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"La posizione delle minoranze nazionali in Croazia"

Data: 14-04-2001 Fonte: AIM
Autore: Ivana Erceg

NOTIZIE EST #429 - CROAZIA
14 aprile 2001


LA POSIZIONE DELLE MINORANZE NAZIONALI IN CROAZIA

(di Ivana Erceg - AIM, 6 marzo 2001)

Secondo lo Statuto della RH (Repubblica di Croazia, N. d. T.) le minoranze etniche godono della stessa protezione di cui godono anche gli altri gruppi etnici autodeterminati  e  i gruppi religiosi. Invece, in tutta una serie di regioni è in pratica proseguito lo schema di aperta discriminazione nei confronti dei serbi e delle altre minoranze. Questo vale in primo luogo per la giurisdizione, l'occupazione, gli alloggi e la libertà di movimento. Il modello di incessante e alcune volte violento molestare e impaurire i serbi nelle regioni colpite dalla guerra costituisce ancora un serio problema  della Croazia. All'inizio dell'anno, gli alti funzionari  del potere attuale hanno sottolineato la loro adesione a un atteggiamento non discriminatorio nei confronti delle minoranze, ma in alcuni casi questi stessi funzionari non hanno condannato casi particolarmente marcati di discriminazione e di molestia dei serbi.

Nel maggio dello scorso anno il Governo di Ivica Racan ha creato un pacchetto di leggi sui diritti delle minoranze, includendovi anche la legge costituzionale, con il quale, alla lista già esistente delle sette minoranze riconosciute dalla Costituzione, ne sono state aggiunte altre nove, tra cui i bosgnacchi, gli albanesi e gli sloveni. Alcuni osservatori indipendenti, ma anche leader dei serbi, hanno criticato l'evidente fretta e segretezza con cui è stata messa a punto la legge costituzionale. I rappresentanti delle autorità hanno annunciato che a tale legge costituzionale verranno successivamente aggiunti emendamenti sulle minoranze e sulla autogestione locale. Tuttavia, alla fine dell'anno gli emendamenti non erano ancora stati apportati. Nonostante i quadri legislativi, le minoranze etniche, in particolare serbi e rom, hanno continuato a essere oggetto di discriminazioni in modo sproporzionato. Ne sono un esempio i discorsi e gli insulti pronunciati nei raduni di sostegno a Mirko Norac, dove  i dimostranti hanno  offeso Vesna Pusic, la presidentessa del Partito popolare croato, e Stjepan Mesic, il presidente dello Stato chiamandoli serbi. Il cartellone con scritto : "Mesic, sei uno zingaro", che si è potuto vedere alla manifestazione di Spalato dice abbastanza su ciò che i croati pensano dei rom. A differenza delle  relazioni spesso tese durante il periodo dell'HDZ, è stato notato  tuttavia un progresso nella comunicazione tra le autorità attuali e la minoranza nazionale serba in Croazia. Ma, nonostante tale miglioramento, la posizione delle minoranze nazionali in Croazia è lungi dall'essere accettabile. Riguardo a ciò, il professore universitario e  presidente del Consiglio popolare serbo, Milorad Pupovac, considera che, quando si tratta di minoranze, il problema principale dell'odierno governo  è che  ciò che più desidera sarebbe proprio  di non avere a che fare con le minoranze. Così come, dice Pupovac, l'HDZ durante questi anni aveva una politica contraria alle minoranze e manipolava continuamente  la questione delle minoranze nell'interesse della conservazione del potere, oggi questo potere preferirebbe  non occuparsene. Esso, aggiunge Pupovac, probabilmente desidererebbe che anche la questione delle minoranze venga risolta nella retorica generale dei diritti civili e culturali. "Non c'è dubbio che presto sarà dimostrato come questa politica insufficientemente affermativa nei confronti delle minoranze porti a risultati pessimi non solo per le minoranze ma anche per la Croazia", ha concluso Pupovac.

Il governo croato ha dimostrato mancanza di sensibilità per i problemi delle minoranze anche con la diminuizione degli stanziamenti per il finanziamento delle loro associazioni e organizzazioni in Croazia. Infatti l'Ufficio Governativo per le minoranze nazionali ha assegnato per l'anno 2001 alle associazioni ed alle istituzioni delle minoranze 18 milioni di kuna, vale a dire  il 9% in meno rispetto all'anno precedente. Questa mossa del governo di Racan ha particolarmente irritato i rapresentanti della minoranza serba ed italiana. In relazione a ciò, il rappresentantedell'assemblea della minoranza italiana e membro della Unione italiana, Furio Radin, ha sottolineato: "Dalle nuove autorità ci aspettavamo una sensibilità completa per le questioni delle minoranze, mentre abbiamo ricevuto solo  leggi migliori, ma meno soldi".

Le mancanze attribuibili al  potere, vecchio  poco più di un anno, riguardo le questioni delle minoranze nazionali, specialmente quelle  createsi dopo il crollo della ex Jugoslavia, possono essere lette da una serie di incidenti etnici che si sono verificati durante il suo mandato. In particolare, durante l'anno scorso si sono verificati due omicidi etnicamente motivati, sintomatici delle tensioni etniche nell'intero paese e particolarmente nelle regioni colpite dalla guerra. Uno è accaduto a marzo, sull'isola adriatica di Vir, quando tre croati, urlando  frasi antiserbe, hanno picchiato a morte un serbo trentottenne, che era tornato da una settimana in Croazia dopo aver passato otto anni in Jugoslavia come profugo. Gli autori sono stati presto arrestati e gli osservatori internazionali hanno valutato come soddisfacente l'azione della polizia. Le autorità, tuttavia, hanno emesso un comunicato con il quale si condannava tale incidente soltanto dopo alcuni giorni. Nella stessa settimana, a Slatina, una citta' della Slavonia occidentale, un croato ha ucciso una serba di settantatre anni accoltellandola, dopo un litigio su questioni legate alla guerra.

Durante tutto lo scorso anno sono proseguite le minacce e le violenze nei confronti dei Serbi nelle regioni colpite dalla guerra. A maggio, circa 50 croati hanno interrotto una cerimonia a Veljun, dove i cittadini che erano per lo più di nazionalità serba commemoravano le  vittime del massacro fascista della Seconda guerra mondiale. In tale occasione una croata, Biserka Legardic, si è tolta le mutande e ha orinato sopra un monumento.  La suddetta  croata non ha dovuto rispondere della sua barbarica minzione sul monumento-ossario. Due settimane dopo, cinque croati sono entrati nella stessa area monumentale e vi hanno danneggiato il monumento. Nonostante siano stati tutti arrestati, nel mese di agosto le accuse sono state respinte per mancanza di prove. Il Governo croato, con  ritardo, ha condannato sia l'una che l'altra forma di vandalismo a Veljun. Durante l'estate, in più luoghi - Karlovac, Sisak e Erdut - sono apparsi  manifesti antiserbi con le fotografie e i nomi di serbi locali, coi quali li si accusava per crimini di guerra. La polizia ha indagato su tali incidenti e ha identificato i sospettati, ma la procura non ha mosso alcun atto d'accusa. Sembra che gli incidenti con i manifesti fossero destinati ad impaurire proprio i profughi serbi che tentano di rientrare.

Nell'autunno, nella regione di Podunavlje, sono apparsi dei  "mandati di cattura"- simili ai manifesti antiserbi cui abbiamo accennato sopra - che accusavano serbi per i crimini di guerra. Alcuni di tali mandati di cattura sono apparsi su Internet, altri sono stati affissi in luoghi pubblici e sono stati  consegnati nelle case dei serbi di tale regione. Tali mandati di cattura hanno aumentato  la tensione etnica già esistente nella regione. Nessun esponente politico li ha condannati. Nell'ottobre sono stati arrestati 15 serbi di Baranja, a Osjek, per  crimini di guerra compiuti nel 1991, dei quali in generale  si ritiene siano basati su prove deboli. Ciò ha ha dato luogo ad alcune speculazioni secondo cui la procura di Osjek, nel muovere l'atto d'accusa, avrebbe reagito ai "mandati di cattura". Allo stesso tempo, il giudice del tribunale di Vukovar, Marko Rogulj, serbo etnico, è stato minacciato da una folla di croati locali, fra i quali si trovava anche il prefetto Petar Cobankovic. La ragione di tale comportamento è stata la sentenza del giudice Rogulj relativa allo sgombero di un comandante croato di polizia che ha occupato la casa di un proprietario serbo. Lo sgombero non è stato eseguito e il caso è stato affidato ad un altro giudice. Nessun  pubblico ufficiale, sia a livello locale che a livello nazionale, si è espresso pubblicamente riguardo l'incidente, né ha in altro modo condannato le molestie nei confronti del giudice Rogulj.

Incidenti etnicamente motivati di diversa gravità si sono verificati con una frequenza di oltre cinquanta casi al mese. In circa due terzi di tali casi la vittima era di nazionalita' serba. Oltre i due omicidi, tra gli incidenti gravi vi sono stati anche svariati attacchi e lanci di granate a mano su proprietà private. In marzo, a Erdut, un paese di Podunavlje, un gruppo di croati è andato di casa in casa terrorizzando gli abitanti di nazionalita' serba, inclusi un sacerdote locale ortodosso e il sindaco.

Lo Statuto e il pacchetto delle leggi sulle minoranze, approvati a maggio, rappresentano il fondamento legale e il diritto alla istruzione in tutte le lingue delle minoranze riconosciute. Invece, alcuni problemi sono rimasti irrisolti. Per esempio, in alcuni libri di scuola la storia della ex Jugoslavia è stata trascurata a favore della interpretazone nazionalistica croata, mentre i nuovi libri usano  epiteti ingiuriosi quando si nominano le minoranze. La promessa del nuovo potere relativa all'acquisto di testi scolastici più equilibrati non è stata matenuta.

La legge sulla cittadinanza differenzia coloro che hanno il diritto alla etnicità croata da quelli che non lo hanno. I croati hanno il diritto di diventare  cittadini, anche se  non sono stati cittadini della ex Repubblica Socialista di Croazia (la Croazia al tempo della ex Jugoslavia, N. d. T.), se presentano una dichiarazione scritta con la quale si dichiarano cittadini croati. Le persone che non sono di nazionalità croata devono soddisfare le  molto più severe condizioni di naturalizzazione  per ottenere la cittadinanza croata. Persino quelli che hanno avuto la residenza legale in Croazia durante la SFRJ (ex Jugoslavia, N. d. T.) hanno dovuto presentare prove sulla lorotrascorsa residenza e sulla cittadinanza, che non sono state richieste ai croati etnici. Le organizzazioni non governative, che aiutano i serbi etnici a risolvere i problemi riguardanti la documentazione per la cittadinanza, hanno diffuso informazioni riguardo agli impiegati locali che sfruttano tale doppio standard giuridico. Questi ostacoli alla possibilità per i serbi di documentare la propria cittadinanza hanno portato a discriminazioni in altri campi, tra i quali quello del diritto di voto. Finché la richiesta di cittadinanza croata non viene accolta, a chi ha presentato tale richiesta vengono rifiutati anche le prerogative sociali che  riguardano la sanità, la pensione, l'istruzione gratuita e anche la possibilità di ottenere un impiego nei servizi pubblici. D'altra parte, il rifiuto delle richieste spesso è stato motivato con l'Articolo 26 della Legge sulla cittadinanza (il quale dice che per  ragioni di sicurezza nazionale la cittadinanza può essere rifiutata alle persone che  soddisfano altre condizioni) e con l'Articolo 8 - secondo cui i comportamenti delle rispettive persone devono dimostrare che la persona è "devota al diritto costituzionale e alle usanze della Croazia".

Con le case occupate dai profughi croati della Bosnia e del Kosovo, i proprietari serbi continuano a non poter accedere alla loro proprietà, nonostante il programma di ritorno del 1998 prevedesse "comissioni per l'attribuzione delle case" ("stambene komisije") multietniche allo scopo di restituire la proprietà. La mancanza in tante regioni di spazio abitabile alternativo e il deficit di volontà politica per sgomberare i proprietari croati senza una sistemazione alternativa,  in favore dei proprietari serbi, ha dato come esito, al di fuori dalla regione di Podunavlje, pochi casi di restituzione dei beni.

Quando si tratta di Rom, la discriminazione e la violenza contro di loro sono continuate anche nella Croazia del post-HDZ. L'unica novità positiva è il dato che durante l'anno 2000 non è stato segnalato alcun caso di Rom picchiati brutalmente da parte della polizia croata. Secondo il censimento del 1991 in Croazia sono stati registrati soltanto 6700 Rom. Ma i rappresentanti sia del potere che del settore non governativo sono d'accordo che tale numero è troppo basso e che è molto probabile che in Croazia ci siano circa 40000 Rom. L'atteggiamento di alcune strutture statali verso la comunità dei Rom viene illustrato dalla relazione di Human Rights Watch riguardo il caso del distretto di Varazdin. In particolare, nel maggio del 2000 il potere locale di Varazdin ha ordinato lo sgombero di 420 Rom dal loro insediamento nel vilaggio di Strmec Podravski dopo aver vietato loro la costruzione di case permanenti, di un impianto elettrico e di quello idrico.

Sebbene in Croazia non esista una religione statale ufficiale, la chiesa romana cattolica riceve mezzi di finanziamento dallo stato per il sostegno delle pensioni dei sacerdoti e delle suore, attraverso l'assicurazione sulle pesioni e sulla salute fornita dallo stato. Le altre comunità religiose non hanno ancora un tale accordo con lo stato né esiste una legge che regola tale questione. Per esempio, i sacerdoti ortodossi e gli imam pagano i loro contributi per l'assicurazione sulle pensioni e sulla salute con i propri fondi, al fine di essere coperti dal piano pensionistico. I rappresentanti di più comunità religiose dicono che la situazione generale è migliorata dopo le elezioni parlamentari nel gennaio dell'anno scorso. Tuttavia, finora non è stata accetata alcuna legge sulle comunità religiose che avrebbe potuto porre dei criteri generali e uguali per tutti, sebbene alcuni leader religiosi abbiano espresso la speranza che la legge presto verrà approvata.

Il governo richiede che nelle scuole venga assicurata l'educazione religiosa, anche se la frequentazione di tale insegnamento è una scelta personale. In generale, la mancanza di mezzi degli studenti che appartengono alle minoranze religiose e quella di insegnanti qualificati impedisce il catechismo delle religioni delle minoranze, così perlopiù viene offerto il catechismo cattolico. Esponenti della comunità ebraica, per esempio, hanno notato che le informazioni principali sulla religione ebraica offerte agli studenti sono errate e le loro proposte per migliorare il materiale scolastico sono rimaste senza  risposta. Il principio cattolico è presente anche nell'esercito. Riguardo a ciò bisogna rilevare che il Ministero della difesa dà impiego a 19 sacerdoti cattolici per poter servire messa ai cattolici presenti nell'esercito. Tale possibilità tuttavia non è stata offerta nè ai sacerdoti ortodossi nè a quelli musulmani. Il sacerdote cattolico è presente e dà la benedizione al giuramento quando si entra nel servizio militare, a differenza dei grandi dignitari di altre confessioni, che in tali occasioni non sono invitati a partecipare. La fede e l'appartenenza nazionale sono talmente intrecciate   nella società croata che spesso non è possibile scorgere la differenza, tuttavia, molti eventi di discriminazione sono stati motivati più dalla appartenenza etnica, che dalla fede o dalla dottrina religiosa.

(traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)

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Data: 14-04-2001 Fonte: AIM
Autore: Ivana Erceg





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