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"Silenzio. Parla la Farnesina"
L'Italia e i BalcaniNOTIZIE EST #205 - ITALIA/JUGOSLAVIA SILENZIO. PARLA LA FARNESINA. STORIA DI UN'AMICIZIA FINITA MALE Silenzio. Parla la Farnesina. Storia di un'amicizia finita male. Dicembre 1996, dichiarazione di Lamberto Dini, in visita in una Belgrado 'occupata' da Zajedno e dagli studenti: 'La richiesta dell'opposizione di un riconoscimento dei risultati elettorali annullati dal governo non è realistica'. Seguono, nel '97 tre visite di Dini in Serbia, che 'agevolano', nel luglio dello stesso anno, la privatizzazione della Telecom serba, acquistata da una cordata della Stet italiana e della Ote greca, per complessivi 800 miliardi di lire. Il 15 dicembre (in piena campagna elettorale per la presidenza e pochi giorni dopo l'abbandono da parte jugoslava e serbo-bosniaca della conferenza di pace di Bonn, perchè contrari all'inserimento del 'caso Kosovo' nei temi da trattare) Dini incontra Milosevic e Milutinovic. Scrive l'Ansa: 'Dini ha detto ai giornalisti che da parte jugoslava si auspica un 'intervento più massiccio del settore privato italiano industriale e bancario' in vista anche delle grandi nazionalizzazioni preannunciate dal governo. Grande soddisfazione è stata espressa per la partecipazione dell'Eni alla realizzazione del progetto di gasdotto che dovrà collegare quello proveniente dal Mar Nero con quello che dalla Jugoslavia porta al Mediterraneo. Nel colloquio (...) sono stati messi a punto accordi per la promozione e la protezione degli investimenti'. Dini sostiene che 'la collaborazione economica tra Jugoslavia e Italia è in continua crescita', che 'i rapporti bilaterali tra i due paesi proseguono positivamente' e auspica 'una normalizzazione dei rapporti nel Kosovo'. Pochi giorni prima dell'esplodere della crisi kosovara e pochi giorni dopo che l'Enel veniva inserita nel novero dei quattro candidati ufficiali per l'acquisto della società di stato serba per l'energia elettrica, l'Eps, il ministro degli esteri jugoslavo, Zivadin Jovanovic, ricambia la visita a Roma. 'Il Ministro Dini ha espresso apprezzamento per l'opera di sensibilizzazione svolta dal Presidente Milosevic sui serbo-bosniaci per la costituzione del nuovo governo di Banja Luka e ha auspicato che Belgrado continui a svolgere un ruolo costruttivo in proposito, favorendo il regolare svolgimento delle prossime elezioni generali in autunno. Un'azione di Belgrado in tale direzione non potrà che avere ripercussioni positive sulla stabilità della Regione' (Ansa). Quanto al problema Kosovo, Dini auspica 'colloqui diretti tra Belgrado e Pristina a partire dall'accordo sulle scuole sponsorizzato dalla Comunità di Sant'Egidio'. Pochi giorni prima i sindacalisti dell'Eps avevano denunciato all'informazione jugoslava le mire dell'Enel sulle centrali termoelettriche del Kosovo. 9 marzo '98, primo pacchetto di sanzioni:embargo alle armi e sospensione delle interazioni finanziarie. 'Dini ha detto che l'Italia rispetterà in toto queste misure e congelerà quindi gli investimenti diretti per le imprese pubbliche serbe in via di privatizzazione' (Ansa). 12 marzo '98: 'La pace però non dipende solo da Milosevic- sostiene Dini, riporta l'Ansa-: se da un lato 'come auspichiamo ci saranno progressi con Belgrado' dall'altro 'ci rendiamo conto che il progressivo miglioramento della situazione dipende anche da un atteggiamento costruttivo dei kosovari, che potrebbe veder rapidamente calare la simpatia internazionale che li circonda, se non faranno la loro parte'. 9 maggio, congelamento dei fondi esteri della federazione jugoslava. Dini, laconico: 'Abbiamo riaffermato i principi e le misure del Gruppo di Contatto che ora sono condivise nel contesto più largo del G8'. 20 giugno '98. Ultimo appello di Dini a Belgrado 'è stata fermamente rinnovata la richiesta di ritirare le unità speciali di sicurezza (...) Dini è intervenuto ieri su questo specifico punto con un messaggio diretto al presidente Milosevic. La parte kosovara -si sottolinea infine da parte italiana- deve 'evitare di assumere iniziative che possano offrire pretesti a Belgrado per nuove azioni di repressione' (Ansa). SCOGNAMIGLIO SAPEVA? Qualche giorno fa abbiamo ripreso un articolo distribuito da "Notizie Est" più di un anno fa, nel quale venivano riportate dichiarazioni rilasciate allora dal presidente Gligorov, nel quale si tracciava un quadro di esodo di massa di profughi albanesi dal Kosovo dalle sconcertanti analogie con quanto poi effettivamente accaduto nelle settimane scorse. Oggi riproponiamo un altro materiale simile. Si tratta di alcuni brani del lungo "Speciale sul massacro di Racak" pubblicato in 6 puntate da "Notizie Est" nel gennaio scorso. In una delle puntate riportavamo alcune dichiarazioni rilasciate dai ministri Dini e Scognamiglio negli stessi giorni del massacro, il secondo in particolare agitava il pericolo di un'invasione di profughi dal Kosovo e chiedeva misure preventive e repressive nei loro confronti. E' interessante notare che in quella occasione Scognamiglio aveva parlato di un possibile flusso di 500.000 profughi, una cifra che suonava esagerata in un momento in cui il flusso era di qualche centinaio o al massimo di poche migliaia. Ci eravamo posti allora alcune domande che oggi acquistano un significato particolare, alla luce dei fatti. Riportiamo qui sotto i brani in questione: DA "NOTIZIE EST #150", 22 gennaio 1999 [...] Negli stessi giorni [immediatamente successivi al massacro di Racak], il ministro della difesa Scognamiglio, che ormai di fatto ha la delega del governo per i problemi dell'immigrazione, faceva le seguenti dichiarazioni in una lunga intervista al "Corriere della Sera", poco dopo avere attaccato gli albanesi del Kosovo in coro con il ministro Dini: "Potrebbe scatenarsi una nuova ondata di profughi. Dobbiamo evitare che 500.000 [?? - a.f.] disperati in fuga si riversino sulle nostre coste. Sarebbe un disastro [...]. Bisogna trattenere le persone che fuggono dal Kosovo nell'area settentrionale dell'Albania. Lì verranno creati, anche con il nostro aiuto, centri di accoglienza, rifugi in grado di ospitare migliaia di persone [...]. In nome della pietà si poteva anche condividere l'impostazione della legge sull'immigrazione, ma adesso il flusso è diventato enorme, incontrollabile. E' ora di dire basta [...]. Con la legge attuale in pratica non si riesce a espellere quasi nessuno" ("Corriere della Sera", 18 gennaio). [...] Perché e su quali basi egli parla di 500.000 profughi? Forse perché i suoi amici di Belgrado gli hanno anticipato quali saranno i risultati delle prossime offensive? Allora in tal caso risulterà utile smaltire un po' di massa dirottandola in un paese già disastrato come l'Albania e facendola magari "sorvegliare" da qualche contingente italiano che, come è già regolarmente avvenuto in passato, sarà solo l'avanguardia di un'ancora maggiore presenza militare ed economica dell'Italia nei Balcani. [...] [top]
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