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Un primo bilancio delle elezioni in Croazia
| Data: 27-11-2003 | | Fonte: Notizie Est |
| Autore: Francesco Martino, Tina Lakic |
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N.E. BALCANI #725 - CROAZIA
27 novembre 2003
UN PRIMO BILANCIO DELLE ELEZIONI IN CROAZIA
intervista a Tina Lakic, a cura di Francesco Martino
I commenti di Tina Lakic, redattrice del quotidiano zagabrese "Jutarnji List", sulla vittoria elettorale della HDZ, la sconfitta della SDP di Racan e il ruolo che avrà il Partito dei Contadini
ZAGABRIA, 24 NOVEMBRE - Le elezioni di ieri hanno visto la vittoria, in parte inaspettata, del rinnovato HDZ, guidato dal suo nuovo leader Ivo Sanader, che con grande probabilità formerà la nuova coalizione di governo coll’estrema destra del Partito Croato dei Diritti (HSP) e con quello che rimane dei liberali di Budisa. Il grande sconfitto è il Partito Socialdemocratico (SDP) del premier uscente Ivica Racan, la cui sconfitta non è stata bilanciata dal buon comportamento degli alleati di coalizione del Partito Popolare (HNS). Ancora non si sa, invece, cosa farà il Partito Croato dei Contadini (HSS), che in campagna elettorale si è presentato da solo, e la cui decisione di entrare o meno nel governo sarà sicuramente decisiva per la stabilità e la longevità del nuovo esecutivo guidato da Sanader. Ne abbiamo parlato con Tina Lakic, redattrice del quotidiano zagabrese “Jutarnji List”, che segue da molti anni il panorama politico croato, con un occhio di riguardo proprio al Partito dei Contadini di Tomcic. (f.m.)
FRANCESCO MARTINO (PER NOTIZIE EST): Qual è il significato generale di queste elezioni? Ci sono vincitori chiari e sconfitti?
TINA LAKIC: Il vincitore di queste elezioni è sicuramente l’HDZ, credo che nessuno si aspettasse davvero che il partito riuscisse a risollevarsi così in fretta dopo le ultime elezioni e ad ottenere 66 seggi. L’altra grande sorpresa è arrivata dall’HSP, che per tredici anni aveva lottato per superare il quorum di sbarramento del 5%. Credo che per questo risultato debbano ringraziare soprattutto il deputato Tonci Karic, che ha fatto alcune buone proposte nel Sabor, migliorando notevolmente l’immagine del partito. A sinistra si può parlare di vittoria dell’HNS, che è passata da 2 a 11 seggi, anche se si aspettavano ancora di più.
La sconfitta più clamorosa è quella di Budisa, uno dei simboli del potere in Croazia, che è praticamente scomparso con queste elezioni. Anche l’HSS ha avuto una debacle che non si aspettava, i suoi dirigenti sono rimasti sorpresi dal “tradimento” delle campagne, che hanno votato HDZ nonostante i numerosi sussidi che il partito dei contadini aveva dirottato sull’agricoltura.
FM: E la SDP di Racan?
TL: Credo che Racan si aspettasse di più, ma non molto. Secondo me era molto realista sulle possibilità del suo partito, ma si aspettava un risultato migliore da parte dell’HNS e dell’HSS per formare un nuovo governo di coalizione. Questo però non si è avverato.
FM: Questi risultati elettorali sono dovuti maggiormente alla campagna elettorale o all’andamento dei quattro anni di governo della coalizione di centrosinistra?
TL: Il risultato è figlio di diversi fattori. Innanzitutto è risultata determinante la tradizionale disciplina dell’elettorato dell’HDZ, che si è recato in massa al voto. C’era poi a sinistra una certa delusione, perché dal governo Racan ci si aspettava di più di quanto non abbia poi fatto. Il governo era in ritardo su molte delle riforme intraprese, se si fosse mosso con più decisione oggi vedremmo i risultati degli sforzi fatti e oggi ne raccoglierebbe i frutti politici.
Racan ha avuto difficoltà nel prendere le decisioni importanti, si è mosso con circospezione cercando sempre il consenso dei propri alleati. In definitiva però non aveva molte alternative; quando era al governo, Budisa ha bloccato o rallentato molte decisioni del premier, in seguito Tomcic si è rivelato un partner ancora meno malleabile.
FM: Ormai è chiaro che il centrosinistra è sconfitto. Pensi che la destra sia in grado di formare un governo stabile che governi il paese per quattro anni?
TL: Sì, se Sanader riuscirà a portare l’HSS dalla sua parte, altrimenti la maggioranza sarà risicata e diventerà difficile prendere qualsiasi decisione. Sanader chiede una disciplina molto forte al suo partito e presumibilmente chiederà la stessa disciplina anche ai futuri alleati di governo, così che, nel caso di risposta positiva da parte dell’HSS, non prevedo instabilità nella maggioranza, almeno fino a nuove incriminazioni da parte del tribunale dell’Aja.
FM: Come giornalista segui l’HSS e il suo presidente Tomcic da più di quattro anni, quale pensi che sarà la loro decisione finale?
TL: Questo dipende da Tomcic e dai suoi più stretti collaboratori. Io credo che l’HSS farebbe meglio ad andare all’opposizione: hanno troppo pochi parlamentari per essere un alleato forte nella coalizione di destra. L’HDZ ha molto interesse che l’HSS entri nel governo, ma non credo che siano disposti ad offrire una quota di potere tale da poter garantire la sopravvivenza politica del partito di Tomcic. Dovrebbero quindi andare all’opposizione e aspettare che il governo che verrebbe a formarsi cada per la sua debolezza numerica prima dello scadere del mandato.
FM: L’HSS si aspettava un numero molto superiore di deputati, intorno a 20-22. Quali errori ha commesso per ritrovarsi in parlamento con 9?
TL: Oggi la Croazia è divisa tra sinistra e destra. Se io fossi stato un elettore dell’HSS avrei voluto sapere se il partito, dopo le elezioni, avrebbe scelto di coalizzarsi con l’una o l’altra parte. La loro scelta di non schierarsi credo che sia stata penalizzata dagli elettori. L’HSS avrebbe dovuto dare almeno degli indizi rispetto alla scelta di campo che intendeva fare
FM: Qual è il principale motivo della vittoria della destra? E quale il maggiore errore commesso dalla sinistra?
TL: La destra ha vinto perché si è presentata alle elezioni come una forza vincente. Durante la campagna sono riusciti a motivare i propri elettori a recarsi alle urne e a votare compatti. Sanader ha una retorica molto efficace, si presenta in modo deciso, e in un momento di crisi, soprattutto economica, come quella che sta vivendo la Croazia, credo che la gente abbia cercato una personalità forte a cui affidarsi. La causa principale della sconfitta della sinistra sta nella delusione degli elettori verso il lavoro svolto dal governo Racan. Inoltre la sinistra si è presentata alle elezioni divisa e la campagna elettorale del SDP è stata per molti versi catastrofica. Non sono riusciti a spiegare ai propri elettori perché, nonostante le incertezze del proprio governo, c’erano ancora buone ragioni per votare a sinistra.
FM: Le zone rurali e quelle che sono state maggiormente colpite dalla guerra hanno votato quasi plebiscitariamente per l’HDZ, mentre nelle città e nelle zone più sviluppate la sinistra ha retto bene. La Croazia è un paese diviso?
TL: Sì, ma questa divisione non riguarda solo la contrapposizione tra zone di guerra e zone sviluppate o tra campagne e centri abitati. La divisione attraversa anche le stesse città, è trasversale. Io non credo che questo sia un male in assoluto, ma certo per un paese sulla strada dello sviluppo come la Croazia può essere un grave ostacolo. Credo che destra e sinistra dovrebbero trovare un accordo almeno sulle questioni più importanti, e mi sembra che in campagna elettorale ci sia stata comunanza di opinioni sulle questioni fondamentali che riguardano il paese. Questo è importante per il nostro futuro.
FM: Un’ultima domanda: pensi che queste elezioni segnino un momento cruciale nella storia della Croazia?
TL: Credo di no. Credo anzi che sia importante per lo sviluppo della società croata che il governo possa cambiare senza traumi. Così come credo che sia stato positivo che Racan abbia ammesso fin dall’inizio la propria sconfitta. La gente deve abituarsi all’idea democratica che i politici possono essere mandati a casa se commettono degli errori. So che ci sono preoccupazioni a livello europeo su quello che potrebbe accadere adesso in Croazia, ma credo che nessuno oggi possa permettersi di far tornare il paese al passato.
| Data: 27-11-2003 | | Fonte: Notizie Est |
| Autore: Francesco Martino, Tina Lakic |
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