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"Di chi è presidente Kostunica?"
| Data: 08-10-2000 | | Fonte: AIM |
| Autore: Veljko Koprivica |
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NOTIZIE EST #353 - SERBIA/MONTENEGRO
8 ottobre 2000
DI CHI E' PRESIDENTE KOSTUNICA?
di Veseljko Koprivica - (AIM Podgorica, 6 ottobre 2000)
La caduta di Slobodan Milosevic è stata accolta sulla scena politica montenegrina, come era prevedibile, con sollievo non celato, ma con un atteggiamento decisamente riservato rispetto al nuovo presidente jugoslavo, Vojislav Kostunica, che già in passato non godeva di eccessive simpatie in Montenegro. La valutazione comune delle forze democratiche del Montenegro è che i cittadini della Serbia e l'élite dell'opposizione serba abbiano compiuto una grande impresa con la loro vittoria sull'ultimo bastione dittatoriale d'Europa che ha causato molti mali a tutta la regione e in particolare al popolo serbo. Tuttavia, esse sottolineano che si tratta solo del primo passo verso una trasformazione democratica della Serbia, dove l'energia politica è stata a lungo soffocata, formando così una massa critica per il giorno in cui si sarebbe "pronunciato lo spirito di libertà del suo popolo". E' fonte di particolare soddisfazione il fatto che la polizia e l'Esercito jugoslavi abbiano rifiutato di obbedire al regime nel corso delle proteste di massa a Belgrado.
"Il Montenegro democratico, così come tutto il mondo democratico, è oggi a fianco della nuova Serbia liberata. Sono convinto che con tale vittoria della politica democratica a Belgrado si apra la possibilità per l'instaurazione di nuovi e saldi rapporti tra il Montenegro e la Serbia e che ciò contribuirà a una prospettiva democratica e stabile per l'intera regione", ha dichiarato il presidente montenegrino Milo Djukanovic all'agenzia Montena-fax di Podgorica già la sera del 5 ottobre.
Il presidente del governo montenegrino, Filip Vujanovic, è dell'opinione che le proteste a Belgrado siano state una "prevedibile reazione dei cittadini", di fronte, come ha detto, al furto della volontà degli elettori serbi espressa con le elezioni per il presidente dello stato federale. Dichiarandosi d'accordo che la vittoria di Vojislav Kostunica fosse stata cancellata con manipolazioni elettorali della Commissione elettorale federale e della Corte costituzionale federale, Vujanovic, in una dichiarazione rilasciata alla BBC, ha detto:
"Penso che gli eventi verificatisi in Serbia non porteranno a un acuirsi della crisi in Montenegro, perché nel nostro paese i rapporti politici sono stabili. Sono convinto che il Partito Socialista Popolare (SNP), che è a favore della pace, della democrazia e dello sviluppo del Montenegro, dimostrerà finalmente di disporre delle forze e delle capacità per scegliere quello che, a parole, da lungo tempo afferma e cioè che troverà il modo di prendere le distanze dal blocco belgradese che ha vincolato il suo destino politico all'abisso di Milosevic".
Tuttavia, parte del governo montenegrino ha immediamente indicato di avere riserve nei confronti delle prime mosse del leader della DOS, Vojislav Kostunica. "La sostituzione di Milosevic non significa ancora che sia finita l'era di Milosevic, ovvero che a Belgrado alcuni uomini fidati di ieri aprano la possibilità che anche dopo Milosevic continui a esserci Milosevic, cioè che nella sostanza prosegua la stessa politica , proposta però in una nuova confezione", così ha espresso i suoi timori il presidente del Partito Socialdemocratico Zarko Rakcevic, sottolineando il fatto che l'Opposizione Democratica della Serbia (DOS) è una coalizione composta da 18 partiti molto diversi tra di loro. Rakcevic, nella conferenza stampa di oggi, ha affermato che la cosa più preziosa dei cambiamenti nel potere federale è il fatto che "viene eliminata la spada di Damocle che minacciava il Montenegro e che si aprono possibilità per una soluzione pacifica dei problemi accumulatisi nei rapporti tra Montenegro e Serbia".
Il presidente dei socialdemocratici afferma che "dopo la decisione del Parlamento del Montenegro, né il parlamento federale, né il governo federale hanno legittimità e quindi il governo di coalizione del Montenegro non può accettare né considerare leggittimi il futuro parlamento e il futuro governo federale". Per questi stessi motivi, per noi non esiste nemmeno il presidente jugoslavo, poiché non esiste la stessa federazione jugoslava, ha concluso Rakcevic, commentando: "E' davvero illogico che, di fronte a elezioni illeggittime e non riconoscendo tali elezioni, qualcuno esprima le proprie congratulazioni al futuro presidente della Jugoslavia".
Alcuni giorni fa anche il capo della diplomazia montenegrina, Branko Lukovac, aveva dichiarato in un'intervista al "New York Times" e al "Toronto Star" che "il mandato presidenziale di Vojislav Kostunica non avrà legittimità in Montenegro, se egli giungerà al potere, perché l'80% dei cittadini del Montenegro ha boicottato le elezioni presidenziali. Kostunica avrà legittimità solo in Serbia, dove per lui ha votato la maggioranza degli elettori, ma non in Montenegro".
Il Partito Socialista Popolare, il maggiore sostenitore politico di Milosevic in Montenegro, "ha riconosciuto la vittoria elettorale di Vojislav Kostunica, ma continua a rimanere nella coalizione con il Partito Socialista Serbo", ha dichiarato nella conferenza stampa di oggi il suo vicepresidente Predrag Bulatovic.
I socialisti di Momir Bulatovic sostengono in particolare la posizione espressa da Vojislav Kostunica, secondo cui egli rispetterà la Costituzione jugoslava e darà il mandato per la formazione del governo federale al Partito Socialista Popolare del Montenegro.
Il Partito Popolare del Montenegro (NS), uno dei membri della coalizione di governo montenegrina, si attende tuttavia che Vojislav Kostunica non commetterà lo stesso errore di Slobodan Milosevic dando il mandato di primo ministro del governo federale al SNP.
"Per noi non vi sono dubbi che Kostunica debba prendere il potere, ma prima di offrire a qualcuno il mandato di premier federale, deve riflettere se Predrag Bulatovic, vicepresidente del SNP, è la persona giusta". "Ci troviamo ad affrontare compiti difficili. Il governo della Serbia è ancora in mano al Partito Socialista e si tratta di un potere di importanza chiave. Quello che è successo è stata solo una sconfitta simbolica di Slobodan Milosevic, ma la demolizione effettiva di questo regime deve ancora essere effettuata", ha detto Soc. Con l'abbandono da parte di Milosevic si è aperta la prospettiva per avviarsi in maniera pacifica, tollerante e democratica a una mediazione per i rapporti tra Serbia e Montenegro, per le riforme interne e per la creazione dei presupposti di una piena integrazione nella comunità democratica", ha detto Soc nella conferenza stampa di oggi.
Miroslav Vickovic, presidente dell'Alleanza Liberale (LSCG) ha espresso la speranza che con l'abbattimento del rigido regime dittatoriale "la nuova Serbia rinnoverà le proprie istituzioni statali, che saranno le uniche a potere garantire democrazia e libertà, spazzando via i sinistri raggiri del nazionalismo, diventando un'effettiva garanzia di pace e stabilità nella regione".
Ricordando che i liberali montenegrini sono nati e si sono evoluti lottando proprio con mezzi democratici contro le politiche di Slobodan Milosevic e del Partito Democratico Socialista del Montenegro (DPS) quando era ancora unito [cioè ai tempi in cui Momir Bulatovic e Milo Djukanovic erano ancora i due leader dello stesso partito, legato ai socialisti di Milosevic - N.d.T.], Vickovic ritiene che gli eventi di Belgrado saranno un grande ammonimento anche per quelle forze politiche del Montenegro "che impediscono il processo di democratizzazione, le cui fondamenta devono essere delle elezioni libere, oneste e corrette, nonché delle istituzioni statali e non governative libere, che devono agire in conformità alla Costituzione e alla legge, così come ai fondamenti del diritto e del rispetto dei diritti umani, e non, invece, porsi al servizio di qualsivoglia monopolio politico".
In relazione al cambiamento di potere avvenuto a Belgrado, l'Associazione Indipendente degli Scrittori montenegrini ha inviato un appello al Parlamento del Montenegro con la richiesta di avviare immediatamente trattative con i rappresentanti legali della Serbia per un riavvicinamento statale pacifico e, nel caso che non si giunga a un accordo reciprocamente accettabile, di indire un referendum per l'indipendenza del Montenegro. Gli scrittori hanno inoltre chiesto a Milo Djukanovic di pronunciarsi apertamente in merito alla questione dell'indipendenza statale, constatando che la federazione jugoslava non esiste più, de jure e de facto, e che quindi "chiunque diventi presidente della cosiddetta Repubblica Federale di Jugoslavia non può avere legittimità in Montenegro".
Anche la Matica crnogorska (Società letteraria montenegrina) si è rivolta oggi con una lettera aperta al Parlamento del Montenegro, affermando che "si stanno svolgendo eventi che porteranno a un nuovo pericolo per gli interessi nazionali montenegrini" e che domani potrà essere tardi "se oggi lo stato del Montenegro non si avvierà sulla strada della sovranità e della democrazia".
Dopo avere affermato che il Montenegro democratico gioisce per la vittoria dell'opposizione nelle elezioni e per la decisione con cui il popolo della Serbia ha abbattuto il potere autoritario e militaristico rispetto al quale la maggior parte del Montenegro era in rapporti di ostilità, nella lettera si avverte:
"La dichiarazione delle nuove autorità secondo cui esse rispetteranno la legittimità degli organi federali illegali, in particolare la Costituzione e le istituzioni federali, che sono nella loro essenza antimontenegrine, mette il Montenegro in situazione umiliante. Le cattive esperienze con il regime di Belgrado, le pressioni per l'unitarismo, la modifica arbitraria della costituzione, il non rispetto degli interessi e dei diritti del Montenegro, l'abuso politico dell'Esercito jugoslavo, hanno spinto il Parlamento del Montenegro ad approvare la Risoluzione per la difesa dei diritti e degli interessi della Repubblica e dei suoi cittadini, con la quale sono state praticamente cancellate le ingerenze federali sul territorio del Montenegro, e l'unico segmento del potere al di fuori del controllo civile rimane ora l'Esercito jugoslavo". Per questo, "è giunto il momento affinché il Montenegro e la Serbia si separino in maniera civile e corretta, tentando di liberarsi dell'inferno delle umiliazioni e delle assurdità, costruendo l'uno e l'altra, con meno ipoteche, il proprio futuro e dei sani rapporti reciproci", si afferma nella lettera della Matica crnogorska.
In altre parole: una capitolo è finito, ma in Montenegro nessuno si sbilancia a prevedere quale aspetto avrà domani la federazione jugoslava e se essa esisterà ancora.
| Data: 08-10-2000 | | Fonte: AIM |
| Autore: Veljko Koprivica |
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