha voluto identificarsi con la mafia croata in Bosnia, né con i criminali di guerra croati. Penso che questi siano i due punti chiave del programma che ha garantito la vittoria a Mesic. [...] In Serbia non esiste nulla del genere. L'opposizione serba dice solamente che Milosevic è una catastrofe per il popolo serbo a causa di come egli realizza il suo programma, ma non che il suo programma è cattivo. Il problema dell'opposizione serba consiste nel fatto che dà l'impressione di non essere all'altezza dei problemi che la Serbia si trova ad affrontare, e tali problemi non sono affatto piccoli. Io sono stato uno dei fondatori del Partito Democratico e non vi è assolutamente nulla che oggi posso vedere come elemento di speranza nel Partito Democratico, per non parlare del Movimento per il Rinnovo Serbo [SPO, il partito di Vuk Draskovic]. Manca ogni elemento che indichi che si tratta di persone che sanno cosa farebbero riguardo a questioni strategiche, se domani andassero al potere. Cosa farebbero con il Kosovo? Anche loro, come Milosevic, giocano sulla carta della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza per il Kosovo, che, nei fatti, è impossibile ed è solo una soluzione temporanea. Non è per nulla chiaro nemmeno cosa pensino riguardo alla Bosnia. Non hanno le idee chiare nemmeno riguardo alla monarchia... Così, in Serbia le cose lentamente si stanno riducendo a un terreno non politico, a uno scontro non politico tra Milosevic e gli altri, sul fatto che egli sarebbe l'ostacolo a ciò che, altrimenti, è un interesse serbo inventato e inesistente. Ciò può davvero portare, e speriamo che non accada, a una confrontazione. Se ci si dovesse arrivare, l'unica speranza è che abbia breve durata e non comporti spargimenti di sangue, ma il contrario non è escluso. [...]
| Data: 21-03-2000 | | Fonte: "Forum" |
| Autore: Autori vari |
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