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La forza senza stato

Data: 23-08-2003 Fonte: "Danas"
Autore: Nebojsa Popov

N.E. BALCANI #690 - SERBIA-MONTENEGRO
24 agosto 2003


LA FORZA SENZA STATO
di Nebojsa Popov ("Danas" [Belgrado], 4-5 agosto 2003) - Trad. di Lorenzo Guglielmi

Come mai in Serbia i numerosi scandali restano senza una valida soluzione


Per più di dieci anni abbiamo assistito alla distruzione della società e dello stato, attraverso guerre, crimini e saccheggi. Nello stesso tempo, opponendoci all’elemento distruttivo, abbiamo esplorato
le opportunità offerte dal diverso corso delle vicende, attraverso le quali si sono attivati i movimenti e le associazioni di cittadini, la parte democratica dell’opposizione e le istituzioni internazionali. Abbiamo anche sostenuto la svolta dell’anno 2000, come pure tutti gli sforzi del nuovo governo indirizzati alle trasformazioni democratiche.

Come è diventato chiaro a tre anni di distanza, tale svolta, messa in opera con i voti e le manifestazioni, ha rimosso dal potere i vertici del vecchio regime, ma non tutti i suoi attori fondamentali: i partiti al governo (SPS, SRS, JUL), gli apparati dell’esercito e della polizia, le organizzazioni paramilitari e parapoliziesche, i grossi profittatori di guerra, la mafia tentacolare e i fenomeni patologici accumulatisi nel tempo.

La forza di tali “strutture”, anche grazie alla legittimazione dei funzionari del nuovo potere, sta limitando e intralciando gli sforzi per costituire uno stato normale. Normale, secondo un significato di civilizzazione, è quello stato in cui nessuno può impunemente uccidere e depredare, e il governo viene rimosso con le elezioni e non tramite putsch e sommosse. La prova più persuasiva di questa supremazia di forze è costituita dalle forti resistenze alla spiegazione e alla condanna dei crimini e delle razzie di guerra, dall'opposizione all’arresto e al processo a Slobodan Milosevic e dall’assassinio del premier serbo Zoran Djindjic. A giudicare da molti fatti, alcuni centri di potere politico ed economico che avevano distrutto lo stato di un tempo continuano a dare prova di avere un grande potere e a ostacolare la costituzione di un nuovo stato.

Le inchieste finora effettuate, e non solo le nostre, hanno mostrato che nel venir meno dello stato e nel mantenimento di un vuoto statale giocano un ruolo importantissimo gli attori della guerra, che col sangue e col sudore altrui hanno cementificato la loro “fratellanza”, e con tutti i mezzi trattengono la loro parte di bottino di guerra e lo ingrandiscono ulteriormente.

Notevoli sono alcune strutture con radici più profonde, nel regime che ha preceduto Milosevic, dove esisteva un analogo connubio tra potere e strutture criminali (prima di tutto gli intrighi affaristici detti anche “vantaggiose malversazioni” e le brutali rese dei conti con i vecchi e i nuovi nemici del regime). Se si cercano le radici dell’attuale stato di cose, emerge anche una porzione di cultura patriarcale di lungo periodo (ruolo dei capi, dei gruppi militari e del saccheggio di guerra). Vi sono indizi anche sulla recente realizzazione di accordi tra le componenti del nuovo potere e quelle del sottosuolo criminale. Negli strati più profondi della nostra realtà giaciono molti scandali, che restano senza una valida soluzione. Andiamo a osservare più nei dettagli alcuni di essi.

Le reciproche accuse dei funzionari del nuovo potere – Dejan Mihajlov (DS) e Ceda Jovanovic (DSS) – riguardanti i legami con le organizzazioni criminali, hanno richiamato una grandissima attenzione del pubblico sugli aspetti personali e di partito dell'evento.

Rispetto all’accusa di Mihajlov, secondo cui Jovanovic avrebbe avuto contatti con i principali esponenti del “Clan di Zemun”, sospettato per l’assassinio di Djndjc, Jovanovic ha in un primo tempo negato il fatto, ma poi è stato riconosciuto colpevole e ha ribattuto accusando di contatti analoghi gli uomini della cerchia di Kostunica. L’atto finale di questo spettacolo è stata la seduta pubblica di due commissioni parlamentari (per la sicurezza e per la legalità) che hanno preso le difese di Jovanovic. Nel frattempo, è rimasto oscuro quale sia l’oggetto di questi sospetti contatti, su quale base di rapporti di potere sono stati stabiliti e con quale risultato.

Sotto la valanga di reciproche accuse si è persa traccia del ruolo delle stesse strutture nell'uccisione di Djindjic, nella caduta di Milosevic e nel trionfo del nuovo potere (sia DS che DSS). Fino a oggi lodate per avere rifiutato di obbedire al vecchio regime, soprattutto per non aver sparato sulla rivolta cittadina del 5 ottobre - evitando così uno spargimento di sangue di massa - le stesse facce (Legija e compagnia bella ) e apparati di forza (primi su tutti i berretti rossi) sono diventati motivo di vergogna, persone da evitare e da scaricare sugli altri. Il problema però non sta nel giudizio estetico ed etico, ma nel “cattivo bagaglio” del nuovo potere. Come nelle antiche forme di baratto, è stato con ogni probabilità messo in atto uno scambio di favori non soltanto in occasione dell’abbattimento del vecchio regime, ma anche nell’instaurazione e nel consolidamento del nuovo. Evidentemente esiste un mercato di favori, ma non sono conosciuti i suoi aspetti concreti e i suoi partecipanti. E non si parla soltanto della riscossione della tassa di fedeltà al nuovo potere, ma anche della strenua difesa del potere e dei capitali acquisiti da più lungo tempo, con l'aspirazione che tutto ciò duri all'infinito.

Lo scandalo innescato da Mladan Dinkic, vice presidente del partito G17 plus e ormai ex governatore della Banca Nazionale Serba, in relazione alla corruzione nei vertici del potere, si contraddistingue anch'esso per una superficie chiassosa, ma allo stesso tempo per tutta una serie di flussi profondi e visibili. In prima fila vi sono il consigliere del premier Zoran Janjusevic e Nemanja Kolesar, un alto funzionario del governo, accusati di intrighi finanziari (riciclaggio del denaro etc.); si sono poi susseguite le accuse anche contro alcuni ministri (Delic e Mihajlovic). Davanti alle prove che offre Dinkic, questi altri espongono le loro sui flussi di denaro sospetti tra i più alti funzionari del G17. Mentre crescono le smanie di attaccar briga, e gli organi competenti continuano a rimandare ogni decisione e il ricorso a un giudizio affidabile, alcuni aspetti essenziali di questo scandalo restano sempre più visibili. Per esempio, si pone la questione di come possa essersi trovato in una posizione così alta nel governo, cioè quella di consigliere del premier (sia del precedente che di quello attuale), un vecchio funzionario della Sicurezza dello Stato (servizi segreti), proprietario allo stesso tempo di quattro imprese (due in patria e due all’estero) e di cosa possa occuparsi in una carica così importante.

Quali sono con precisione le radici degli uomini al potere e dei potentati finanziari nelle vecchie strutture della polizia segreta o di quella ufficiale?

Certamente i flussi di denaro sono problematici, ma non solo quelli dei funzionari del governo e del G17 plus - di un partito che da gruppo di esperti si è trasformato in partito con un'infrastruttura ben articolata e potente - ma anche quelli relativi ai finanziamenti degli altri partiti. La legge appena approvata sul finanziamento dei partiti (la cui applicazione è stata rimandata all'anno prossimo!) offre soluzioni per il futuro, ma come fare emergere i flussi di denaro avvenuti finora e le influenze delle diverse “strutture” sul governo, vecchio e nuovo?

Non è ancora venuto fuori quali siano le vere intenzioni del nuovo potere con la costituzione del Consiglio per la lotta alla corruzione, che non ha conseguito alcun risultato concreto, dopo quasi due anni dalla fondazione. Nella gravità generale il carattere drammatico della lotta contro la corruzione è altresì indicativo di un fatto al quale non viene dedicata adeguata attenzione: il premier Djindjic è stato ucciso mentre si stava recando a una seduta a lungo rinviata del suddetto Consiglio. Si sbandierano pubblicamente affermazioni sulla impopolarità dell'ex premier, specialmente presso “la confraternita dell’Aja”, a causa dell’arresto e della consegna di Slobodan Milosevic, così come si sbandierano i dubbi sui suoi legami col sottobosco criminale. Solo dopo l’epilogo giudiziario di questo delitto, così come degli omicidi di Slavko Curuvja e Ivan Stambolic, si potrà sapere se la strada verso la ricostituzione di uno stato normale è aperta.

Si ripete volentieri il motto: “tutti gli stati hanno una mafia, ma nel nostro è la mafia che possiede lo stato”. Forse il dominio di strutture criminali e dedite alla rapina, che dura da lungo tempo, può essere definito con riserve uno stato, ma si può parlare fondatamente di una negazione dello stato come istituzione civilizzatrice, e non solo democratica.Lo scontro drammatico con la tendenza a una discontinuità rispetto a tale, "naturale", situazione, è lungi dall'essere terminato. Non si tratta affatto di uno sradicamento del crimine, della rapina e della corruzione, bensì della creazione di uno stato che li sanzionerà e li "terrà sotto controllo", invece di rimanere, come è avvenuto finora, con le spalle voltate.

Questo scandalo forse può essere l’impulso a fare sì che alcune cose siano messe in chiaro, ma non è chiaro quale sarà il suo esito. Sarà scalzato via da qualche altro nuovo scandalo, come lo furono molti dei precedenti? Se, come sostiene il presedente del G17 plus, Miroljub Labus, questo scandalo è solo una parte della campagna elettorale di questo partito, allora il suo obiettivo primario non è la soluzione del problema, ma l’abbattimento di singoli funzionari e anche di tutto l’attuale governo, per mezzo degli scandali come fossero una serie di piccoli putsch. L’acquisizione di elettori potenziali lasciando intendere che solo con l’abbattimento dell’attuale governo e la vittoria del G17 plus nelle successive elezioni, le cose andranno diversamente è pregna di un significato sovversivo e di metodi populistici. L’abbattimento di un governo, in ogni caso, non è affatto un crimine. Qualcosa del genere succede anche nei paesi forti e democratici.

D’altra parte, anche l’attuale gruppo al potere, fino a quando è stato all’opposizione, aveva promesso molte cose, tra le altre che in breve tempo dopo la caduta di Milosevic nelle elezioni avrebbe verificato di avere l’appoggio degli elettori “per” qualcosa e per qualcuno, e non solo “contro” qualcosa e qualcuno. Da parte degli ex partiti di governo (SPS e SRS), che dopo avere perso il potere esigono accanitamente le elezioni anticipate in modo da rimuovere quello attuale, non c’è possibilità di aspettarsi elezioni corrette e libere. E a causa degli scandali che si susseguono non è chiaro se anche settori del nuovo potere hanno intenzione di smantellare l’attuale regime, indicandolo nuovamente come l'impersonificazione di tutti i mali e senza rinunciare, ancora una volta, ad alcun mezzo (ivi compresi i consiglieri).

QUANDO IL PARLAMENTO “LEGALIZZA” LA TRASGRESSIONE DELLA LEGGE.

Il cammino verso le elezioni non è limpido. Non è noto né quando si svolgeranno, né quale aspetto avranno. Su di loro si proiettano ombre oscure sia di zelanti sollecitazioni che di incomprensibili rinvii. A tutto questo è legato un altro scandalo, quello relativo al Consiglio per la radiodiffusione. L’importanza che nel mondo contemporaneo hanno i media, specialmente quelli elettronici non deve certo essere dimostrata, anche se il loro potere non deve essere assolutizzato. Uno dei motivi e delle cause che hanno spinto all’impegno molti studenti nella rivoluzione del 2000, lo ricordiamo, era quello di una rottura con la vecchia prassi e dell’impostazione di basi per un diverso status anche nel ruolo dei media, affinché i cittadini potessero concretizzare il diritto a un’informazione obiettiva e a una libera formazione ed espressione della propria volontà politica.

E proprio quando, dopo lunghe tensioni per emanare le nuove leggi, ci si attendevano cambiamenti essenziali, il Parlamento della Serbia ha trasgredito la sua stessa legge e ha scelto due membri (Nenad Cekic e Vladimir Cvetkovic), sebbene la loro candidatura fosse stata avanzata appena prima dello scadere del termine di 30 giorni previsto per la valutazione pubblica di tutti i candidati. Sono state presentate in pubblico le prove dell’infrazione delle procedure di legge anche riguardo a un terzo candidato (Goran Radenovic). A causa di tutto ciò, due membri eletti del Consiglio (Snjezana Milivojevic e Vladimir Vodinelic) hanno presentato le dimissioni. Nonostante le proteste fondate di una parte rilevante del pubblico a motivo dell’infrazione del regolamento, il Parlamento nella nuova seduta ha “legalizzato” la trasgressione della propria legge e ha mantenuto i membri contestabili nel Consiglio. A tutto ciò hanno preso parte anche funzionari di un partito, GSS, che si è distinto a lungo dagli altri per la lealtà al principio del governo del diritto. Una volta ritrovatisi nelle alte funzioni di potere (Natasha Micic, Dragor Iber e Ivan Andric), anche loro hanno partecipato parte alla summenzionata violazione della legge, giustificando il tutto con arguzie legali (cioè con il fatto che il termine previsto di 39 giorni vale anche per i nuovi candidati quando i vecchi si ritirano) e giustificandosi con un pragmatismo politico che in questo caso è assolutamente privo di senso; affermano che si devono fare anche cose sporche, se ciò è finalizzato a "interessi superiori". Dove sono qui gli interessi superiori? Dicono che prima si costruisce un’istituzione di grande importanza, ma anche che in questa bisogna socchiudere gli occhi sulle norme di legge ed etiche, perché - convincono anche il loro partito - la politica è “sporca” e questo soltanto gli ingenui e i moralisti non lo sanno o non arriveranno a saperlo, tutti quelli che non hanno cognizione di cosa siano, effettivamente, la politica e il potere.

In questo scandalo non sono in primo piano le vecchie strutture di potere e finanziarie, sebbene anche loro periodicamente si irritano, bensì i recenti connubi tra vecchi e nuovi quadri. Non è questione di corruzione diretta, col denaro (per quanto nemmeno qualcosa del genere sia da escludersi), bensì di corruttibilità dello stesso potere - restarci il più a lungo possibile e con i massimi vantaggi personali.

E' proprio qui che sta la particolarità di questo scandalo: ormai le strutture esistenti di questo vuoto di stato ottengono "nuovo sangue" (o adeguati “supplementi alimentari”), sotto forma di nuovi quadri che si inseriranno nella resistenza alla costruzione di uno stato normale.

Con questo scandalo è messa in questione cose di grande importanza – il rispetto della legge e l’istituzione di un nuovo status dei mass-media, che assicuri il diritto dei cittadini a un’informazione obiettiva e la possibilità di comunicare liberamente, formando ed esprimendo così una propria volontà politica (che non è fatalmente “sporca”), e garantisca loro la possibilità reale di un controllo pubblico sul potere. Senza tutto questo non esistono libere e corrette elezioni e normali cambi elettorali del potere.

Gli scandali dei quali si è detto confermano quanto in precedenza era già noto sugli sforzi dei vari centri di potere politico e finanziario di demolire uno stato e di opporre una vigorosa resistenza alla realizzazione di quello nuovo. Al contempo gettano anche una nuova luce sulle loro multiformi connivenze. Tutte le tracce visibili portano nella direzione delle ampie trame del potere politico e finanziario del mondo contemporaneo, ma tale tema oltrepassa l'ambito di questo articolo. In particolare è interessante il fenomeno dell’esistenza di violenti antagonismi in mezzo a queste strutture, testimoniati anche dai frequenti regolamenti dei conti interpersonali a mano armata, strutture che hanno l’interesse comune di prolungare una condizione di assenza di stato. Ma su questo, come su un tema ancora più importante – cioè quali fattori siano effettivamente contrari alle strette relazioni tra potere e criminali – vale la pena di riflettere e discutere a parte, perché senza un esame dell'"altra parte della medaglia" non è possibile individuare una via di uscita dall’attuale situazione.

(L'autore è un sociologo di Belgrado, il presente testo è stato tratto dall'ultimo numero di "Republika")

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Data: 23-08-2003 Fonte: "Danas"
Autore: Nebojsa Popov





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