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"Come riuscire ad abbandonare la nave che affonda?"
| Data: 25-03-2000 | | Fonte: "Dnevnik" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #316 - MACEDONIA
25 marzo 2000
COME RIUSCIRE AD ABBANDONARE LA NAVE CHE AFFONDA?
("Dnevnik", 16 marzo 2000)
L'ultima indagine sull'opinione pubblica condotta dalla nota società "Brima Gallup" indica che sulla scena politica macedone sono in atto spostamenti drammatici. Per la prima volta dall'introduzione del multipartitismo (naturalmente, se si ignorano le numerose inchieste giornalistiche prive di serietà, o semiserie, che sono state fabbricate ai tempi del governo assolutistico della SDSM), i socialdemocratici di Branko Crvenkovski hanno un rating due volte più alto di quello del loro maggiore concorrente, la VMRO-DPMNE del premier Ljupco Georgievski (24,2 rispetto al 12,9 per cento rispettivamente). Se a questo si aggiunte il rating catastrofico del partito Alternativa Democratica (DA) di Vasil Tupurkovski (4,3 per cento), è chiaro che i partiti della coalizione del governo devono attendersi alle prossime elezioni locali una sconfitta sicura e pesante.
Vi è un altro dato di questa indagine che vale in particolare la pena di rilevare. Alla domanda "Per quale partito votereste in questo momento?", solo un terzo degli intervistati ha risposto con "non voterò" oppure "non so". Gli intervistati dalla "Brima Gallup" hanno registrato un livello molto basso di potenziale astensionismo elettorale, un particolare che porta a concludere come in questo momento (l'indagine è stata condotta tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo) l'elettorato sia motivato al massimo per un chiarimento politico e abbia già preso in massima misura la propria decisione. Ricordiamo indagini simili effettuate immediatamente prima degli ultimi due cicli elettorali, che indicavano un livello di astensionismo elettorale molto più alto. Questo fenomeno può essere interpretato solo come la conseguenza dell'azione condotta con successo dai socialdemocratici per "cementare" la tesi della "falsificazione" delle elezioni presidenziali elettorali nella testa dell'elettore macedone medio. Un'indagine più ambiziosa d'altronde dimostrerebbe che la stragrande maggior parte dell'elettorato macedone è convinta che la propria volontà elettorale durante le ultime elezioni è risultata deformata nei risultati finali del voto. Questa sensazione ha causato una tensione latente nell'elettorato, un fatto che ha come conseguenza una maggiore necessità di impegno politico e una maggiore politicizzazione in genere.
LA SDSM SI PREPARA ALLA VITTORIA
In una parola, a circa sei mesi dalle elezioni locali, è chiaro che la squadra di Branko Crvenkovski ha una chance eccezionale per sconfiggere i partiti della coalizione di governo e mettere seriamente in dubbio la legittimità di una loro conduzione del paese fino alla fine del mandato. Crvenkovski in questo momento ha tutto ciò che gli è necessario per mettere in atto questa strategia: un governo che governa male, un processo di dispersione della scena politica (vengono creati nuovi partiti, mentre allo stesso tempo si frammentano quelli già esistenti), un elettorato motivato e un ottimo rating. Anche se alcuni ardenti apologhi mediali "della figura e dell'opera" di Crvenkovski gongolano già dall'euforia per la vittoria, criticando i socialdemocratici per l'inattività ("proprio ora, quando è sufficiente dare un colpetto a Ljupco per farlo cadere", dicono), l'impressione è che il vertice della SDSM stia scegliendo ottimamente e si stia saggiamente preparando alla vittoria.
In politica, soprattutto in situazioni come la nostra, a volte è più difficile sopravvivere alla vittoria di quanto lo sia sopravvivere alla sconfitta. Crvenkovski lo sa molto bene, e quindi capisce che deve saggiamente prepararsi ai momenti in cui conquisterà il potere locale e lancerà la sfida a quello centrale. Perché sono necessari tali preparativi? E' un fatto indubbio che la SDSM all'opposizione abbia aumentato il proprio rating con le ultime elezioni presidenziali. In questo è stata aiutata molto dall'attuale esecutivo, dal suo cattivo governo, dalle faide reciproche tra i partner di coalizione e dalla loro campagna elettorale dilettantesca. Tutto questo ha portato alla situazione in cui il nuovo presidente è stato eletto con il voto decisivo degli albanesi. E' questo il fattore chiave da cui trae origine la massiccia ed energica avversione per il governo e il sostegno diffuso alla SDSM all'interno della parte di nazionalità macedone dell'elettorato, che fa affidamento sulla promessa dei socialdemocratici di opporsi alla "politica separatista e denazionalizzatrice" del tandem Georgievski-Xhaferri.
Durante la campagna per le elezioni locali tale tema sarà inevitabile, e ciò vuol dire che la SDSM dovrà giocare ancora una volta tale carta, anche se forse non in modo così aggressivo come l'anno scorso. Per questo Crvenkovski sa che deve trovare il modo di ammortizzare gli atteggiamenti negativi con cui tale piattaforma viene accolta al di fuori del paese. Ciò sarà ancora più importante se le elezioni amministrative coincideranno con una nuova crisi nella regione, con ogni probabilità nel sud della Serbia. L'ammortizzamento del colpo sarà molto più utile e conveniente se la SDSM riuscirà a liberarsi delle accuse di albanofobia, se Crvenkovsi riuscirà da "armonizzare" le proprie critiche contro il governo con la linea delle critiche avanzate dall'Unione Europea (il cui elemento fondamentale è la mancanza di capacità di riforma dell'attuale governo) e, infine, se la SDSM riuscirà a promuoversi come partito con un serio potenziale riformista. L'impressione è che il leader dei socialdemocratici, anche se non razionalmente, comprenda almeno intuitivamente che in questo periodo deve legittimarsi con un gioco molto più sofisticato e "morbido" come soggetto serio per una rapida conquista del potere centrale: democratico, tollerante, incline alle riforme. Si tratta un gioco che richiede molto lavoro e poco rullare di tamburi.
L'OPERAZIONE "SI SALVI CHI PUO'"
Mentre la SDSM si prepara alla conquista del potere locale e successivamente di quello centrale, tra le fila dei partiti al governo è in corso l'operazione "si salvi chi può". Gli esponenti del DA sono stati i primi ad annunciare che abbandoneranno la nave che sta affondando. Il piano di Vasil Tupurkovski è univoco e, in misura maggiore o minore, reso ormai pubblico: il carico della responsabilità per gli insuccessi della coalizione di governo deve essere gettato sulle spalle del partner, un mese o due prima delle elezioni locali (e forse anche prima) sarà necessario uscire dal governo per entrare in una campagna elettorale condotta in autonomia, che con ogni probabilità sarà basata sulle vecchie promesse e sulle accuse contro la VMRO-DPMNE perché esse non sono state realizzate.
Fino a poco tempo fa, invece, era ancora valida l'idea della VMRO-DPMNE e della DA di presentarsi insieme alle elezioni locali, unendo le proprie forze e cercando così di ottenere il massimo. Ma questo piano con ogni probabilità è stato ora gettato nel cestino, perché ormai è la stessa VMRO-DPMNE a essere pericolosamente minacciata dal proprio interno. La notizia della formazione di una nuova VMRO (Vera opzione riformista macedone) e l'ottimismo spettacolare del fuoriuscito Boris Zmejkovskim i nomi altisonanti che si menzionano per i vertici di tale partito (Ljubisa Georgievski [noto editorialista], Boris Stojmenov [ex ministro] e alcuni altri deputati) testimoniano del fatto che si tratta di un'iniziativa seria. Gli uomini di Zmejkovski forse non riusciranno a distruggere la VMRO-DPMNE, riducendola a "Ljupco, Dosta [Dimovska, la n. 2 del partito] e le loro poltrone", come si ripromettono, ma probabilmente riusciranno ad arrecare danni al partito al governo. In condizioni "normali", in cui il vertice della VMRO-DPMNE riuscisse a controllare la base e il leader fosse intoccabile e riverito, il danno sarebbe insignificante. Ma la situazione in cui la VMRO-DPMNE si trova è tutto fuorché "normale": le elezioni interne al partito hanno evidenziato un alto livello di nervosismo nella base dello stesso, ma anche al vertice.
DUE SCENARI PER LA RISPOSTA DELLA VMRO-DPMNE
Il questione più controversa è in quale modo la VMRO-DPMNE risponderà a tutte queste enormi sfide: un evidente calo del rating, una concorrenza sempre più forte da parte della SDSM, ma anche dagli altri partiti di opposizione più piccoli (l'indagine della "Brima Gallup" dice che in generale non vanno male né la LDP di Penov, né la LP di Andov, e nemmeno l'Unione Democratica appena formata da Pavle Trajanov), i colpi degli uomini di Zmejkovski, i colpi interni. Esistono due possibili scenari riguardo a ciò.
Il primo, che gli osservatori imparziali ritengono essere quello desiderabile (poiché, in ultima istanza, il paese ne trarrà qualche utilità) è che il premier Georgievski metta in atto una ricostruzione nuova, radicale del suo governo e del vertice del suo partito, per liberarsi di tutti i quadri che compromettono il governo e il partito e che ostacolano le riforme. Subito dopo aver fatto questo, il premier dovrà liberarsi di Tupurkovski. E, cosa più importante, Georgievski dovrà mettere in atto alcune crudeli riforme. Questo scenario non salverà la VMRO-DPMNE da una sconfitta alle elezioni locali, poiché lo shock delle riforme è impopolare. Ma Georgievski forse potrà sperare che in qualche momento prima dell'appuntamento delle elezioni parlamentari si faranno sentire i primi risultati positivi delle riforme. Nel frattempo, il governo confermerebbe la propria capacità riformatrice e su tale base otterrà il sostegno internazionale, che potrebbe avere come esito un rapido esito delle trattative per il patto di stabilità e l'associazione con Bruxelles.
Il secondo scenario, che segue la logica della "legge di Murphy" è quello che più probabilmente vedremo realizzarsi. Georgievski conserverà la propria attuale posizione nel governo (eventualmente con piccoli cambiamenti "cosmetici"), cercherà di mantenere il "matrimonio" politico con gli infedeli alleati della DA e si sforzerà di rimandare ancora di alcuni mesi le riforme [...], metterà in atto qualche mossa "popolare" prima delle elezioni (forse una privatizzazione con voucher), farà di tutto per "serrare" le fila all'interno della VMRO-DPMNE disciplinando coloro che non obbediscono e compromettendo l'ala di Zmejkovski, cercando infine di rafforzare il controllo sui media statali. Tutto questo lo farà nella speranza (non immotivata, naturalmente) che non gli venga tolto il sostegno internazionale, dimenticando un episodio poco glorioso del 1998, quando l'allora ambasciatore americano a Skopje appoggiava accanitamente i socialdemocratici, che nonostante questo alle elezioni sono caduti come una pera.
Sia come sia, per la Macedonia la cosa più importante è che tutti gli attuali sconvolgimenti politici vengano superati così come si superano le influenze - con un aumento della temperatura, ma senza conseguenze durevoli per la salute. La questione chiave, alla quale devono rispondere anche coloro che prevedono una vittoria trionfale e coloro che sperano in una sconfitta puntuale, è che in tale lotta non vengano minacciati la relativa pace interetnica e il corso riformistico proclamato. Le esperienze degli ultimi anni dimostrano che il potere in Macedonia può essere conquistato con un etnopopulismo e una "rivoluzionarietà" sociale da pochi soldi, ma che non può essere mantenuto a lungo nello stesso modo.
| Data: 25-03-2000 | | Fonte: "Dnevnik" |
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