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Le direttive di Ankara a Dektas
| Data: 03-02-2004 | | Fonte: "To Vima" |
| Autore: Alkis Koyrkoylas |
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N.E. BALCANI #755 - GRECIA/CIPRO/TURCHIA
3 febbraio 2004
LE DIRETTIVE DI ANKARA A DEKTAS
di Alkis Koyrkoylas - ("To Vima" [Atene], 11 gennaio 2004)
Il nuovo ruolo della dirigenza turcocipriota nella trattative per il futuro di Cipro sarā circoscritto
[Il giornale TO VIMA ha dedicato, all'inizio dell'anno, un articolo sulla questione cipriota vista sotto il profilo del rapporto Ankara- turcociprioti. Come in ogni questione di geopolitica, il corso del tempo ha mutato le esigenze della realpolitik (il 1° maggio la parte di Cipro riconosciuta dalla comunitā internazionale diventerā uno dei nuovi stati membri dell'U.E.), ed anche nella penisola lo schieramento si č diviso in falchi e colombe. Prevarranno gli uni o gli altri? L'autore osserva come arbitro del gioco sia, manco a dirlo, il futuro europeo dell'area - Antonio Frate]
Le direttive che oggi Dektās prenderā da Ankara sono assolutamente chiare, dicono diplomatici ed analisti nella capitale turca, i quali pensano che, malgrado le oscillazioni, le scelte principali riguardanti il problema cipriota sono state confermate da tutto il vertice politico. "Rimangono da definire solo dettagli di metodo con la dirigenza turcocipriota" precisano. L'incontro al vertice nel palazzo presidenziale ha confermato la decisione della classe politica turca di non ipotecare la propria strategia europeista alla logica che Dektās e gli "irriducibili" sostengono sulla questione cipriota. L'incontro al vertice ha dissipato le voci sui contrasti fra i diplomatici "colombe" e i militari "falchi" ed ha confermato che il nuovo ruolo di Dektās nei negoziati sarā misurato. Č diventato pertanto assolutamente chiaro che le teorie divergenti sul problema cipriota si sono intrecciate con le teorie divergenti di importanti questioni interne. Per capire il complesso gioco che si sta giocando sul problema cipriota non bisogna dimenticare che le scelte fondamentali sulla questione vengono determinate dalle scelte attinenti all'Unione Europea, dicono ad Ankara.
Coloro i quali si rendono conto che la Turchia deve allinearsi al mondo attuale, all'interno dell'UE, vogliono l'immediata soluzione del problema cipriota, sebbene dimostrino contrasti per ottenere una soluzione pių vantaggiosa per la parte turca. Quanti continuano a promuovere una linea terzomondista di isolamento ignorano l'UE e la sua importanza ed insistono sul fatto che la soluzione di Cipro verrā trovata quando il mondo accetterā le conclusioni che la Turchia ha imposto a Cipro nel decennio degli anni '80.
Nel primo gruppo vi č sicuramente anche il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, che mostra grande rispetto per la democrazia, anche quando viene indotto ad esercitare il tradizionale privilegio dei militari, attaccando il governo del paese democraticamente eletto. Il secondo gruppo che ha i suoi sostenitori nell'esercito e nell'amministrazione ha nostalgia di questo periodo e chiede alla dirigenza militare un "atteggiamento fattivo" di fronte al pericolo islamico. L'attribuzione a Rauf Dektās del ruolo di negoziatore ha allarmato lo schieramento europeo, che ha ritenuto che il governo "si č piegato accettando l'eventualitā di non risolvere il problema di Cipro fino a maggio".
Fonti vicine al governo deducono, tuttavia, che la decisione di mantenere Dektās nel ruolo di negoziatore si impone per motivi di strategia. "Dektās, indipendentemente dai negoziati, puō essere pių rischioso "dicono.
Metėn Munėr, uno dei pių attenti osservatori della questione, teme che forse č semplicistico pensare come mossa "strategica" il mantenimento di Dektās.
Ad Ankara non sottovalutano mai le difficoltā che puō creare al governo una smodata opposizione di Dektās.
Molti parlamentari del partito al governo condividono la linea sostenuta dalla leadership turcocipriota. "L'U. E. non puō ignorare con facilitā la Turchia " affermano molti parlamentari che non sono particolarmente avvezzi alla realtā dell'Europa. Tutto ciō ha una sua eco anche tra la base del partito. "Molti credono che il progetto Annan sia una trappola e che l'Occidente appoggi la Grecia ed i Grecociprioti", rilevano funzionari del Partito della Giustizia e dello Sviluppo. "Non sarā la fine del mondo se il problema di Cipro non verrā risolto entro il 1° maggio" dicono d'altronde accortamente i duri della questione, sapendo che il loro messaggio č facile da capire da parte della base del partito al governo. Alcuni in particolare temono che il governo possa avere problemi anche nell'Assemblea nazionale, se non si sarā adeguatamente preparato. "Potremmo avere un altro Iraq" dicono dallo staff del AKP. Il concreto incubo di Tagip Erdogan e di Abdullah Gjiul sono certamente i sette mesi che separano le decisioni per Cipro dalla data per l'inizio dei negoziati congiunti. E tutti e due sono disposti ad assumersi i relativi rischi, ma, dicono i loro collaboratori, non oltre ben determinati limiti.
(traduzione dal greco moderno di Antonio Frate)
| Data: 03-02-2004 | | Fonte: "To Vima" |
| Autore: Alkis Koyrkoylas |
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