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Un'Unione più "politica" e meno "economica"

Data: 10-02-2004 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Jimmy Milanese

N.E. BALCANI #758 - CROAZIA/UE
10 febbraio 2004


PROVE GENERALI PER UNA UNIONE PIÙ "POLITICA" E MENO "ECONOMICA"
di Jimmy Milanese

Con l'incontro della "Quadrilaterale" il governo croato è stato riportato al tavolo della mediazione internazionale nel processo di adesione all'UE


E' noto come l'Unione Europea sia considerata tanto un gigante economico, quanto un nano politico. Se con l'entrata in vigore della Moneta Unica questa considerazione perde parzialmente di validità (il batter moneta è stata per secoli una assoluta prerogativa politica degli Stati), è nell'istituzione di vincoli formali e informali nei rapporti tra stati membri e potenziali candidati che la natura "politica" dell'Unione emerge. Al cosiddetto "processo di Europeizzazione" delle politiche pubbliche dei paesi membri e dei futuri candidati (ovvero, l'influenza sui vari processi decisionali e implementativi nazionali derivante dal processo di integrazione comunitaria), si somma un crescente, seppur disordinato, processo di interdipendenza tra gli stessi, nei rapporti di politica estera.

Prova ne è il recente incontro della "Quadrilaterale" (Croazia, Italia, Slovenia, Ungheria), nella suggestiva cornice del castello di Brdo a Nord di Lubiana, in cui il "peso politico" dell'Unione Europea ha riportato il governo croato al tavolo della mediazione internazionale, dopo la decisione di istituire unilateralmente una "zona ecologico-ittica" (che entrerà in vigore tra dieci mesi) e il rifiuto di aprire un tavolo negoziale sulle questioni dei beni degli esuli italiani e sulla ben più intricata vicenda della definizione dei confini sia con l'Italia (fondo marino) sia con la Slovenia (acque territoriali nel golfo di Pirano).

Solo qualche giorno prima dell'incontro di venerdì 30 gennaio, nel corso di una interrogazione parlamentare richiesta da alcuni deputati del Sabor, il Primo Ministro croato Ivo Sanader rassicurava i membri del governo di coalizione guidato dal partito Hdz, sulla posizione che la Croazia avrebbe tenuto nei confronti dell'Italia, la cui Camera dei deputati tarda a ratificare il Trattato di associazione e di stabilizzazione della Croazia all'Unione Europea per via delle sopra citate questioni. Sanader affermava che avrebbe chiesto all'Italia di ratificare il Trattato senza "porre ulteriori condizioni". Ritenendo la posizione italiana ingiustificata, e in contrasto con quella della maggioranza degli altri paesi membri (Olanda e Gran Bretagna hanno posto la loro pregiudiziale sulla ratifica del Trattato, fino a quando la Croazia non dimostrerà maggiore collaborazione con il Tribunale Internazionale dell'Aja, e provvederà alla consegna del generale latitante Ante Gotovina, ricercato per crimini di guerra), Sanader ha espresso una forte critica nei confronti delle richieste italiane, il cui accoglimento avrebbe accelerato la ratifica del Trattato. Nella stessa occasione, Sanader dichiarava il suo pieno sostegno all'istituzione della zona ecologico-ittica, sostenendo la conformità della stessa al diritto internazionale e più precisamente al Trattato internazionale siglato nel 1982 presso le Nazioni Unite, in materia di confini e sfruttamento delle acque extraterritoriali.

Grazie alla intermediazione del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, e al rafforzamento dell'asse Roma-Lubiana, al vertice di Brdo il governo croato ha dovuto rivedere le sue posizioni, nel nome di quel dialogo costruttivo contrario a qualsiasi decisione unilaterale. Il Premier italiano ha quindi offerto al governo croato la convocazione immediata di un tavolo di mediazione a livello di sottosegretari agli Esteri, sulle questioni relative al mare Adriatico. Se il Presidente Sanader si è visto praticamente costretto ad accettare il dialogo multilaterale, elemento essenziale per il funzionamento dell'Unione Europea stessa, alla quale la Croazia si è largamente dichiarata favorevole, dal canto suo il governo targato Hdz non intende rinunciare alla proclamazione della zona ecologico-ittica, provvedimento varato dal precedente governo Racan, e fortemente sostenuto dall'attuale coalizione di governo.

Il secondo nodo da sciogliere al vertice Quadrilaterale era la questione sloveno-croata, o meglio, la definizione una volta per tutte dei confini delle acque territoriali nel golfo di Pirano. Da parte slovena, il Premier Anton Rop ha riproposto la necessità di rinegoziazione degli attuali confini marittimi, unitamente alla ridefinizione di alcuni confini terrestri, sulla base dell'accordo Drnovsek-Racan, peraltro non riconosciuto dal governo Sanader. Il vertice si è concluso con la vaga promessa da parte dei governi croato e sloveno di non precludere la strada di un possibile arbitrato internazionale.

Infine, il Premier Berlusconi ha proposto al governo Sanader il ritorno di quelle proprietà degli esuli non utilizzate o in deperimento, agli originali proprietari o ai loro eredi (n.b. in Croazia è accertata l'esistenza di numerosi villaggi abbandonati dopo la fine della seconda guerra mondiale dagli esuli italiani, che sarebbero lieti di ripopolarli) a fronte di uno "sconto", pari al valore immobiliare degli stessi a prezzi correnti, su quei 35 milioni di dollari che la Croazia ancora deve all'Italia, sulla base degli Accordi di Roma del 1981. Quindi, per la prima volta, al vertice di Brdo il governo croato per voce dello stesso Premier Sanader si è ufficialmente impegnato a considerare possibili soluzioni alla questione dei beni degli esuli, dopo che fu lo stesso Berlusconi un anno fa, quella volta nella veste di Ministro degli Esteri ad interim, a convincere il governo Racan della necessità di includere la questione dei beni degli esuli come una delle priorità nel dialogo bilaterale tra i due paesi.

Per i Balcani, ha affermato il primo ministro ungherese Medgyessey, è necessario escogitare delle soluzioni di contenuto e non di transizione. Quindi, favorire una crescita economica di quelle regioni e rafforzare il processo di stabilizzazione dell'intera area. Se da una parte, a partire dal Consiglio Europeo di Salonicco, l'Unione Europea si è fortemente impegnata a condurre tutti i passi necessari per consentire ai paesi balcanici una rapida adesione, dall'altra sembra proprio che alcuni paesi balcanici, quali la Croazia, si stiano impegnando a testare la consistenza politica della nascente Unione Europea dei 25.

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Data: 10-02-2004 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Jimmy Milanese





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