
"I diritti delle minoranze in Kosovo: i pił bassi in Europa"
| Data: 09-11-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Besnik Bala |
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NOTIZIE EST #491 - KOSOVO
9 novembre 2001
I DIRITTI DELLE MINORANZE IN KOSOVO: I PIU' BASSI IN EUROPA
di Besnik Bala (AIM Pristina, 26 ottobre 2001)
Sembra che il Kosovo rimarrà ancora per un po' di tempo il luogo di una rappresentazione fissa dove i protagonisti rimangono gli stessi, e si scambiano soltanto i ruoli. Per un certo periodo qualcuno è stato il governatore e qualcuno la vittima, viceversa in un altro periodo. A due anni e mezzo dalla fine della guerra in Kosovo, gli Albanesi non sono più le vittime di una volta, sebbene i loro nomi si trovino sulle più lunghe liste delle vittime di guerra. Davanti alla comunità internazionale, il loro posto lo hanno occupato "i loro governanti di ieri". La comunità serba (le statistiche non parlano mai con precisione del loro numero, semplicemente perché o non esistono o nella maggior parte dei casi sono falsificate) vive ancora isolata nelle enclavi circondate dal filo spinato e dalle forze della KFOR e della polizia dell'ONU. I loro diritti e le loro libertà occupano il posto principale nei rapporti, nelle analisi e nelle discussioni dei fattori internazionali ed anche di quelle locali, nelle quali non di rado vengono dimenticate le comunità delle altre minoranze (turca, rom, musulmana ecc.), rimangono all'ombra oppure si trattano solo di sfuggita.
Secondo gli ultimi rapporti dell'OSCE e dell'Alto Commissariato per i rifugiati (UNHCR), in Kosovo il miglioramento della situazione delle comunità delle minoranze è avvenuto molto lentamente. Nel periodo in cui il Kosovo si avvicina alle elezioni generali, dopo le quali si creeranno le strutture dell'autogestione temporanea, l'ottavo rapporto dal 1999 di queste due organizzazioni avverte che con gli sviluppi democratici si potrebbe creare un danno se non si prenderanno in considerazione i problemi delle minoranze e finché non verranno risolti. "Nella società kosovara è ancora presente un livello di intolleranza e ciò è inaccettabile", ha detto il capo dell'OSCE, l'ambasciatore Dan Everts, constatando che "in Kosovo ognuno deve cercare di porre termine a questa intolleranza se veramente si dedica al suo futuro, che sarà libero dalle ingiustizie del passato".
I rappresentanti internazionali dicono che la sicurezza e la mancanza della libertà di movimento rimangono ancora la preoccupazione principale per gli appartenenti delle comunità delle minoranze. In Kosovo negli ultimi sei mesi il numero degli incidenti è diminuito, ma la situazione è ancora fragile. Il lavoro della polizia e del sistema giuridico è molto lento, ma allo stesso tempo si notano dei miglioramenti nella creazione di un ambiente più sicuro per tutti i cittadini. Il capo dell'UNHCR per il Kosovo, Lennart Kotslainen, ha detto che la mancanza di libertà di movimento segna tutti gli ambiti della vita quotidiana, iniziando dalla istruzione e dalla sanità, fino ai servizi pubblici. "Per alcune comunità sta diventando una questione vitale ed è profondamente preoccupante quando le persone iniziano a considerarlo come una cosa normale e non cercano neanche di oltrepassare tali 'linee di frontiera'. L'unico modo per ottenere un miglioramento è lavorare per la realizzazione del seguente scopo: che in Kosovo ognuno abbia la possibilità di godere dei diritti fondamentali", ha detto qualche giorno fa davanti ai giornalisti il capo dell'UNHCR. La caratteristica dell'ultimo Rapporto dell'OSCE e dell'UNHCR, cioè le interpretazioni dei capi di queste due organizzazioni, era quella di seguire il modello caldo-freddo. Uno di loro ha affermato che "la situazione è molto pesante", l'altro ha valutato che "è stato fatto un progresso importante nella introduzione del dialogo e delle attività multietniche", e che, come ha affermato l'ambasciatore Everts, si stanno facendo i primi passi importanti verso una normalizzazione. Dall'altra parte, il suo collega dall'UNHCR Kotslainen ha accolto con favore il ritorno di alcuni profughi appartenenti alle comunità minoritarie del Kosovo, ma dall'altra parte constata che "avvengono ancora delle emigrazioni degli appartenenti alle comunità minoritarie, stimolate dalla constante discriminazione, dall'isolamento e dalla violenza che pervadono le loro vite"
Entrambe le organizzazioni hanno raccomandato un impegno più attivo al fine di migliorare la sicurezza, superare la discriminazione, sollecitare il dialogo e la costruzione delle misure di fiducia.
La condizione dei diritti umani e delle libertà in Kosovo non è per niente buona, hanno constatato i rappresentanti del Comitato per la protezione dei diritti umani e delle libertà con sede a Pristina. Il presidente di questo comitato Pajazit Nushi dice che il numero complessivo dei crimini non ha subito nessun cambiamento rispetto all'anno scorso. L'unica differenza è che il numero dei crimini interetnici in Kosovo ha avuto un certo calo. Durante l'anno 2000, il Comitato ha registrato 99 casi di omicidi di persone che appartenevano alle comunità minoritarie, e nei primi nove mesi dell'anno 2001 ne sono stati registrati 26, oppure dei 17 tentati omicidi, quanti ne sono stati registrati un anno fa, quest'anno ne sono stati segnati 27
Gli appartenenti di molte organizzazioni internazionali, ma anche di quelle locali, sono d'accordo riguardo il fatto che, come si dice, "la risoluzione della questione della città di Mitrovica divisa, e in generale del Kosovo settentrionale, è la chiave per il miglioramento delle relazioni interetniche anche nelle altre parti del Kosovo". Ma, il signor Nushi dice tuttavia che questa non è "l'unica chiave". Secondo lui, un fattore simile è anche l'eliminazione delle enclavi serbe e la comunicazione diretta di tutti i cittadini del Kosovo. Invece l'apertura delle enclavi sembra ancora lontana. I rappresentanti internazionali chiedono agli albanesi di aiutare la protezione e il rispetto delle comunità minoritarie e nello stesso tempo emanano un decreto per la loro protezione. Qualche tempo fa il capo dell'ONU in Kosovo, Hans Haekkurup, ha firmato il decreto che vieta la compravendita dei beni immobili fra gli albanesi e i serbi. L'avvicinamento delle elezioni generali e l'intenzione di includervi i Serbi ha aperto molte altre questioni che fino ad ora sono state considerate "intoccabili". L'UNMIK prende in considerazione la possibilità di creare delle unità speciali di Truppe di difesa del Kosovo, fa dei seri discorsi riguardo l'inizio del lavoro dell'Università in lingua serba, mentre ha trasformato il delegato del governo serbo Nebojsa Covic in un "ospite" quotidiano in Kosovo. E' stato prodotto anche un documento di 25 pagine dove è stata inserita la strategia dell'UNMIK per migliorare la situazione delle comunità serbe
Tuttavia, ancora nessuno può dire se tutti questi tentativi avranno successo. Gli albanesi hanno reagito fortemente ad alcune decisioni dell'UNMIK alla cui realizzazione non hanno partecipato neanche indirettamente, valutando che si stanno creando dei sistemi paralleli e che in questo modo si rendono più profonde le divisioni. Loro dicono che "privati di tutte le forme del potere, non hanno potuto fare di più per la protezione della comunità serba, e che gli appelli pubblici contro la violenza non hanno potuto aiutare in ciò"
Dall'altra parte, alcuni osservatori locali dicono che i rappresentanti internazionali e i rappresentanti albanesi non hanno avuto successo nel loro atteggiamento e che si sono dimostrati incapaci "nell'offrire le alternative stabili che aiuterebbero la comunità serba ad entrare nel processo politico", ma che senz'altro il fattore chiave rimane "l'influenza molto forte di Belgrado sui serbi kosovari". Secondo essi, loro sono la moneta per regolare i conti e sono stati sempre "sacrificati in funzione del regime di Belgrado, a prescindere dal fatto di chi governasse". Ma a giudicare da questi abusi, da queste giustificazioni oppure dai tentativi di analizzare come si è arrivati a questa situazione dove in Kosovo momentaneamente si trovano le comunità minoritarie sia serbe ma anche le altre, questo problema occuperà ancora i punti chiave nei rapporti delle organizzazioni internazionali. Sembra che saranno ancora vittime dei loro connazionali della Belgrado ufficiale per la quale rimangono soltanto "una buona risorsa", ma anche della comunità internazionale e delle autorità locali, che per adesso non sono in grado di fare qualcosa di radicale nella risoluzione di tale questione. Del resto, ogni collegamento di posizioni politiche con i diritti umani di qualsiasi comunità non potrà nascondere il fatto che il Kosovo, come fra l'altro ha detto anche Kotslainen, è il posto in Europa dove i diritti delle minoranze sono più minacciati.
(Traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)
| Data: 09-11-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Besnik Bala |
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