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"Aumentano i sentimenti antialbanesi in Macedonia"
NOTIZIE EST #196 - MACEDONIA [AGGIORNAMENTO: Fehmi Agani e Baton Haxhiu, l'uomo politico e il giornalista dati per morti il 29 marzo, sono vivi, secondo le notizie date dalle stesse fonti statunitensi e kosovare che ne avvevano annunciato la morte, come riferiscono varie agenzie. Tuttavia si ignora dove e in quali condizioni si trovino dopo l'agguato di cui sono stati oggetto. La sorte delle altre vittime non è invece stata smentita] AUMENTANO I SENTIMENTI ANTIALBANESI IN MACEDONIA All'inizio dello scorso novembre, quando nell'ambito dell'implementazione dell'accordo di pace tra Milosevic e Holbrooke, 2600 soldati della NATO sono stati stazionati in Macedonia, c'erano già segni del possibile pericolo che i soldati NATO trascinassero direttamente la neutrale Macedonia nel conflitto del Kosovo. I 2600 soldati che si trovavano in Macedonia per proteggere gli osservatori internazionali dell'OSCE sono cresciuti fino a diventare un'entità militare di 12.000 uomini il cui compito avrebbe dovuto essere quello di garantire l'applicazione di un eventuale accordo di pace stipolato a Rambouillet. Si fa ora semrpe più forte l'impressione che le dimostrazioni tenutesi in Macedonia contro i raid aerei della NATO contro obiettivi jugoslavi, nel corso delle quali l'ambasciata americana di Skopje è stata attaccata, così come lo sono stati alcuni veicoli degli osservatori internazionali e giornalisti occidentali, abbiano solo confermato i sospetti di larga parte della popolazione locale secondo cui le cosiddette forze NATO di protezione degli osservatori in Kosovo alla fine sarebbero diventate le forze che spingeranno la Macedonia in guerra. Dopo gli scontri più duri di giovedì scorso, 25 marzo, che sono state respinte dall'azione decisa di unità speciali della polizia e dell'esercito macedoni (quest'ultimo ha partecipato solo proteggendo le proprietà statali e non è stato impegnato in scontri diretti con i dimostranti) sono seguiti dei giorni di progressiva e sempre maggiore calma. Sembra che la maggior parte delle persone sia rimasta davvero sorpresa dall'asprezza delle proteste e ciò ha portato a una diminuzione del numero dei dimostranti più di quanto l'abbiano fatto le veementi reazioni politiche. Questa inaspettata e violenta protesta (alcuni dicono che durante le dimostrazioni e l'attacco all'ambasciata americana a Skopje non è stata danneggiata solo la stanza di ingresso, ma che addirittura l'intera ambasciata rischiava di essere data alle fiamme) e l'inusuale "matrice" secondo cui le proteste hanno avuto luogo quel giorno, hanno dato ad alcune persone, ivi inclusi funzionari del governo macedone, la ragione di credere che in tale evento fossero coinvolti istigatori internazionali. Il fatto che le dimostrazioni anti-NATO a Skopje siano state ispirate e pianificate dai servizi segreti jugoslavi o meno non sembra così importante ora che in una certa misura i macedoni hanno cominciato a solidarizzare con la posizione dei serbi rispetto al conflitto in Kosovo. In particolare, il carattere "strutturale" dello stato macedone indica, nel contesto negativo degli eventi nelle immediate vicinanze, che questo paese, contrariamente a quello che pensano i politici macedoni riguardo al conflitto nei Balcani, non può evitare il fosco destino di tutte le altre repubbliche della ex Jugoslavia. Questo difetto "strutturale" della Macedonia, che potrebbe spingerla nelle fiamme della guerra, si è fatto evidente, secondo molti esperti, nel corso delle dimostrazioni della settimana scorsa a Skopje. Nonostante le valutazioni dei reporter occidentali, secondo i quali si tratta di proteste antioccidentali, coloro che conoscono più da vicino la situazione hanno riconosciuto in molti elementi della dimostrazione (il tipo di partecipanti, la struttura dei partiti politici che vi hanno aderito, gli slogan) soprattutto i sentimenti antialbanesi. In altre parole, una parte dei macedoni solidarizza con i serbi perché in questo momento ritiene di avere con loro un comune nemico con i quali vogliono fare i conti una volta per tutte. A chi non conosce a sufficienza la situazione tutto ciò può sembrare confuso. Tuttavia, un terzo della popolazione di questo piccolo paese nella parte centrale dei Balcani è costituito da albanesi. [...] Oltre agli stretti legami tra gli albanesi di Macedonia e quelli del Kosovo, un fatto altrimenti normale se si pensa al tipo di relazione di vicinanza che si è sviluppato, una buona parte degli albanesi della Maceodnia, soprattutto a Tetovo, Skopje, Kumanovo e altre città di confine, sono persone che si sono trasferite dal Kosovo nel paese nell'ambito del processo naturale di ridislocamento della popolazione dalle zone rurali a quelle urbane svoltosi negli ultimi 50 anni in tutta la Jugoslavia. Inoltre, in questi 50 anni, il confine tra Kosovo e Macedonia aveva un significato puramente amministrativo. Quello che è importante tenere presente è che tra la maggioranza macedone e la minoranza albanese è esistita negli ultimi trenta anni una costante tensione interetnica, che molti ritengono sia stata creata quando i comunisti jguoslavi hanno soperto come il nazionalismo sia uno strumento ideale per mantenere il potere politico. Umori anti-NATO erano distinguibili in Macedonia ancora prima delle ultime dimostrazioni, nelle quali è risultata più evidente la posizione dei partiti politici e delle organizzazioni dei serbi della Macedonia (nell'ultimo censimento 40.000 persone si sono dichiarate di nazionalità serba, anche se obiettivamente il numero di serbi per eredità che hanno accettato la Macedonia come loro nuova patria e orientamento nazionale e di gran lunga maggiore). A differenza di tutte le precedenti manifestazioni (ivi incluse le più banali risse di bar con soldati NATO, oltre a proteste con scarso numero di partecipanti) sembra che in queste violente dimostrazioni per la prima volta fossero presenti altri segmenti politici che appartengono al blocco politico esclusivamente macedone. Inoltre, tra i dimostranti più accaniti della manifestazione di domenica scorsa, vi erano molti ex sostenitori del partito di destra al governo, la VMRO-DPMNE, che recentemente sono rimasti insoddisfatti dalla rinuncia del partito al proprio chiaro orientamento nazionalistico a favore di una linea politica più orientata verso il centro. In questo momento i serbi di Macedonia vengono ampiamente sostenuti nella loro "lotta per la giustizia contro gli imperialisti occidentali" da coloro che nella prima metà del decennio erano convinti, come la VMRO-DPMNE, che i serbi fossero i maggiori nemici dell'emancipazione nazionale macedone. Ciò confonde molti dei macedoni. Questa confusione è accentuata nella coalizione al governo, composta da tre partiti (VMRO, di destra, Alternativa Democratica, di centro e Partito Democratico degli Albanesi, uno dei due maggiori partiti della minoranza albanese di Macedonia), che l'anno scorso, quando erano ancora all'opposizione, criticavano il Partito Socialdemocratico (ex comunisti) allora al governo, accusandolo di intessere rapporti troppo stretti con la NATO e minacciare così la posizione di neutralità della Macedonia rispetto alla crisi del Kosovo. Dopo avere ottenuto la vittoria in occasione delle elezioni parlamentari dell'autunno scorso, la coalizione ha invece proseguito e ulteriormente accentuato il processo di avvicinamento della Macedonia alla NATO (si calcolo ora che nel paese vi siano 12.000 soldati NATO, in virtù degli accordi firmati dal precedente governo), per poi dimostare segni di insicurezza, con l'escalation della crisi in Kosovo e il coinvolgimento diretto della NATO, riguardo alla posizione che la Macedonia dovrebbe avere riguardo all'intera questione. La confusione, come categoria, non fa parte dei fenomeni socio-politici e quindi è difficile spiegare la situazione con un'analisi politica normale, ma è tuttavia possibile distinguere qualcosa in questa confusa crisi. Si tratta in particolare di una paura realistica - diffusa tra tutti - che la Macedonia nell'ambito delle attuali circostanze cada nella trappola della guerra, come è accaduto alla Cambogia nel contesto del conflitto del Vietnam. Che la psicosi della guerra, che si esprime tra le altre cose nei negozi vuoti, nell'evacuazione dei bambini in luoghi sicuri, non sia senza fondamento lo confermano i voli degli aerei NATO nei cieli della Macedonia. A tutto questo fa seguito la forte impressione che la Macedonia, un paese che i suoi politici per gli ultimi nove anni si sono dilettati a chiamare "l'oasi di pace dei Balcani" abbia perso il suo tempo nella folle speranza che i disastri balcanici la risparmiassero. E ora che questi problemi bussano alla porta della Macedonia, la gente non può che ritirarsi in se stessa e attendere gli eventi futuri, lasciando la scena pubblica, democratica, ai più forti e spietati, con solo un filo di speranza che la follia guerresca dei Balcani sia ormai in qualche misura esausta dopo gli ultimi otto duri anni. ("Stina" n. 118, 30 marzo 1999) I PROFUGHI IN MACEDONIA I DANNI PER L'ECONOMIA MACEDONE MISSILI "INTELLIGENTI" DELLA NATO ANCHE SU MACEDONIA E BULGARIA [top]
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