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"Una mediazione bulgara per il Kosovo?"
| Data: 23-03-2000 | | Fonte: "Monitor", "Pari", "Sega" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #315 - KOSOVO/BULGARIA
23 marzo 2000
UNA MEDIAZIONE BULGARA PER IL KOSOVO?
[Continuiamo a seguire la "pista bulgara" delle manovre diplomatiche intorno al Kosovo, che si va facendo via via più consistente, ma rimane quasi del tutto ignorata dalla stampa internazionale. Dopo l'incontro a Sofia nel dicembre scorso tra diplomatici USA ed esponenti serbi del Kosovo e non, seguito dal vertice convocato da Sofia a Hisarija, in Bulgaria, tra i paesi confinanti con la Jugoslavia, e dalla visita di Thaci e Xhaferri nella capitale bulgara (eventi di cui abbiamo riferito rispettivamente in "Notizie Est" #291 del 15 dicembre 1999, #293 del 22 dicembre 1999, #300 (1) del 17 gennaio 2000 e #304 del 22 febbraio 2000 ), l'8 marzo si sono recati a Sofia per due giorni i leader serbi del Kosovo Momcilo Trajkovic e Artemije. Infine, alcuni giorni fa, il 17 e il 18 marzo, vi è stata una nuova riunione informale dei paesi confinanti con la Jugoslavia, questa volta a Budapest e in presenza di Robertson, Hombach e Solana. Il giorno successivo, il premier bulgaro Kostov si è recato in Kosovo con un'intensa e imprevista visita lampo. Di questi ultimi due sviluppi parlano i materiali che riportiamo qui sotto, tutti tratti dalla stampa bulgara: un articolo di "Monitor" sulla visita di Kostov in Kosovo, seguito da una breve collezione di "ritagli" da altre fonti sullo stesso argomento; un articolo di "Pari" e uno di "Sega" sul vertice di Budapest e alcuni appunti finali sulle recenti evoluzioni dei rapporti Bulgaria-Macedonia e quelli interni alla Bulgaria stessa - Andrea Ferrario]
KOSTOV IN KOSOVO
(da "Monitor" [Sofia], 20 marzo 2000)
I servizi segreti bulgari raccoglieranno attivamente informazioni specializzate per le forze della KFOR nella tormentata provincia del Kosovo. "La Bulgaria ha risposto positivamente alla richiesta del comando della KFOR di attivarsi per la collaborazione nel campo dello spionaggio e delle informazioni", ha comunicato ieri il corrispondente speciale della BTA a Pristina, Kostadin Filipov. La richiesta era stata fatta in occasione della visita del premier Ivan Kostov presso il comandante della KFOR, gen. Klaus Reinhardt. La BTA comunica inoltre che il capo della missione civile ONU in Kosovo, Bernard Kouchner, e il leader moderato degli albanesi Ibrahim Rugova, si recheranno presto a Sofia. Kouchner e Rugova hanno accettato gli inviti rivolti loro da Ivan Kostov nel corso dei colloqui avuti a Pristina.
SOFIA - Ieri il premier bulgaro è stato in visita in Kosovo. Kostov ha annunciato la sua improvvisa visita sabato dopo pranzo, subito dopo essere tornato dal vertice informale da Budapest. Già venerdì il premier bulgaro aveva dichiarato nella capitale ungherese che "in questo momento la situazione è tale da richiedere una politica estera bulgara molto attiva, al fine di prevenire i crescenti rischi per la sicurezza nazionale del paese rappresentati dalla sempre maggiore tensione nei Balcani". Il presidente della repubblica Stojanov ha convocato per questo giovedì una seduta del Consiglio consultativo per la sicurezza nazionale a causa della "tensione nella repubblica federale jugoslava".
UN GIORNO DI COLLOQUI
Il 19 marzo mattina Kostov è giunto a Prizren con un elicottero dell'esercito bulgaro. Insieme al premier viaggiavano il vice-capo di stato maggiore, gen. Nikola Kolev, e il vice-ministro degli esteri Marin Rajkov [che aveva seguito a Sofia gli incontri con Thaci, Trajkovic e Artemije - N.d.T.]. [...] [Prima di giungere a Prizren l'elicottero ha fatto scalo a Skopje, da dove è stato scortato fino a Prizren dalla KFOR]. Dopo pranzo la delegazione è atterrata a Pristina. Kostov si è immediatamente recato al monastero di Gracanica, dove ha incontrato i leader dei serbi del Kosovo, Momcilo Trajkovic e il vescovo Artemije. Successivamente Kostov è tornato a Pristina, dove ha incontrato nell'ordine il gen. Klaus Reinhardt, Bernard Kouchner, il vicepresidente del Consiglio amministrativo temporaneo del Kosovo Hashim Thaci, e Ibrahim Rugova.
LA KFOR VUOLE PIÙ BULGARI
Il gen. Klaus Reinhardt ha chiesto una presenza bulgara decisamente maggiore nell'ambito delle forze di pace, ha comunicato il servizio stampa del governo dopo l'incontro di Kostov con il comandante della KFOR. Il generale tedesco ha aggiunto che i nostri militari [sono 35, operano nel contingente olandese - N.d.T.] sono stati molto apprezzati per la loro conoscenza della cultura e della psicologia delle diverse comunità. "Da parte bulgara è stata data una risposta positiva alla richiesta del comando della KFOR di ampliare la nostra presenza nella loro missione. Si tratta di inviare in Kosovo un contingente del genio militari, specialisti per i contatti civili-militari, uomini per l'aumento del numero dei poliziotti civili e per l'attivazione della collaborazione nella sfera dello spionaggio e della raccolta di informazioni", ha comunicato la BTA. [...] Secondo fonti governative, l'anno scorso, durante la guerra in Jugoslavia, i nostri servizi segreti militari hanno svolto un "lavoro eccezionale" per il comando generale delle forze NATO in Europa, situato nella città belga di Mons. Già allora, il capo del servizi segreti gen. Kacarov partecipava pressoché costantemente alle sedute del Consiglio di sicurezza, nonostante non fosse suo membro a pieno titolo.
[...] Kostov e Reinhardt hanno esaminato anche la crisi nella Serbia meridionale. Il capo della KFOR ha spiegato che quest'ultima sta mettendo in atto tutti gli forzi per impedire il passaggio di gruppi di estremisti albanesi nella zona di Presevo, Bujanovac e Medvedja. Poco più tardi il premier bulgaro ha parlato delle crisi nella Serbia meridionale anche con Hashim Thaci; il leader albanese ha [...] concordato con le valutazioni di Kostov riguardo alle azioni dei gruppi albanesi nella regione. "Possono portare a un'attivizzazione dei militari serbi e rivelarsi catastrofiche per gli interessi degli albanesi", ha dichiarato Thaci.
I SERBI DEL KOSOVO ENTRANO NELL'AMMINSITRAZIONE TEMPORANEA?
"I serbi del Kosovo prenderanno parte al lavoro del consiglio amministrativo in un primo momento come osservatori e successivamente, a seconda dei risultati, come membri a pieno titolo. Lo ha dichiarato Momcilo Trajkovic, dopo il suo incontro con Ivan Kostov", ha comunicato ieri da Pristina l'inviato speciale della BTA, Kostadin Filipov. Egli ha comunicato anche che "durante l'incontro è stato sottolineato esplicitamente che il raggiungimento di un accordo per l'entrata dei serbi del Kosovo nel Consiglio temporaneo è ormai molto vicino grazie al dialogo che Kostov ha cominciato con Trajkovic e il vescovo Artemije a Sofia". [...] Trajkovic e il vescovo Artemije hanno detto ancora una volta [la richiesta era già stata fatta in occasione della loro visita a Sofia dell'8 marzo - N.d.T.] di contare sulla sua mediazione per instaurare dei contatti con il moderato Rugova. Essi hanno ringraziato il premier bulgaro per avere soddisfatto la loro richiesta di rappresentare con precisione la loro posizione all'"incontro informale" di Budapest. [...]
[Kostov ha poi incontrato Kouchner. Di fronte a lui, il premier bulgaro ha dichiarato]: "la discussione che abbiamo condotto gli ultimi due giorni a Budapest è molto vicina alle preoccupazioni di Kouchner. Ho la sensazione che ci sarà utile scambiarci informazioni sulle posizioni che io ho ascoltato a Budapest e quelle che ha lui. Mi sembra che stiamo cercando di afferrare, con modalità diverse, l'essenza del problema", ha detto già sabato Kostov.
"Il modello multietnico in Kosovo oggi è impossibile. La pacificazione è impossibile", aveva detto Kouchner in un'intervista pubblicata nel numero di sabato del giornale francese "L'Humanité". Secondo Kouchner, "la questione è quella di capire se dobbiamo dividere la gente, per poterla difendere, o se la dobbiamo raccogliere insieme, senza poterla difendere".
L'INCONTRO DI BUDAPEST
[...] Il premier ungherese Viktor Orban ha confermato ufficialmente le informazioni di "Monitor", secondo cui a Budapest sono state prese in esame modifiche all'accordo federale sulla composizione e i confini della Repubblica Federale Jugoslava. "Siamo stati d'accordo e unanimi (i sette premier - N.d.R.) sul fatto che in Jugoslavia devono essere rafforzate le autonomie delle singole regioni", ha dichiarato Viktor Orban nell'hotel Termal. Egli ha spiegato che questa è una delle vie per la democratizzazione della Jugoslavia. "Se queste sono le sue precise parole, ciò non può avvenire nell'ambito dell'attuale accordo federale della Jugoslavia", ha commentato per "Monitor" il direttore escutivo dell'associazione nazionale per i rapporti internazionali, Cavdar Mincev. [...] [Al suo ritorno a Sofia, Kostov ha rifiutato di precisare di cosa esattamente abbiano parlato i 7 premier e ha affermato unicamente che a Budapest è stata presa in esame anche l'idea di una Serbia federativa]. "E' stata fatta notare da qualcuno di noi la proposta della Lega dei socialdemocratici di Vojvodina per la risoluzione dei problemi della democratizzazione in Serbia attraverso la costituzione della stessa Serbia in federazione", aveva dichiarato Kostov già in occasione della prima seduta del 17 marzo. [...]
ALTRE INFORMAZIONI IN BREVE SULLA VISITA DI KOSTOV IN KOSOVO
I quotidiani bulgari "Standart" e "Demokracija" [quest'ultimo organo del partito di Kostov] del 20 marzo fanno notare come Reinhardt abbia affermato di essere "pronto ad assicurare una protezione armata per i serbi che rientreranno in Kosovo" e immediatamente dopo abbia chiesto a Kostov di contribuire con più uomini alla KFOR. Secondo "Demokracija", inoltre, Rugova sarebbe giunto improvvisamente all'incontro tra Thaci e Kostov (quest'ultimo, secondo il programma, doveva recarsi di persona da Rugova). Thaci, a parte le già menzionate considerazioni sulla situazione nella Serbia meridionale, ha chiesto a Kostov di fargli da tramite per ulteriori contatti con leader dell'Europa sudorientale, mentre Rugova ha detto al premier bulgaro di contare su un suo aiuto di fronte alle autorità europee (BTA, 20 marzo 2000) . La TANJUG ha commentato aspramente le dichiarazioni di Kostov secondo cui a Budapest è stata esaminata anche la proposta di federazione della Serbia avanzata dai socialdemocratici della Vojvodina, definendola un'ingerenza negli affari interni della Serbia. Commentatori dell'opposizione, secondo "Radio Free Europe", hanno commentato molto positivamente gli incontri avuti da Kostov in Kosovo, in quello che la radio ha definito come il ruolo di mediatore tra albanesi e serbi svolto dal premier bulgaro. Molte altre fonti, inoltre, scrivono che Trajkovic e Artemije, con la loro partecipazione al consiglio temporaneo, hanno ottenuto in cambio la promessa di uno stanziamento di fondi per l'apertura in Kosovo di "media serbi indipendenti". L'agenzia BTA ha scritto anche che "Trajkovic ha espresso [di fronte a Kostov] la posizione secondo cui la comunità internazionale non ha bisogno di un modello solo per la soluzione della crisi nella città etnicamente divisa di Kosovska Mitrovica. Non vogliamo una soluzione a pezzetti, bensì per l'intero Kosovo. Per quanto riguarda le elezioni locali, non possono essere libere, perché 'non viviamo liberamente'. [Kostov ha concordato con lui] affermando che elezioni libere ci possono essere solo in presenza di una vita libera". Il 21 marzo, infine, il ministro della difesa bulgaro, Noev, ha compiuto un viaggio improvviso [il viaggio è stato annunciato dopo la sua partenza] presso la sede NATO a Bruxelles, città nella quale attualmente sono riuniti anche i ministri UE. Secondo il quotidiano "Sega", Noev avrebbe dovuto accompaganre Kostov in Kosovo, ma all'ultimo momento ha cambiato programma. Sempre secondo lo stesso giornale, Noev si è recato presso la sede NATO per discutere delle richieste di Reinhardt di un maggiore impegno bulgaro all'interno della KFOR, nonché della situazione nella Serbia del sud [Bujanovac è a una cinquantina di chilometri dal confine bulgaro]. Il 22 marzo la BTA precisava che Noev si è incontrato con gli ambasciatori dei paesi NATO e con i vicesegretari generali dell'alleanza per le questioni politiche e per la pianificazione della difesa. Scrive l'agenzia che "secondo fonti bene informate, attualmente a Bruxelles il quartier generale dell'alleanza sta esaminando la necessità di una strategia più a lungo termine per la regione, piuttosto che la possibilità di nuove azioni militari - un fatto confermato dalla seduta di ieri dei ministri degli esteri dell'UE". Inoltre, la BTA scrive che "durante l'incontro [di Noev con il collega belga Flao] si è parlato della politica di sicurezza e difesa UE attualmente in corso di formazione e del ruolo che potrebbero avere in tale processo gli stati candidati all'ammissione nell'Unione. Riguardo a tale questione tra i 15 non vi è ancora l'unanimità ed essa verrà affrontata giovedì a Lisbona, nel corso della riunione straordinaria dell'UE".
IVAN KOSTOV CERCA DI INFRANGERE LA VISIONE IN "BIANCO E NERO" SUL KOSOVO
(da "Pari", 20 marzo 2000)
[...] A Budapest si è rafforzata l'impressione che tra i paesi confinanti con la Jugoslavia vi siano non solo posizioni comuni, ma anche alcune differenze sostanziali. Il tratto comune è che tutti vogliono che terminino le violenza e l'estremismo in Kosovo, che vi sia una democratizzazione in Serbia, che venga ripulito il Danubio e che vengano realizzati i progetti del Patto di Stabilità. Le differenze riguardano i metodi per il conseguimento di alcuni di questi obiettivi.
In tutti e due gli incontri informali c'è stato uno scontro tra Ivan Kostov e Viktor Orban riguardo alle sanzioni contro la Jugoslavia. La Bulgaria è favorevole ha una "rifocalizzazione" delle sanzioni contro la Jugoslavia. Ivan Kostov si è vantato del fatto che dopo l'incontro di Hisarija vi è stato un progresso in tale direzione e che l'embargo aereo è stato sospeso, ma di questo il maggior merito lo ha la Grecia quale membro dell'UE. Il premier Simitis non ha partecipato a questi incontri, poiché geograficamente il suo paese non confina con l'attuale Jugoslavia. Atene tuttavia è quella che insiste con maggiore energia per la cancellazione delle sanzioni contro Belgrado, ritenendole superflue e inefficaci e alla fine della settimana scorsa il ministro della difesa ha chiesto nuovamente che vengano annullate. Per questo Sofia e Atene dovrebber uscire con un'iniziativa comune in tale direzione, se i due governi desiderano che le loro richieste abbiano effetto. Di opinione opposta è l'Ungheria. Il paese è membro della NATO e fa sua la posizione dell'alleanza. Si è fatta sentire nuovamente anche a Budapest: l'embargo non deve essere annullato, anche se Milosevic continua a rimanere saldo al potere e le sanzioni si riflettono solo sulla popolazione serba. [...]
Ormai è chiaro anche in occidente che la divisione netta tra buoni e cattivi (albanesi e serbi) ha portato solo alla medesima violenza, ma in direzione opposta. Le efferatezze degli estremisti albanesi (in risposta alle azioni delle autorità serbe dell'anno scorso) e le azioni del cosiddetto Esercito di Liberazione di Presevo, Medvedja e Bujanovac hanno fatto tornare sobra la comunità internazionale, la quale si è resa conto che l'attuale formula per la risoluzione del conflitto in Kosovo non ha successo. Nei fatti non c'è alcuna formula, c'è solo la Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che non formula esattamente cosa vuole dire ampia autonomia per il Kosovo. Un anno dopo l'inizio dei bombardamenti contro la Jugoslavia le soluzioni del conflitto vengono cercate su svariati piani che non coincidono. Da una parte ci sono la NATO e l'ONU e le due comunità in Kosovo, gli albanesi e i serbi. [...] Dall'altra ci sono la comunità internazionale e le autorità di Belgrado. Non ci sono differenze sul fatto che il Kosovo debba restare nell'ambito della Jugoslavia, ma per questo bisogna cercare un dialogo con la Belgrado ufficiale. E questo l'Occidente non vuole che accada, prima che venga creato un nuovo governo senza Milosevic e senza la coalizione di sinistra al governo [una delle colonne portanti del governo, va precisato, è l'estrema destra di Seselj - N.d.T.]. Sul terzo piano, ci sono gli stessi serbi - quelli che comandano, da una parte, e l'opposizione e i serbi del Kosovo, dall'altra. L'opposizione, come anche l'Occidente, vincola una soluzione per il Kosovo a una democratizzazione della Serbia (per essere chiari, il suo arrivo al potere). Ma i paesi occidentali pensano che potrebbe esserci una qualche opposizione differente tra un nuovo governo e l'attuale potere. Per tutti i serbi, dai socialisti e la JUL, fino ai radicali, al partito di Draskovic e all'Alleanza per i cambiamenti, la posizione rispetto al Kosovo però è solo una: è serbo e tale deve rimanere.
NON C'È STRATEGIA PER IL KOSOVO
Kostov, ereticamente, ha proposto che la creazione di un nuovo ponte a Novi Sad non venga vincolata alle sanzioni contro Belgrado. E' una posizione che coincide con quella delle autorità serbe, secondo la quale sono i colpevoli della distruzione dei ponti sul Danubio e del blocco delle navigazione a dovere prendersi carico delle spese per la costruzione dei nuovi ponti. Nonostante questa non sia la posizione dell'occidente, tutte le parti interessate lo desiderano e la proposta è stata appoggiata a Budapest. La comunità internazionale non ha una strategia per la risoluzione del problema della democratizzazione della Jugoslavia, hanno constatato ieri i partecipanti al forum di Budapest. La colpa di tutto questo è della NATO, che con il suo comportamento ha dimostrato di avere una testa altrettanto dura e indisponibile ai compromessi, di quella di coloro di cui a Budapest ha parlato Robertson. Difficilmente è solo un caso che Kostov sia volato in Kosovo subito dopo l'incontro a Budapest. [...]
KOSTOV, I SETTE PREMIER E LE SEI REPUBBLICHE
(da "Sega", 20 marzo 2000)
Il processo cominciato a Hisarija ormai è un fatto. Due mesi dopo il primo incontro informale dei premier dei paesi confinanti con LA Jugoslavia, svoltosi su iniziativa di Ivan Kostov a Hisar, in Bulgaria, nel gennaio scorso, questo venerdì e sabato [17 e 18 marzo] si è tenuta la sua seconda edizione a Budapest, dove è stato deciso che la terza si terrà a Skopje. Venerdì e sabato, sull'isola Margit, nella capitale ungherese, si sono incontrati in riunioni plenarie e in incontri bilaterali i premier dell'Albania, Illir Meta, della Bulgaria, Ivan Kostov, il vicepresidente della federazione Bosnia-Erzegovina, Ejup Ganic, il premier della Croazia, Ivica Racan, quello della Macedonia, Ljubco Georgievski, quello della Romania, Mugur Isarescu, e quello ungherese Viktor Orban, insieme al segretario generale della NATO George Robertson, all'alto rappresentante per la sicurazza e la politica estera comune dell'UE, Javier Solana, al coordinatore speciale del Patto di Stabilità, Bodo Hombach e al presidente della Commissione per il Danubio - Helmut Strasser. La grande novità del primo giorno dell'incontro de capi di stato dei sette vicini della Jugoslavia è stata annunciata dal premier della Bulgaria di fronte ai giornalisti bulgari. Ivan Kostov ha comunicato loro, senza che gli fosse chiesto, che "è stato preso atto di una proposta della Lega dei socialdemocratici della Vojvodina sulla soluzione dei problemi per la democratizzazione della Serbia attraverso la riformulazione della stessa Serbia come federazione composta di sei parti". Tali parti sono la Vojvodina, il Kosovo, il Sandzak, la Sumadija, la Serbia sudorientale e la zona di Belgrado. Il giorno successivo Kostov si è dimostrato insoddisfatto di come i media bulgari hanno interpretatole sue parole e una volta tornato a Sofia ha ringraziato ironicamente i giornalisti per la loro corretta interpretazione dell'evento e per il loro alto professionalismo. Le agenzie mondiali non hanno comunicato se si sia parlato o meno della federalizzazione della Serbia, mentre i media ungheresi, nonostante abbiano dato ampio rilievo sulle prime pagine ai reportage e alle immagini dell'incontro, si sono limitati quasi esclusivamente alle informazioni protocollari sui partecipanti. [...] L'idea [della "riformulazione" della Serbia] verrà esaminata con l'opposizione serba il 23-24 marzo nella città ungherese di Szeged, nell'ambito della tavola rotonda sulla democrazia e i diritti umani organizzata dal Patto di Stabilità, ha comunicato il segretario di stato per gli affari esteri ungherese, Zsolt Nemeth. Il maggiore punto dolente espresso dal nostro premier a Budapest è stato quello della mancanza di una strategia dell'occidente per la Jugoslavia (che invece per Solana ci sarebbe). Per questo, pur senza appoggiare l'idea, egli è stato uno di quelli che ne hanno preso atto, perché comunque apporta un contributo strategico [...]. Kostov ha riconosciuto l'impotenza dei sette paesi vicini nei confronti di Belgrado. "Milosevic può scegliere liberamente di provocare un'escalation di tensione in quattro direzioni: nella Serbia meridionale, in Kosovo, in Montenegro e contro la propria opposizione. E' difficile potere reagire ora contro Milosevic, perché non si sa dove può causare un'escalation della tensione", ha detto il premier. [...]
IL KOSOVO: PROTETTORATO A LUNGO TERMINE
Oltre [ai focolai di tensione in Serbia], l'altra preoccupazione di Kostov a Budapest è stata la mancanza di una strategia per il Kosovo. Ci si attendeva che nel corso del forum venisse esaminata la questione dello status del Kosovo, ma evidentemente i più importanti fattori mondiali non hanno ancora chiaro cosa fare. Uno dei premier ha detto, durante l'incontro: "Dite almeno che per cinque anni ci sarà un protettorato, di modo tale che ci sia un periodo di tempo sufficiente per mettere a fuoco le questioni e risolverle", ha fatto sapere il nostro premier. Il premier macedone Ljubco Georgievski ha dichiarato da parte sua ai giornalisti bulgari che non sarebbe positivo forzare l'individuazione di una soluzione entro 1-2 anni. Secondo Georgievski, la comunità internazionale deve dire chiaramente che il protettorato sarà a lungo termine e che una soluzione duratura verrà cercata nel suo ambito. In questi giorni, inoltre, in un'intervista rilasciata all'"Humanité", l'amministratore civile del Kosovo Bernard Kouchner ha dichiarato che non vede un futuro per un Kosovo multietnico. Al ritorno da Budapest Kostov ha detto di condividere i timori di Kouchner. A differenza della Bosnia-Erzegovina, dove le cose sono terminate con con gli accordi di pace di Dayton, la situazione in Kosovo si basa unicamente sulla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, dove addirittura non vi è una definizione chiara di cosa sia l'ampia autonomia che si vuole per la regione, ha detto il premier bulgaro nella capitale. Egli è convinto che da ora in poi bisognerà lavorare allo status del Kosovo, preparando un accordo preliminare o una costituzione temporanea. Alla scrittura del suo testo dovrebbero partecipare sia i serbi che gli albanesi del Kosovo. Il nostro premier ha insistito presso i serbi del Kosovo affinché entrino a fare parte del consiglio amministrativo temporaneo del Kosovo, per elaborare delle regole per elezioni libere. Kostov ha chiesto che vengano date garanzie di sicurezza ai serbi e che essi tornino alle loro case, affinché possa essere portato a termine il censimento e creare media serbi liberi nella provincia, al di fuori del controllo di Belgrado.
IL PATTO DI STABILITÀ: REALTÀ VIRTUALE
Uno dei risultati concreti dell'incontro di Budapest è stata la posizione, approvata all'unanimità, secondo cui la libera navigazione del Danubio deve essere tenuta fuori dalle sanzioni contro la Jugoslavia. La pulizia del Danubio costerà 24,1 milioni di euro, ha dichiarato di fronte ai partecipanti il presidente della Commissione per il Danubio, Helmut Strasser. L'UE, tuttavia, non sarebbe disposta a pagare una grande somma - il 15% di essa, circa 3,6 milioni di euro, dovrebbe essere pagata dai paesi danubiani, ai quali rimarrebbe il compito di trovare donatori aggiuntivi. [...] [Hombach ha detto che tra i progetti del Patto di Stabilità] con sicurezza finora ci sono il ponte Vidin-Kalafat [tra Bulgaria e Romania], il nuovo ponte presso Novi Sad al posto di quello attuale di barche, che blocca la navigazione, e il punto di confine di Blace tra Kosovo e Macedonia. [...]
[titolo di "Notizie Est"]
BULGARIA: GIORNI "EFFERVESCENTI"
Per completezza, alle notizie riportate sopra va aggiunto che le ultime settimane sono state in generale piuttosto "effervescenti" per la Bulgaria. Innanzitutto vi è stata la decisione del tribunale costituzionale di cancellare in appello la sentenza con la quale l'anno scorso era stato legalizzato il partito OMO-Ilinden, una formazione vietata fino a tale sentenza e che asserisce di difendere la minoranza macedone in Bulgaria - tale revoca della sentenza ha provocato una mini-crisi nei rapporti tra Bulgaria e Macedonia e manifestazioni di forze nazionaliste di fronte all'ambasciata bulgara a Skopje. Un altro momento di crisi tra i due paesi lo si è avuto quando il 15 marzo Kostov ha inviato al leader albanese di Macedonia Xhaferri una lettera da trasmettere a Thaci, nella quale si esprime preoccupazione per la situazione nella Serbia meridionale e si invita alla moderazione - Xhaferri ha colto l'occasione per dire che le manifestazioni di fronte all'ambasciata bulgara per il divieto della OMO-Ilinden sono organizzate per creare tensioni artificiali tra i due paesi, avallando così la posizione di Sofia. Ciò ha provocato una valanga di proteste da parte dell'opposizione e reazioni molto dure anche da parte dell'altro partito albanese, il PDP, il cui nuovo leader, Naser Ziberi, ha dichiarato ridicole le affermazioni di Xhaferri e ha condannato sia il divieto del partito macedone in Bulgaria, sia la firma l'anno scorso degli accordi di riavvicinamento tra Skopje e Sofia, che prevedevano tra le altre cose un impegno della Macedonia a non appoggiare le forze che rivendicano la presenza di una minoranza macedone in Bulgaria (Xhaferri era stato uno dei mediatori per tali accordi). Sempre riguardo ai rapporti tra Bulgaria e Macedonia, va aggiunto che è previsto per il prossimo futuro un viaggio "storico" del presidente della repubblica bulgaro a Skopje, anche se non ne è ancora nota la data. Nella vita politica interna della Bulgaria, ci sono stati altri due fatti rilevanti: il Partito Socialista Bulgaro nelle settimane scorse ha accennato apertamente a una svolta filoatlantica (anche se permangono grosse divisioni al suo interno), mentre il DPS, il partito della minoranza turca, ha aperto colloqui ufficiali con il partito di governo SDS, che lasciano pensare a una sua imminente entrata nel governo.
| Data: 23-03-2000 | | Fonte: "Monitor", "Pari", "Sega" |
| Autore: Autori vari |
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