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"Dieci anni dal referendum montenegrino"
| Data: 07-03-2002 | | Fonte: AIM, "Danas" |
| Autore: Veseljko Koprivica |
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N.E. BALCANI #536 - SERBIA/MONTENEGRO
7 marzo 2002
DIECI ANNI DAL REFERENDUM MONTENEGRINO
di Veseljko Koprivica - (AIM Podgorica, 2 marzo 2002)
[Segue, più sotto, una breve sulle voci relative alla candidatura dell'ambasciatore jugoslavo in Italia, Miodrag Lekic, a presidente del Montenegro, accompagnata da un profilo dello stesso ambasciatore]
**Il Montenegro ha pagato caro lo sbaglio della creazione di uno stato comune con la Serbia e adesso si scontra con un nuovo assurdo: la comunità internazionale non gli permette di liberarsi con votazioni democratiche da tale stato, che si è dimostrato uno sbaglio assoluto.**
Dieci anni fa, con un'alta percentuale di voti (95,7%), i cittadini maggiorenni del Montenegro, così come il loro governo, hanno rinunciato al proprio stato. Lo hanno sacrificato a Slobodan Milosevic con un referendum organizzato in modo frettoloso, tenutosi il primo marzo del 1992. Da allora fino ad oggi, il Montenegro ha cercato invano di correggere questo suo grande sbaglio. Ironia del destino, proprio in questi giorni mentre si fa il processo a Slobodan Milosevic, il creatore della SRJ (Repubblica Federale Jugoslava), bisogna decidere - o il Montenegro farà un nuovo referendum allo scopo di diventare uno stato indipendente e internazionalmente riconosciuto, oppure il suo destino rimarrà legato a quello della Serbia in una comunità statale parzialmente modificata.
Ma ritorniamo ad un decennio fa. Sotto la pressione di Slobodan Milosevic, che già allora si era ampiamente dimostrato il promotore della politica bellica grandeserba, il potere montenegrino aveva accettato che il Montenegro e la Serbia creassero sulle macerie della SFRJ una nuova, terza Jugoslavia. Gli avvertimenti dei partiti di opposizione filo montenegrina (Unione liberale e Partito Socialdemocratico), delle associazioni indipendenti e degli intellettuali circa il fatto che in gioco ci fosse il progetto dell'annullamento del Montenegro erano stati inutili: con l'aiuto di una campagna dei media mai vista prima e di altre forme di manipolazione dell'opinione pubblica, venne avviata la preparazione del referendum.
Vi è stata tutta una serie di imbrogli evidenti, proprio come con lo stesso referendum. I cittadini sono stati ingannati con una domanda del referendum confusa e formulata in modo suggestivo, resa nota solo sette giorni prima del giorno in cui si è tenuto il referendum. Dovevano decidere in un periodo brevissimo se erano a favore di un Montenegro come stato sovrano che avrebbe continuato a vivere in Jugoslavia insieme alla Serbia e con le altre repubbliche che lo avessero desiderato. Le autorità, cioè il Partito Democratico dei Socialisti (DPS), all'ultimo momento ha cambiato anche la Legge sul referendum- il minimo di trenta giorni dalla fine della discussione pubblica all'inizio del referendum è stato accorciato a soli sette giorni! Invece di consentire una discussione pubblica, la polizia montenegrina ha impedito lo svolgimento dei comizi dell'Opposizione Unita, mentre gruppi di pressione intimorivano e minacciavano i votanti facendo loro temere di perdere il posto di lavoro e i media statali li invitavano letteralmente al linciaggio dei leader dell'opposizione
Da tutto questo, si capisce che si era creato un ambiente dove non era possibile organizzare un referendum democratico. La guerra infuriava nelle immediate vicinanze, vi partecipavano anche numerosi cittadini montenegrini, il Montenegro si trovava sotto l'occupazione dell'Esercito federale (JNA), le istituzioni del potere montenegrino non avevano alcuna ingerenza. Era il periodo in cui in Montenegro iniziavano ad arrivare ondate dei profughi, l'inflazione galoppante unita alla miseria sociale e al generale stato di disperazione erano le principali caratteristiche della realtà montenegrina
Anche lo stesso referendum è stato irregolare. Votava chi voleva, persino quelli che non erano nemmeno cittadini del Montenegro. Votavano anche quelli che non erano iscritti nelle liste elettorali, i profughi, gli ufficiali e le loro famiglie che erano arrivati in Montenegro da qualche mese. Si trattò di un referendum partitico, meglio dire di un referendum monopartitico perché il suo corso e i suoi risultati li ha potuti controllare soltanto il Partito Democratico dei Socialisti. Sono state registrate molte curiosità, come anche la seguente: un calcolo effettuato sui risultati ufficialmente comunicati ha dimostrato che in un seggio di Podgorica ogni votante ha effettuato la votazione in un minuto!
Le proteste dell'opposizione e le obiezioni alle numerose illegalità durante le votazioni non hanno avuto alcun effetto. Senza nessun effetto pratico è rimasta anche la protesta della Federazione internazionale per i diritti umani di Parigi. Essa aveva valutato il referendum irregolare poiché erano state violate alcune decisioni della Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Nessuno poteva più cambiare l'esito del referendum. Esso ha confermato ciò che volevano sia il potere montenegrino che quello serbo: è stata raffazzonata una nuova Jugoslavia di nove milioni di abitanti e ciò mediante una decisione irregolare presa da solo un quarto dei cittadini del Montenegro!
Il bilancio di tutto quello che il Montenegro ha vissuto e di dove è giunto a causa dell'unione statale con la Serbia è, detto semplicemente, catastrofico: l'isolamento economico e politico internazionale, le sanzioni economiche da parte della Serbia, le pressioni politiche, militari e di diverso tipo da parte della Belgrado ufficiale, migliaia di profughi dal Kosovo dove Milosevic ha aperto un nuovo focolaio bellico, la svalutazione della nazione montenegrina, della sua cultura, della sua chiesa
Sopravvivendo in qualche modo nella federazione jugoslava, il Montenegro ha perso in modo irrecuperabile sotto ogni aspetto dieci anni e chi sa di quanti altri anni è rimasto indietro rispetto al mondo moderno. Ora cerca di liberarsi dal pesante abbraccio federale e per quanto sia possibile di avvicinarsi all'Europa. Di nuovo con un referendum. Ma, ironia del destino, ora questa Europa non gli permette di organizzare il referendum. L'Alto rappresentante dell'Unione europea Havier Solana insiste sul mantenimento dello stato serbo-montenegrino, si dice per la stabilità della regione. Il presidente montenegrino Milo Djukanovic in più occasioni ha già annunziato che il referendum si terrà al più tardi nel mese di maggio di quest'anno. Ma l'Unione europea preferirebbe ottenere una moratoria della durata di tre anni. Così, molto probabilmente, accadrà un altro paradosso: mentre all'Aia si processa Milosevic e la sua politica, l'Unione europea sta cercando di preservare la sua creatura. E, affinché sia tutto ancora più interessante: in Montenegro tale approccio degli europei è sostenuto dalle forze politiche che fino a ieri erano fortemente favorevoli al "trasferimento umano" e agli stati etnicamente puliti. Dall'altra parte, le forze politiche che negli ultimi dieci anni hanno sostenuto e combattuto per l'introduzione degli standard europei in Montenegro, adesso si sono trovate davanti a questo nuovo atteggiamento dell'Unione europea.
Nonostante tali paradossi, come molte volte finora, la comunità internazionale possiede i modi per ottenere quello che ha deciso e di esercitare pressioni al fine di spingere il Montenegro verso l'unione con la Serbia. Se ciò accadrà, si avrebbe una ripetizione della storia come farsa e come tragedia.
(traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)
LEKIC, FUTURO CANDIDATO A PRESIDENTE DEL MONTENEGRO?
Nei giorni scorsi il giornale montenegrino "Dan", legato al SNP di Predrag Bulatovic, ha pubblicato un articolo nel quale si sostiene che l'attuale ambasciatore jugoslavo in Italia, il montenegrino Miodrag Lekic, si candiderà alle prossime elezioni presidenziali che si terranno in Montenegro a fine anno. Secondo "Dan", Lekic, in quanto persona non iscritta ad alcun partito, potrebbe rivelarsi l'uomo ideale per superare le pronde fratture apertesi all'interno delle maggiori forze politiche. Il giornale di Podgorica sostiene perfino che l'attuale presidente Djukanovic non si candiderà per un nuovo mandato, perché ha perso il sostegno dell'Occidente. Si tratta al momento solo di voci, per di più provenienti da una fonte di parte, tuttavia, essendo Lekic un personaggio abbastanza noto in Italia, tra le altre cose per le sue frequenti apparizioni in televisione nel corso della guerra del 1999, ci sembra interessante segnalare la notizia e riportare qui sotto un suo breve profilo, pubblicato dal quotidiano serbo "Danas" (a.f.).
MIOGRAD LEKIC: UN PROFILO
di Veseljko Koprivica - ("Danas" [Belgrado], 6 marzo 2002)
Miodrag Lekic, poliglotta cinquantacinquenne di Bar, aveva da lungo tempo ambizioni diplomatiche. Ha cominciato a prepararsi già alla Facoltà di Scienze Politiche a Belgrado, dove ha scelto l'indirizzo internazionale. "Se ho trovato una via di emancipazione, è stato indubbiamente per merito di Belgrado. Sono quindi uno di quelli che è salito per una strada balcanica, per usare una metafora di Momo Kapor, e, come molti altri studenti, ha fatto il possibile per vedere, conoscere e vivere quanto più potevo...". Su raccomandazione dell'allora alto funzionario del partito e dello stato montenegrino e jugoslavo, Marko Orlandic, originario di un villaggio vicino al suo, Lekic è stato lanciato nell'orbita politica. E' diventato segretario del Montenegro per l'educazione, la scienza e la cultura nel governo montenegrino che ha preceduto la "rivoluzione antiburocratica" [il processo con il quale i circoli filo-Milosevic hanno preso il potere in Montenegro - N.d.T.]. E, uno dei pochi, ha conservato la propria poltrona. In breve tempo è riuscito a realizzare anche il sogno della sua vita. E' diventato ambasciatore jugoslavo in Mozambico e in Lesotho. Successivamente è tornato in Montenegro, dove è stato ministro degli esteri. Nel corso dei suoi viaggi nelle metropoli europee e a Washington, durante il periodo della guerra e delle sanzioni internazionali contro la Jugoslavia, esprimeva il suo stupore per la "situazione assurda" in cui si trovava il Montenegro "senza averne colpa". In quel periodo, a causa della sua posizione filomontenegrina, si è guadagnato la simpatia di parte dell'opposizione democratica del paese, ma non quella dei liberali. Questi ultimi affermavano che Lekic, "con il suo aspetto civilizzato e di uomo di cultura, dà una vernice di democraticità a un governo non democratico". Anche altri hanno cambiato la loro opinione, quando Lekic ha accettato l'allettante offerta di diventare incaricato d'affari nella "milosevicana" ambasciata jugoslava a Roma. E soprattutto quando da Roma vedeva solo le bombe della NATO, ma non tutto quello che le aveva precedute sotto la regia di Slobodan Milosevic. A buona ragione ha sempre considerato il posto di ambasciatore nella "città eterna" come eccezionalmente importante: "Il nostro legame con l'Occidente passa attraverso l'Italia. Naturalmente se accettiamo il fatto che non possiamo nuotare solo verso est, ma anche verso ovest". Mentre si trovava a Roma, come hanno osservato le cronache, ha difeso lo "stato di diritto" di Milosevic e ha anche organizzato qualche cocktail in occasione delle eroiche imprese montenegrine, come per esempio quando è decollato il primo aereo delle "Montenegro Airlines". Ma questo non lo ha aiutato ha ottenere, alcuni anni fa, che Milo Djukanovic lo visitasse durante un suo viaggio a Roma. Testimoni raccontano che Djukanovic avrebbe elegantemente evitato un incontro con Lekic. Del Montenegro si dice che sia uno stato dalle grandi possibilità, nel quale tutto è possibile. Perfino che Lekic, il quale secondo quanto afferma egli stesso non è membro di alcun partito, diventi l'erede di Djukanovic, un'ipotesi che alcuni singoli media stanno ventilando.
| Data: 07-03-2002 | | Fonte: AIM, "Danas" |
| Autore: Veseljko Koprivica |
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