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Gli americani lasciano la Bosnia all'Europa?
| Data: 15-10-2003 | | Fonte: "Dani" |
| Autore: Esad Hecimovic |
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N.E. BALCANI #700 - BOSNIA-ERZEGOVINA
15 ottobre 2003
GLI AMERICANI LASCIANO LA BOSNIA ALL'EUROPA?
di Esad Hecimovic - ("Dani" [Sarajevo], 10 ottobre 2003)
Per la seconda volta in poco tempo i funzionari dell'UE si dimostrano interessati a rilevare dagli statunitensi il controllo delle forze di pace in Bosnia-Erzegovina
I ministri della difesa dell'UE hanno annunciato la scorsa settimana che l'UE è pronta a sostituire le forze NATO in Bosnia-Erzegovina con truppe europee sotto comando britannico. I ministri hanno presentato il loro piano durante la conferenza stampa del 4 ottobre 2003 a Roma, preparandosi a incontrare il segretario americano alla difesa, Donald Rumsfeld.
I ventisei ministri della difesa della NATO (19 stati membri e 7 stati invitati ad aderire all'alleanza) si riuniranno in un incontro informale che si terrà a Colorado Springs l'8 e 9 ottobre al fine di discutere le attuali operazioni di pace e la trasformazione della NATO. La posizione del governo americano riguardo a questi colloqui era già stata formulata alcuni giorni prima.
LA BOSNIA AL CENTRO DEGLI INCONTRI IN COLORADO
Nicholas Burns, ambasciatore degli USA presso la NATO, ha spiegato il 30 settembre che "il governo americano è stato informato del fatto che l'UE ha annunciato, in occasione del proprio summit tenutosi a Copenhagen il dicembre scorso, l'intenzione di rilevare la responsabilità della SFOR dalle forze militari NATO in Bosnia-Erzegovina": "Non è stata presa alcuna decisione in merito, né da parte del mio governo, né da parte della NATO. In realtà, non abbiamo nemmeno discusso l'argomento in via ufficiale e pertanto ritengo che qualsiasi reportage giornalistico che avete letto riguardo questo tema sia prematuro".
L'alto funzionario del Pentagono ha inoltre dichiarato il 3 ottobre che in Colorado la Bosnia sarà un tema importante: "E' chiaro che nemmeno uno dei nostri alleati desidera mantenere proprie forze nei Balcani per un periodo più lungo di quanto sia necessario. Ci siamo detti tutti 'siamo arrivati insieme, ce ne andremo insieme'. Ma abbiamo anche detto che desideriamo intraprendere i passi necessari per accelerare l'arrivo del giorno in cui potremo ritirare i nostri soldati e creare in questi luoghi un ambiente politico più normale. Per questo preferirei caratterizzare la discussione come una valutazione riguardo al punto in cui siamo giunti in Bosnia e anche in Kosovo - sono due situazioni differenti - e a cosa ciò comporta per le forze che abbiamo sul terreno, non solo per il numero di soldati, ma anche per il carattere di tali forze. Per questo penso che discuteremo di temi importanti", ha detto un funzionario anonimo del Pentagono.
Il ministro francese Michele Alliot-Marie ha detto che un avvicendamento in Bosnia-Erzegovina lo si potrebbe avere nella seconda metà dell'anno prossimo (dopo l'allargamento dell'UE a 10 nuovi stati membri) e che i ministri ora dovrebbero cominciare a pensare a forze UE.
GLI ARGOMENTI DI RUMSFELD
Esistono due motivi per i quali i ministri europei sperano che gli USA non avranno da ridire su un rilevamento della missione militare in Bosnia-Erzegovina da parte dell'UE. Il primo è la convinzione che ormai da tre anni Rumsfeld, loro ospite in Colorado, desideri che i soldati americani abbandonino la Bosnia e il Kosovo. Il principale argomento di Rumsfeld è che la parte militare delle operazioni nei Balcani è terminata e che ora bisogna trasferire gli affari civili ai civili stessi. Il ministro francese è convinto che un accordo sia possibile proprio in considerazione delle diverse posizioni all'interno del governo americano.
Il secondo motivo è la dichiarazione rilasciata a settembre dal generale Richard Meyers, capo degli Stati maggiori congiunti dell'Esercito americano, secondo cui gli USA stanno prendendo in esame un ritiro o una riduzione del numero dei propri soldati nei Balcani. Dopo che all'inizio di giugno gli USA hanno dichiarato che un rilevamento della missione in Bosnia-Erzegovina da parte degli europei è prematuro, i ministri europei oggi rinnovano l'offerta, convinti del fatto che gli USA saranno più flessibili nei confronti della loro proposta. Il segretario britannico alla difesa, Geoff Hoon, ha detto che la Gran Bretagna attenderà fino alla scadenza del mandato NATO per proporre il rilevamento del comando.
Pertanto, le discussioni transatlantiche più importanti sul futuro della missione in Bosnia-Erzegovina devono ancora cominciare. Né l'UE né la NATO, e nemmeno gli USA, hanno ancora adottato alcuna decisione formale sulla sostituzione delle truppe NATO in Bosnia-Erzegovina con forze europee. Il Ministero degli Esteri bosniaco, secondo le parole del suo portavoce Miranda Sidran, non ha reagito alla dichiarazione di Roma, perché non ne è stato informato ufficialmente. Abbiamo chiesto un commento anche all'ambasciatore Nedzad Hadzimusic, che guida la sezione per la multilaterale politica presso il Ministero della Difesa, perché ha tenuto una lezione sulla posizione della Bosnia-Erzegovina nel contesto delle relazioni transatlantiche tra UE e USA, su invito del responsabile della scuola ufficiali della NATO a Oberammergauu (Germania). L'ambasciatore Hadzimusic ha detto di essere in attesa di una posizione ufficiale sulla proposta europea.
LO SPETTRO DI AL QAEDA
Nella sua analisi del 6 ottobre 2003, la Reuters ha posto l'accento sul ruolo della minaccia dello "spettro di Al Qaeda" nel momento in cui gli USA esaminano i propri rapporti con i Balcani. In svariate analisi, i serbi e i croati vengono presentati come la scelta giusta per la difesa dell'Occidente "dalla minaccia islamica nei Balcani". La Reuters respinge la fondatezza di tali minacce definendole una provocazione infondata e richiamandosi alla dichiarazione dell'Alto rappresentante Ashdown, il quale ha detto che la Bosnia-Erzegovina "non è una base terroristica, né lo sarà". I politici bosniaci da parte loro sperano che l'amministrazione Bush ascolterà le parole dell'ideatore degli accordi di Dayton, Richard Holbrooke: "Sarebbe un errore storico se gli USA non manterranno la promessa del presidente Bush, il quale ha detto che il nostro paese rimarrà in questa regione instabile. La promessa è stata fatta prima della guerra in Iraq. Non abbiamo ancora portato a termine i nostri compiti in Bosnia e non abbiamo nemmeno definito una scadenza per i nostri compiti in Kosovo", ha detto Holbrooke.
Circa 2.500 soldati americani sono di stanza in Kosovo e altri 1.700 in Bosnia. Le forze SFOR sono composte complessivamente da 12.000 soldati e i ministri europei prevedono di ridurle a 6.000 unità. Dopo le discussioni in Colorado, con ogni probabilità l'accordo-cornice di Roma verrà precisato in occasione della riunione dei ministri degli esteri e della difesa dell'UE che si terrà a Bruxelles l'11 e il 12 novembre di quest'anno.
| Data: 15-10-2003 | | Fonte: "Dani" |
| Autore: Esad Hecimovic |
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