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"Il Montenegro di fronte a nuovi dilemmi"
| Data: 18-12-2000 | | Fonte: AIM |
| Autore: Dragoljub Vukovic |
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NOTIZIE EST #378 - SERBIA/MONTENEGRO
18 dicembre 2000
IL MONTENEGRO DI FRONTE A NUOVI DILEMMI
di Dragoljub Vukovic - (AIM Podgorica, 17 dicembre 2000)
Secondo le promesse delle autorità montenegrine, il referendum sullo status statale-giuridico del Montenegro dovrebbe svolgersi verso la metà del prossimo anno. I rapporti all'interno della coalizione di governo "Da zivimo bolje" ("Viviamo meglio") sono tuttavia in questo momento tali da fare ritenere più probabili elezioni parlamentari anticipate, piuttosto che il referendum, proprio come insiste il Partito Socialista Popolare (SNP) ex filo-Milosevic e ora partner di coalizione della DOS a livello federale.
L'inizio delle attività del gruppo di lavoro parlamentare che ha come compito quello di rinnovare la vecchia legge, o di prepararne una nuova, sul referendum e le regole per il dibattito pubblico mediante un voto generale, ha dimostrato che è uno dei membri della coalizione di governo, il Partito Popolare (NS), che intende fare ostruzione contro i preparativi per il referendum. I suoi rappresentanti non si sono presentati alla prima riunione costitutiva del summenzionato gruppo di lavoro parlamentare. A giudicare dalle dichiarazioni del leader dei "popolari", Dragan Soc, il partito non si presenterà a tali riunioni nemmeno in futuro, se non verranno soddisfatte le sue condizioni.
Il NS accusa già da lungo tempo i suoi due partner di coalizione, il Partito Democratico dei Socialisti (DPS) e il Partito Socialdemocratico (SDP) di condurre attraverso i media statali una campagna per l'indipendenza del Montenegro, mettendo così coloro che sostengono un punto di vista politico diverso in posizione ineguale. "Non ci bastano tre minuti nel programma "Specchio dei partiti" (trasmissione TV riservata alla presentazione delle posizioni dei partiti politici), dopo che qualche altra corrente politica ha spiegato le proprie posizioni per ben mezz'ora nel telegiornale principale", afferma Soc e avverte che il suo partito non consentirà "lo svolgimento di una campagna a favore del referendum" mentre "le regole per i media valgono solo per le fasi finali".
Un'importante precondizione per la creazione dei presupposti affinché i cittadini possano decidere in maniera corretta e democratica sul futuro status statale-giuridico del Montenegro, secondo l'opinione della dirigenza del NS, è quella delle dimissioni del team direttivo della televisione di stato montenegrina, a partire dal direttore generale e responsabile Velibor Covic. Il NS sta insistendo ostinatamente su questa richiesta nel corso delle trattative con i partner di coalizione, e condiziona alla sua accettazione la propria collaborazione ai preparativi per il referendum.
A causa delle sue posizioni riguardo la politica redazionale dei media statali e ancor più a causa del suo disaccordo rispetto al modo in cui il DPS e il SDP guardano ai futuri rapporti tra Montenegro e Serbia (un'unione di stati internazionalmente riconosciuti), il NS sta diventando sempre più un elemento problematico per l'attuale coalizione al potere. I "popolari" di Soc, sotto molti aspetti, sono ora più vicini al SNP di Momir Bulatovic che ai partiti con i quali hanno conquistato il potere appena tre anni fa. A differenza del SNP, il NS non dà la precedenza alle elezioni anticipate, ma con il suo comportamento potrebbe direttamente causarle, anche se rimane la domanda quanto in questo momento esse converrebbero a tale partito.
Se in occasione della prossima riunione della trojka dei partiti di governo non verrà raggiunto un compromesso con i "popolari" riguardo ai media statali e alla piattaforma per le trattative con le nuove autorità serbe, non rimarrà altro che separarsi. Un tale esito lascerebbe al DPS e al SDP due possibilità. La prima è quella di accordarsi con l'Unione Liberale (LSCG) per un sostegno a un loro governo di minoranza, o in alternativa un'entrata dei liberali nel governo in sostituzione del NS. La seconda possibilità è quella di indire elezioni anticipate.
La prima possibilità è più accettabile per i socialisti del presidente montenegrino Milo Djukanovic e per i socialdemocratici di Zarko Rakcevic. Dopo tutto, l'Unione Liberale ha espresso a più riprese la propria disponibilità a venire loro in soccorso. Ma il problema sta nel fatto che i liberali condizionano il loro aiuto a una posizione estremamente chiara di Djukanovic e di Rakcevic a favore di un Montenegro indipendente e internazionalmente riconosciuto. Una tale posizione, tuttavia, non è in armonia con la strategia del presidente Djukanovic e del suo partito, poiché questi ultimi insistono per conservarsi lo spazio di manovra più ampio possibile nell'imminenza delle trattative con Belgrado per i futuri rapporti tra Montenegro e Serbia. Oltre a ciò, essi sono restii a fornire all'Unione Liberale un'occasione per porre condizioni e stabilire un prezzo.
Dietro i tentativi del DPS e del SDP di riuscire a convincere i "popolari" a collaborare e a restare nel governo si nasconde proprio il desiderio di evitare elezioni anticipate. Tali elezioni non rappresenterebbero solo un'ulteriore perdita di tempo, che è già limitato. Esse costringerebbero il presidente montenegrino Milo Djukanovic e il suo partito a verificare tra i propri membri e i propri elettori la validità dell'inversione politica riscontrabile nella loro posizione secondo cui il Montenegro deve essere uno stato indipendente e internazionalmente riconosciuto.
Anche se, secondo le indagini d'opinione, la ormai assicurata maggioranza a favore dell'indipendenza statale del Montenegro presuppone qualche accordo statale con la Serbia, ciò non vuole ancora dire che alle elezioni non vi possano essere sorprese, perlomeno nel caso in cui i voti degli indipendentisti dovessero essere disposti in un altro modo. Inoltre, le autorità potrebbero sfruttare un rinvio del referendum in Montenegro per delle nuove manovre tattiche contro la Podgorica ufficiale, costringendola a sprecare energie politiche su più fronti. Corre voce, in particolare, che le autorità federali potrebbero indire nuove elezioni per il parlamento federale per la prossima primavera, riportando prima di ciò la Costituzione al suo stato precedente, vale a dire a quello di prima delle modifiche costituzionali del luglio scorso.
Il fatto che alle elezioni parlamentari in Serbia, e quindi anche alla costituzione di un nuovo governo serbo, manchi ormai poco tempo, comporta un'accelerazione degli sviluppi politici in Montenegro. Innanzitutto il governo montenegrino dovrà approvare in tempi brevi una piattaforma per le trattative con il nuovo governo serbo, che, secondo quanto tutto lascia pensare, sarà formato dalla DOS. E questo vuol dire che deve fare definitivamente i conti con il dubbio relativo a chi saranno gli autori di tale piattaforma - cioè se saranno solo il DPS e il SDP, oppure anche il NS.
Il chiarimento dei rapporti all'interno della coalizione è, in fondo, il punto di partenza per tutto il resto. Quando i suoi esiti saranno noti, risulterà più chiaro cosa attenderà per primo il Montenegro - il referendum o le elezioni anticipate.
SONDAGGI ELETTORALI IN SERBIA E MONTENEGRO
Il quotidiano di Belgrado "Danas" pubblica nel suo numero di oggi, 18 dicembre, i risultati di due sondaggi elettorali, relativi rispettivamente alla Serbia e al Montenegro. Nel primo, effettuato dal Centro per le indagini politiche di Belgrado tra l'1 e l'8 dicembre su un campione di 1.532 cittadini serbi maggiorenni in 96 comunità locali della Serbia, Kosovo escluso, risulta che la DOS dovrebbe ottenere il 71% dei voti degli elettori che si recheranno alle urne il 23 dicembre. Secondo il sondaggio, il Partito Socialista otterrebbe il 13% dei voti, il Partito Radicale di Seselj il 7%, lo SPO di Draskovic il 5% e i rimanenti partiti complessivamente il 3%. La percentuale dei votanti si dovrebbe aggirare sul 67%, cioè il 7% in meno rispetto alle elezioni del settembre scorso. Tra i politici più popolari il primo risulta essere Kostunica, con il 91 per cento di valutazioni positive e solo il 3 per cento di valutazioni negative. Il presidente jugoslavo è seguito dal leader del G17, ora governatore della banca nazionale jugoslava, Mladjan Dinkic (84/11), dal suo collega nel G17 e vicepresidente del governo federale, Miroljub Labus (59/8) e dal neoministro degli esteri Goran Svilanovic (59/10). Molto più controverse sono risultate essere le valutazioni degli elettori rispetto a Zoran Djindjic (40/44).
In Montenegro è stato invece effettuato dalla agenzia "Skan" di Novi Sad un sondaggio su quali risultati darebbero eventuali elezioni anticipate, qualora si svolgessero ora. Secondo il sondaggio, il DPS di Djukanovic otterrebbe il 28,2 per cento dei voti degli aventi diritto al voto, il SNP di Bulatovic il 17,7%, l'Unione Liberale il 9,3%. Seguirebbe il Partito Socialdemocratico (SDP) con il 4,1%, mentre il Partito Popolare (NS) otterrebbe solo l'1,7% dei voti. Il campo indipendentista, conclude l'agenzia "Skan", otterrebbe quindi il 41,6% dei voti degli aventi diritto al voto, mentre le forze favorevoli a uno stato unitario con la Serbia otterrebbero da parte loro il 19,4% dei voti.
| Data: 18-12-2000 | | Fonte: AIM |
| Autore: Dragoljub Vukovic |
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