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La vita post mortem del comandante Arkan

Data: 04-02-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Dejan Anastasijevic

N.E. BALCANI #616 - SERBIA-MONTENEGRO
4 febbraio 2003


LA VITA POST MORTEM DEL COMANDANTE ARKAN
di Dejan Anastasijevic - ("Vreme" [Belgrado], 16 gennaio 2003)

Tre anni dopo il suo assassinio avvenuto nella hall dell’Hotel Intercontinental di Belgrado, il mito di Zeljko Raznatovic detto Arkan continua a vivere in Serbia e all’estero. K2, il testimone nel processo contro Milosevic all’Aja, ha confermato di aver chiesto una protezione speciale a causa della sua partecipazione all’assassinio.


I funerali di Zeljko Raznatovic, detto Arkan, celebrati il 21 gennaio 2000 nel nuovo cimitero di Belgrado, alla presenza di circa 10.000 persone tra ammiratori e semplici curiosi, sembravano aver messo la parola fine ad una incredibile carriera. Nel corso di una vita relativamente breve, Zeljko Raznatovic ha fatto più cose di quelle che ci si potrebbe immaginare. Ha cominciato la sua “carriera” come piccolo ladro, ha continuato come bandito e come killer di stato, ha terminato come uomo d’affari, politico, proprietario di una squadra di calcio (l’Obilic n.d.r.) e marito della più grande vedette di musica folk serba (Ceca). Una biografia talmente ricca che sembra assolutamente normale parlarne ancor oggi. A seguito di tutte le informazioni postume sulla sua vita e soprattutto sulla sua morte, si ha come l’impressione di saperne sempre di meno. Chi si serviva di lui come un paravento ha scoperto che Arkan gli è risultato ancora più utile dopo la sua morte.

Tra la sorpresa generale, la polizia ha trovato un certo numero di possibili esecutori dell’attentato, ma l’inchiesta ha rimesso in questione molte informazioni. Per esempio, l’arma utilizzata per ucciderlo non è mai stata trovata. I periti balistici hanno estratto dal suo corpo pallottole di diverso calibro. Non è chiaro come si sia costituito il gruppo degli assassini, nè sono chiari i mandanti, anche se è possibile dedurre qualcosa dal fatto che i killer sono stati tutti ingaggiati dalla polizia. I moventi del delitto non sono mai stati definitivamente chiariti, malgrado tutto quello che è emerso durante le indagini e davanti al tribunale. Resta curioso il fatto che sia la famiglia di Arkan sia i suoi più stretti collaboratori non insistono più su queste questioni, come se il caso fosse già stato archiviato.

Ciononostante, il caso Arkan non finisce di arricchirsi di nuovi particolari. La sua uccisione è stata seguita da altri attentati contro la vita di persone che l’entourage di Arkan credeva responsabili della sua morte. Questi omicidi non sono mai stati chiariti. La controversia tra la vedova di Arkan e i figli nati dal precedente matrimonio è arrivata in tribunale terminando poi in un accordo amichevole. E’ interessante sapere che il nome di Arkan è di nuovo emerso a seguito dell’arresto dei membri della banda di Zeljko Maksimovic Maka. Una delle persone arrestate, Dragac Ilic Limar, afferma che le armi ritrovate nel suo appartamento erano di proprietà di Arkan, che gliele aveva affidate. Queste armi erano nuove e provenivano da stock della polizia. Il giudice, convinto da questa confessione, ha liberato Ilic.

Ma la carriera di Arkan si è sviluppata anche all’estero. I procuratori del TPI dell’Aja, da sempre favorevoli a un suo arresto, hanno a lungo creduto che l’attentato all’hotel Intercontinental fosse stato una messa in scena proprio dello stesso Arkan e che egli vivesse all’estero sotto falso nome. La morte del giornalista televisivo Jil Dando, ucciso a Londra davanti a casa sua durante i bombardamenti NATO in Yugoslavia, è stata attibuita a Zeljko Raznatovic come avvertimento contro i media britannici antiserbi. Questa tesi è stata avanzata dagli avvocati dell’unico accusato di questo omicidio, un malato mentale. La corte britannica però ha rifiutato la tesi del complotto antiserbo e ha dichiarato che l’accusato era colpevole. Successivamente, i giornali inglesi hanno rivelato che i quadri di William Turner rubati alla Tate Gallery erano stati per un certo periodo in possesso di Arkan e che erano stati scambiati tra i differenti gruppi mafiosi come tangente di traffici illegali.

L’evocazione di Zeljko Raznatovic la settimana scorsa al TPI, ha provocato delle forti reazioni a Belgrado. Il testimone K2 ha confermato di aver chiesto una protezione a causa della sua partecipazione all’omicidio di Arkan. A seguito di questa dichiarazione l’interrogatorio è continuato a porte chiuse. La possibilità di saperne di più in merito alla morte dell’Intercontinental non scalda più di tanto certi circoli belgradesi. Borislav Pelevic, erede politico di Arkan alla testa del Partito dell’Unità Serba, si è affrettato a definire menzogne le testimonianze del teste K2 e ha affermato che la morte di Zeljko Raznatovic è già stata chiarita davanti al Tribunale “E’ probabile che K2 racconti questa storia per ottenere l’asilo politico in un paese occidentale” afferma Pelevic. D’altronde i giornali scandalistici legati alla polizia tirano di nuovo in ballo le vecchie teorie secondo le quali Arkan è stato vittima di una “cospirazione antiserba” e il suo assassinio orchestrato dai servizi segreti occidentali.

Il teste K2 è un vecchio membro dei Berretti Rossi l’unità speciale della polizia, ufficialmente conosciuta come Unità d’Operazione Speciale (SAJ). I Berretti Rossi ai quali sono stati attribuiti numerosi crimini commessi in Croazia, Bosnia e Kosovo sono sempre stati molto prossimi alla Guardia dei Volontari Serbi, creata e diretta da Arkan. Tra le due unità erano frequenti gli scambi di combattenti e di quadri di comando. Inoltre, membri attivi e riservisti dei Berretti Rossi sono sospettati di avere partecipato a tutta una serie di omicidi, di rapimenti e di attacchi politici in Serbia. I sospetti colpevoli dell’attentato contro Vuk Draskovic commesso sulla strada dell’Ibar, hanno militato in questa unità così come altri sospettati di aver partecipato all’altro attentato contro Vraskovic, a Budva in Montenegro. L’ex capo dei Berretti Rossi, Milorad Ulemek Lukovic detto Legija, sta conducendo una polemica pubblica contro Ljubisa Buha Cume (in fuga all’estero) riguardo agli autori degli omicidi e dei ricatti verificatisi negli ultimi tempi a Belgrado. E’ possibile che alcuni membri dei Berretti Rossi siano implicati nell’attentato contro Raznatovic.

Ad ogni modo è difficile comprendere il rispetto che sia i dirigenti politici sia la polizia e la giustizia manifestano nei confronti dell’indelebile ricordo del comandante Arkan. La soluzione del caso dell’attentato dell’Intercontinental permetterebbe di scoprire i legami tra la polizia, le milizie e i mezzi criminali orchestrati da Jovica Stanisic, il capo della polizia segreta di Milosevic, superiore gerarchicamente di Lukovic e Arkan. Il potere politico che si appoggiava su questi pericolosi legami è scomparso ed è ancora più strano che nessuno desideri riaprire il caso. I governanti attuali credono ingenuamente che il caso si possa risolvere da solo. Ecco spiegato perchè le informazioni cruciali sui criminali di Belgrado ci arrivino solamente attraverso l’intermediario del TPI. E lo spirito di Zeljko Raznatovic continua ad aleggiare sul paese.

(traduzione di Michele Novaga, sulla base della versione francese pubblicata dal Courrier des Balkans)

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Data: 04-02-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Dejan Anastasijevic





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