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La Croazia prima delle elezioni

Data: 31-10-2003 Fonte: Notizie Est
Autore: Francesco Martino

N.E. BALCANI #710 - CROAZIA
31 ottobre 2003


LA CROAZIA PRIMA DELLE ELEZIONI
intervista a Kresimir Macan, a cura di Francesco Martino


Isola di Hvar, Croazia, 24 Ottobre 2003 - Kresimir Macan, consigliere del primo ministro croato Ivica Racan, interviene alla settima edizione dell’ “International Student Voice Conference”, con una panoramica sulla campagna elettorale in Croazia, che si concluderà con il voto di fine novembre. Finita la conferenza, abbiamo approfittato per fargli ancora lacune domande sull’argomento (f.m.)

FRANCESCO MARTINO: In Italia e Slovenia, la decisione unilaterale del Parlamento croato di istituire una zona economica esclusiva nel mar Adriatico ha suscitato numerose perplessità, tra cui il sospetto che si sia trattato soprattutto di una mossa elettorale, volta a scaldare l’orgoglio nazionale in campagna elettorale. Cosa può dirci al riguardo?

KRESIMIR MACAN: Innanzitutto bisogna specificare. Abbiamo proclamato una zona ecologico-ittica, e non una zona economica esclusiva. Questa decisione è stata il frutto della pressione di alcuni partiti, ed è per evitare danni maggiori che il governo ha proposto la zona ecologico-ittica, evitando quella economica esclusiva, che avrebbe comportato senz’altro reazioni più dure, visto che nessun altro paese nel Mediterraneo ha mai preso un’iniziativa di questo tipo.

FM: Ma la decisione ha un carattere elettorale?

KM: Si, ma non per il governo, quanto per alcuni partiti all’interno della coalizione di maggioranza, che talvolta sono stati più critici verso l’operato del governo della stessa opposizione. E’ questo il caso della zona economica esclusiva, che il Partito Croato dei Contadini ha sollevato a fine agosto per ragioni elettorali.

FM: Che peso ha il caso del generale Gotovina, ricercato dal Tribunale Internazionale dell’Aja per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia ed attualmente latitante, in questa campagna elettorale?

KM: L’intera faccenda non è molto chiara. Il caso del generale Gotovina viene vissuto in modo molto emotivo da tutti i croati, perché è un eroe della guerra patriottica, e penso ci siano accuse ingiuste o improprie nei suoi confronti da parte del tribunale dell’Aja. La gente pensa che si tratti di un’accusa di tipo politico, sorta dalla necessità per il Tribunale di trovare qualcuno da processare anche in Croazia, e che Gotovina venga accusato di operazioni che realisticamente non poteva controllare o che non erano sotto il suo comando. Per la Croazia questo è al tempo stesso un tema molto importante, ma anche un grosso peso.

FM: Ma qual è la posizione ufficiale del governo? Cosa significano le parole del premier Racan “Non sappiamo dov’è Gotovina, ma sicuramente non è in Croazia”?

KM: Racan non ha detto che Gotovina sicuramente non si trova in Croazia. Noi lo stiamo cercando, ma non sappiamo dove si trovi. Non possiamo escludere nessuna possibilità, ma semplicemente non sappiamo dove sia.

FM: Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione Human Rights Watch, solo un terzo dei serbi fuggiti durante la guerra ha fatto ritorno in Croazia. Il ritorno dei profughi è un tema importante di questa campagna?

KM: No, direi di no. Questo non è più un tema centrale in Croazia. Lo Human Watch Rights ha un approccio parziale, tende a vedere tutto attraverso una prospettiva serba e, ad esempio, dimentica i profughi croato-bosniaci. La soluzione dei problemi dei rifugiati deve essere multilaterale. Nelle case di molti profughi serbi vivono attualmente croati fuggiti dalla Bosnia, ai quali il governo è tenuto a trovare una sistemazione. Quindi il processo è lento e difficile. Riteniamo che più di 110.000 serbi siano rientrati in Croazia negli ultimi anni, ma non possiamo fare di più, quando il problema principale in Croazia è sopravvivere, avere un salario e un lavoro. Abbiamo 300.000 disoccupati, e se lo stato è in generale inefficiente, lo è per tutti, senza distinzione tra serbi e croati.

FM: Ma il governo non ha il dovere di far valere i diritti dei membri della minoranza serba, in quanto cittadini croati?

KM: Sì e noi lo stiamo facendo. Tutti i diritti sono assicurati alla minoranza serba. Questo governo ha fatto quanto in suo potere per permettere il rientro di chiunque lo volesse. Non ci sono ostacoli amministrativi, e sono stati investiti molti soldi in questi anni per la ricostruzione. Poi ci sono i casi personali, e se alcuni si risolvono facilmente, altri sono più complicati, ma non solo per i serbi. Lo Human Watch Rights, ad esempio, non racconta che il materiale inviato dal governo croato per ricostruire le case di croato-bosniaci nella zona di Banja Luka è fermo alla frontiera perché il governo della Republika Srpska pretende il pagamento di un dazio su quel materiale.

FM: La direttrice dell’ufficio di Bruxelles dell’Human Rights Watch, Lotte Leicht, ha usato parole dure dicendo che “E’ ora che il governo croato diventi parte della soluzione piuttosto che parte del problema.”

KM: Questa è soltanto la loro posizione. Non sono obiettivi, guardano le cose dal punto di vista serbo e non tengono in considerazione la situazione generale in Croazia. Noi stessi abbiamo grossi problemi con la nostra amministrazione, non possiamo favorire i serbi rispetto ai croati. La cattiva amministrazione è un problema generale che interessa tutti.

FM: Torniamo alla campagna elettorale. Sui manifesti del Partito Socialdemocratico campeggiano le bandiere di Croazia e Unione Europea. Qual è la posizione dei vari partiti politici sulla prospettiva dell’ingresso della Croazia nell’Unione?

KM: Tutti i partiti affermano di poter portare la Croazia nell’Unione Europea, e la volontà di entrare nell’Ue è l’orientamento di tutti, in pratica. Ci sono differenze sui tempi e sugli sforzi che ogni partito fa in questa direzione, alcuni credono di poterci arrivare già nel 2007, altri sono meno ottimisti, ma sono tutti d’accordo sull’obiettivo di far parte dell’Unione.

FM: Durante la conferenza lei ha menzionato il fatto che il gruppo tedesco WAZ controlla circa il cinquanta percento del mercato dei media a stampa in Croazia. Questo potrebbe influenzare in qualche modo la campagna elettorale?

KM: No, credo di no. Ci sono i media elettronici, televisione e radio, e naturalmente l’altro cinquanta percento dei mezzi di stampa. I media controllati da WAZ sono naturalmente importanti, sono parte della nostra vita quotidiana, ma alla fine l’elettore darà il suo favore a chi saprà offrire la visione migliore sulla Croazia e l’Europa, a breve e lungo termine, un’amministrazione più efficiente e che saprà risolvere i numerosi problemi di questo paese: disoccupazione, basso livello economico, sistema giudiziario inefficiente

FM: Oggi ci ha fatto una breve panoramica sulle norme che regolano la visibilità dei partiti croati sui mezzi di informazione, e soprattutto sulla tv, definendole caotiche e inadeguate. In teoria tutti i novantuno partiti che si presentano hanno diritto allo stesso spazio, generando situazioni grottesche, come una lotteria per stabilire i turni di trasmissione o dibattiti affollati da un numero ingestibile di concorrenti. Regole rimaste immutate negli ultimi quattro anni. Il governo non porta la responsabilità di non aver riformato il sistema?

KM: Sì. Questo governo aveva suscitato aspettative molto grandi e non tutte sono state trasformate in realtà. E’ proprio per questo motivo che il risultato di queste elezioni è così incerto, e sarà in bilico fino alla fine. Il governo avrebbe potuto fare di più, e molti elettori oggi sono delusi, non sono contenti di ciò che accade ma allo stesso tempo non vedono alternative migliori, così che molto probabilmente non andranno a votare.

FM: Un’ultima domanda: chi finanzia la campagna elettorale in Croazia?

KM: Buona parte dei finanziamenti viene dal bilancio statale. I partiti ricevono ogni anno dei finanziamenti in relazione al numero di seggi occupati in Parlamento. Il resto proviene da donazioni, ci sono aziende che finanziano questo o quel partito o coalizione, ma in questo campo non c’è alcuna trasparenza, nessuna legge obbliga i partiti a dichiarare la provenienza di questi fondi, e tutto questo non aiuta certo lo sviluppo di un sistema elettorale democratico, lasciando spazio a voci e sospetti reciproci.

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Data: 31-10-2003 Fonte: Notizie Est
Autore: Francesco Martino





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