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"La Croazia dopo gli attacchi terroristici negli USA"
| Data: 27-09-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Jelena Lovric |
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NOTIZIE EST #475 - CROAZIA
27 settembre 2001
LA CROAZIA DOPO GLI ATTACCHI TERRORISTICI NEGLI USA
di Jelena Lovric - (AIM Zagreb, 20 settembre 2001)
Gli attacchi terroristi contro l'America colpiranno anche la Croazia. Non è solo una frase con la quale si esprime la disponibilità di Zagabria a formulare le proprie condoglianze per le vittime dei megacrimini di New York e Washington. Lo scorso venerdì in Croazia è stato giornata di lutto nazionale, nella cattedrale di Zagabria il vescovo ha celebrato una messa per tutti i morti, i cittadini hanno spontaneamente lasciato fiori e acceso candele di fronte alla locale ambasciata americana. Gli attacchi terroristici in America potrebbero arrecare seri problemi politici ed economici anche alla Croazia.
La politica ufficiale si è affrettata a dichiarare che l'America può contare sulla Croazia. In un apposito discorso indirizzato alla nazione, il presidente della repubblica Stjepan Mesic ha espresso la necessità di creare un fronte antiterroristico mondiale al quale la Croazia, ha detto, è pronta a collaborare. Mesic afferma che dopo il martedì nero dell'11 settembre la neutralità non è più possibile, "ora esiste un'unica scelta: o noi o loro", ha sottolineato con toni di guerra. Anche le sue successive dichiarazioni sono rimaste sulla medesima linea: "La Croazia si unisce all'America nella guerra contro il terrorismo", "La Croazia sosterrà l'America non solo politicamente, ma anche in altri modi". L'ufficio del presidente attualmente sta mettendo a punto una piattaforma e dei principi in base ai quali l'internazionale antiterroristica che viene proposta dovrà agire. Mesic intendeva esporre il suo concetto alla seduta autunalle dell'Assemblea generale dell'ONU e in colloqui con il presente americano Bush. Ma a causa degli avvenimenti in America tutto è stato ora rimandato.
Le persone informate affermano che la Croazia dovrebbe aiutare più di ogni altra cosa con dati informativi su persone che potrebbero essere legate a organizzazioni terroristiche. Nel corso della guerra passata con ogni probabilità è stato raccolto abbondante materiale che potrebbe essere molto interessante per l'alleanza occidentale nell'ambito del conflitto con l'estremismo islamico. Dei mujahedin sono giunti in Bosnia passando per la Croazia e gli uomini dei servizi segreti croati possiedono alcune informazioni sulle loro organizzazioni, abitudini, contatti, protettori...
L'avvertimento di Mesic che il terrorismo non può essere tollerato è stato pronunciato anche per il consumo interno e mira tra le altre cose alla situazione croata. In particolare, nei confronti degli atti e delle forze del terrorismo fino a oggi ha regnato qui in Croazia una stupefacente mancanza di azione. Il potere di Tudjman ha trattato il terrorismo finalizzato alla cosiddetta "causa croata" come una lotta per la Croazia. In tale ambito rientrano i gruppi di estremisti della diaspora che a loro tempo sparavano contro le rappresentanze diplomatiche della Jugoslavia di Tito, così come coloro che durante la recente guerra hanno fatto rientrare il terrorismo nella difesa della Croazia. Nemmeno il governo insediatosi l'anno scorso è riuscito a risolvere anche solo un caso di attentato esplosivo, né quello contro la Miroga di Zagabria, né quello contro il parlamento sempre a Zagabria, né l'uccisione del testimone del Tribunale dell'Aia Milan Levar.
Una parte dell'opinione pubblica è estremamente scettica nei confronti del sostegno senza riserve all'America. Si è fatto sentire un gruppo di organizzazioni non governative che ha condannato gli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti, ma ha anche valutato come spropositata la reazione delle autorità croate. "Troppo facilmente si sono schierati dalla parte di coloro che sono favorevoli alla vendetta, mentre non abbiamo ancora sentito una voce sobria affermare che la Croazia non desidera solidarizzare con le esortazioni a una vendetta irriflessa", è scritto nella loro dichiarazione. Sottolineando che gli abitanti dell'Afghanistan sono stati oppressi dalle guerre e dal regime dei Talebani, i pacifisti concludono: "Se vi è bisogno di bombardare l'Afghanistan con qualcosa, bisogna farlo prima di tutto con il pane".
Il premier Ivica Racan, da parte sua, ha espresso il timore per un altro tipo di conseguenze che potrebbe colpire la Croazia dopo il martedì nero americano. "La domanda è se l'Unione Europea ci inserirà in un corridoio contro il terrorismo", ha dichiarato, spiegando: "Se l'Unione Europea, spinta dalle azioni terroristiche in America, creerà ai suoi confini un cordone sanitario, la domanda è da quale parte di questo cordone si troverà la Croazia". Racan ritiene che anche il controverso accordo con la Slovenia debba essere guardato attraverso la lente di questa possibile creazione di una difesa dell'Europa dal terrorismo proveniente da est.
E' generale l'opinione che le ipotesi sulla creazione di un cordone sanitario, che allontanerebbe definitivamente la Croazia dall'Europa abbiano scarso fondamento. Diffondendo timori su una tale eventualità, il premier ha cercato di fare opera di lobby per il suo accordo di risoluzione delle questioni relative ai confini con la Slovenia, che è stato fortemente criticato dall'opinione pubblica croata e che, a parte i socialdemocratici di Racan, non ha ricevuto l'appoggio di alcun altro partito della coalizione di governo. Il rifiuto pressoché unanime nei confronti di tale accordo è motivato dalle eccessive concessioni della Croazia, soprattutto per quanto riguarda il confine sul mare nel golfo di Piran. Le affermazioni secondo cui tramite l'accordo con Ljubljana la Croazia si vedrebbe garantire una posizione all'interno dei confini esterni dell'Europa rivolti a oriente sembrano più che altro un'autopromozione dell'accordo, ritenuto una creatura di Racan perché il premier croato se ne è preso carica in prima persona nelle trattative con il suo collega sloveno Drnovsek.
Alcuni osservatori hanno rilevato sui media croati il pericolo che l'isteria antimusulmana si riversi dall'America anche in Croazia. Subito dopo il martedì nero dell'11 settembre ha richiamato l'attenzione su questo pericolo il mufti di Zagabria, Sefko Omerbasic. Le organizzazioni musulmane e bosgnacche hanno condannato il terrorismo che ha colpito in America e affermano che esso non ha alcun legame con l'islam originale, che si tratta di un atto direttamente antislamico. Il noto intellettuale di Sarajevo Rusmir Mahmutcehajic spiega in uno dei giornali croati che lo scagliare aerei sui centri del potere americani, con migliaia di vittime umane innocenti, non può essere definito un crimine islamico. Se si dovesse seguire una tale logica, afferma Mahmutcehajic, anche Auschwitz potrebbe essere considerato un crimine cristiano.
Questi dibattiti toccano la Croazia per la paura che l'islamofobia manifestatasi in occasione della guerra passata si possa rinnovare. A tale proposito viene citata l'affermazione di un influente prete cattolico che scrive editoriali quotidiani per un giornale ad alta tiratura. Egli ha recentemente invitato i musulmani del paese a farsi sentire e a pronunciarsi riguardo al processo dei talebani contro un gruppo di operatori umanitari, che con l'accusa di avere diffuso il cristianesimo sono minacciati di essere condannati a morte mediante impiccagione. Alcuni commenti giornalistici hanno immediatamente osservato che tale invito ai musulani locali, che con i talebani condividono forse nient'altro che la medesima fede, ricorda molto da vicino gli inviti rivolti in occasione della guerra passata ai serbi, ai quali si chiedevano dichiarazioni pubbliche di lealtà nei confronti dello stato croato.
Infine, l'attacco terroristico contro l'America potrebbe avere per la Croazia anche notevoli conseguenze economiche. Dalla Jadran fanno sapere che sono stati cancellati numerosi tour turistici, non solo da oltreoceano. Rinunciano anche gli europei, mentre il traffico aereo complessivo è drasticamente diminuito. Il turismo congressuale, che di norma è fiorente nei mesi autunnali, sembra totalmente fermo. In generale, il turismo potrebbe essere una grande vittima delle nuove circostanze. Le previsioni economiche a lungo termine vengono fatte dipendere da se in conseguenza degli avvenimenti vi sarà una recessione mondiale o meno. Se vi sarà una recessione, si prevede che si potrebbe avere un calo delle esportazioni croate, condizioni più pesanti e sfavorevoli per il pagamento degli interessi sull'ingente debito estero croato, una diminuzione del potere di acquisto della popolazione e un arretramento generale.
Tutte queste fosche previsioni vengono rese ancora più buie dalla possibilità che l'attacco contro l'America si trasformi nella Terza guerra mondiale, un'opzione della quale in Croazia si parla abbondantemente. La paura dell'iperterrorismo proveniente da Oriente si sta lentamente trasformando nella paura della reazione americana e delle mosse future della superpotenza gravemente ferita.
| Data: 27-09-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Jelena Lovric |
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