
Un capitolo che va chiuso
| Data: 25-04-2004 | | Fonte: "Notizie Est" |
| Autore: Drago Kraljevic, Antonio Frate |
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N.E. BALCANI #783 - CROAZIA/ITALIA
25 aprile 2004
UN CAPITOLO CHE VA CHIUSO
Intervista all’ambasciatore croato Drago Kralievic, a cura di Antonio Frate
Col Trattato di pace firmato a Parigi nel 1947 vennero ridisegnati i confini dell’Italia orientale. Per il nostro paese significò lo scorporo della Dalmazia, dell’Istria e di parte della Venezia Giulia. Quei momenti significarono anche esodo ed abbandono dei beni per centinaia di migliaia di italiani. Abbiamo rivolto alcune domande all’ambasciatore croato, Sua Eccellenza Drago Kraljevic, il quale è nato in Istria ed è quindi sensibile ancor di più a questi temi, in particolare a quello che ancora oggi tiene banco, vale a dire quello della restituzione dei beni abbandonati. Il tutto in una prospettiva di riconciliazione e di integrazione eurocomunitaria - Antonio Frate
Signor ambasciatore, il 10 febbraio ricorreva l’anniversario del Trattato di Parigi: questa circostanza quali riflessioni le suscita?
Quest’epoca segnerà i sessanta anni dal Trattato di pace, quando attraverso la volontà della comunità internazionale in questa parte d’Europa furono stabiliti i nuovi confini. L’anno prossimo sarà il trentennale del trattato di Osimo (1975) quando due stati, l’Italia e l’allora Jugoslavia, hanno concluso un apposito capitolo sugli esuli i quali avevano lasciato, per varie circostanze, il territorio jugoslavo di allora. Ci sono voluti quaranta anni perché i due paesi concludessero la questione “esuli”, chiudendo capitolo dopo capitolo.
Cosa resta da fare in merito al tema degli esuli?
Per prima cosa bisogna rispettare gli accordi internazionali in vigore, giacché le loro basi sono cruciali per fondare i futuri rapporti fra Croazia ed Italia. In concreto ciò significa riconoscere il ruolo guida del principio di legalità, perché del principio di giustizia si sono occupati i governi di allora. Questa è oggi anche la politica dell’UE coi paesi che usciti dalla guerra hanno subito mutamenti demografici. Allora i rispettivi governi hanno compensato i reciproci debiti compresi quelli relativi ai beni materiali.
Qual è la sua personale opinione?
Sono molto contento perché nei riguardi di questo principio fondamentale “Pacta sunt servanda” non vi sono divergenze e perché questo è un elemento fondamentale nei rapporti tra due paesi vicini. Infatti da ciò si evince che tra Italia e Croazia non ci sono più questioni aperte, fatta eccezione per il controllo della zona ecologico-ittica nell’Adriatico, ma su questo tema sono già cominciati colloqui.
La Commissione mista ha speranze di successo?
Questa Commissione a mio avviso rappresenta il segno di buona volontà e della disponibilità di riesaminare insieme se esistono singole categorie di “non optanti” eventualmente non contemplate nell’ambito degli accordi internazionali. Inserito nel contesto di cui sopra ciò permette di dare a tutti - compresi gli stranieri - la possibilità di partecipare a condizioni di parità con i cittadini croati al processo di denazionalizzazione in Croazia.
In questo periodo i media usano espressioni come “gesto simbolico” o “creare un clima positivo”: tradotto dal diplomatichese che cosa significa?
Ritengo che si tratti di proposte che recano il seguente messaggio: chiudiamo questo capitolo della nostra storia e aiutiamo la Croazia affinché quanto prima venga ratificato l’Accordo sulla Stabilizzazione e sull’Associazione con l’Unione Europea, così otteniamo qualcosa di veramente nuovo, un nuovo quadro che sicuramente aiuterà la Croazia ad ottenere lo status di candidato. Questo Accordo recita: ”Adeguamento della legislazione croata a quella dell’UE, specialmente per quel che riguarda l’acquisto dei beni immobili in Croazia sì da assicurare ai cittadini degli stati membri dell’Unione un trattamento uguale a quelli croati (ad eccezione di taluni casi per i quali si rimanda all’allegato VII)
Che cosa aspettarsi da parte croata?
La Croazia rimane determinata nel rispetto del principio “Pacta sun servanda” ad adempiere la propria parte eglii impegni finanziari stabiliti dall’Accordo di Roma.
| Data: 25-04-2004 | | Fonte: "Notizie Est" |
| Autore: Drago Kraljevic, Antonio Frate |
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