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"Una corsa anticipata e tesa verso le elezioni presidenziali"
| Data: 21-11-2001 | | Fonte: AIM, UPI |
| Autore: Arjan Leka |
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NOTIZIE EST #498 - ALBANIA
21 novembre 2001
UNA CORSA ANTICIPATA E TESA VERSO LE ELEZIONI PRESIDENZIALI
di Arjan Leka - (AIM Tirana, 30 ottobre 2001)
[Seguono più sotto alcuni dati sulla situazione economica dell'Albania]
Quando ancora non si è ripresa completamente dalle elezioni parlamentari tenutesi il 24 giugno, le più lunghe della sua storia, l'Albania è entrata in un'altra competizione elettorale che, a quanto sembra, sarà altrettanto estenuante, se non addirittura di più, delle elezioni elettorali. Il presidente del Partito Socialista che guida la coalizione di governo, Fatos Nano, ha dichiarato pubblicamente il 18 ottobre che sarà il candidato del suo partito per l'elezione del presidente della repubblica che, secondo la procedura regolare, dovrebbe tenersi in parlamento nel mese di luglio del'anno prossimo.
La dichiarazione personale e unilaterale della propria candidatura da parte del presidente del Partito Socialista, senza consultazioni a riguardo e in generale senza sottoporre la questione ad alcuna istanza dirigente del maggiore partito del paese, ha in pratica inaugurato la campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali in Albania. Anche se i dirigenti socialisti, rimasti sorpresi dall'annuncio della candidatura di Nano, si sono affrettati a rilasciare dichiarazioni secondo cui il loro partito non aveva ancora aperto la questione e che non la aprirà quest'anno, rimane il fatto che Nano ormai ha inaugurato anticipatamente la competizione presidenziale, ma, particolare ancora più importante, una competizione che già ora è tesa e le cui dimensioni e potenziali ripercussioni riservano molti punti di domanda e conseguenze per la vita politica in Albania.
E' un fatto che il presidente del maggiore partito politico del paese abbia immediatamente fatto salire la temperatura politica nel paese, e ciò si è manifestato in svariate direzioni. Nel Partito Socialista sono riprese le tensioni e gli scontri, con il delinearsi immediato di una divisione tra due gruppi, quello che appoggia la candidatura del presidente del partito e il partito maggioritario che invece non la sostiene. Quale sia l'umore delle istituzioni del partito la ha dimostrato il segretario generale del Partito Socialista, Gramoz Ruci, il quale ha dichiarato che questo non è il momento di discutere di candidature e che riguardo a esse decideranno i forum. Ma altrettanto forte sembra essere anche la decisione di Nano, il quale nel comunicato relativo alla sua candidatura ha aggiunto una nuova serie di attacchi contro la profonda crisi morale e la corruzione nel Partito Socialista.
Nei circoli politici di Tirana si discute a fondo di quali possano essere i motivi che hanno spinto il presidente del partito a inaugurare una nuova grande battaglia politica che durerà circa un anno. Alcuni mettono questo fatto in collegamento con motivi personali e con la sua crisi famigliare successiva all'annuncio del divorzio da sua moglie, con la quale viveva da 30 anni, per l'amore e il matrimonio con una ragazza 20 anni più giovane di lui. A favore di questa tesi va anche il fatto che Fatos Nano ha annunciato nella stessa notte la sua candidatura a presidente e il divorzio dalla consorte, nonché il matrimonio con la nuova compagna. Ma anche se a prima vista ciò sembra in qualche misura convincente, non è abbastanza per spiegare i motivi della decisione del leader socialista di intraprendere questo passo.
La sua mossa riguarda in misura maggiore la sua attuale debole posizione politica nei vertici del partito, vale a dire il rischio di perdere il controllo dello stesso, una situazione che ha portato a fare sì che il suo futuro politico diventasse poco chiaro, dopo che per 10 anni di seguito egli ha avuto una posizione dominante. L'ambizione di occupare la posizione di presidente è la sua ultima battaglia per la sopravvivenza politica. Nel nome di tale ambizione Nano ha messo a punto anche la problematica strategia preelettorale del Partito Socialista in occasione delle ultime elezioni parlamentari, presentando candidati socialisti come "indipendenti" e introducendo in maniera artificiale alcuni nuovi alleati del partito in parlamento. Tuttavia Nano ha inaugurato la lotta nel momento in cui sono falliti i suoi tentativi di imporre al Consiglio direttivo centrale del Partito Socialista un altro premier invece di Illir Meta, che con i voti di più dei due terzi di tale consiglio ha dimostrato di avere rafforzato il proprio controllo anche sul Partito Socialista. Nano desidera guadagnare tempo e dichiarare una guerra politica proprio adesso perché sa che il gruppo più forte che gli si oppone all'interno del Partito Socialista, raccoltosi intorno al premier, attualmente è concentrato sulla realizzazione del programma di governo.
Il momento che Nano ha scelto di agire non sembra casuale. E' appena stato reso pubblico il rapporto ODIHR sulle elezioni parlamentari in Albania, nel quale oltre al riconoscimento delle elezioni vi sono altre osservazioni delle quali dovrà occuparsi il governo Meta. L'opposizione, da parte sua ha rifiutato, sotto la guida del Partito Democratico dell'ex presidente Berisha, di partecipare ai lavori del Parlamento eletto con il voto di giugno e sta esercitando forti pressioni sul governo.
Nano ha inoltre intrapreso tale passo nel momento in cui la comunità internazionale ha compiuto una di quelle mosse che vengono definite "mettere le carte sul tavolo", al fine di offrire all'opposizione l'alternativa di vedere un suo candidato salire alla poltrona di presidente della repubblica. Tale proposta (indirizzata una settimana prima dell'annuncio della candidatura di Nano) è stata avanzata da Dorris Pack, presidente della Commissione del Parlamento Europeo per l'Europa Sud-Orientale, e sembra essere uno dei modi con i quali i fattori internazionali vogliono fare tornrare l'opposizione in parlamento, dopo che Berisha si era rivolto a loro chiedendo "aiuto al fine di trovare un modo per tornare in Parlamento". Subito dopo la proposta internazionale, due figure carismatiche della destra albanese, quali Pjeter Arbnori, ex presidente del Parlamento, e Sabri Godo, ex presidente del Partito Repubblicano, hanno dichiarato la loro disponibilità a candidarsi alla poltrona di presidente della repubblica. Tuttavia, la proposta avanzata dai rappresentanti internazionali ha fatto fare un balzo indietro alle possibilità di Nano di venire eletto presidente della repubblica.
E nel momento in cui sembrava essere stato bloccato in un circolo vizioso sia da parte del suo partito sia da parte dei fattori internazionali, egli ha annunciato la sua candidatura a presidente. Nonostante sia stata una decisione individuale, la mossa di Nano non può essere sottovalutata dal mondo della politica albanese. In realtà tale mossa porta con se un chiaro avvertimento. Lo stesso presidente del Partito Socialista non si è fatto scrupoli a pronunciare apertamente minacce nei confronti dei suoi oppositori all'interno del partito, affermando di avere nelle sue mani la forza in grado di bloccare le cose e che "ogni parte può bloccare l'altra parte". Si tratta di un avvertimento indirizzato ai suoi oppositori all'interno del partito con il quale si vuole fare intendere che se verrà scelto un altro candidato, essi dovranno affrontare la forza bloccante dei voti del gruppo di Nano. Perché, secondo la Costituzione, per eleggere il presidente della repubblica sono necessari i due terzi dei voti del Parlamento, e se il candidato non li riceve nel giro di quattro scrutini consecutivi devono essere indette nuove elezioni parlamentari. In un modo o nel'altro, Nano minaccia i suoi oppositori all'interno del partito con la possibilità di nuove elezioni parlamentari e con ciò nei fatti egli si unisce alle richieste del Partito Democratico di Berisha, che chiede anch'esso nuove elezioni.
A quanto pare, Nano ha costretto con la sua mossa l'attuale presidente dell'Albania, Meidani, a entrare in gioco. Sembra infatti che quest'ultimo aspiri a un nuovo mandato e si è già garantito l'appoggio di un forte gruppo di dirigenti all'interno del Partito Socialista. Nano lo ha pubblicamente squalificato affermando che Meidani non rappresenta la maggioranza dei socialisti. Il giorno immediatamente successivo all'annuncio della propria candidatura da parte di Nano, Meidani ha cominciato un tour in svariate città dell'Albania sud-orientale, cosa che non aveva mai fatto nemmeno una volta nei quattro anni del suo mandato e tale fatto viene interpretato dagli osservatori locali come un avvio di fatto della sua campagna elettorale per l'elezione del presidente.
La competizione per la poltrona di presidente della repubblica è cominciata anticipatamente ed è estremamente tesa - si può prevedere che la farà da padrona sulla scena politica albanese per il periodo di quasi un anno intero fino all'elezione. Ci si attende che essa renderà più aspri i rapporti all'interno del Partito Socialista, i rapporti nella coalizione di governo, quelli con l'opposizione e in generale potrebbero crearsi situazioni tali da portare a crisi parlamentari e costituzionali. La competizione per la poltrona di presidente della repubblica è l'ultima battaglia del presidente dei socialisti e sembra che egli non solo sia deciso a lottare con tutti i mezzi, ma che sia anche pronto, nella maratona per giungere alla poltrona di capo dello stato, a minacciare la vittoria parlamentare del Partito Socialista e l'attuale governo di quest'ultimo.
LA SITUAZIONE ECONOMICA DELL'ALBANIA
(dati tratti da: "The Second Coming in Albania", di Sam Vaknin, pubblicato dalla UPI il 19 novembre 2001 - l'articolo si può leggere anche nel sito dello stesso Vaknin: http://www.balkanlands.com)
L'Albania rappresenta un'anomalia in campo balcanico per quanto riguarda alcuni indicatori economici. Infatti il suo Prodotto Interno Lordo (PIL) ha avuto una crescita media del 7-8% negli ultimi tre anni, in presenza di un tasso di inflazione di solo il 4% (nel 1997 era del 32%), due cifre in controtendenza rispetto ai trend della regione. Ma i dati positivi finiscono qui. Il deficit di bilancio del paese ammonta al 9%, mentre il debito estero raggiunge il 28% del PIL e il debito pubblico complessivo è pari al 70%. Il PIL per abitante è di poco inferiore a $1.000. L'Albania ha usufruito di ingenti afflussi di denaro dall'estero: dal 1991 la Banca Mondiale ha stanziato quasi 570 milioni di dollari e ha finora erogato due terzi di tale cifra. Alla somma vanno aggiunti i 100 milioni di dollari stanziati dopo la guerra del Kosovo nel 1999 e 50 milioni di dollari in aiuti allo sviluppo agricolo. L'altra fonte principale di afflusso di valuta è rappresentata dalle rimesse dei lavoratori albanesi emigrati all'estero, che ammontano a ben 500 milioni di dollari.
La struttura dell'economia albanese rimane comunque arretrata e si basa al 55% sull'agricoltura, rispetto a solo il 24% sull'industria e al 21% sui servizi. Ufficialmente, il tasso di disoccupazione è del 20%. Nel paese vi sono meno di 6 computer e 40 telefoni ogni 1.000 abitanti e solo il 40% delle strade è pavimentato. Gli investimenti diretti dall'estero ammontano a soli 50 milioni di dollari all'anno, mentre gli aiuti pro capite sono triplicati dopo il 1997 e attualmente sono pari a circa 160 dollari. L'Albania, inoltre, è stata classificata al 100° posto, su un totale di 174, dell'Indice dello sviluppo umano pubblicato dall'UNDP. Grazie alla rete di aiuti vari, che tuttavia va indebolendosi, "solo" il 20% della popolazione è al di sotto della linea della povertà, ma ciò è dovuto in parte all'altissimo numero di lavoratori emigrati, pari a ben il 25% di quelli che hanno un lavoro nel paese.
| Data: 21-11-2001 | | Fonte: AIM, UPI |
| Autore: Arjan Leka |
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