default.asp default.asp
Notizie Est
1997-2004

Archivio ospitato da
Bulgaria-Italia
News e analisi sulla penisola balcanica
BALCANI ECONOMIA CHI SIAMO ARCHIVIO LINKS RICERCA
Albania
Bosnia-Erzegovina
Bulgaria
Croazia
Grecia
Kosovo
Macedonia
Romania
Serbia-Montenegro
Slovenia
 
Balcani società
L'Italia e i Balcani
La regione balcanica
  Stampa printer friendly

"Il terremoto finanziario in Serbia"

Data: 11-01-2002 Fonte: fonti varie
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #516 - SERBIA/MONTENEGRO
11 gennaio 2002


IL TERREMOTO FINANZIARIO IN SERBIA

[Seguono, nell'ordine: 1) un articolo sul terremoto finanziario causato in Serbia dall'avvio della procedura fallimentare per quattro tra le maggiori banche del paese; 2) le voci sulla vendita della Zastava alla Fiat per il prezzo simbolico di un dollaro e le ipotesi alternative su un'entrata dell'azienda italiana nella proprietà della stessa Zastava; 3) Zjuganov invia un messaggio d'auguri al "prigioniero politico" Milosevic]

PROCEDURA FALLIMENTARE
di Riccardo Chelleri

**I costi della transizione economica**

Nel bel mezzo delle festività cattoliche ed ortodosse in Serbia è iniziato un vero e proprio terremoto finanziario. Il Governo, infatti, ha deciso di abbandonare il tentativo di sanare quattro delle principali banche del paese e d'iniziare la procedura fallimentare che risulterà nel licenziamento di circa 8.500 lavoratori.

La riforma del sistema bancario in Serbia era già all'orizzonte nella seconda metà dell'anno appena terminato. A soffrirne le conseguenze fu l'Astra Banka, proprietà del magnate delle costruzioni Bogoljub Karic, che al tempo di Milosevic aveva creato un impero finanziario e mediatico di vaste dimensioni (una stazione tv, diversi giornali, il principale provider di telefonia mobile). Di rimando, Karic iniziò una fortissima campagna nei media contro il Governatore della Banca Centrale Jugoslava (NBJ), Mladjan Dinkic, accusandolo di tutti i crimini pensabili e possibili. Per l'Astra Banka comunque la procedura fallimentare continuò regolarmente, non senza provocare i soliti scambi verbali tra il campo di Djindjic e quello di Kostunica, tradizionalmente ed ideologicamente più vicino a Karic.

Alla fine del Dicembre scorso, il Vicepresidente Federale Miroljub Labus (membro del rispettato think tank G 17 plus) così aveva commentato lo stato attuale delle principali banche Serbe: "La realtà è brutale, queste banche già da anni hanno cessato di funzionare come tali." Le banche in questione sono la Beobanka, l'Investbanka, la Jugobanka e la Beogradska Banka, colonne del sistema bancario sin dai tempi di Tito e veri e propri strumenti nelle mani di Milosevic negli ultimi 10 anni. La Beobanka recentemente è stata accusata di aver avuto parte nei trasferimenti di fondi neri in conti segreti a Cipro e Svizzera e di aver finanziato inoltre l'acquisto d'armi per conto dell'ex- Presidente Jugoslavo. Membri dell'esecutivo della banca sono ora sotto inchiesta per malversazioni finanziarie.

Le banche, come afferma il Governatore Dinkic, hanno sviluppato un deficit di ormai 13 mila miliardi di lire (6.65 miliardi €), in altre parole un terzo del PNL Serbo. Ormai in seria crisi di liquidità, le banche finanziavano il proprio funzionamento attingendo dai depositi in misura che ogni dipendente incideva per ben 530 mila lire (260 €) al mese sulla massa dei depositi.

Il Governo Serbo quindi, ritenendo impossibile effettuare un efficiente programma di risanamento, ha deciso d'iniziare la procedura fallimentare. Tale decisione è stata salutata con entusiasmo dalla Banca Mondiale che ne ha sottolineato il "coraggio". Una simile situazione in paesi in via di transizione si era presentata a suo tempo in Ungheria e nella Repubblica Ceca, dove però i governi avevano optato per il risanamento. Spesero quattro miliardi di dollari stanziati dalla Banca Mondiale senza giungere agli scopi prefissati ed alla fine dovettero liquidare le banche.

All'annuncio del Governatore, i lavoratori delle banche in causa hanno reagito come hanno potuto. Dal 31 Dicembre hanno iniziato a dimostrare il loro malcontento davanti alla Banca Centrale a Belgrado, ed una parte di loro si è asserragliata negli uffici della Beobanka. Alcuni hanno iniziato lo sciopero della fame, altri si sono scagliati contro il Governo, accusandolo di agire solo per aprire le porte al capitale straniero. Interessante in questa chiave la recente dichiarazione di Dinkic, che ha ipotizzato l'offerta degli stabilimenti Zastava alla FIAT per la simbolica cifra di un dollaro e l'annullamento dei debiti contratti ancora negli anni 80 [si veda l'articolo di "Danas" qui sotto].

La settimana scorsa, Dinkic ha annunciato un programma sociale per i lavoratori delle quattro banche; essi avranno la possibilità di scegliere tra tre opzioni. La prima offre un trattamento come previsto dalla legge del Lavoro, la seconda offre un aumento del sussidio di disoccupazione ed aiuti per la riqualificazione professionale, mentre la terza opzione offre una somma forfetaria pari a 15 volte lo stipendio medio serbo, cioè un totale di 161.000 dinari, pari a circa 5.4 milioni di lire (2760 €). Inoltre, il Governatore ha assicurato che molti dei lavoratori licenziati saranno riassunti nelle nuove banche che lo stato ha in progetto di costituire come parte del programma di ristrutturazione del sistema bancario.

Sul piano politico, cosa di per se abbastanza interessante, non si sono udite voci contro la decisione del Governo. Si aggiunga poi che il Presidente Kostunica stesso aveva un virtuale diritto di veto sulla decisione della Banca Centrale, divenendone quindi corresponsabile sia materialmente sia moralmente. Contro le aspettative dei lavoratori, che a lui si erano rivolti per bloccare la procedura fallimentare e contro l'opinione del Ministro delle Finanze Federali, Jovan Rankovic (SNP), Kostunica ha approvato pubblicamente l'operato di Dinkic, riconoscendo che "è una decisione dolorosa ma inevitabile." In seguito alla presa di posizione di Kostunica, il Ministro Rankovic ha presentato le proprie dimissioni, ufficialmente per ragioni di salute, ma evidentemente per dimostrare il proprio disaccordo.

La protesta dei bancari ha ricevuto solo un tiepido appoggio dall'opinione pubblica, già alle prese con altri notevoli problemi economici. Il Governo ha inoltre fatto ricorso alla polizia per bloccare l'accesso alle quattro banche, impedendo senza incidenti il ricambio dei lavoratori in esse asserragliati. Per oggi, 9 gennaio, è previsto l'ultimo, grande corteo di protesta di fronte alla Banca Centrale, poi probabilmente gli ex-lavoratori, nuovi disoccupati dovranno iniziare a cercarsi un nuovo lavoro, cosa non facile di questi giorni in Serbia.

(fonti: "Danas" dal 28 dicembre all'8 gennaio; notiziari di "B-92" per lo stesso periodo)

[Sulla crisi finanziaria in Serbia si veda anche l'interessante articolo di Luka Zanoni pubblicato dall'"Osservatorio Balcani": http://auth.unimondo.org/cfdocs/balcani/news/newsID2.cfm?NewsID=408 ]


LA ZASTAVA ALLA FIAT PER UN DOLLARO?!
di Zoran Radovanovic - ("Danas", 9 gennaio 2002)


KRAGUJEVAC - La recente dichiarazione del governatore della Banca Nazionale Jugoslava (NBJ), Mladjan Dinkic, secondo cui all'azienda italiana Fiat, in considerazione di debiti non rimborsati, è stata offerta la Zastava per il prezzo di un dollaro, con la condizione che la società di Torino organizzi a Kragujevac la produzione di automobili, ha suscitato sorpresa alla Zastava e a Kragujevac. Qui, innanzitutto, nessuno ha mai sentito che Dinkic, o chiunque altro, abbia offerto la Zastava alla Fiat, da svariati decenni partner d'affari della prima. Non è chiaro, inoltre, in quale veste le persone coinvolte abbiano offerto la Zastava alla Fiat. E' un fatto, in particolare, che la fabbrica di automobili di Kragujevac, sebbene sia formalmente una società per azioni, è in realtà un'azienda statale. Lo stato da anni finanza la produzione di autovetture e ha il compito di prendere tutte le decisioni chiave sui quadri d'azienda e sullo sviluppo, ma l'unica azienda automobilistica del paese non può in alcun caso rientrare nelle competenze della Banca Nazionale Jugoslava e del suo governatore, così come vale per le altre aziende del settore produttivo. Se invece si tratta del fatto che le summenzionate trattative sono state organizzate e condotte dal governo serbo e dai ministeri competenti, è indispensabile farlo sapere e spiegarlo, affermano alla Zastava. Il governo serbo, d'altronde, solo l'anno scorso ha invesito nella Zastava, per il finanziamento del programma sociale e della produzione in tale fabbrica, oltre 1,7 miliardi di dinari, ovvero circa 60 milioni di marchi attinti dal bilancio, vale a dire fondi pubblici. E' possibile quindi vendere questa azienda per un dollaro? Non è chiaro, tra l'altro, in base a quali condizioni la Fiat comprerebbe la Zastava per un "soldino", quando ovunque nel mondo le trattative per la compravendita o la creazione di rapporti di partnership tra due o più aziende hanno una dimensione, oltre che produttiva, anche di sviluppo e sociale. E' assolutamente indispensabile che siano noti i diritti, ma anche i doveri del partner "più anziano", o di quello che compra una determinata azienda, e ciò sia nei confronti di tale azienda, che per il suo futuro sviluppo e i dipendenti che vi lavorano. Questa procedura per le trattative dovrebbe valere anche quando è in questione la Zastava, perché l'unica azienda automobilistica del paese, contrariamente alle opinioni più diffuse su di essa tra l'opinione pubblica, non è ancora un cadavere né in termini produttivi né in termini tecnologici, nonostante tutti i problemi dai quali è afflitta ormai da anni. Senza nascondere la loro sorpresa per la dichiarazione del governatore Dinkic, i vertici direttivi della Holding Zastava Vozila (Zastava Veicoli), affermano che il debito della Zastava nei confronti della Fiat ammonta a circa 70 milioni di marchi. Il vicedirettore generale della Zastava Vozila, Branimir Soldatovic, ritiene che tale debito si sia creato alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, e in particolare che una parte di esso rappresenti un investimento della Fiat nella Zastava. La Fiat, dice Soldatovic, ha trasformato tale investimento nella Zastava, in occasione della dissoluzione della Jugoslavia, in un credito, cosa che aveva diritto di fare ai sensi del contratto con la fabbrica di Kragujevac. Uno dei più alti dirigenti della Zastava Vozila, Nebojsa Stanarcic, afferma, tuttavia, che il debito della Zastava nei confronti della Fiat, ammontante a circa 70 milioni di marchi, si è venuto a creare alla fine degli anni ottanta, in occasione dello sviluppo del modello Zastava Florida. La Zastava, secondo le sue parole, doveva rimborsare tale debito fornendo motori e altri pezzi. "In tutta questa storia è molto importante quello che in questi giorni ha detto il ministro della Serbia Bozidar Djelic, e cioè che ai creditori che hanno portato qui dei soldi i debiti non possono essere rimborsati senza alcuno sconto", dice Stanarcic. Allo stesso tempo egli si chiede perché il debito della Zastava nei confronti della Fiat non sia stato rimborsato con la fornitura di pezzi, come era stato concordato a suo tempo. In ogni caso, dice Stanarcic, la Zastava ora non può rimborsare alla Fiat il suo debito ed è quindi necessario riprogrammarlo.

[RIQUADRO]: Il ministro serbo per l'economia e le privatizzazioni, Aleksandar Vlahovic, ha dichiarato alla fine dell'anno scorso in occasione di una visita alla Zastava che le trattative con la Fiat verranno condotte dallo stato. "Proporremo alla Fiat di entrare a fare parte della proprietà della fabbrica in nome di tale debito", aveva affermato in tale occasione Vlahovic.

(Titolo di "Notizie Est")


NESSUN MOTIVO DI ESSERE PESSIMISTI

Il Presidente del Partito Comunista Russo Gennadij Zjuganov ha inviato venerdì i propri auguri per il nuovo anno all'ex-Presidente Jugoslavo Slobodan Milosevic. Nel messaggio di auguri, indirizzato al "prigioniero politico Slobodan Milosevic, ex-Presidente della Repubblica Federale Jugoslava" Zjuganov scrive "questo non è stato un anno molto positivo per Lei (Milosevic), ma non c'è motivo di essere pessimisti."
"Sono felice che le Sue dichiarazioni di fronte all'illegale tribunale della NATO continuino a suonare forti e diano forza alla Sua posizione" continua il messaggio, concludendo con i migliori auguri da parte delle "centinaia, migliaia di comunisti russi e sostenitori della Federazione Patriottica Nazionale russa."

(Beta, 31 dicembre 2001)


[top]

Data: 11-01-2002 Fonte: fonti varie
Autore: Autori vari





Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati