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Telekom Srbija: saldi di fine stagione o svolta risolutiva?
| Data: 13-05-2003 | | Fonte: Balcani Economia |
| Autore: Autori vari |
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N.E. BALCANI #668 - SERBIA/MONTENEGRO
13 maggio 2003
TELEKOM SRBIJA: SALDI DI FINE STAGIONE O SVOLTA RISOLUTIVA?
(da "Balcani Economia", 14 gennaio 2003)
I media serbi commentano l'operazione mediante la quale a gennaio il governo di Belgrado ha acquistato la quota che Telecom Italia deteneva in Telekom Srbija
[Lo scandalo Telekom è tornato prepotentemente sulla ribalta della politica italiana. Con l'occasione pubblichiamo un articolo pubblicato a gennaio da Balcani Economia, nel quale si esamina l'ultimo sviluppo della vicenda sul lato serbo, quello del riacquisto della quota in possesso di Telecom Italia da parte del governo di Belgrado - un evento che, causa il periodo festivo, era passato largamente inosservato]
Domani, 15 gennaio, verrà firmato ufficialmente l'accordo per il "riacquisto" del 29% di Telekom Srbija da parte dell'impresa pubblica PTT Srbije, controllata dal governo serbo (si veda "Balcani Economia", numero speciale del 7 gennaio 2003). Già da alcune settimane, e più precisamente dall'annuncio del raggiungimento della relativa intesa tra Telecom Italia e governo di Belgrado, in Serbia si è aperto un dibattito circa i motivi che hanno portato a tale operazione e al futuro che attende l'operatore di telefonia fissa nazionale serbo. Telekom Srbija era stata creata nel 1997 mediante lo scorporo delle attività di telefonia fissa dalla PTT Srbije (Poste e Telegrafi della Serbia). Come è noto, la quota del 29% era stata acquistata nello stesso anno dalla STET, controllata dalla Telecom Italia, che allora era un'azienda a controllo statale. Contemporaneamente, la greca OTE aveva acquistato una quota del 20%. Il prezzo che l'azienda italiana aveva pagato allora era di 495 mln di euro: la stessa quota viene oggi venduta da Telecom Italia al proprietaro originale per "soli" 195 mln di euro, cifra che, oltretutto, comprende anche debiti della parte serba per 60-75 mln di euro, rivendicati dagli italiani e mai incassati. In Serbia ci si è posti innanzitutto la domanda del perché un'operazione di tale importanza sia stata portata a termine in un periodo di festività, che generalmente si contraddistingue per la mancanza di eventi importanti. E' difficile credere che abbia rappresentato "un regalo di Natale" del premier Djindjic ai cittadini serbi, come ha ironizzato la stampa di Belgrado, che ha invece parlato apertamente di una scelta di tempi tesa a fare sì che la notizia avesse la minore eco possibile, soprattutto in Italia. Alcune delle fonti più serie, si sono concentrate tuttavia sugli aspetti tecnici dell'accordo e, soprattutto, sulle sue conseguenze.
Gli aspetti tecnici L'esperto di economia Dimitrije Boarov ha scritto sul settimanale "Vreme" che le lunghe trattative per l'accordo (secondo la maggior parte delle fonti sarebbero durate almeno otto mesi) si sono incentrate soprattutto sulla prima, e più importante, tranche del pagamento, che ammonta a 120 mln di euro e dovrà essere versata entro quattro mesi. Di trattative per un "riacquisto" della quota si parlava già dall'aprile del 2002 quando, secondo il settimanale di Belgrado "Ekonomist", si ipotizzava un prezzo superiore: circa 220 mln di euro. L'accordo sarebbe stato raggiunto con grande ritardo poiché chi era più scettico verso l'ipotesi del "riacquisto" riteneva che la Serbia non sarebbe stata in grado di assicurarsi una tale somma in tempi così brevi, perché i suoi principali finanziatori esteri, per motivi sconosciuti, non erano disponibili a sovvenzionare l'operazione. Il governo di Belgrado ha tuttavia infine ritenuto vantaggioso assumersi l'impegno di pagare un aumento della quota di proprietà in Telekom Srbija (che passerà dal 51% all'80%), sebbene ciò richieda uno stanziamento pari all'ammontare di tutti i fondi finora ottenuti mediante la vendita di imprese statali a investitori esteri. L'operazione, secondo Boarov, rientra in una strategia di più ampio respiro, che darà i suoi frutti finanziari solo quando sarà stata portata a termine con successo. L'operatore di telefonia fissa nazionale rimane pur sempre appetibile, visto che nel 2002 ha raggiunto i 55 mln di euro di utili, cifra che secondo le stime dovrebbe toccare nel 2003 il tetto di 100 mln di euro. Inoltre, l'impresa statale PTT Srbija, nuovo azionista di maggioranza di Telekom, prevede di ricavare alti utili dalla vendita della quota che quest'ultima detiene nell'unico operatore mobile del paese, Mobtel. E' grazie a queste prospettive che il governo di Belgrado è riuscito in extremis a convincere le banche serbe a fornire il loro sostegno all'operazione. Vi è tuttavia chi, come il quotidiano "Danas", ritiene che sarebbe stato più utile per il futuro sviluppo della Telekom investire i 195 mln di euro in un versamento aggiuntivo di capitali, che avrebbe consentito di riacquisire il controllo dell'azienda e, allo stesso tempo, di modernizzare sensibilmente l'azienda. Inoltre, nota il quotidiano, il riacquisto della quota del partner italiano invia un messaggio negativo al mondo, perché è un segno di come la Serbia non abbia una strategia precisa e preferisca liberarsi di investitori esteri, piuttosto che impegnarsi in seri piani di sviluppo.
Il contesto politico Riguardo agli aspetti politici, Boarov si chiede perché, citiamo, "i notoriamente astuti 'latini' hanno accettato un accordo così conveniente per la parte serba" e in particolare perché Telecom Italia abbia deciso di abbandonare, per soli 195 mln di euro, un'azienda che dal maggio del 2001 ha quadruplicato la propria rete di telefonia mobile, passata da 400.000 a 1,3 mln di abbonati, che ha cominciato ad aumentare rapidamente i propri profitti e che opera in un mercato telefonico lungi dall'essere saturo. Inoltre, la parte italiana si era garantita una fonte continua di entrate grazie all'accordo per il "know-how tecnico", che le aveva consentito finora di incassare 39 mln di euro. Facendo un po' di calcoli, Telecom Italia avrebbe potuto facilmente ottenere la stessa somma di 195 mln di euro senza dovere vendere la propria partecipazione, una circostanza che, scrive Boarov, "ha fatto venire i brividi a tutti coloro che hanno seguito le trattative". La decisione rientra comunque nella strategia generale dell'azienda italiana che dal 1999 si sta disimpegnando da tutte le società di cui non è azionista di maggioranza e concentra le sue attività estere soprattutto sull'America Latina. Inoltre, l'Europa Orientale si è rivelata essere un'area problematica per le telecom, come è testimoniato dal caso di un gigante come Deutsche Telekom che, nonostante la sua forza, ha registrato nella regione perdite per decine di miliardi di euro.
I motivi politici tuttavia non mancano e numerose fonti serbe, come per esempio l'autorevole "Ekonomist", li individuano negli scandali che hanno fatto seguito all'operazione realizzata nel 1997, quando era ancora al potere Milosevic, scandali che durano ormai da anni e sono ancora oggi oggetto di indagini da parte della magistratura italiana. Ora, grazie al riacquisto della quota da parte di Belgrado, si spera che tutto venga "nascosto sotto il tappeto", visto che tutto sommato nessun governo è entusiasta del fatto che vengano condotte indagini parlamentari su importanti affari, anche quando lo scandalo è stato ereditato da un governo passato. Rimane da vedere, si chiede Boarov sulle pagine di "Vreme", se anche questa "fuga" di Telecom Italia dalla Serbia avrà un seguito.
Il futuro del monopolio e la telefonia mobile Il settimanale "Ekonomist" e il quotidiano "Politika" sono convinti che l'uscita di Telecom Italia dalla società telefonica serba avrà come primo effetto quello di mettere in discussione il monopolio che quest'ultima ha nel settore e che dovrebbe durare, secondo una clausola contenuta nell'atto costitutivo, fino al 2005. La parte italiana avrebbe sempre esercitato pressioni affinché tale monopolio non venisse eliminato, con la giustificazione che la sua esistenza aveva contribuito ad aumentare il prezzo pagato per la quota di Telekom Srbija. Tuttavia la società serba continua ad avere un partner estero, cioè la greca OTE, che potrebbe avvalersi delle stesse motivazioni, come lascia pensare una dichiarazione resa dal direttore della PTT Srbija, Sdrjan Blagojevic: "Sono contrario al monopolio, ma continuiamo ad avere un partner straniero, i greci, a cui tale diritto spetta ancora". La bozza di legge sulle telecomunicazioni vieta l'esistenza di ogni monopolio, ma solo dopo lo scadere di quello attuale. Alcune fonti ritengono che la parte greca abbia posto delle condizioni per accettare la fuoriuscita di Telecom Italia e abbia addirittura chiesto un diritto di voto del 50% per la propria quota che ammonta solo al 20%. Se non lo otterranno, affermano tali fonti, anche OTE potrebbe decidersi a ritirare la propria partecipazione da Telekom Srbija, ma solo in cambio di una quota dell'80% dell'operatore di telefonia mobile Mobtel. Proprio in questi giorni il ministro dell'economia e delle privatizzazioni, Aleksandar Vlahovic, ha annunciato che entro fine gennaio inizieranno i preparativi per la vendita delle partecipazioni statali in Mobtel, data entro la quale sarà certificato l'assetto proprietario dell'operatore GSM, che secondo le previsioni vedrà lo stato in posizione di maggioranza. Il miliardario serbo Bogoljub Karic continua tuttavia a rivendicare il 51% della proprietà di Mobtel attraverso la sua società BK Trade e, vista la sua influenza politica ed economica, non è scontato che il problema possa essere risolto facilmente. Il rischio è, viste le possibili rivendicazioni della parte greca e i problemi irrisolti con Karic, che anche il caso della Mobtel si possa trasformare in un ostacolo allo sviluppo della telefonia mobile, così come quello di Telekom Srbija lo è stato per il settore della telefonia fissa.
(a cura della redazione di "Balcani Economia")
| Data: 13-05-2003 | | Fonte: Balcani Economia |
| Autore: Autori vari |
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