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"Il "mini-memorandum" dell'Accademia delle Scienze macedone"

Data: 09-06-2000 Fonte: "Dnevnik"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #331 - MACEDONIA
9 giugno 2000


IL "MINI-MEMORANDUM" DELL'ACCADEMIA DELLE SCIENZE MACEDONE

[Pubblichiamo qui di seguito, a titolo documentativo, il testo integrale dell'appello dell'Accademia delle scienze macedone reso pubblico nei giorni scorsi, seguito da un articolo sulle relative reazioni delle forze politiche della Macedonia. Va precisato che le cifre riportate dall'Accademia riguardo alla presenza di gruppi minoritari macedoni nei paesi confinanti con la Macedonia appaiono esagerate. Per i progetti riguardanti l'istruzione di livello universitario della minoranza albanese, cui si fa riferimento nel testo dell'Accademia, e i conseguenti dibattiti politici nel paese si veda "Notizie Est" #326, 18 maggio 2000 - a.f.]

L'APERTURA DI UN'ISTRUZIONE DI LIVELLO UNIVERSITARIO PARTICOLARE PER LE MINORANZE E' UN ERRORE STORICO E PORTA ALLA DISSOLUZIONE DELLO STATO
(da "Dnevnik", 3 giugno 2000)

L'Accademia delle Scienze e delle Arti Macedone (MANU) ritiene necessario rendere pubblica la propria posizione riguardo alla scottante questione dei diritti e degli obblighi delle minoranze nazionali, nonché dell'educazione di livello universitario nella lingua delle minoranze del nostro stato, poiché si tratta di una questione essenziale, che va a toccare la sopravvivenza dello stato macedone e della nazione macedone in generale. Dopo avere esaminato approfonditamente tutti gli aspetti del problema nel contesto nazionale e internazionale, si è giunti alla constatazione che gli istituti scientifici macedoni, e quindi la stessa MANU, non hanno dedicato una giusta attenzione all'analisi complessa delle condizioni, dei diritti e degli obblighi delle minoranze nazionali nel nostro paese e in quelli confinanti. Se si prende in considerazione il passato e il presente dei popoli e degli stati balcanici, nonché di quelli europei, si rileva facilmente che essi sono tutti, nella loro composizione etnoculturale, multietnici, multiconfessionali e multiculturali. Ma in tutti tali paesi i diritti e gli obblighi delle minoranze non possono eccedere gli standard internazionalmente accettati, né si possono avanzare richieste irrealistiche o porre condizioni inaccettabili che rendono le minoranze un fattore di destabilizzazione dello stato. Con un'osservanza e una messa in atto coerenti delle norme costituzionali e legali si rende possibile un rapporto equo nei confronti di tutti i cittadini e si toglie spazio alle scontentezze e alle pretese smisurate. Nell'affrontare la questione della minoranza nazionale albanese, bisogna tenere conto del fatto che la Repubblica di Macedonia confina con la Repubblica di Albania, estremamente destabilizzata, e con l'ormai largamente albanizzato (ma formalmente ancora jugoslavo) Kosovo (con uno status e una prospettiva che rimangono ancora ignoti). Non bisogna inoltre dimenticare la Piattaforma "pan-nazionale" per la risoluzione della questione nazionale albanese nel contesto balcanico, proclamata di recente in via ufficiale, che avanza pretese non celate di inglobazione anche di una larga parte del territorio della Repubblica di Macedonia. Ma oltre a ciò va sottolineato che anche nella Repubblica di Albania, come d'altronde in Kosovo, esiste una nutrita minoranza nazionale macedone, e che essa vive come collettività sui due lati di pressoché tutto il confine albano-macedone e kosovo-macedone (e in gruppi o distribuito singolarmente, in tutto il territorio dell'Albania), con una mancanza completa dei più elementari diritti e libertà umani e minoritari, se non in forma estremamente ridotta nel caso della limitata enclave cristiano-macedone nella regione meridionale del lago di Prespa. Se si tiene conto del fatto che oltre il confine con la Grecia e la Bulgaria vivono parti della frammentata nazione macedone, e che analoga è la situazione geopolitica e demografica dell'intero spazio balcanico, a causa del rilassarsi delle tensioni esistenti tra le diverse nazioni e i diversi stati, nonché della creazione di un clima di fiducia reciproca tra gli stati confinanti e all'interno di essi, è indispensabile la firma concordata di una dichiarazione unitaria internazionalmente garantita sui rapporti, i diritti, le libertà e gli obblighi degli stati e delle minoranze dell'Europa sud-orientale. La convenzione proposta nel Parlamento macedone è solo il passo iniziale per una regolamentazione complessa della questione delle minoranze nell'area sud-orientale dell'Europa. Tenendo presente la situazione nella Repubblica di Macedonia e le attuali pressioni che vengono esercitate in maniera organizzata dai partiti della minoranza nazionale albanese, bisogna partire dal reale status etnoculturale storicamente definito della nazione macedone, nonché dalle norme costituzionali e legali relativi all'obbligo di conoscere e impiegare la lingua ufficiale di stato. Il diritto all'educazione nella lingua madre delle minoranze deve essere armonizzato con le normative previste dagli atti approvati internazionalmente e in particolare nello spirito della Convenzione-quadro [dell'UE - N.d.T.] per i diritti delle minoranze etniche. Poiché l'educazione nelle scuole superiori professionali e negli istituti universitari rappresenta una preparazione diretta al lavoro, e questo sull'intero territorio dello stato, le richieste avanzate per la realizzazione, in questo segmento del processo educativo, di un insegnamento nella lingua di una determinata minoranza, sono non funzionali e politicamente motivate. L'insistenza dei partiti della minoranza nazionale albanese per l'apertura di un'università in lingua albanese in realtà non costituisce in alcun modo un problema educativo, bensì l'espressione di un'aspirazione alla realizzazione delle intenzioni proclamate di risolvere la "questione nazionale albanese" nei Balcani, e con ciò di rompere l'integrità dello stato macedone. Il ritardo nell'approvazione della Legge sull'educazione di livello universitario crea solo le condizioni ideali per l'emergere di aspirazioni mirate a una soluzione radicale del problema. Analogamente a quanto avviene in ogni stato civilizzato, anche nella Repubblica di Macedonia è necessario costruire con il processo istruttivo ed educativo un patriottismo macedone. E per garantire l'uniformità, nonché la eguale qualità dell'istruzione e dell'educazione dei cittadini nello stato, i testi scolastici delle nostre scuole devono essere per tutte le materie unici (nella lingua madre). Inoltre, bisogna escludere ogni intrusione diretta dei partiti politici nelle istituzioni di istruzione ed educative, così come nel processo dell'istruzione e dell'educazione nel suo complesso. Poiché in nessun luogo del mondo le minoranze etniche hanno un'istruzione di livello universitario nella loro lingua madre, e non esiste nemmeno un rilevante documento internazionale che impegna all'introduzione di una tale istruzione (gli esempi spesso citati della Finlandia, della Svizzera, del Belgio e della Romania hanno un fondamento storico del tutto diverso!), lo stato macedone compierà un irreparabile errore storico se legalizzerà l'apertura di un'istruzione di livello universitario statale particolare nelle lingue delle minoranze nazionali. Ciò non solo non è economicamente coerente, ma porterà inevitabilmente alla federalizzazione, alla disintegrazione e alla dissoluzione dello stato. L'Accademia macedone delle scienze e delle arti sente il bisogno di sottolineare che nella risoluzione di tali delicate questioni bisogna avere un'idea più ampia delle condizioni delle minoranze nel mondo, o perlomeno nel contesto europeo e in particolare balcanico, e per questo riporta la seguente rassegna:

Nella spesso citata Romania, per esempio, vivono come minoranza nazionale 2.406.519 abitanti (ungheresi, tedeschi, ucraini, russi, turchi, serbi, tartari, slovacchi, bulgari, ebrei, cechi, polacchi, croati, greci e armeni) e la sola minoranza ungherese conta 1.620.199 persone. In Lettonia, i lettoni sono solo 1.388.000 (52%) e i rimanenti abitanti sono russi (907.800, vale a dire il 34%), bielorussi, ucraini, polacchi, lituani, ebrei e altri. L'Estonia ha complessivamente 1.566.000 abitanti, dei quali solo 963.000 (il 61,5%) sono estoni e 474.500 (30,3%) sono russi, mentre in quantità inferiori sono presenti anche ucraini, bielorussi, finlandesi, ebrei e altri. Nelle maggiori città di tali stati (Riga e Tallinn), più della metà degli abitanti è russa, e in alcune città i lettoni e gli estoni raggiungono appena il 10-20%. La Polonia non tiene una statistica a parte per le minoranze nazionali e mette in atto una "politica di omogeneizzazione", ma con indagini è stato confermato che in tale paese, nonostante tutte le espulsioni e i trasferimenti in massa dopo la Seconda guerra mondiale, ancora oggi, oltre ai polacchi, vivono anche: tedeschi (400-500.000, dopo l'emigrazione di 424.000 in Germania), ucraini (250-350.000), bielorussi (200-300.000), casciubi (150.000), nonché lituani, slovacchi, cechi, ebrei e altri. La Repubblica Ceca viene anch'essa ritenuta uno stato europeo omogeneo, ma in essa, secondo il censimento del 1991, i cittadini si sono definiti come moravi (1.356.267), slovacchi (308.296), polacchi (58.573), tedeschi (47.789), slesi (44.025), rom (33.489), nonché ucraini, russi, bulgari, greci, russini, romeni ecc. Non diversa è la situazione in Slovacchia, dove, secondo il censimento dello stesso anno, vivono anche: ungheresi (566.741), rom (80.627, ma si ritiene che in realtà arrivino a più di 250.000), cechi (53.422), russini (16.900), ucraini (13.800), nonché tedeschi, moravi e polacchi. La Polonia e la Repubblica Ceca sono tra i primi candidati all'UE e va notato che nessuno li definisce multistati. La Jugoslavia (e in particolare la Serbia) costituisce ancora un grande mosaico di minoranze etniche ampie e ufficialmente riconosciute (albanesi, ungheresi, romeni, montenegrini, croati, slovacchi, bulgari, russini, macedoni, valacchi e altri), il cui numero oggi, dopo tutte le turbolenze in queste aree, non è ancora confermato con precisione. A differenza di essa, la Bulgaria si proclama "stato mononazionale", ma al suo interno, secondo i dati ufficiali del 1985, viveva il 20,2% di minoranze nazionali: turchi (con il numero imponente di almeno 900.000 abitanti), macedoni (secondo il censimento del 1946 252.908, nel 1956 il numero è diminuito a 178.862 e nel 1965 ne sono stati registrati solo 8.750, anche se il numero reale è superiore a 200.000), rom (circa 450.000), nonché valacchi, greci, russi, armeni, albanesi, tartari, gagausi e circassi. Il nostro vicino occidentale, l'Albania, in linea di principio (costituzionalmente) riconosce le minoranze nazionali, ma nei censimenti della popolazione tutti i non albanesi vengono registrati come "altri" e, secondo il censimento del 1989, si sa in maniera confermata che in questo stato vivono minoranze etniche di consistenza notevole: greci (circa 400.000), macedoni (120-250.000), valacchi (circa 35.000), nonché rom, montenegrini, serbi, ebrei, armeni e altri. La Grecia, membro dell'Unione Europea, si qualifica come stato "mononazionale", poiché non riconosce uno status delle minoranze nazionali nello stato, né le registra in occasione dei censimenti, né ancora osserva tutti gli atti internazionali sui diritti umani e delle minoranze nazionali, nonché sulle loro libertà. Si sa, tuttavia, che all'interno dei confini del nostro vicino meridionale vivono vaste minoranze etniche come collettività: macedoni (200-350.000), turchi (100-120.000, ufficialmente registrati come "musulmani"), albanesi (circa 300.000), valacchi (fino a 600.000), rom (circa 140.000) e come cittadini individuali anche: armeni, ebrei, bulgari e altri. Analogamente, l'Italia si ritiene uno stato europeo etnicamente omogeneizzato, anche se al suo interno ribolle lo spirito del separatismo etnico e vivono come minoranze nazionali riconosciute numerose collettività: tedeschi/austriaci, sloveni, francesi, croati, greci, ladini e albanesi (questi ultimi sono addirittura più di 300.000 abitanti!). Alla luce di tutto ciò, non vi sono particolari giustificazioni per attribuire solo alla Macedonia le qualificazioni "multi-". Al suo interno, secondo il censimento condotto sotto controllo internazionale nel 1994, le minoranze nazionali rappresentano il 33,5% degli abitanti del paese (albanesi 22,9%, turchi 4%, rom 2,3%, serbi 2%, musulmani 0,8%, valacchi 0,4% e altri 1,2%). Rispettando i documenti nazionali esistenti e da essa ratificati, la Repubblica di Macedonia deve garantirsi lo status di stato europeo, uguale e con pari diritti rispetto a tutti i vicini.

(testo integrale dell'appello dell'Accademia macedone delle scienze e delle arti; titolo della redazione di "Dnevnik")


LE REAZIONI ALL'APPELLO DELLA MANU: ALTA COSCIENZA NAZIONALE DEGLI ACCADEMICI O REPLICA A SCOPPIO RITARDATO DEL MEMORANDUM DELL'ACCADEMIA SERBA?
(di Sonja Kaziovska e Diana Mladenovska - "Dnevnik", 3 giugno 2000)


L'appello pubblico dell'Accademia macedone delle scienze e delle arti (MANU), nella quale quest'ultima esprime le proprie posizioni critiche nei confronti delle richieste degli albanesi di Macedonia per un'istruzione di livello universitario, hanno suscitato reazioni opposte sulla scena politica macedone. Alcuni partiti giudicano l'uscita della MANU come un "segno di alta coscienza nazionale", mentre altri la ritengono inutile, oppure la paragonano al noto "memorandum dell'Accademia serba", che viene ritenuto come la battuta d'avvio del nazionalismo serbo negli anni '80. L'esponente più alto dell'Accademia, Georgi Efremov, è pienamente convinto che le posizioni della MANU non abbiano alcuna relazione con le attività del Ministero dell'educazione, con le trattative condotte con van der Stoel, o con i preparativi per una legge sull'istruzione di livello universitario - la MANU ha dichiarato già il 29 gennaio scorso che sarebbe uscita con una propria posizione in merito all'educazione delle minoranze e allo status dell'università di Tetovo. [...] Efremov è categorico nell'affermare che l'appello è stato approvato con il consenso di tutti i membri dell'Accademia. Alla preparazione della legge sull'istruzione universitaria hanno partecipato i due accademici Evgenij Dimitrov e Nikola Uzunov, i quali, almeno finora, non si sono dissociati dalle posizioni della MANU. Per la SDSM (Partito Socialdemocratico della Macedonia) l'appello della MANU sull'istruzione di livello universitario degli albanesi è "del tutto superfluo". Il portavoce di tale forza politica, Vlado Buckovski, afferma che il suo partito è favorevole a ogni soluzione di questo problema che sia conforme alla Costituzione e al diritto internazionale. "Dalle disposizioni finora presentate della legge sull'istruzione di livello universitario non abbiamo rilevato nulla di contestabile, né abbiamo dilemmi riguardo a come viene risolta la 'questione della lingua'. Gli organi più alti della SDSM esamineranno la legge nel suo complesso e siamo pronti a contribuire in maniera costruttiva alla sua eventuale approvazione", ha affermato Buckovski. I rappresentanti della DA (Alternativa Democratica) ritengono che ogni documento dell'Accademia abbia una particolare importanza e dichiarano che l'ultimo appello della MANU verrà esaminato attentamente dagli organi più alti del loro partito. Secondo Zamir Dika del DPA (Partito Democratico degli Albanesi), le recenti posizioni e gli argomenti della MANU non sono al livello di tale istituzione. "Alla MANU si comportano come se gli albanesi vivessero in un altro paese e analizzano il fenomeno come se avvenisse all'estero. Perché non hanno pubblicato qualcosa sull'attuale situazione degli albanesi nell'ambito dell'istruzione di livello universitario, o percentuali sulla partecipazione degli albanesi alle istituzioni del sistema? Perché la MANU non si interessa di dire in quale condizione verrebbe a trovarsi in futuro il paese nel caso in cui gli albanesi non dovessero ottenere l'istruzione di livello universitario? Spero che questa uscita della MANU non sia motivata da qualche ambizione grande-statale e che dietro di essa non vi sia l'intera istituzione, bensì solo alcuni suoi membri. Tutto ciò non porta alla stabilizzazione della Macedonia. E' un segnale preoccupante, che la comunità internazionale non può non notare", afferma Dika. "Non ci attendevamo dalla MANU una posizione così rigida riguardo a questioni che riguardano la sfera dei rapporti internazionali e rispetto alla situazione degli albanesi, né che la MANU si interessasse di questioni legate alla politica di tutti i giorni. Tutto questo ora ricorda un passato negativo, quando l'Accademia delle scienze serba è diventata uno strumento dell'attuale gruppo politico al potere in Serbia. Dalla MANU ci si attende piuttosto che pubblichi una posizione e delle soluzioni riguardo alla profonda crisi economica in cui si trova lo stato", afferma Naser Ziberi del PDP (Partito del Progresso Democratico). Petar Gosev, del LDP (Partito Liberal-Democratico) concorda sul fatto che la MANU non debba avventurarsi nel campo della politica di tutti i giorni, ma ritiene che le richieste degli albanesi siano irrealistiche. "Sono d'accordo con la MANU che gli albanesi avanzino delle richieste irrealistiche, a cominciare dall'istruzione di livello universitario, fino all'apporto di modifiche alla costituzione. Da questo punto di vista trovo assolutamente giustificato l'appello della MANU, ma non bisogna consentire che tale istituzione si avventuri nel campo della politica. L'introduzione di un'istruzione parallela per gli albanesi disintegrerebbe sistematicamente lo stato ed è una cosa che non esiste in alcun paese. Gli albanesi devono avere dei diritti, ma né più né meno di quelli previsti dagli standard internazionali", afferma Gosev. Jordan Boskov, della VMRO-DPMNE afferma che l'appello della MANU deve essere salutato con favore. "La posizione della MANU è l'espressione di un'alta coscienza nazionale, ma non sono d'accordo con il fatto che le richieste degli albanesi per un'istruzione di livello universitario possano portare al dissolvimento dello stato, poiché vi sono accordi internazionali con i quali tali diritti vengono regolati e sulla loro messa in atto vi è chi veglia".


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Data: 09-06-2000 Fonte: "Dnevnik"
Autore: Autori vari





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