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"Cosa vogliono le donne?"
| Data: 11-07-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Milkica Milojevic |
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NOTIZIE EST #454 - BOSNIA
11 luglio 2001
COSA VOGLIONO LE DONNE?
di Milkica Milojevic (AIM Banja Luka, 8 giugno 2001)
"La donna nell'economia della BIH", "Il ruolo delle donne nel Patto di Stabilità dell'Europa sud orientale", "Le priorità della strategia dell'impegno politico femminile"
Ultimamente sono sempre più frequenti le tavole rotonde e le tribune su "le questioni femminili", che principalmente con l'aiuto dei donatori stranieri, vengono organizzate dalle organizzazioni non governative locali. Persino i loro più accaniti oppositori devono riconoscere che le associazioni e le organizzazioni femminili sono diventate "un fattore serio" in entrambe le entità della BiH. Poiché, il movimento femminile, ossia la lobby, come alcuni la nominano, è riuscito a rendere pubblici alcuni temi che erano tabù fino a poco tempo fa, come la violenza familiare e il maltrattamento sessuale, a introdurre le donne nei governi e nei parlamenti, ad avere una certa influenza nella realizzazione di leggi chiave e persino sul lavoro dei partiti politici più potenti.
Sul territorio della Republika Srpska sono registrate persino 240 diverse organizzazioni non governative. Delle quali più di 30, tra organizzazioni e associazioni, sono femminili. Veramente tutte queste ONG non sono attive. Alcune non hanno nemmeno una sede stabile né una vera struttura, perché probabilmente sono state formate soltanto con uno scopo: quello di "raccogliere i soldi dagli stranieri" velocemente. Quando i loro leader hanno capito che gli stranieri non sono poi così scemi, specialmente quando si tratta di soldi, ciò che è rimasto di tali organizzazioni è solo il nome, come testimonianza di (ancora) un altro errore.
Si considera che nella Republika Srpska agisce più o meno una quindicina di organizzazioni non governative femminili. Fra quelle più attive si considerano Udrezene zene (Donne unite) di Banja Luka, Lara di Bijeljina, Buducnost (Futuro) di Modrica, Dom (Casa) di Nevesinje, poi il Parlamento di Helsinki dei cittadini di Banja Luka, che, benché dal nome non sembri una ONG "femminile", indirizza il fulcro della sua attività sui problemi, i bisogni e i diritti delle donne.
Oggi le donne hanno voce in capitolo non solo nelle cosiddette organizzazioni femminili, ma in generale nell'intero settore non governativo della Republika Srpska e dell'intera BiH. Sebbene non esistano statistiche sul numero e sul sesso dei dipendenti, o di quelli temporaneamente impegnati, delle ONG, il fatto è che nel maggior numero dei casi le donne sono le presidentesse delle organizzazioni non governative e che loro in questo settore sono degli attivisti molto più agili rispetto ai colleghi maschi.
Molti considerano che le donne si sono incluse nel lavoro delle ONG così in massa, semplicemente perché non gli rimaneva nient'altro da fare. Gli uomini hanno voce in capitolo in politica, così come nell'economia, nella finanza e nelle istituzioni statali. Dov'è il denaro e il potere lì si trova anche "il sesso più forte", specialmente nelle funzioni principali e negli organi decisionali. Tuttavia, lo scopo a lungo termine del settore non governativo femminile è proprio di cambiare radicalmente tale schema tradizionale.
E mentre "i maschi sciovinisti" accusavano le organizzazioni femminili per il loro femminismo, cosa che in tutte le lingue balcaniche ha un significato estremamente negativo, e i loro raduni venivano chiamati "riunioni di campagna femminili" (zensko sijelo), loro (le donne, N.d.T.) tenacemente svolgevano il loro lavoro. All'inizio si occupavano di questioni tipicamente femminili. Sono state le prime a parlare della violenza nella famiglia. Le loro ricerche hanno dimostrato che la violenza familiare è molto più frequente di ciò che è pubblicamente saputo, che gli ubriaconi e i perdenti non sono gli unici a picchiare le proprie mogli, ma anche alcuni membri molto rispettabili della società, scienziati e affascinanti uomini dei quali nessuno avrebbe immaginato che fossero così.
Le ONG di Banja Luka, le Donne unite e il Parlamento di Helsinki dei cittadini, ancora nel 1997 hanno fondato l'ufficio La donna e il diritto, che offre gratuitamente il primo soccorso alle donne. In tre anni questo ufficio ha avuto circa 700 clienti femminili, che generalmente chiedevano aiuto per la separazione dal matrimonio: 500 di loro sono state vittime di violenza familiare, che in alcuni casi è durante anche decenni.
Proprio grazie alla formazione di una lobby nel settore non governativo femminile, nel Diritto penale della Republika Srpska è stata sanzionata la violenza familiare e coniugale. Per la prima volta nella storia di questi territori anche allo stupro è stato attribuito il carattere dell'atto penale.
Le cosiddette "case sicure", cioè i rifugi per le donne e i bambini vittime della violenza familiare, fino a poco tempo fa erano considerate "un lusso inimmaginabile" che possono concedersi soltanto gli stati più ricchi e più sviluppati come la Svezia o gli Stati Uniti. Invece anche questo tabù è stato infranto. Grazie all'impegno dell'Associazione femminile "Buducnost" (Futuro), quest'anno a Modrica è stato aperto il primo rifugio di questo tipo nella Republika Srpska, dove le donne maltrattate con i propri bambini possono rimanervi fino a che non trovano una sistemazione. Le donne hanno deciso di influenzare seriamente anche la creazione della legge elettorale permanente della BiH. Secondo la proposta, la di cui accettazione si aspetta per questa estate, è stato prescritto l'obbligo della candidatura di almeno il 30% di donne in tutte le liste elettorali dei candidati. Tuttavia le attiviste femminili non sono rimaste soddisfatte di tutto ciò. "Porrò un emendamento con cui chiederò la candidatura dello stesso numero di uomini e di donne", dice Gordana Vidovic, presidentessa dell'Associazione femminili "Buducnost" di Modrica. "Non credo che ciò sia esagerato: nel corpo elettorale della BiH le donne sono più numerose, allora perché sulle liste dei candidati dovrebbero esserci più uomini?", spiega la Vidovic. La discussione sulla candidatura obbligatoria delle donne è iniziata già nel marzo 1998, quando le rappresentanti del settore non governativo e le donne della politica, alla conferenza femminile di Sarajevo, hanno evidenziato le loro richieste. È avvenuta la formazione della lobby dentro la quale, come si racconta, ha partecipato anche la moglie dell'ambasciatore Robert Barry, l'allora capo della missione dell'OSCE e della Commissione elettorale temporanea.
Naturalmente, è molto discutibile quanto questa positiva discriminazione sia in armonia con i principali principi della democrazia e quanto, alla fine di tutto, le stesse donne siano interessate a partecipare alla politica e a votare per le donne. Ma, "le femministe" hanno raggiunto un progresso notevole: in tutti i parlamenti e persino nei governi della BiH, oggi ci sono anche le donne. Del resto, neanche gli uomini in politica si preoccupano di scegliere i mezzi quando decidono di raggiungere uno scopo.
Benché i loro leader non lo riconoscerebbero mai, proprio questo atteggiamento aggressivo della "lobby femminile" ha costretto i partiti politici a considerare seriamente le donne fra i loro membri. Così oggi le donne attive si trovano in quasi tutti i partiti politici importanti. Anche la formazione della commissione per l'uguaglianza dei sessi nei parlamenti di entrambe le entità e a livello dell'intera BiH si iscrivono nella lista dei meriti del settore non governativo femminile. Le organizzazioni e le associazioni femminili hanno un ruolo attivo nella lotta al "trefiking", come viene definito nella lingua popolare il commercio delle schiave bianche. L'associazione delle donne "Lara" di Bijeljina, per esempio, ha offerto rifugio a decine di ragazze provenienti dagli stati est europei, fuggite dai locali notturni della Republika Srpska. Proprio grazie alle attiviste di "Lara", queste giovani donne, che speso erano brutalmente minacciate e costrette alla prostituzione, sono riuscite a sfuggire alle grinfie dei protettori e a tornare alle proprie case. Lo scorso anno a livello della BiH, nell'intento della lotta contro il "trefiking" è stata creata anche la coalizione delle organizzazioni femminili con il nome "Ring".
Con la nuova legge penale nella Republika Srpska anche il commercio di donne a scopo di prostituzione è stato sanzionato come un atto penale speciale, per il quale è prevista una pena fino a dieci anni di reclusione. Purtroppo in pratica questa decisione legislativa non è stata applicata nemmeno una volta: non è ancora successo che qualcuno sia stato condannato per "trefiking", benché sia risaputo che nella Republika Srpska lavorano più di 600 prostitute dell'Europa dell'Est.
Ultimamente, la mira del lavoro del settore non governativo femminile si sta lentamente spostando dalla politica e dalla violenza sulle donne, verso l'economia. Sono sempre più frequenti le riunioni e le azioni con cui si cerca di sostenere il rafforzamento economico delle donne, l'imprenditoria femminile e la maggior partecipazione dell'"altro sesso" nel management. In entrambe le entità sono state fondate associazioni femminili di imprenditrici e direttrici, sotto il nome "Una", che cercano di influenzare la creazione dell'ambiente adatto per la partecipazione delle donne al business. A tale scopo è stata creata anche la "Rete economica femminile" che riunisce le ONG femminile e le imprenditrici dell'intero territorio della BiH.
Forse questo orientamento verso l'economia è stato sollecitato dall'atteggiamento dei donatori, che sono sempre meno disponibili a finanziare il settore non governativo della BiH con i propri fondi. Fino ad ora sia le ONG femminili che tutte le altre sono state finanziate quasi esclusivamente con le donazioni straniere. Tuttavia, ultimamente i donatori richiedono alle organizzazioni non governative di finanziare da sé almeno una parte dei propri progetti, e sempre più a voce alta si pongono le richieste per l'auto sostentamento di tali organizzazioni.
Tuttavia, la domanda è come si può realizzare questo auto sostentamento in un settore che secondo le regole deve essere non politico e no profit? "Ciò sarebbe possibile solo se le ONG avessero i propri progetti per l'occupazione e i propri luoghi di lavoro. Da noi è difficile realizzare ciò, fra l'altro anche per il regolamento legislativo che è divenuto troppo vecchio", dice Mara Radovanovic, vice presidentessa dell'associazione delle donne "Lara".
Il lavoro delle ONG nella Republika Srpska ancora oggi è regolato con la legge sulle unioni dei cittadini che risale a prima della guerra, secondo la quale è prevista un'organizzazione enorme e una vasta quantità di documenti. Ancora un anno fa il governo della RS ha accettato il disegno della legge sulle unioni e le fondazioni, secondo il quale la creazione e il lavoro delle ONG verrebbe semplificato e modernizzato notevolmente. Invece, fino ad oggi tale legge non è stata inserita nella procedura parlamentare e come abbiamo saputo, in modo non ufficiale, il governo attuale ha restituito il disegno di legge per una sua revisione.
Tutto lascia intendere che il settore non governativo nella Republika Srpska e nella BiH dipenderà ancora per molto tempo dai soldi dei donatori, e questa, come considera la signora Radovanovic, è una delle ragioni per cui le ONG non osano ancora specializzarsi strettamente per la soluzione di alcuni problemi sociali. "I tipi di progetto di cui ci occupiamo molto spesso dipendono dalla politica, ma anche dalla moda, che dettano i donatori. Per un certo periodo si trattava di programmi psicosociali, e per essi era più facile assicurarsi le donazioni, così tutti si occupavano di ciò. Allora di moda è diventata anche l'educazione, poi il "trefiking", e mi sembra che nell'immediato futuro la meglio l'avranno i progetti per la costruzione della fiducia e della pace nella BiH", spiega Mara Radovanovic.
In ogni caso il settore femminile nonostante la moda rimarrà nelle grazie dei donatori ancora a lungo e per almeno due ragioni: primo, perché le ONG femminili si possono adattare al maggior numero dei programmi, e secondo perché fra i donatori ci sono alcune associazioni femminili potenti.
Quindi è giunta l'ora che gli uomini potenti smettano di domandare ironicamente " cosa vogliono queste donne?" Nell'immediato futuro esse vogliono per esempio: agevolazioni fiscali per le donne imprenditrici, il cambiamento della legge familiare con cui per tutte le donne sarà possibile dirigere veramente i propri, ma anche i comuni, beni coniugali, l'accesso ai crediti favorevoli, la metà dei ministeri nei governi.
(traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)
| Data: 11-07-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Milkica Milojevic |
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