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"Vigilia elettorale tra ONG, UNMIK e partiti politici"
| Data: 09-10-2000 | | Fonte: "IWPR's Balkan Crisis Report" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #354 - KOSOVO
9 ottobre 2000
VIGILIA ELETTORALE TRA ONG, UNMIK E PARTITI LOCALI
LE ONG BERSAGLIO DI DURE CRITICHE IN KOSOVO
di Kate Tedesco - ("IWPR's Balkan Crisis Report", 3 ottobre 2000)
Liberatisi dal controllo di Belgrado, gli albanesi del Kosovo hanno trovato un nuovo regime di cui lamentarsi: la comunità internazionale.
PRISTINA - "Guardate che razza di confusione", si lamenta il giovane direttore di un'organizzazione non governativa (ONG) locale di Pristina. "Qui ci sono più di 400 agenzie e non sono capaci nemmeno di trovare un modo per tenere le strade pulite. Ogni giorno diventa sempre più chiaro che in Kosovo la comunità internazionale è stata un completo fallimento". Le sue parole, anche se dure, riflettono lo stato d'animo di molti kosovari delusi. Lo scorso giugno le agenzie delle Nazioni Unite e circa 600 ONG estere sono sbarcate nella provincia dopo che le forze jugoslave se ne erano andate. La gente locale pensava che gli operatori internazionali avrebbero portato con sé qualcosa di più del denaro, del personale e del know-how, in modo tale da creare un ragionevole ordine sociale e sicurezza - rapidamente. Ma i kosovari ben presto sono arrivati alla conclusione che le agenzie estere sono preoccupate, più di ogni altra cosa, di combattere delle specie di guerre tra bande, per conquistare aree di responsabilità e fette della torta da $2,2 miliardi di aiuti promessa alla provincia. Quando le cose infine hanno cominciato a sistemarsi e i progetti avrebbero potuto effettivamente partire, l'inverno si è fatto ormai alle porte.
Tra le lamentele più diffuse tra la popolazione locale, a parte la sporcizia delle strade, ci sono gli scarsi livelli di sicurezza, gli edifici pubblici non riparati, la mancanza di apparecchiature e i ritardi nel sostituire le carte di identità e i documenti di viaggio. La comunità internazionale è stata criticata per la mancanza di orientamento e l'addestramento inadeguato delle reclute della polizia locale, nonché per la mancanza di progressi nel reintegrare gli ex guerriglieri dell'UCK nella società. Alcuni operatori umanitari esteri condividono la sensazione di disillusione. "E' come se tutti questi gruppi fossero arrivati in massa, ma invece di prendersi il tempo di guardarsi in giro e di decidere quale tipo di progetti fosse realmente necessario qui sul posto, si sono limitati a definire delle aree di progetto basate su ciò per cui pensavano di potere ottenere dei finanziamenti", ha detto un operatore umanitario proveniente dagli Stati Uniti. "Ora dispongono di un sacco di soldi, ma non hanno la minima idea di cosa farne".
I kosovari puntano l'indice sugli stipendi, le automobili e le indennità fornite a man bassa ai dipendenti stranieri. Gli abitanti locali con un buon livello di istruzione guadagnano molto di meno, si lamentano. "Il Kosovo è sexy e tutti vogliono potere dire che ci sono stati", ha detto un funzionario kosovaro. "La maggior parte della gente è qui per i soldi e per costruirsi un curriculum vitae, quindi spero che facciano quello che devono fare e se ne vadano, invece di agire come degli ipocriti". Un dipendente dell'ONU, sfinito, ammette di non fare altro che contare i giorni che mancano alla sua prossima missione. "E' il sistema. Per la maggior parte della gente il Kosovo è solo una sosta sulla strada per costruirsi una carriera e riuscire ad acchiappare un posto a Ginevra o a New York".
Ma alcuni funzionari internazionali si sono irritati per le critiche e gli stereotipi diffusi dagli albanesi. "Capisco che un decennio di oppressione e più di un anno di guerra abbiano il loro prezzo... ma mi sembra che i kosovari si siano abituati a dare la colpa di tutto ai serbi", ha detto un operatore umanitario straniero. "Ora i serbi se ne sono andati e loro non sono in grado di andare avanti senza un nemico, così gli operatori internazionali sono diventati i nuovi cattivi". "Gli abbiamo salvato il culo", sbotta un funzionario americano che si occupa di assistenza, dopo avere ascoltato inavvertitamente un abitante locale che si lamentava ad alta voce della comunità internazionale in un caffè di Pristina. "E ora non ci possono sopportare! Cosa si attendono? Non possiamo ricostruire il Kosovo nel giro di una notte".
E' vero, ma chiunque abbia passato un po' di tempo sul posto lo scorso anno ha notato come vi sia stato chi ha fatto grandi progressi nelle ricostruzione del Kosovo - e si tratta predominantemente di persone del posto. Mentre gli operatori internazionali erano occupati a sistemare i propri uffici e a giocare la partita dei finanziamenti, gli imprenditori locali erano già duramente al lavoro per creare attività, molte delle quali sono fiorenti. E' difficile non osservare che forse in Kosovo gli operatori internazionali avrebbero fatto meglio ad andarsene, lasciando semplicemente alla gente del posto il compito di continuare il lavoro di ricostruzione della provincia.
Kate Tedesco è scrittrice e consulente per lo sviluppo a New York.
I PROBLEMI LOCALI DEL KOSOVO
di Refiqe Hamiti - ("IWPR's Balkan Crisis Report", 3 ottobre 2000)
PODUJEVE - Gli albanesi del Kosovo affermano che i politici in campagna elettorale per le elezioni amministrative di fine mese omettono di affrontare nella maniera appropriata i problemi locali. A Podujeve, una città al confine con la Serbia propriamente detta, gli elettori affermano che i politici non dicono esattamente come prevedono di migliorare il sistema scolastico e quello sanitario a livello locale e di affrontare il problema della disoccupazione.
L'educazione è stata per lungo tempo un elemento di grande importanza per tutti gli albanesi. Una generazione intera è cresciuta sotto un sistema scolastico segnato dall'apartheid, nel quale il rifiuto da parte dei serbi di consentire l'insegnamento in lingua albanese ha costretto i kosovari a creare le loro istituzioni. Gli insegnanti locali dicono di mancare degli edifici necessari per accogliere i loro alunni. Sono costretti a tenere le lezioni in turni mattutini e pomeridiani. Ci sono solo due scuole elementari e quattro superiori nella città. Gli alunni mancano di testi scolastici - i loro genitori non possono permettersene il costo. "Ci attendiamo un miglioramento delle condizioni e speriamo che verranno elette persone del posto, che conoscono questi problemi e sono realmente interessate a essi", dice Miradie Beqiri, un insegnante di Podujeve. Maliq Shaqiri, un altro insegnante, si lamenta che gli insegnanti siano sottopagati o addirittura non pagati del tutto. Egli afferma che tutto ciò ha un enorme effetto sulle loro prestazioni e il loro stato d'animo. "Come si può vivere così? Come possiamo mantenere le nostre famiglie? Come posso mantenere i miei cinque figli?".
Altri parlano dell'alta percentuale di disoccupazione a Podujeve e si lamentano che questo è un altro problema che non viene affrontato. I cittadini di Podujeve affermano che i politici non dovrebbero perdere tempo cercando di convincere gli elettori dell'importanza delle elezioni. Dicono di comprenderne l'importanza e prevedono un'affluenza molto alta. Gli elettori registrati sono circa 56.780. Voteranno in più di 60 seggi a Podujeve.
Gli elettori hanno un'ampia possibilità di scelta. Molti dei partiti sono stati creati prima della guerra. Altri hanno fatto più recentemente la loro comparsa sulla scena politica. Tutti, ivi inclusi il maggiore tra di essi, la Lega Democratica del Kosovo (LDK), il Partito Democratico del Kosovo (PDK) e l'Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK), promettono molte cose. Ma riusciranno a mantenerle? La LDK promette cambiamenti nella sicurezza, nella ricostruzione, nelle politiche sociali e abitative. E' a favore di miglioramenti delle infrastrutture, dello sviluppo economico, di un'ulteriore riforma dell'educazione e dell'assistenza sanitaria, nonché di programmi e servizi per le famiglie delle vittime e degli invalidi di guerra. Il motto dell'AAK è: "Con noi tutti vincono" - promette cambiamenti nell'economia, nell'educazione, nel turismo e nell'agricoltura. La sua leadership afferma di disporre dei tecnocrati migliori per mettere in atto nuovi progetti. "Dal punto di vista professionale, siamo i migliori", ha dichiarato Isak Zhitia. Il PDK ha un programma per lo sviluppo non solo del centro urbano di Podujeve, ma anche per le aree rurali circostanti. Afferma di assumersi la responsabilità della gestione delle forniture di acqua per circa l'80 per cento dell'area di Llapi. "Dovremo usare ogni mezzo per vincere le elezioni locali, in modo tale da potere mettere in atto programmi che risolvano i problemi della città", ha affermato il leader locale del PDK, Hamit Hamiti. "Votate per il vostro futuro".
I partiti promettono di fare molto, ma i loro piani sembrano molto abbozzati. I cittadini si chiedono come i partiti possono apportare delle modifiche all'infrastruttura di Podujeve quando il denaro si trova nelle mani dell'UNMIK o delle organizzazioni non governative che operano in Kosovo. Vogliono sapere come i partiti convinceranno l'amministrazione internazionale e le ONG a finire progetti completati solo a metà e a incanalare i soldi in aree di importanza vitale. Gli elettori vogliono che i loro candidati parlino con termini chiari e semplici, in modo tale da farsi capire. Solo allora gli elettori potranno decidere a chi dare il loro sostegno.
Refiqe Hamiti è un giornalista freelance di Podujeve.
| Data: 09-10-2000 | | Fonte: "IWPR's Balkan Crisis Report" |
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