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Verso una maggiore stabilità?

Data: 13-06-2004 Fonte: "Beta News"
Autore: Lorenzo Guglielmi

N.E. BALCANI #816 - SERBIA-MONTENEGRO
13 giugno 2004


ELEZIONI PRESIDENZIALI IN SERBIA: VERSO UNA MAGGIORE STABILITA’?
a cura di Lorenzo Guglielmi

I diversi sondaggi condotti a partire dalla fine di maggio 2004 forniscono previsioni con differenze percentuali minime. Tomislav Nikolic, il “Le Pen serbo”, sbancherà soltanto al primo turno. Verosimile una rimonta del fronte democratico, inizialmente disperso su più candidati, ma pronto a un ballottaggio di “unità nazionale” in favore del candidato dei DS (Partito Democratico) Boris Tadic


Nei giorni che precedono le elezioni presidenziali del 13 giugno 2004 il clima che si respira all’interno del Governo di Kostunica è di generale soddisfazione per i primi 100 giorni di efficientismo nei processi di “costruzione delle istituzioni”.
Tra le tante leggi (oltre 31), quella che stabilisce l’elezione del Presidente della Repubblica di Serbia senza più “quorum” è senz’altro una novità rilevante, che tuttavia è stata fin troppo enfatizzata. Se il problema era l’astensionismo a oltranza dei cittadini dalle urne, questa volta si eviterà senz’ombra di dubbio al paese il ripetersi di tristi farse elettorali, con relative frustrazioni, perdite tempo e denaro pubblico. D’ altra parte, non si può neppure negare che nelle presidenziali dell’ottobre 2003 sia stato proprio quel “dispettoso” 50%+1 a decretare il “trionfo” della diserzione in massa dalle urne come il minore tra i mali. La Serbia è rimasta senza Presidente e l’incubo nazionalista è stato barattato con un grave vuoto di potere. L’annullamento del risultato ha scongiurato de jure una deriva radicale sotto il segno di Tomislav Nikolic, candidato e "camerata" di Seselj per il Partito Radicale (SRS). Tuttavia, i dati forniti dai più recenti sondaggi parlano di un’affluenza al voto che dovrebbe oscillare attorno al 60%, scavalcando largamente il quorum della vecchia legge elettorale.
Le percentuali sono del tutto in linea con le ultime elezioni del 28 dicembre, quando i serbi hanno votato senza troppi entusiasmi per il rinnovo del proprio Parlamento repubblicano.
Alla fine, ferma restando la necessità di sistemi elettorali efficaci e democratici, l’astensionismo non è che un sintomo di un malessere più profondo e generale.


Difficile dunque pensare a qualche correlazione tra la nuova legge elettorale e una rediviva “voglia di Presidente”. E’ invece probabile che le spinte a una più intensa partecipazione politica nel voto vadano ricercate nel maggior credito di cui godono i candidati agli occhi dell’opinione pubblica e nella rinnovata sensibilità per il tema dell’equilibrio istituzionale. E’ inoltre un fatto - a volte più fisiologico che politologico - che la passività, alla lunga, è logorante. Senza un Presidente della repubblica, infatti, non può esservi nemmeno quel “grado zero” di stabilità indispensabile per un corretto funzionamento della politica interna ed estera, tanto nei complicati rapporti con il Montenegro che in quelli tra le due repubbliche e la UE, che sembrerebbe intenzionata a porre la loro unità come requisito essenziale per la futura integrazione nella compagine europea.
I cittadini della Serbia, forse, stanno giungendo a questa presa di coscienza collettiva. Resta dunque agli analisti il compito di interpretare le ragioni di questa timida crescita attesa per il voto presidenziale.

TOMISLAV NIKOLIC: IL CANTO DEL CIGNO DEGLI ULTRANAZIONALISTI?

L’agenzia Marten Board International e il Center for Alternative Studies (CPA) concordano nel pronosticare un ballottaggio tra il candidato democratico dei DS Boris Tadic e il radicale Tomislav Nikolic del SRS di Seselj.
La Marten Board, sulla base di un’indagine condotta dall’1 all’8 giugno su un campione di 1457 cittadini, dà Tomislav Nikolic in vantaggio al primo turno con 29,1% dei voti contro i 22,6 di Tadic.
Sulla base delle stime condotte dell’agenzia Faktor Plus, invece, la distanza si accorcia a un 27,8% per Nikolic contro 23,5% per Tadic.
Il plurimiliardario Bogoljub Karic, proprietario dell’ impero delle telecomunicazioni BK (Gruppo Fratelli Karic), invece, dovrebbe posizionarsi al terzo posto con 700.000 voti circa, contro i 670.00 di Dragan Marsicanin, candidato prescelto dalla coalizione di Governo.
Sempre secondo l’agenzia Faktor Plus sono 52,8% i cittadini sicuri di votare, a fronte di un 20% di elettorato indeciso e di uno zoccolo duro di disertori incalliti pari al 21,7%.

Per quanto riguarda la distribuzione del voto ai candidati presidenti sulla base dell’appartenenza partitica dei votanti, secondo l’agenzia Faktor una porzione del voto socialista andrà ai radicali, mentre quasi la metà dei sostenitori del G17 plus voteranno per Tadic oltre, naturalmente, ai suoi seguaci dei DS (Partito Democratico).
Bogoljub Karic, nella veste di outsider, sarà il polo di attrazione per i voti del SPO (Partito del Rinnovamento Serbo) e di NS (Nuova Serbia), entrambi membri della coalizione governativa, ma anche dei socialisti del SPS di Milosevic, al quale la famiglia è legata da antichi rapporti clientelari. Karic, infatti, sembrerebbe essere l’uomo capace di calamitare verso il proprio progetto politico quella parte di elettorato in crisi di identità e indeciso, assieme a coloro che hanno votato per partiti non parlamentari.
Marsicanin, invece, riceverà supporto dai membri della propria coalizione, anche se una quota dei voti provenienti dalla propria area politica gli verrà sottratta dagli avversari Karic e Tadic.

I radicali si confermano come la grande forza politica antagonista e reazionaria, sebbene l’indagine condotta dal CPA su un campione di 1800 votanti descrive una situazione da “canto del cigno”. Il secondo turno, infatti, si dovrebbe giocare come un ballottaggio di “unità nazionale”, con una polarizzazione dello sbandato voto democratico attorno alla figura di Boris Tadic, quotato a un 36% di voti e Nikolic, sul fronte opposto, bloccato nel suo grande feudo elettorale, a godersi il suo 28% di incondizionata fedeltà. In poche parole, i tentativi di Nikolic per far passare i radicali come una forza politica moderatamente antieuropeista non riescono ad allargare il suo bacino di elettorato.
Secondo le interviste condotte dal CPA, la maggioranza dei votanti è convinta che saltare sul carro di Nikolic al secondo turno significhi procrastinare il già lontano traguardo di entrata nella UE, frenare gli investimenti stranieri e gli aiuti economici, e quindi non migliorare di alcunché gli standard di vita della popolazione. Non è più tempo di “harakiri”.

GIOVANI DISINTERESSATI, ALLE URNE PER “EXTREMA RATIO”.

Dal 31 maggio al 3 giugno la Facoltà di Economia di Belgrado ha condotto un Marketing Workshop, pubblicato il 9 giugno. L’indagine è basata su un campione di 1.282 studenti. Circa i tre quinti della popolazione studentesca dell’Ateneo di Belgrado non si interessa di politica ma ha dichiarato che andrà a votare. Boris Tadic si presenta come il candidato ampiamente favorito già nel primo turno, con il 36% dei voti degli studenti universitari. Nikolic non supera il 6%.
I DS sono il partito favorito dai giovani dell’Università, con 3,24 punti assegnati su scala auto-ancorata con valori da da 1 a 5, seguiti dal G17 e dai DSS di Kostunica.
La situazione generale del paese, invece, è valutata con meno di 2, mentre le privatizzazioni vengono considerate “male”, “molto male”, o “rapina”. Costruzione delle istituzioni, stato di diritto, pace e sicurezza sono i valori “caldi”. Tre studenti su quattro considerano necessaria la cooperazione con l’Aja. Uno su quattro sostiene la necessità di dividere il Kosovo in due entità etniche, mentre il 22% è convinto che la provincia dichiarerà l’indipendenza. Il 45% degli studenti, inoltre, è convinto che Serbia e Montenegro entreranno nella U.E. insieme, ma non prima del 2015.

E proprio su certe delicate questioni di politica interna si giocherà il ballottaggio. Secondo il CPA, infatti, le elezioni presidenziali potranno subire scosse pericolose in base all’andamento del processo a Legija per l’assassinio di Zoran Djndjc e nel caso di riacutizzazione dei conflitti tra serbi e albanesi nel Kosovo.

(fonte: Beta News [Belgrado], 10 giugno 2004)

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Data: 13-06-2004 Fonte: "Beta News"
Autore: Lorenzo Guglielmi





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