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"Da dentro il campo di Milosevic"
| Data: 22-09-2000 | | Fonte: "Jane's Intelligence Digest" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #346 - SERBIA/MONTENEGRO
22 settembre 2000
DA DENTRO IL CAMPO DI MILOSEVIC
("Jane's Intelligence Digest", 18 settembre 2000)
[La pubblicazione del presente articolo, pubblicato da "Jane's Intelligence Digest" (www.janes.com), e' da considerarsi "for fair use only", cioe' esclusivamente per la lettura personale e nessun altro uso ne e' consentito]
Quando mancano solo pochi giorni alle elezioni jugoslave, "Jane's Intelligence Digest" (JID) vi offre un ampio - ed esclusivo - rapporto da dentro i servizi segreti del presidente Slobodan Milosevic. Costituisce una lettura tetra, ma conferma gli avvertimenti che avevamo emesso nei mesi più recenti. Il conflitto potrebbe ora essere inevitabile.
A soli alcuni giorni dalle elezioni jugoslave previste per il 24 settembre si sta svolgendo un importante rimescolamento delle forze politiche della Serbia. I principali attori stanno liquidando vecchie alleanze e cercando di formarne di nuove attraverso una serie di riunioni segrete. Svariati funzionari del regime al governo sono entrati in ibernazione e un ex presidente federale si è pubblicamente dimesso dal partito di Milosevic. Tutto ciò non lascia sperare bene per un esito pacifico di queste elezioni; indica invece che la scena politica interna è diventata tesa fino al limite e, indipendentemente dai risultati ufficiali delle elezioni, è probabile che vi facciano seguito proteste di strada, con un'alta probabilità di violenza. Se le elezioni verranno poi effettivamente tenute, poiché alcuni segni lasciano intendere la possibilità di un rinvio.
Nel corso degli ultimi quattro anni la coalizione di governo in Serbia è stata formata dal Partito Socialista di Serbia (SPS) di Slobodan Milosevic, dalla Sinistra Unita (JUL) di sua moglie Mira Markovic, e dal Partito Radicale Serbo (SRS) di Vojislav Seselj. A livello federale, il Partito Socialista Popolare filo-Milosevic ha fornito loro una fragile e dubbia apparenza di legalità, poiché esso - si asserisce - rappresenterebbe il partner federale Montenegro.
In teoria, c'è stato poco che tenesse insieme una coalizione di partner così improbabili. Il SPS è uno strumento pragmatico di centro-sinistra del dominio personale di Milosevic; la JUL è il giocattolo della sua capricciosa moglie, un partito che combina la retorica di estrema sinistra con la pratica di uno spietato capitalismo primitivo. Il SRS di Seselj si affida all'estremismo nazionalista e al populismo. E' la sete di potere che li tiene insieme.
Milosevic non è stato in grado di resistere al desiderio di sua moglie di governare, anche se il partito di quest'ultima non si è mai presentato da solo alle elezioni e si è quindi resa necessaria una coalizione con i radicali al fine di garantire una maggioranza parlamentare. La ricompensa per Seselj è stata quella di potere collocare i suoi funzionari più inesperti e ignoranti nei meccanismi dell'amministrazione, con la speranza che il partito potesse essere in grado di ascendere al potere in futuro.
Anche se l'opposizione non è riuscita a produrre un fronte unito, visto che il Movimento di Rinnovamento Serbo (SPO) di Vuk Draskovic concorrerà da solo (si veda JID 11 agosto), le indagini d'opinione indicano un forte supporto per il candidato a presidente federale dell'Opposizione Democratica di Serbia (DOS), Vojislav Kostunica. Le indagini di opinione in Serbia devono essere sempre prese con estrema prudenza, e il presunto 15% o addirittura 20% di vantaggio attribuito a Kostunica è una combinazione di "wishful thinking", inesperienza degli intervistatori e sfiducia della popolazione in ogni titpo d'indagine. Tuttavia, anche con tutte queste limitazioni è chiaro che Milosevic non si trova nella posizione in cui vorrebbe essere - confortabilmente davanti a Kostunica - e che consentirebbe al suo governo e agli ingranaggi del partito di manipolare svariate centinaia di migliaia di voti al fine di ottenere una maggioranza al primo turno, facendolo proclamare vincitore senza dovere affrontare l'offesa (e il rischio) di un secondo turno.
Consce di questo, tutte le parti in gioco hanno avviato una serie di negoziati segreti. Seselj è impegnato in trattative intense con Zoran Djindjic, il leader di fatto del DOS, mentre Milosevic sta negoziando con Draskovic. Il 2 settembre Seselj si è incontrato con Djindjic, su richiesta del primo. Egli ha domandato a Djindjic di unirsi alla sua richiesta che i voti dell'elettorato del Kosovo vengano dichiarati nulli, poiché non vi è alcun controllo indipendente, ma Djindjic ha rifiutato, temendo che ciò potrebbe fornire terreno a ulteriori accuse di complicità con l'Occidente.
Seselj ha proposto anche proteste di strada congiunte dopo le elezioni, nel caso in cui il SRS e il DOS dovessero entrambi ottenere un risultato peggiore di quello da essi previsto. A quanto pare questo tema è ancora all'esame. Inoltre, Seselj ha offerto di creare una coalizione con il DOS a livello federale se Milosevic dovesse raggiungere un accordo con Draskovic, ma Djindjic ha chiesto che i radicali si dimettano dal governo serbo causando elezioni anticipate in Serbia. Non è stato raggiunto alcun accordo, ma è probabile che le trattative continuino.
La mossa di Seselj per distanziare il suo partito da Milosevic non è poi così inattesa. Secondo notizie provenienti da Belgrado, che sono state confermate a JID da una fonte affidabile dei servizi segreti serbi, Seselj ha cercato di trovare un modo per contrastare un drastico calo della popolarità del SRS. Uomo di pochi scrupoli, egli è pronto a trattare con l'Occidente contro Milosevic al fine di salvare la propria pelle, seguendo l'esempio dell'ex esponente serbo-bosniaco della linea dura, Biljana Plavsic, che si è offerta per sfidare Radovan Karadzic in cambio del supporto dell'Occidente, indipendentemente dal suo curriculum passato.
In principio Seselj ha cercato di stabilire contatti con gli USA attraverso l'allora ambasciatore italiano a Belgrado, Riccardo Sessa, nel gennaio 1999. Il ministro degli esteri italiano ha passato la questione ai servizi segreti italiani, il SISMI, che ha portato i relativi particolari a conoscenza di Milosevic nell'ambito dello scambio di favori per consentire al leader albanese del Kosovo Ibrahim Rugova di recarsi a Roma nel maggio 1999 durante i bombardamenti della NATO. In quel momento Milosevic ha deciso di non intraprendere alcuna azione, temendo l'influenza di cui gode il leader radicale nell'Esercito jugoslavo (VJ). Tale influenza aveva raggiunto il suo apice nel 1993, durante la guerra in Bosnia, ma è nuovamente aumentata con decisione nel 1998-99 durante i combattimenti in Kosovo, soprattutto tra i medi livelli del VJ. Milosevic ha emesso ordini ai servizi di controspionaggio militari (KOS) affinchè identificassero e neutralizzassero tali esponenti. Secondo fonti dei servizi segreti serbi l'operazione è stata condotta a termine con successo attraverso infiltrazioni, nonché il ridispiegamento e il pensionamento di ufficiali pro-Seselj.
Dopo la ritirata dal Kosovo e l'aumento dell'insoddisfazione popolare nella primavera del 1999, Milosevic ha calcolato che il pericolo più immediato poteva venire da proteste di strada, con ogni probabilità orchestrate e condotte da Vuk Draskovic, un uomo che ha un carisma magico sulle folle. A quanto si dice è stato emesso un ordine per eliminarlo. Sebbene non vi siano prove concrete, gli indizi lasciano intendere che il servizio segreto serbo, il RDB, fosse dietro il sospetto incidente automobilistico di Draskovic nell'ottobre del 1999.
Anche se Draskovic è miracolosamente sopravvissuto al sospetto tentativo di assassinio, la sua inabilità alla vita politica ha dato respiro a Milosevic. Con l'unirsi della maggior parte dell'opposizione intorno ai rivali più temibili di Draskovic, cioè Djindjic e Kostunica, Milosevic si è mosso per ristabilire i contatti con Draskovic (il cui SPO aveva partecipato brevemente al gabinetto federale nei primi mesi del 1999, un precedente che per Milosevic ha costituito una prova sufficiente del fatto che Draskovic preferisca il potere all'ideologia).
Milosevic si è reso conto di trovarsi di fronte a due problemi interni. Uno era la JUL, con la sua immensa avidità di potere e denaro. Tuttavia, egli non poteva rivoltarsi contro la moglie, che non era disponibile ad alcun compromesso, nonostante la conquista da parte della JUL di aree un tempo di competenza del SPS preoccupasse la base del partito. L'altro era che dopo quattro anni al potere gli imprevedibili radicali avevano imparato dall'interno come la Serbia viene governata. Milosevic ha cominciato escludendo Seselj da ogni area che avesse influenza - e procurasse finanziamenti - perseguendo allo stesso tempo contatti indiretti con Draskovic attraverso l'ex consulente dello SPO Milan Bozic.
Conscio di tutto ciò, Seselj ha cercato di ricattare Milosevic, minacciando di fare partecipare un candidato radicale alle elezioni presidenziali. Quando questo piano è fallito, Seselj è stato costretto a giocare due carte; innanzitutto ha ordinato ai suoi deputati di votare contro la Legge Antiterrorismo e contro la proposta che a Milosevic venisse conferito l'Ordine di Eroe Nazionale. Poi ha quasi certamente organizzato il tentativo di assassinio contro Vuk Draskovic in Montenegro in giugno. Milosevic ha risposto portando la riforma costituzionale innanzi al parlamento federale e costringendo così Seselj a scegliere se votare contro di lui, scatenando in tal modo una spaccatura aperta con Milosevic (cosa che, con Draskovic vivo, sarebbe stata troppo rischiosa), oppure rinunciare all'ultima possibilità di ricattare Milosevic. Essendo stato costretto a uscire allo scoperto, l'unica speranza di sopravvivenza politica - e molto probabilmente anche fisica - è diventata per Seselj quella di giungere a qualche sorta di accordo. Anche se ha addestrato i suoi paramilitari di partito a Zemun (una municipalità di Belgrado sotto il controllo del SRS) e a Bratunac, nella Bosnia orientale controllata dai serbi, egli può fare affidamento al massimo su 4.000 uomini - una cifra assolutamente insufficiente per fare fronte alla polizia e all'esercito serbo.
L'Occidente ha dato prudenti segni del fatto che accetterebbe Seselj come parte della Serbia unita post-Milosevic, ma gli Stati Uniti hanno cercato di garantire la partecipazione dello SPO convocando a Budapest Danica Draskovic, l'influente (e accanitamente anticomunista) moglie di Vuk. La coalizione SRS-SPO-DOS potrebbe riuscire a superare per numero di voti Milosevic in entrambi i parlamenti, ma sembra che per la prima volta i Draskovic potrebbero seguire direzioni diverse, con Vuk che si rifiuta ostinatamente di conformarsi.
Milosevic rifiuta un accordo per le proprie dimissioni
Questo fatto fa seguito a un precedente tentativo dell'Occidente di influenzare le elezioni in Serbia quando, agli inizi di giugno, il politico greco Karolos Papoulias ha a quanto pare portato a Belgrado l'offerta di organizzare elezioni nelle quali Milosevic non sarebbe stato candidato e che l'Occidente avrebbe riconosciuto. Tale proposta è stata rifiutata. (In precedenza, Papoulias aveva portato un'offerta secondo la quale a Milosevic sarebbe stato consentito di fuggire in un paese terzo, probabilmente in Asia Centrale, ma anche questa è stata rifiutata). Sempre in giugno, Milosevic ha utilizzato uno dei pochi occidentali di cui si fida, Chris Spyro, come intermediario per fare passare l'offerta di un nuovo governo con Draskovic al posto di Seselj in cambio di un riconoscimento. Tuttavia, il tentativo di assassinio ha tolto questa offerta dall'agenda.
Le tensioni dietro le scene stanno creando grandi preoccupazioni per i membri più prominenti del SPS, alcuni dei quali ritengono che Milosevic stia giocando un gioco troppo complesso e rischioso. Un membro di primo piano del partito, l'ex presidente federale Zoran Lilic, si è dimesso apertamente da tutte le funzioni solo alcuni giorni prima delle elezioni ed è scomparso all'estero, nonostante fosse sull'elenco delle personalità cui è negato l'ingresso nell'Unione Europea, un fatto che indica come egli stia cercando ulteriori contatti segreti.
Altri socialisti di primo piano, preoccupati dai giochi rischiosi di Milosevic, o dal rifiuto ostinato di Mira Markovic di riconoscere la realtà - tutti e due fatti che possono precipitare in un bagno di sangue post-elettorale - sembrano essersi dileguati dalla scena, almeno temporaneamente. Tra di essi vi sono il presidente serbo Milan Milutinovic e gli influenti politici Dragan Tomic e Dusan Matkovic, che non figurano in nessuna delle liste di candidati. Non è ancora chiaro se ciò sia una conseguenza della paura o rappresenti il primo segno della disponibilità a saltare dalla nave che affonda, ma vi sono segni che molti altri funzionari di governo siano segretamente in contatto con l'opposizione nel tentativo di garantirsi una sopravvivenza.
La posta in gioco è più alta che mai e per Milosevic sembra che non ci sia molto spazio per una ritirata. Il principale pericolo per lui, anche se dovesse riuscire a raggiungere con successo un accordo con Draskovic, viene dalle proteste di strada che potrebbero essere perseguite con vigore da Seselj e tutto lascia intendere che esse non sarebbero pacifiche come quelle per le elezioni falsificate del 1996. L'ex capo di stato maggiore dell'Esercito jugoslavo, Momcilo Perisic, un generale privato del suo grado per il suo coinvolgimento con l'opposizione serba, insieme all'ex capo dei servizi segreti Jovica Stanisic, che era il leader della fazione filoccidentale negli organismi di sicurezza, hanno affermato apertamente che se l'opposizione non dovesse vincere le elezioni pacificamente, dovrebbe perseguire altri mezzi.
Anche se Perisic non ha più alcuna influenza diretta sul VJ, la posizione di estremo sostenitore di Milosevic presa dall'attuale capo di stato maggiore, il generale Nebojsa Pavkovic, potrebbe spingere molti ufficiali a riconsiderare la propria fedeltà in caso di proteste massicce. In assenza di un'opzione di ripiegamento e in presenza di diserzioni dalle proprie fila, Milosevic cercherà di prevenire ogni tale possibilità.
Ancora una volta Vuk Draskovic sembra essere la figura chiave e il suo atteggiamento verrà probabilmente risolto dopo una lite famigliare. Dopo innumerevoli litigi con Djindjic e Kostunica è poco probabile che egli riesca a inghiottire il proprio orgoglio e la propria vanità, alleandosi con il fronte unito anti-Milosevic, soprattutto perché esso potrebbe includere Seselj. I servizi segreti serbi hanno accennato a JID che se Milosevic dovesse assicurarsi il supporto di Draskovic egli potrebbe consentire la cattura di Radovan Karadzic, incriminato per crimini di guerra, appena prima delle elezioni, mossa che gli assicurerebbe, secondo stime del SPS, almento 200.000 voti aggiuntivi. Un tale messaggio deve essere sicuramente stato passato ai servizi segreti occidentali, nella speranza che possa essere accettabile come secondo "successo tangibile" sostitutivo per l'Occidente, se dovesse mancare di riuscire a rovesciare Milosevic. Tuttavia, se entro la prima metà della prossima settimana Draskovic non accetterà questo accordo Milosevic potrebbe decidere di incaricare i propri agenti di provocare qualche grave tumulto, che gli darebbe una scusa per dichiarare uno stato di emergenza gestito dal VJ e di posporre le elezioni. Il generale Pavkovic, che da una vittoria dell'opposizione non si può attendere nulla di meglio del pensionamento, non esiterebbe ad applicare un tale ordine con il pugno di ferro.
| Data: 22-09-2000 | | Fonte: "Jane's Intelligence Digest" |
| Autore: Autori vari |
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