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"Ultimatum e accuse USA al Tribunale dell'Aia"
| Data: 05-03-2002 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Autori vari |
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N.E. BALCANI #535 - USA/BALCANI
5 marzo 2002
ULTIMATUM E ACCUSE USA AL TRIBUNALE DELL'AIA
INTRODUZIONE - In sospetta coincidenza con le magre figure che il Tribunale dell'Aia sta facendo in conseguenza della gestione sbalorditivamente "allegra" del processo a Milosevic, un alto funzionario USA responsabile per le questioni dei crimini di guerra ha pronunciato nei giorni scorsi pesanti frasi sulla credibilità del Tribunale stesso, chiedendo di fissare fin da ora un termine per la cessazione delle sue attività. In gioco non c'è solo il processo a Milosevic, ma anche quelli ben lontani da cominciare e i cui incriminati sono ancora a piede libero - i casi più noti sono quelli di Karadzic e Mladic, datisi alla macchia, o quello del gen. Pavkovic, addirittura ancora a capo dell'esercito jugoslavo, ma sono decine gli altri casi analoghi. Tutto questo mentre a Belgrado si rincorrono insistentemente le voci più disparate, da quelle secondo cui a Karadzic sarebbe stato offerto dagli USA un accordo sottobanco ("tu ti fai catturare entro marzo e ci aiuti a sbrigare in fretta il processo a Milosevic, noi poi ti rigarantiamo l'immunità"), a quelle secondo cui l'ex presidente jugoslavo starebbe ottenendo dai massimi vertici dell'esercito jugoslavo informazioni riservate utili alla sua difesa, grazie all'improvvisa liberalità del Tribunale (confermata) nel concedergli l'uso del telefono (si veda "Vreme", 28 febbraio 2002). Riguardo alle recenti posizioni USA (che erano state anticipate dal blocco in sede ONU di alcuni finanziamenti del Tribunale, come avevamo riferito in "N.E. Balcani" #526 del 31 gennaio) riportiamo tre brevi notizie tratte dal quotidiano "Danas" degli ultimi giorni - A. Ferrario
ULTIMATUM USA ALL'AIA: SEI, AL MASSIMO SETTE ANNI
("Danas" [Belgrado], 2-3 marzo 2002)
WASHINGTON - Gli USA desiderano che i tribunali internazionali per i crimini di guerra compiuti sui territori della ex Jugoslavia e del Ruanda terminino i propri lavori entro sei o sette anni al massimo, ha dichiarato l'alto funzionario americano per i crimini di guerra Pierre-Richard Prosper. Di fronte alla commissione del Congresso americano egli ha affermato che tali due tribunali sono rimasti vittima di problemi che hanno messo in questione la "integrità" del loro lavoro. Prosper ha detto che Washington "effettua delle chiare pressioni sui due tribunali, affinché si concentrino con maggiore decisione sulla conclusione di tale fase, portando a compimento il proprio lavoro entro il 2007-2008". "E' una scadenza sulla quale insistiamo e alla quale i funzionari dei due tribunali fanno riferimento", ha aggiunto. Al fine di conseguire tale obiettivo, Prosper ha invitato i paesi delle due regioni, e in particolare gli stati balcanici, a collaborare completamente con il Tribunale dell'Aia, in modo tale che i due tribunali possano progredire con il loro lavoro quanto più velocemente possibile. "Chiediamo alla Jugoslavia, alla Bosnia e alla Croazia, a tutti i livelli più alti, di non dimenticare i propri impegni per la consegna degli incriminati al Tribunale dell'Aia", ha dichiarato Prosper. Pur appoggiando il lavoro di questi due tribunali, Prosper ha tuttavia aggiunto che esistono seri problemi nel loro funzionamento. "Nonostante i risultati, dobbiamo riconoscere che vi sono stati problemi che hanno messo in dubbio l'integrità dei processi", ha detto Prosper. (Beta-AFP)
PROCESSI COSTOSI, INEFFICACI E DISCUTIBILI
("Danas" [Belgrado], 2-3 marzo 2002)
NEW YORK - L'organizzazione non governativa americana Human Rights Watch ha dichiarato che l'amministrazione degli USA ha scelto un momento del tutto inopportuno per criticare il lavoro del Tribunale dell'Aia, che indaga sui crimini commessi nei territori della ex Jugoslavia e del Ruanda. L'amministrazione del presidente USA George Bush ha invitato tale tribunale a terminare i propri lavori entro il 2008, una posizione che nei circoli di osservatori a Washington viene interpretata come una dichiarazione di aspra opposizione americana alla creazione di un tribunale penale internazionale. L'ambasciatore degli USA incaricato per i crimini di guerra, Richard Prosper, ha criticato il Tribunale dell'Aia per la mancanza di professionalità e la cattiva conduzione dei processi, affermando che i problemi all'interno del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia e per il Ruanda "mettono in questione l'integrità dello stesso processo". Il direttore del programma internazionale per la giustizia presso Human Rights Watch, Richard Diker, ha ricordato che all'Aia è cominciato il processo contro Slobodan Milosevic, definendolo il più importante processo dopo quello di Norimberga. Egli ha affermato che gli Stati Uniti, per voce dell'ambasciatore Prosper, mettono in forse tale processo. L'ambasciatore Prosper ha affermato che l'esistenza del Tribunale è importante e che esso consente alle vittime di guerra di ottenere giustizia, ma ha aggiunto che il processo del Tribunale è costoso, inefficace e discutibile. Parlando di fronte al Comitato per i rapporti internazionali della Camera dei rappresentanti del Congresso americano, Prosper ha detto che il Tribunale dell'Aia non è stato creato per usurpare completamente i poteri e le responsabilità degli stati sovrani, che è poi l'argomento principale degli USA per mettere in dubbio il futuro del Tribunale penale internazionale. (Beta)
REAZIONI ALLA INIZIATIVA AMERICANA DI LIMITARE IL MANDATO DEL TRIBUNALE DELL'AIA
(di Slobodan Pavlovic - "Danas" [Belgrado], 4 marzo 2002)
WASHINGTON - A New York è stato annunciato che i rappresentanti del tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia e il Ruanda parleranno la settimana prossima con il comitato per il budget dell'Assemblea generale dell'ONU riguardo al proseguimento dei finanziamenti destinati a queste istituzioni, create dal Consiglio di sicurezza nel corso delle guerre nei Balcani e in Africa. Presso la sede dell'organizzazione mondiale è stato annunciato, in tale occasione, che in questo caso si tratta di una "normale armonizzazione delle posizioni" tra i fondatori facenti parte dell'ONU e i rappresentanti dell'Aia e di Arusa - un incontro che, per una serie di circostanze, coincide con l'iniziativa dell'amministrazione Bush di porre la scadenza del 2008 per la cessazione dei lavori di questi due tribunali internazionali. "Il presidente del Tribunale dell'Aia, Claude Xorda, e il procuratore Carla Del Ponte, hanno già dichiarato in linea generale, nelle loro dichiarazioni rese l'anno scorso di fronte al Consiglio di sicurezza, che entro tale scadenza è possibile attendersi la fine dei lavori stabiliti con il documento di fondazione del 1993", ha dichiarato Mari, rappresentante per la stampa del segretario generale dell'ONU, Kofi Annan. Allo stesso tempo essa ha respinto le accuse di corruzione e di gravi abusi, pronunciate giovedì dall'inviato del governo americano per le questioni dei crimini di guerra, Pierre-Richard Prosper, e addotte come uno dei motivi per cui Washington sta cominciando a prendere le distanze dal Tribunale dell'Aia e da quello di Arusa. Tale pronunciamento di Prosper - fatto di fronte al Comitato per i rapporti internazionali della Camera dei rappresentanti del Congresso - comincia a trovare un'eco sempre più vasta anche tra l'opinione pubblica americana. Con una dichiarazione resa al New York Times si è fatto sentire anche il presidente del Tribunale costituzionale del Sudafrica, Richard Goldstone, che altrimenti è procuratore capo del Tribunale dell'Aia, il quale ha messo in guardia sulle ampie ripercussioni internazionali che potrebbero avere ulteriori tentativi di "legare le mani" ai giudici incaricati dall'ONU di consegnare alla giustizia i responsabili dei più gravi crimini di guerra nella ex Jugoslavia e in Ruanda. "E' troppo presto, sotto ogni punto di vista, per porre delle scadenze temporali rigorose in una situazione in cui il principale accusato per i crimini in Bosnia continua a essere irraggiungibile per il Tribunale dell'Aia", ritiene il procuratore capo del Tribunale dell'Aia, Richard Goldstone. "I giudici dell'Aia e di Arusa stanno dando il loro massimo, se si tengono presenti le condizioni in cui lavorano, ed è necessario consentire loro di finire il proprio lavoro senza alcuna pressione esterna", ha detto Goldstone, ricordando che il lavoro del Tribunale dell'Aia potrà terminare "solo così come è cominciato", cioè con una risoluzione del Consiglio di sicurezza, e non con una decisione della Casa Bianca. Il direttore dell'organizzazione Human Rights Watch, Richard Diker, ha anch'egli sottolineato la potenziale controproduttività delle iniziative dell'amministrazione americana "nel momento in cui di fronte al Tribunale dell'Aia, con il processo a Milosevic, è cominciato il principale giudizio per crimini di guerra dopo quello di Norimberga del 1945". "Qual è l'utilità dello suscitare una confrontazione con gli alleati, quando il piano americano in pratica coincide con il piano che il procuratore Carla Del Ponte ha esposto nel novembre dell'anno scorso di fronte al Consiglio di sicurezza, annunciando che i lavori previsti dal Tribunale dell'Aia termineranno entro il 2008? Se alcuni singoli governi cominciano a dettare ai tribunali dell'Aia e di Arusa quello che si desidera essi facciano, e i termini entro i quali lo devono fare, sarà la fine dell'indipendenza di tali tribunali", ha dichiarato Diker in un'intervista per la radio nazionale americana, affermando che i sistemi giuridici della Jugoslavia, della Bosnia ed Erzegovina e della Croazia "non sono ancora nemmeno lontanamente pronti" ad assumersi i compiti che attualmente sono di competenza del Tribunale dell'Aia. (Sense)
| Data: 05-03-2002 | | Fonte: "Danas" |
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