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Turbolenze estive da elezioni invernali

Data: 14-09-2004 Fonte: "Diario"
Autore: Nando Sigona

TURBOLENZE ESTIVE DA ELEZIONI INVERNALI
Nando Sigona - ("Diario della Settimana", agosto 2004)

Le elezioni presidenziali si avvicinano. Candidati e potenziali candidati iniziano a darsi battaglia e il primo ministro Nastase vede le sue aspirazioni presidenziali minacciate dal presidente della repubblica (e compagno di partito) Iliescu.

Giornate di fibrillazione per la politica romena. L’onda lunga dei fallimentari risultati delle elezioni amministrative per il partito di governo (PSD) ha raggiunto i vertici, fino a scuotere la poltrona del primo ministro e presidente del partito Adrian Nastase. Nei giorni scorsi voci sempre più insistenti hanno dato Nastase per dimissionario. La cronaca dettagliata di un incontro tenuto a palazzo Cotroceani tra il presidente della repubblica Iliescu e i vertici del partito è misteriosamente apparsa sui principali quotidiani nazionali. Un Iliescu furibondo avrebbe apostrofato in maniera violenta il primo ministro che, per «il profondo dispiacere e disgusto», raccolti i suoi fogli, avrebbe sbottato e annunciato le sue dimissioni entro quarantotto ore. Molti hanno visto dietro queste rivelazioni, quanto mai precise, una strategia orchestrata dall’entourage di Iliescu per, da una parte, addossare tutte le responsabilità della sconfitta elettorale sul premier, dall’altra, per dare un segnale forte al paese sul sua discesa in campo per salvare le sorti del partito. Per un paio di giorni è sembrato che la lettera di dimissioni di Nastase fosse già scritta; qualcuno ne ha anche citato il contenuto, altri si sono limitati a definirla equilibrata ma non priva di critiche puntuali.

Cosa c’è dietro questa crisi? Appare chiaro che sul tavolo non ci sono solo i pessimi risultati elettorali che hanno riportato il PSD a livelli del 1996. Ormai da mesi si va consumando all’interno del partito di maggioranza una battaglia senza esclusioni di colpi che vede fronteggiarsi le due fazioni principali guidate rispettivamente da Iliescu e da Nastase. La posta in gioco è notevole: la candidatura alle prossime elezioni presidenziali che si terranno a dicembre. Litri di inchiostro sono stati versati in queste ore per disegnare possibili scenari per il futuro. Due nomi in particolare hanno occupato la ribalta: quello del ministro Ioan Mircea Pascu e quello del direttore della banca nazionale romena, Mugur Isarescu. Il quotidiano "Evenimentul Zilei" ha approfittato dell’occasione per pubblicare con grande enfasi una fotografia della nomenclatura comunista romena scattata nel 1989 in Corea del Nord. Nastase, Pascu e Isarescu fanno bella mostra di sé nel ritratto di gruppo. «È un’immagine che dice molte cose su come nasce un leader politico in Romania – commenta il giornale – queste persone non vengono dal nulla, sono piuttosto il prodotto di un esperimento di laboratorio nel quale il principale ingrediente resta quello di aver fatto parte del gruppo dirigente comunista». Ma passate le quarantotto ore le dimissioni non sono arrivate, Nastase resta. Con due incarichi: rinnovare il partito dalle fondamenta e portare la Romania nell’Unione Europea. La decisione su chi sarà il candidato del PSD alle prossime elezioni è rimandata fino al congresso straordinario del partito che si terrà ad agosto. Nuove turbolenze in arrivo.

Negli altri schieramenti le candidature sembrano invece ormai delineate. Il raggruppamento di liberali e democratici, oggi secondo nei sondaggi ma in forte crescita nelle elezioni amministrative, si è aggregato intorno a due figure: il sindaco di Bucarest Basescu, appena rieletto a larghissima maggioranza, e il liberale Stolojan.

Ma i candidati che in questi mesi hanno catturato maggiormente l’attenzione dell’opinione pubblica, almeno come fenomeno di costume, sono il leader di Romania Mare (Grande Romania) Corneliu Vadim Tudor, in calo nei sondaggi, e la repubblicana Lia Roberts.

Rabin a Brasov. Ricorda un po’ Bolzano: le locande, il lastricato della piazza principale, la cornice di montagne innevate tutt’intorno. Tra le cime dei Carpazi, fino a quindici anni fa, ci veniva a passare le vacanze la nomenclatura comunista, ora ci vengono i nuovi potenti. Brasov è una città ricca, per molti un modello di come la Romania dovrebbe essere. Lo pensano soprattutto i sostenitori del partito Romania Mare che per questo motivo la usano spesso e volentieri come vetrina per alcune delle loro controverse iniziative. L’ultima delle quali ha creato un piccolo incidente diplomatico con Israele. Vadim Tudor – ma dai romeni si fa chiamare solo Vadim perché i grandi condottieri hanno nomi semplici e diretti come Stalin, ha detto recentemente – è conosciuto per le sue dichiarazione negazioniste dell’Olocausto. Ma, con il paese che aspira a darsi una dimensione europea e con le elezioni alle porte, non è il caso di enfatizzarlo troppo. Anzi, ha deciso che è tempo per lui di fare la sua svolta di Fiuggi. Detto fatto. Dopo aver mobilitato i media, ha solennemente inaugurato una statua di Yitzhak Rabin nel parco della città. E la cosa non è passata inosservata. L’Anti-Defamation League ha condannato l’iniziativa come “un cinico tentativo da parte di un individuo con una lunga storia di antisemitismo di ottenere riconoscimento internazionale”. I figli e la vedova di Rabin hanno protestato pubblicamente esprimendo il loro rammarico e l’ambasciatrice di Israele a Bucarest ha pubblicamente dichiarato ogni estraneità all’iniziativa, declinando preventivamente ogni possibile invito all’inaugurazione. Il sindaco di Brasov, chiamato in causa, ha dichiarato di non aver concesso alcuna autorizzazione per occupazione del suolo pubblico, ma non ha specificato se la statua, ora che è stata inaugurata, sarà rimossa.

Lia l’americana. Lia Roberts è donna ambiziosa. Capo del partito repubblicano nel Nevada, console onorario della Romania a Las Vegas, di famiglia facoltosa e con buoni rapporti a Washington, ha deciso di presentare la sua candidatura alle elezioni presidenziali. Non a quelle degli Stati Uniti, ma in Romania. La Roberts, infatti, ha anche la cittadinanza romena. Il suo budget elettorale, quindici milioni di dollari, è otto volte superiore al massimo concesso ai candidati alle presidenziali in Romania. Aveva sperato in passato di essere inviata come ambasciatore americano a Bucarest, ma i suoi sogni erano svaniti con la nomina di Michael Guest, ciononostante occasionalmente ha iniziato a fare comparse nei programmi televisivi romeni. Il probabile candidato del partito di maggioranza, Nastase, non sembra essere preoccupato dall’iniziativa. Al contrario, dall’opposizione, qualcuno accusa la Roberts di aver minato le già poche possibilità di vittoria del fronte liberal-democratico. Gli ultimi sondaggi sembrano confermare le preoccupazioni dei liberali, la Roberts si colloca al quarto posto nelle intenzioni di voto dei romeni con circa il dieci per cento dei voti.

Stampa e giornali si contendono le ancora parsimoniose uscite della candidata venuta da fuori. Il dibattito è acceso. Secondo il direttore del quotidiano Evenimentul Zilei, “Lia Roberts è un candidato di lusso per noi. Un lusso che non ci possiamo permettere anche nei nostri sogni più segreti... Meglio continuare a costruire, passo dopo passo, un’alternativa di governo all’interno del paese”.

Intanto dal sito di un giornale vicino al partito repubblicano del Nevada sappiamo che, nonostante la Roberts si sia dimessa dal suo incarico americano, ogni giorno in media arrivano al partito cinque telefonate di romeni residenti negli Stati Uniti che chiedono notizie sulla candidata e che a questi viene dato il numero di telefono personale di Lia. Proprio così, la Roberts è ricca, ma risponde al telefono in prima persona, «non si comporta certo come i candidati stile John Kerry con uno stuolo di assistenti, eppure se lo potrebbe permettere».



AGGIORNAMENTO: EVENIMENTUL ZILEI IN PERICOLO

Con una lettera aperta pubblicata alcuni giorni fa, svariate organizzazioni della società civile hanno denunciato a livello internazionale i pericoli a cui è esposto il quotidiano romeno "Evenimentul zilei", una delle voci più indipendenti del paese. Nella lettera ci si richiama alla protesta messa in atto da 50 giornalisti della testata contro le decisioni prese dall'editore svizzero Ringier, che rischiano di avere un impatto negativo sulla politica editoriale del quotidiano romeno, fino a portare a un'"addomesticamento" di questa voce indipendente o, addirittura, a una sua scomparsa. Nella lettera si denunciano più in generale le sempre maggiori pressioni politiche ed economiche alle quali sono esposte le testate romene e si lamenta la scelta di uniformare il mondo dei media del paese, spingendoli sempre più verso un'informazione-trattenimento ("infotainment") e privando di conseguenza i lettori di fonti di informazione più critiche.

(aggiornamento a cura di "Notizie Est")

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Data: 14-09-2004 Fonte: "Diario"
Autore: Nando Sigona





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