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"Un governo di minoranza per una causa minore"
| Data: 07-06-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Drasko Duranovic |
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NOTIZIE EST #445 - SERBIA/MONTENEGRO
7 giugno 2001
UN GOVERNO DI MINORANZA PER UNA CAUSA MINORE
di Drasko Duranovic - (AIM Podgorica, 31 maggio 2001)
**Già l'annuncio che il nuovo premier sarà... quello vecchio, Filip Vujanovic, parla a favore della tesi secondo cui al vertice del potere in Montenegro vi è il timore che il governo minoritario non durerà a lungo, e tantomeno si avvierà verso riforme serie. Questo, tuttavia, non significa che non vi saranno molti cambiamenti di quadri, soprattutto all'interno del Partito Democratico dei Socialisti (DPS)**
"Ho ritenuto che la cosa più razionale sarebbe stata la presenza a capo del governo di una persona in grado di assumersi immediatamente la responsabilità della realizzazione degli obiettivi strategici e dei compiti che in questo momento stanno di fronte al governo della repubblica. Il signor Vujanovic ha dato prova, nella sua carica di presidente, di grande professionalità, di competenza politica, di sincera dedizione alle riforme". Con queste parole il presidente montenegrino Milo Djukanovic ha motivato la sua decisione di affidare a Filip Vujanovic, vicepresidente del DPS, il compito di formare il nuovo governo montenegrino.
Il parlamento del Montenegro dovrebbe dare, in occasione della seduta prevista per il 5 giugno, la propria fiducia a Vujanovic e votare il nuovo governo della repubblica. In tale modo avrebbe termine il dramma politico post-elettorale, durato quaranta giorni, al quale non si riusciva a trovare una soluzione. Nei prossimi anni - così è scritto nell'accordo firmato dai leader della coalizione "La vittoria del Montenegro" e dell'Unione Liberale (LSCG) - i liberali sosterranno un governo di minoranza del DPS e dei socialdemocratici del SDP, nonché tutte le mosse e le proposte di legge mirate a organizzare il referendum sull'indipendenza. In cambio, la coalizione di Djukanovic e di Rakcevic sosterrà l'elezione di Vesna Perovic, portavoce del LCSG, a presidente del parlamento montenegrino.
Per la prima volta in undici anni di multipartitismo in Montenegro, dunque, governerà un governo di minoranza e, sempre per la priva volta, a capo del parlamento non vi sarà un funzionario del Partito Democratico dei Socialisti (negli ultimi sei anni tale funzione è stata rivestita da Svetozar Marovic, vicepresidente del DPS).
In altre circostanze forse questi fatti politici sarebbero stati qualificati come sviluppi democratici, come la perdita del monopolio di partito che il DPS ha avuto nel corso dell'ultimo decennio. E forse anche l'intenzione manifestata pubblicamente di organizzare il referendum potrebbe essere interpretata come un abbozzo di soluzione per la questione dello status del Montenegro.
Si tratta tuttavia solo di un'apparenza: né il governo di minoranza rappresenta uno sviluppo democratico, né le circostanze politiche indicano che sia imminente la risoluzione del problema dello status del Montenegro. Si potrebbe più che altro dire che si tratta di una... scelta obbligata. In particolare, dopo l'insuccesso delle tragicomiche trattative con la coalizione "Insieme per la Jugoslavia" [guidata dal SNP di Predrag Bulatovic], con le quali è riuscito a compromettere rapidamente la propria politica agli occhi dell'opinione pubblica, il vertice della LSCG non ha praticamente avuto altra scelta - l'unica possibilità che gli rimaneva era quella di sostenere il governo di minoranza del DPS e del SDP. Ogni altra soluzione sarebbe stata rovinosa per i leader della LSCG, che non avrebbero potuto sopravvivere politicamente a un tale voltafaccia. Già ora - a causa delle trattative dietro le quinte con l'altro campo politico - sono esposti a forti critiche da parte dei propri stessi membri.
Da parte sua, la coalizione di governo di DPS e SDP non ha potuto pensarci su più di molto, dopo che i liberali hanno detto pubblicamente che avrebbero appoggiato un governo di minoranza: per il desiderio di rimanere al potere e di potere portare a termine il progetto di indipendenza statale ha dovuto accettare la proposta della LSCG.
Ma è difficile nascondere l'effettiva verità politica: l'opzione dell'indipendenza del Montenegro ha subito un brusco rallentamento. I tre partiti che sono a favore della sovranità del Montenegro hanno dimostrato con i fatti di non avere la volontà politica sufficiente per potersi unire intorno al progetto comune. Quello che gli uni dicono degli altri dimostra che nell'ambito di questo blocco regna un'asprissima intolleranza: né i liberali credono che Djukanovic e Rakcevic lavorino effettivamente nell'interesse dell'indipendenza del Montenegro, né Djukanovic e Rakcevic credono in Slavko Perovic o vedono nei suoi colleghi di partito della LSCG dei sinceri alleati nella lotta politica contro Bulatovic, Soc e Bojovic, i leader della coalizione "Insieme per la Jugoslavia".
Più precisamente: i partiti del cosiddetto blocco montenegrino assomigliano più a dei nemici che a degli alleati che lavorano insieme per le riforme e il rinnovo dello stato montenegrino. Per questo motivo si è dovuto necessariamente verificare un paradosso politico: e cioè che i tre partiti che formano la maggioranza nel parlamento del Montenegro (circa il 52 per cento dei seggi) dessero vita a un governo di minoranza!
E affinché tutto risulti ancora più interessante, dal governo che avrà come premier Filip Vujanovic ci si attende: che restituisca la fiducia fortemente intaccata nelle istituzioni statali, che avvii trattative all'interno del Montenegro e con la Serbia, al fine di garantire un consenso riguardo all'eventuale referendum... E, allo stesso tempo, che assicuri un'economia montenegrina che funzioni normalmente, in modo tale che l'insoddisfazione sociale non culmini in proteste operaie. Dunque, il nuovo governo di minoranza di Filip Vujanovic ha il compito di mettere in atto ciò che nemmeno un governo montenegrino è riuscito a conseguire negli ultimi dieci anni!
Per questo, nonostante le dichiarazioni ottimistiche che provengono dalle fila del Partito Democratico dei Socialisti e dal Partito Socialdemocratico, e nonostante l'accordo di collaborazione che tali due forze hanno firmato con la LSCG, la creazione del governo di minoranza sembra più che altro un voler prendere tempo.
Si ha l'impressione che di tutto questo sia stato cosciente anche lo stesso Djukanovic. L'affidamento della poltrona di premier a Vujanovic è stato un segnale diretto del fatto che non vi sarà alcun cambiamento copernicano all'interno del potere. Vujanovic finora non ha mai avuto la fama di uomo dei grandi cambiamenti politici o delle grandi operazioni in campo economico.
Bisogna ammettere che, a giudicare dalle informazioni di cui dispone l'AIM, il nuovo governo non assomiglierà completamente a quelli precedenti: i vertici di DPS e SDP hanno deciso insieme di cercare di introdurre nel nuovo governo il maggior numero possibile di personalità estranee ai partiti, si dice addirittura in misura del 30%. In tal modo, afferma Zarko Rakcevic, presidente del SDP, si può riottenere la fiducia della gente nelle istituzioni dello stato e, allo stesso tempo, rafforzare il movimento politico e la posizione nei confronti dei paesi esteri.
Ma l'idea dell'entrata di personalità estranee ai partiti viene messa seriamente in dubbio da quello che è stato finora il comportamento dell'Unione liberale. Questo partito, in particolare, il giorno dopo avere annunciato il proprio sostegno al governo di minoranza ha rivolto le propri critiche più aspre contro... la coalizione di Djukanovic e Rakcevic. Accusando soprattutto Djukanovic delle forme più estreme di pressioni poliziesche e da servizi segreti nei confronti della LSCG, i leader di questo partito hanno dimostrato con chiarezza che è molto difficile prevedere i futuri destini dell'accordo tra la LSCG e la coalizione di DSP e SDP. In altre parole: ciò scoraggerà molte personalità esterne ai partiti dall'accettare un incarico delicato nelle istituzioni dal quale potrebbero essere cacciati in un batter d'occhio, per volontà della LSCG, senza alcuna colpa personale.
Per tutti i motivi elencati, è facile prevedere che il governo di minoranza manterrà lo status quo, senza un vero desiderio e un'effettiva possibilità di svolte radicali. Allo stesso tempo, il DPS avvierà trattative all'interno del Montenegro, ma anche con Belgrado, nel tentativo di riprendere l'iniziativa sul piano politico e di riottenere un po' della sicurezza di sé intaccata dalla perdita del potere assoluto. E' logico inoltre presupporre che si cercherà di rimandare nel tempo anche la questione del referendum e che ci si potranno attendere, prima del referendum, nuove elezioni. Una specie di esame di riparazione, per Djukanovic e Rakcevic.
| Data: 07-06-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Drasko Duranovic |
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