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"Anche le banche uccidono, non è vero?"

Data: 04-02-2002 Fonte: AIM
Autore: Slava Govedarica

N.E. BALCANI #528 - BOSNIA
4 febbraio 2002


ANCHE LE BANCHE UCCIDONO, NON E' VERO?
di Slava Govedarica - ("Reporter" [Banja Luka], 23 gennaio 2002)

**La liquidazione delle banche in RS – i primi "effetti" della privatizzazione**

Le istituzioni ufficiali non desiderano esprimere un pronostico su quanti impiegati delle banche rimarranno senza lavoro dopo la fine della privatizzazione, ma si suppone che alla fine di tale scadenza almeno il 50% dei 2.500 lavoratori rimarrà senza impiego.

Se si tiene conto della situazione materiale in cui hanno atteso la fine del 2001, la maggior parte degli abitanti della RS (Republika Srpska) molto probabilmente è stata privata di un qualsiasi regalo di capodanno, ma è comunque certo che nessuno di loro avrebbe invidiato il regalo ricevuto l'ultimo giorno dell'anno dai 187 impiegati della banca di Prijedor. Gli "auguri" inviati dall'indirizzo della Agenzia per il settore bancario hanno assunto la forma di una decisione di liquidazione, una soluzione che per i dipendenti della suddetta organizzazione finanziaria significava il licenziamento.

Si è trattato del primo concreto "effetto" di tutto ciò che ha caratterizzato il settore bancario della RS negli ultimi due anni, in particolare in quella sua parte in cui le autorità statali detengono la maggioranza. Le sue caratteristiche sono state quelle del deficit, della scarsa e debole struttura del capitale, della mancanza di liquidità, dei debiti estesi e spesso inesigibili, di una debole attività di credito, dello scarso interesse da parte dei compratori… Questo non sarà certo l'ultimo di tali effetti perché oltre alla banca di Prijedor, di cui è in corso il processo di liquidazione, si trovano sotto amministrazione controllata altre due banche: la "Kvator" e la Banca Commerciale di Gradisca, mentre è incerto il destino della banca Kristal. Il processo di vendita non è stato portato a termine nemmeno per la Banca Commerciale di Doboj, per la Banca Commerciale di Brcko, per la Cassa di risparmio postale e per la Banca per lo sviluppo, anche se le probabilità che possa accadere sono maggiori che nei casi precedenti.

Le istituzioni ufficiali ritengono improprio pronosticare quanti lavoratori rimarranno senza lavoro alla fine delle scadenze della privatizzazione, poiché è ancora incerto il destino di alcune banche. Si suppone tuttavia che alla fine di questa scadenza almeno il 50% dei 2.500 lavoratori rimarrà senza impiego. E questa previsione era all'ordine del giorno già prima di sapere che alcune banche sarebbero state liquidate e che suddetta percentuale non avrebbe fatto altro che aumentare.

UN PESO, DUE MISURE
Il licenziamento dei 187 impiegati della banca di Prijedor, oltre ad essere il primo risultato negativo del processo di vendita delle banche, è in generale anche il primo e più significativo licenziamento dei lavoratori causato dalla privatizzazione. Si trattava a dire il vero di effetti che erano attesi, e il problema sarebbe stato dimezzato se fosse stata realizzata la seconda parte di quanto ci si aspettava, ossia la realizzazione di un programma sociale che avrebbe ammortizzato le conseguenze delle liquidazioni. Abbiamo invece uno scenario più volte ripetutosi, secondo il quale lo stato si appella alla legge dove ne vede un vantaggio, mentre dove non lo vede semplicemente la ignora.

Con la legge sulle privatizzazioni del capitale statale delle banche è previsto che le banche che non riusciranno a privatizzarsi entro una scadenza fissata saranno liquidate. Poiché l'interesse per l'acquisto della banca di Prijedor è venuto a mancare, e lo stato non ha mostrato interesse per aiutare questa banca con misure quali il risanamento o lo stanziamento di fondi di ricapitalizzazione, l'Agenzia per il settore bancario ha rispettato la precedente decisione legislativa e ha optato per la liquidazione della banca di Prijedor. "La decisione di liquidare la banca di Prijedor è stata presa a causa della sua mancanza di liquidità, della cattiva struttura degli attivi, della mancanza del capitale minimo previsto dalla legge, dell'impossibilità di pagare le obbligazioni e gli stipendi dei lavoratori, ed inoltre della mancanza di interessati all'acquisto", afferma Dusanka Novakovic, direttrice dell'Agenzia per gli affari bancari, aggiungendo che la situazione della banca non è riuscita a cambiare durante il processo di amministrazione temporanea durato quattro mesi, e perciò era inevitabile l'avvio di una liquidazione in conformità alla legge.

Ma il fatto che i soggetti competenti, nel prendere la decisione sulla liquidazione, si siano appellati alla legge, non ha fatto altro che aumentare la rabbia dei 178 impiegati, dal momento che nessuno ha invece nominato l'obbligo legislativo relativo al pagamento di 18 stipendi arretrati e il contributo per il PIO (fondo pensionistico, N.d.T.) che non viene versato dal 1996. "Con la legge sul lavoro è stato stabilito con precisione in che modo viene licenziato il lavoratore, e cioè che il datore di lavoro deve pagare tutti gli obblighi verso i lavoratori e poi versare la liquidazione", dice Koviljka Filipovic, presidentessa del sindacato del settore finanziario della Repubblica, aggiungendo che le liquidazioni erano iniziate ancora prima di stabilire un progetto per la sistemazione dei lavoratori, che per questo motivo verranno semplicemente licenziati. L'unica risposta che si è potuta avere dall'Agenzia riguardo a ciò è stata una citazione dalla Legge sulle banche che dice "gli obblighi verso i lavoratori si compiono dopo il pagamento dei crediti e la vendita della proprietà, cioè attingendo ai proventi della liquidazione". Non si dice se questi crediti potranno essere riscossi, né se i fondi ottenuti con la liquidazione saranno sufficienti, e nemmeno chi in fin dei conti potrà garantire che anche in questo caso la legge non verrà aggirata.

I DEBITORI
E' proprio la promessa che gli obblighi verso di loro saranno in parte rispettati dopo la riscossione dei crediti a lasciare un dubbio negli impiegati sul fatto che ciò possa succedere veramente. Non senza motivo, perché secondo le loro affermazioni, "i crediti non riscossi erano fondamentali per la liquidazione, più di quanto non lo fosse scarso interesse da parte degli acquirenti come affermato dai soggetti competenti". Durante l'assemblea dei lavoratori in rivolta che si è tenuta nelle sale della banca, dopo che è arrivata la decisione sulla liquidazione, si è sentito dire: "Noi siamo assolutamente certi che la banca è stata liquidata col seguente motivo: con la sua cessazione al contempo sarebbero stati cancellati anche gli enormi debiti contratti dalle ditte che da anni ricevevano crediti dalla banca di Prijedor con la benedizione e la regia dei vertici statali".
Secondo i dati dei funzionari della banca, sulla lista dei debitori che hanno debiti per più di 20 mila KM (marchi convertibili, equivalenti al marco tedesco, N.d.T.), ci sono 25 imprese della RS e 13 della Federazione dalle quali la banca esige circa quattro milioni di KM. Fra i debitori più grossi si trovano la "Celpak" – 710 mila KM, l'impresa privata "Bojceta-impeks" – 444 mila KM, la "Sana-Elvis" – 149 mila KM, la "Velepromet" – 132 mila KM… Fra i debitori c'è anche l'impresa "Peti neplan", che a suo tempo (quando il rapporto fra il dinaro e il marco era di 1:1) ha ricevuto crediti per il valore di 40 mila dinari, somma che nel successivo "calcolo" è stata trasformata dal perito giudiziario in un debito di 8.700 KM. Il rivolgersi all'Agenzia per il settore bancario non ha dato frutto e come risposta è giunta l'informazione che si può fare causa al perito giudiziario.

Per poter concludere tutto secondo la massima "tanto rumore per nulla", quando sono in gioco i crediti di numerosi soggetti commerciali, un caso valido anche per le altre banche e non solo per quella di Prijedor (in effetti l'obbligo di restituire i debiti alle banche non è regolato da nessuna parte in modo preciso), è indicativo anche il destino della sentenza secondo cui alla banca di Prijedor doveva essere pagato un debito di 1 milione e 800 mila KM, cosa che nessuno dei debitori ha preso sul serio. Niente di strano, visto il modo in cui la "richiesta" di restituzione del debito è stata concordata, lasciando in pratica ai debitori la possibilità di scegliere se restituire oppure no il debito.

Benché dopo la decisione sulla liquidazione della banca gli impiegati abbiano ripetutamente fissato riunioni e invitato gli organi statali competenti, nessuno ha dato risposta. Per loro ovviamente si tratta di una storia già finita. L'irrequietezza degli impiegati viene compresa, ma riguardo alla situazione a cui è arrivata questa banca "la responsabilità è delle squadre di manager e degli organi di gestione della banca" come dice il direttore dell'Agenzia per il settore bancario. Proviamo per un istante a supporre che anche questa sia una citazione della legge e che il concetto della responsabilità in questo tipo di formulazioni non sottintenda la responsabilità penale nemmeno alla voce varie ed eventuali. Cosa che, probabilmente, anche gli impiegati di questa istituzione hanno capito, dal momento che il giorno in cui è scaduto l'ultimatum ai soggetti competenti, ai quali è stata richiesta la cessazione del processo di liquidazione, nessuno di loro si è fatto sentire ufficialmente. Probabilmente erano impegnati nella ricerca di un nuovo lavoro.

***

Delle dieci banche e di una istituzione finanziaria che sono state oggetto della privatizzazione, fino ad ora è stato completamente venduto il capitale statale della Agroprom banca, della Semberska banka e della Privredna Banka di Sarajevo. Inoltre, secondo le parole di Miodrag Beric direttore dell'unità per la privatizzazione delle banche, è stato venduto il capitale statale di due banche a maggioranza privata: la VB Banka e la Nova Banka. L'ultimo successo è legato alla vendita della banca Banjalucka Banka che in percentuale è stata riacquistata dalla "Verano motors", e come garante si è presentata la Komercijalna Banka di Belgrado. Lo stato ha trattenuto come sua proprietà l'8,5% del capitale della banca.

La vendita della Banjalucka Banka è ancora più importante perché è stata portata a compimento all'ultimo minuto, quando i 617 impiegati della banca avevano già pensato che avrebbero goduto dello stesso destino dei colleghi della banca di Prijedor. E' difficile dire se questa soluzione possa significare la salvezza per tutti i lavoratori; anche se l'acquirente si è preso l'obbligo di tenere tutti gli impiegati, ciò non significa che un certo numero di loro non possa essere licenziato in accordo con la legge. Come dicono nell'Unità per la privatizzazione delle banche, proprio il numero troppo alto di impiegati è stato uno dei motivi principali per cui gli acquirenti interessati hanno rinunciato all'acquisto e i tender sono stati annullati a più riprese.



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Data: 04-02-2002 Fonte: AIM
Autore: Slava Govedarica





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