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"La scena politica bulgara dopo le presidenziali"

Data: 11-12-2001 Fonte: "Vreme"
Autore: Nikolaj Petrov

NOTIZIE EST #506 - BULGARIA
11 dicembre 2001


LA SCENA POLITICA BULGARA DOPO LE PRESIDENZIALI
di Nikolaj Petrov - ("Vreme" [Belgrado], 29 novembre 2001)


[Seguono più sotto alcune note su altri risvolti delle elezioni presidenziali in Bulgaria]

Quest'anno la Bulgaria ha sorpreso il mondo per la seconda volta - dopo l'ascesa al potere dell'ex zar Simeon nel ruolo di premier - eleggendo a presidente il leader del Partito Socialista Bulgaro (BSP) all'opposizione, Georgi Parvanov.

E' nato così un cliché: un ex zar come presidente del consiglio, un ex comunista come presidente. Allo stesso tempo, alcuni commentatori di destra, delusi, hanno cominciato a parlare di un "monarco-comunismo" bulgaro. Un'analisi più approfondita, tuttavia, potrebbe dimostrare che quanto è accaduto in occasione delle elezioni generali (dell'estate scorsa), nonché adesso con le elezioni presidenziali, trova radice nell'attuale realtà della Bulgaria e non può in nessun modo essere definito un ritorno al passato.

Il motivo di questo comportmento degli elettori è innanzitutto il fiasco della destra bulgara, impersonificata dall'Unione delle Forze Democratiche (SDS) che ha governato fino all'estate scorsa, sotto la guida dell'ex premier Ivan Kostov. La SDS ha registrato, durante il governo autoritario di Kostov, significativi successi sul piano della politica estera. Ha avviato trattative per l'adesione all'Unione Europea e i paesi dell'accordo di Schengen hanno abolito il requisito dei visti per i cittadini bulgari.

UNA CAMPAGNA SPORCA
Tuttavia, sul piano interno il suo governo è diventato un simbolo della corruzione. Inoltre, la maggior parte dei bulgari ha ritenuto il governo responsabile della propria povertà e della conseguente impossibilità di godere dei "privilegi europei" di nuova acquisizione.

Negli stessi anni, Petar Stojanov, che al secondo turno delle elezioni presidenziali ha ottenuto l'8% in meno rispetto al socialista Parvanov, è stato presidente della repubblica. Era stato eletto a tale carica alla fine del 1996, subito dopo la caduta disastrosa del governo socialista di Zan Videnov. Al momento della sua candidatura era vicepresidente della SDS.

Conscio della cattiva immagine della SDS, Stojanov ha deciso di presentarsi a queste elezioni come candidato indipendente. Come tale, ha ottenuto il sostegno di quasi tutti i partiti influenti di destra: la stessa SDS, il Movimento Nazionale Simeon Secondo (NDSV) al governo, la coalizione VMRO-"Gergjovden", che per un soffio non era riuscita a entrare in parlamento, e alcune altre formazioni minori. Nel complesso, la sua candidatura ha ottenuto l'appoggio di forze politiche che in occasione delle elezioni generali del giugno scorso avevano ottenuto il 70% dei voti.

Parte della colpa della pesante sconfitta subita, anche se solo al secondo turno, è da attribuirsi allo stesso Stojanov e al suo comitato elettorale. In particolare, nel corso della campagna egli ha cercato di discreditare gli avversari permettendosi, tra le altre cose, di rendere pubblici brani di un documento segreto del 1999 contenente accuse non chiare sui legami con il mondo criminale di un altro candidato a presidente - l'ex ministro degli interni Bogomil Bonev. Successivamente ha quasi costretto il premier Simeon a dichiarare pubblicamente il sostegno del suo NDSV e, infine, al termine della campagna elettorale, ha definitivamente violato la neutralità apartitica propria della sua carica per avvolgersi in un "manto di partito" e gettarsi nella retorica anticomunista.

Un tale comportamento incoerente ha allontanato da Stojanov una parte dei suoi elettori, ma non si è trattato dell'unico motivo della sua sconfitta. Vi hanno contribuito anche gli scontri interni alla SDS, che il sindaco di Sofia Stefan Sofijanski - uno dei politici più popolari nel paese - ha abbandonato tra le due tornate delle presidenziali. Inoltre, anche l'appoggio del NDSV si è dimostrato fragile, perché i sostenitori di tale blocco sono rimasti delusi del fatto che Simeon non abbia nominato un proprio candidato a presidente.

E' STATO INFRANTO UN MURO PSICOLOGICO
Quando il socialista Parvanov ha vinto il primo turno, il suo lavoro è praticamente terminato. Ha avuto un'importanza chiave l'appoggio che ha ottenuto da parte del partito dei turchi del paese - il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), Ahmed Dogan. I rimanenti voti sono giunti da coloro che hanno infranto il muro psicologico della imbattibilità di Petar Stojanov.

Parvanov si è comportato in maniera esemplare, affermano oggi gli osservatori. Ha inviato messaggi propri di un leader socialista moderato, anche se l'opposizione interna al BSP aveva cercato, con la sua candidatura a presidente, di mandarlo in pensione.

Parvanov ha promesso che sarà un "presidente sociale", sebbene la costituzione bulgara non conferisca al capo dello stato poteri che potrebbero influire direttamente sulla situazione sociale ed economica. Oltre a ciò, egli si è pronunciato a favore di un aumento delle competenze della carica di presidente, che Stojanov ha "fatto a pezzi" durante il governo del premier Kostov.

Da uno storico di 44 anni come è Parvanov di professione non si attendono sorprese nella politica estera. Già fin dalla notte elettorale ha cercato di esorcizzare i potenziali timori che avrebbero potuto insorgere in Occidente per la sua elezione, dichiarando che lavorerà per l'entrata della Bulgaria sia nell'UE che nella NATO. Ma ha aggiunto che cercherà di rilanciare i rapporti economici anche con i partner tradizionali del paese, menzionando la Russia e l'Ucraina.

Gli osservatori bulgari, allo stesso tempo, nelle loro previsioni sulle possibili conseguenze dell'elezione del leader socialista a capo dello stato richiamano l'attenzione sugli aumentati appetiti della sinistra e più precisamente del BSP. Il capo dell'agenzia "Gallup" ha definito i due milioni di elettori che hanno dato il loro voto a Parvanov la "nuova sinistra virtuale" che non ha un partito, perché così come è ora, il Partito Socialista non è il loro partito.

CHI E' PIU' IN DIFFICOLTA'
Altri menzionano la possibilità di un'ondata di radicalismo di sinistra, che si potrebbe sviluppare sia su base sociale che su base etnica, se il BSP non manterrà il suo corso attuale di avvicinamento nei confronti del DPS, a favore del quale comunque Parvanov si è pronunciato nel corso della campagna.

Si tratta di una politica che mira a migliorare i rapporti con la comunità etnica turca, vale a dire a una pacificazione storica dopo il cambiamento con la violenza dei nomi dei turchi che l'ex regime comunista aveva messo in atto negli anni '80. Parvanov è riuscito a convincere il BSP ad accettare l'integrazione euroatlantica e l'intenzione del paese di aderire alla NATO, e questo dopo i bombardamenti contro la Jugoslavia ai quali egli stesso, così come il Partito Socialista, si era energicamente opposto.

La situazione è decisamente più difficile sul lato destro della scena politica bulgara. La SDS prosegue la sua discesa accelerata, mentre i suoi leader si lanciano reciproche accuse. Inoltre, il NDSV deve ancora costituirsi come partito politico di centro-destra e verrà presto costituito il nuovo partito dei Liberi Democratici di Stefan Sofijanski.

Forse i veri vincitori di queste elezioni sono il DPS e il suo leader Ahmed Dogan, l'unico politico che da 12 anni rimane costantemente ai massimi vertici della politica bulgara. Il DPS è entrato in coalizione con il NDSV al governo ed è stato con il suo sostegno che Parvanov è stato eletto presidente.

Alcuni osservatori affermano che il sistema partitico della Bulgaria è in dissoluzione e che la situazione viene salvata dall'autorità di alcune persone. Queste ultime sarebbero: il premier Simeon Sakskoburggotski, il neoeletto presidente Georgi Parvanov, Ahmed Dogan e Stefan Sofijanski. Gli stessi osservatori sostengono che sarà possibile evitare una grave crisi politica solo se questi uomini politici collaboreranno tra di loro.

(Titolo di "Notizie Est" - Nikolaj Petrov è corrispondente da Sofia dell'agenzia serba Beta)


ALCUNE NOTE SULE RIPERCUSSIONI DELLE PRESIDENZIALI
di Andrea Ferrario


Come giustamente osserva Nikolaj Petrov nel suo articolo pubblicato da "Vreme", le elezioni presidenziali hanno segnato un nuovo spartiacque nella vita politica delle Bulgaria, dopo l'ascesa al potere di Simeon Sakskoburggotski nel giugno scorso. Vale la pena di aggiungere alcuni particolari e alcuni aggiornamenti. Il voto al secondo turno, con il quale il presidente uscente Stojanov è stato definitivamente sconfitto, è stato un vero e proprio voto punitivo. Lo si evince con chiarezza, tra le altre cose, dalla percentuale dei votanti, che contrariamente a quanto è consueto è nettamente aumentata al secondo turno, passando dal 43% circa al 55%. Molti elettori che non si erano recati alle urne al primo turno, quindi, si sono mobilitati in occasione del secondo, non per dare un appoggio attivo, ma per "mandare a casa" Stojanov, un particolare di cui Parvanov dovrà tenere conto nel calcolare il sostegno effettivo di cui gode (comunque limitato, se si tiene conto degli aventi diritto al voto nel loro complesso). La "punizione" degli elettori è senz'altro indirizzata in primo luogo alla SDS, alla quale Stojanov, sebbene candidatosi come indipendente, è rimasto sempre legato. E' tuttavia ipotizzabile che questo voto di protesta abbia avuto tra i suoi obiettivi in parte anche il NDSV dell'ex zar Simeon, il quale nei primi quattro mesi del suo governo si è rivelato da una parte disorganizzato e reticente, dall'altra insincero, visto che finora non ha mosso ancora un passo nella direzione promessa in campagna elettorale e, anzi, ha ulteriormente fatto gravare la crisi economica del paese sulle spalle delle classi popolari.

La sconfitta di Stojanov ha ulteriormente accelerato il processo di disgregazione all'interno della SDS. Dopo l'espulsione di due personaggi non molto noti al pubblico, ma dal ruolo importante nel partito, come Jordan Conev e Hristo Biserov, all'inizio dell'anno, vi è stato l'abbandono, come scrive anche Petrov nel suo articolo, del sindaco di Sofia, Sofijanski, personaggio che gode ancora di una certa popolarità e che è in buoni rapporti con l'ex zar Simeon. Se Sofijanski ha scelto l'intervallo tra le due tornate delle presidenziali per uscire dalla SDS e creare un proprio partito politico, un altro "pezzo da novanta" della SDS, Evgeni Bakardziev, dalle posizioni forti in vasti settori, come quello energetico e quello delle telecomunicazioni, ha compiuto il medesimo passo (ufficialmente è stato espulso dal partito), poco dopo la sconfitta di Stojanov. Entrambi hanno tuttavia adottato un atteggiamento ambiguo e hanno invitato i loro sostenitori all'interno della SDS a non abbandonare quest'ultima. Inoltre, nel partito di Sofijanski figura tra i massimi dirigenti un deputato del NDSV.

Da parte sua il NDSV ha fatto il primo passo falso sancito come tale dagli elettori. L'appoggio alla ricandidatura di Stojanov, dato all'ultimo momento, coinvolge il "movimento" dell'ex zar nella sconfitta elettorale. Il giorno della seconda tornata elettorale Simeon ha cercato di "mettere una pezza" alla situazione, evidentemente presagendo la sconfitta, dichiarando pubblicamente in un primo momento che non si sarebbe recato alle urne, per poi cambiare idea subito dopo e andare a votare. Rimane ancora irrisolta per il NDSV la questione scottante della costituzione in partito politico (formalmente è ancora solo la sigla della coalizione elettorale tra due minipartiti, cioè la soluzione di emergenza cui l'ex zar era ricorso quando era stata negata la registrazione al suo movimento). Questo passo, inizialmente previsto per novembre, poi rimandato a "entro la fine dell'anno", è ora stato ulteriormente prorogato a data da definirsi. L'intenzione, a quanto si afferma, è comunque quella di creare un soggetto politico pressoché virtuale, senza organizzazioni e strutture sul territorio. Nei fatti, sta emergendo che la mancanza di coesione e la figura di Simeon Sakskoburggotski come unico punto di riferimento fanno del NDSV un soggetto assolutamente debole e inefficace nel gestire il governo.

Il BSP sembrerebbe trovarsi ora invece di fronte a una nuova primavera, dopo l'inaspettata elezione del suo segretario Parvanov a capo dello stato. Sicuramente la presenza del leader socialista ai massimi vertici delle istituzioni, con una carica che si presta in modo particolare alla possibilità di raccogliere consensi senza doversi esporre ai rischi che un governo invece comporta, costituisce un'ottima occasione per il BSP. Tuttavia un problema potrebbe essere costituito proprio dal fattore "sorpresa" della vittoria di Parvanov. La sua carica di segretario del partito, infatti, è ora vacante e ben pochi alla vigilia delle elezioni avevano messo in conto una tale eventualità. Parvanov era riuscito a imporre con molta difficoltà la sua linea "riformista" (simboleggiata soprattutto dalla svolta filoatlantica) a un partito in cui è ancora molto forte la corrente "nostalgica", che ha duramente lottato contro il neoeletto presidente. E' pertanto ipotizzabile che le sue dimissioni dal partito, obbligatorie in seguito all'elezione a presidente, possano aprire una lotta intestina tra i socialisti, visto che un'altra figura unificatrice.

La Bulgaria pertanto continua a essere un paese altamente instabile a livello politico. Il progetto di creare un'oligarchia stabile in grado di controllare saldamente il paese, portato avanti dal partito di Kostov con metodi spesso autoritari, è miseramente fallito. Il NDSV dell'ex zar Simeon non sembra al momento capace di darsi una struttura tale da consentirgli un controllo saldo delle leve del potere, con il conseguente rischio di un progressivo sfaldamento la cui unica alternativa sembrerebbe essere, per una forza politica del suo tipo, il ricorso a un populismo più radicale. Il BSP rimane un soggetto fragile, diviso al suo interno e a corto di idee, su cui pesa ancora un inglorioso passato: difficilmente l'"effetto" Parvanov sarà sufficiente a consentirgli una consistente ripresa. L'unica eccezione sulla scena politica, come nota opportunamente Nikolaj Petrov, è il DPS di Dogan, un partito stabile e bene organizzato, ma che rappresenta solo una nazionalità minoritaria e da anni si limita a svolgere il ruolo di ago della bilancia.


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Data: 11-12-2001 Fonte: "Vreme"
Autore: Nikolaj Petrov





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