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"L'Italia, le unità speciali e i carri armati"
| Data: 20-09-2001 | | Fonte: "Utrinski Vesnik", "Dnevnik" [Skopje] e altre fonti |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #472 - MACEDONIA/ITALIA
20 settembre 2001
L'ITALIA, LE UNITA' SPECIALI E I CARRI ARMATI
a cura di Andrea Ferrario
Il 18 settembre i ministri italiani Ruggiero e Martino, rispettivamente ministro degli esteri e della difesa, hanno effettuato un'importante visita a Skopje dove, oltre che con il premier e il presidente della repubblica, si sono incontrati con il ministro degli esteri macedone Mitreva e con quello della difesa Buckovski. La visita dei due ministri di Roma ha coinciso con la decisione da parte di Skopje di richiedere il prolungamento della missione NATO in Macedonia, seppure in versione drasticamente ridotta. Alcune dichiarazioni rilasciate dal ministro della difesa macedone, seguite successivamente da altri eventi e articoli pubblicati dalla stampa, danno adito tuttavia a pesanti interrogativi su come si sia giunti a tale decisione e sul ruolo che ha avuto l'Italia in questo processo.
Ruggiero è giunto a Skopje con un assegno di otto miliardi per il governo macedone e ha annunciato che a ottobre si svolgerà la conferenza dei donatori per la Macedonia. Ruggiero ha inoltre ribadito in due dichiarazioni distinte la necessità di "garantire la sicurezza" della Macedonia (ANSA, vari dispacci del 18 settembre). La dichiarazione a nostro parere più significativa è stata tuttavia rilasciata dal ministro della difesa macedone, Buckovski, di fronte ai giornalisti subito dopo la fine del suo colloquio con Martino. Buckovski, oltre alle normali frasi di rito ha dichiarato: "In questi momenti in cui il terrorismo bussa alla porta della più grande superpotenza del mondo, si ha la sensazione, dalle reazioni pubbliche a livello mondiale, che il mondo sia più unito di quanto non lo sia mai stato. Bisogna tenere presente che il terrorismo, come sfida per il nostro paese, non cesserà con la conclusione della missione della NATO. Per questo abbiamo espresso il desiderio e la disponibilità, nell'ambito della nostra collaborazione che riguarda gli aspetti militari e tecnici, a mettere l'accento sull'addestramento delle nostre unità speciali per la lotta contro il terrorismo, e in particolare sui nostri sforzi per modernizzare il nostro esercito e per completarne l'equipaggiamento" ("Utrinski Vesnik", 19 settembre; si vedano anche "Dnevnik" e MIA dello stesso giorno). Se ne deduce quindi che Martino e Buckovski abbiano parlato della possibilità che l'Italia, o qualche altra organizzazione internazionale (la NATO) della quale l'Italia fa parte, addestri le unità speciali macedoni destinate a operare contro il "terrorismo" (e con la sua frase Buckovski ha indicato chiaramente di intendere con tale termine l'UCK e/o l'AKSH). E' stato inoltre dichiarato che nel giro di breve tempo ci saranno altri, ripetuti incontri tra il ministero della difesa italiano e quello macedone. Lo stesso giorno, le autorità macedoni hanno fatto all'Italia un prezioso regalo, che sicuramente ha dato prestigio a Roma in ambito diplomatico: i due ministri italiani sono stati i primi a cui è stata comunicata, durante la loro visita, la decisione di Skopje di richiedere un prolungamento della missione NATO, sollevando così la diplomazia e i vertici militari occidentali da una situazione imbarazzante in un momento delicatissimo di tensione mondiale. Le coincidenze tra i vari fatti elencati sopra saltano immediatamente all'occhio, ma il particolare che getta ancora più luce su tutto il meccanismo della svolta è quello della notizia diffusa oggi dai quotidiani "Utrinski Vesnik" e "Dnevnik", secondo cui, immediatamente dopo la visita dei due ministri italiani, è stata sbloccata a Salonicco, in Grecia, una "partita" di 31 carri armati T-72 (un modello molto più moderno di quelli attualmente in possesso di Skopje) destinati al governo macedone. I carri armati destinati alla Macedonia, come riferisce "Dnevnik", erano stati bloccati dalla Grecia su pressioni della NATO una decina di giorni fa ("Utrinski Vesnik" parla invece di cinque giorni). Inoltre, secondo "Utrinski Vesnik", giornale molto vicino alla SDSM e cioè proprio il partito che controlla il ministero della difesa, ci sarebbe un nesso diretto tra l'accettazione di un prolungamento della missione NATO e il via libera alla consegna dei carri armati - riportiamo qui di seguito quanto scrive il quotidiano:
"La NATO e la Macedonia conducono ormai da alcuni mesi una guerra silenziosa riguardo alle forniture militari per l'Esercito macedone (ARM), il cui più recente capitolo si è svolto ieri, quando il Consiglio Nord-Atlantico a Bruxelles ha dovuto cedere e dare il "semaforo verde" ai nuovi carri armati che dall'Ucraina si erano messi sulla via verso il nostro paese. Come si viene a sapere in via non ufficiale, negli ultimi cinque giorni si è svolta un'intensa opera di convincimento, e addirittura di ricatto, tra i funzionari macedoni e l'Alleanza, durante la quale sono stati utilizzati molti argomenti, anche quello dei destini della nuova missione della NATO nel paese, il tutto con l'obiettivo di consentire l'entrata di 31 carri armati acquistati dall'Ucraina, che, secondo le valutazioni dell'ARM, sono necessari alla Macedonia. In particolare, da cinque giorni questi carri armati non avevano il permesso di essere scaricati nel porto di Salonicco, poiché la NATO, oltre all'embargo formalmente non dichiarato alle forniture di armi per la Macedonia, ha esercitato delle pressioni sulle autorità greche affinché bloccassero lo scarico di questa nuova fornitura dall'Ucraina. In considerazione di questi sempre più frequenti ostacoli posti al normale acquisto di equipaggiamenti da parte dell'Esercito macedone (che tra l'altro è stato fatto oggetto di disdegno da parte di funzionari della stessa Alleanza per la sua insufficiente capacità di combattimento e per la scarsità del suo equipaggiamento) in questi giorni la linea telefonica con il segretario generale George Robertson ha triplicato la sua temperatura e sono state esercitate pressioni anche sugli ambasciatori stranieri in Macedonia, mentre il presidente Boris Trajkovski ha sfruttato come argomento estremo ciò che più premeva a Bruxelles - la richiesta ufficiale da parte della Macedonia di una nuova missione nel paese. Questo episodio spiega, in sostanza, le svariate e nervose rimostranze del portavoce della NATO, Mark Laity, motivate con il fatto che l'Alleanza è sempre pronta a discutere una missione successiva alla "mietitura", ma non giunge mai una richiesta ufficiale della Macedonia in tal senso, per cui, secondo la sua interpretazione, sarà quest'ultima ad assumersene le responsabilità. Gli argomenti avanzati dalla nostra parte, invece, sono stati che la NATO non ha né una base legittima, né una base di diritto per applicare un tale embargo all'acquisto di armi da parte della Macedonia, e che se pensa di averla, deve uscire pubblicamente con una dichiarazione in tal senso, in modo tale da potere vedere su quali argomenti si baserà per motivare questa sua decisione illogica. Al segretario generale, inoltre, è stato detto che la Macedonia è un paese sovrano e che, di conseguenza, ha il diritto di rifornire di equipaggiamenti il suo esercito, sottolineando che la sfiducia dell'Alleanza nei confronti della dirigenza macedone, espressa in tal modo, genera una controreazione nel senso: se la NATO non ha fiducia in noi, su quale base i nostri funzionari devono credere alla loro missione nel paese? A differenza delle precedenti occasioni, quando, puntando sulla carta delle divergenze all'interno del governo macedone, i funzionari di Bruxelles sono riusciti a ottenere determinate concessioni o a esercitare svariate pressioni, questa volta, come viene detto in via non ufficiale, riguardo a due questioni sono andati a sbattere contro un muro rigido sia presso il ministero della difesa, sia presso il ministero degli esteri. Si tratta della questione dei carri armati di tipo T-72 che, secondo le valutazioni dell'esercito, sono molto migliori di quelli di cui finora disponeva l'ARM e sono stati acquistati a condizioni soddisfacenti, tanto che l'intero affare viene trattato come un "caso esemplare". Ci si attende che già oggi essi si troveranno sul territorio macedone" ("Utrinski Vesnik", 20 settembre - l'articolo è intitolato "Trenta nuovi carri armati per la Macedonia" ed è stato scritto da Slobodanka Jovanovska).
La notizia dell'arrivo dei trenta carri armati (ripresa nel frattempo anche dall'ANSA) sembra soddisfare proprio uno dei "desideri" espressi dal ministro della difesa macedone Buckovski al suo collega italiano Martino, cioè quello di "modernizzare il nostro esercito e completarne l'equipaggiamento". Ciò rende verosimile che venga soddisfatto anche il desiderio espresso all'Italia di ricevere un "addestramento delle nostre unità speciali per la lotta contro il terrorismo", al fine di garantire la "sicurezza della Macedonia" sulla quale proprio Ruggiero ha posto l'accento. D'altronde, il governo di Skopje riceve già, come avevamo segnalato in due occasioni, la "consulenza" di esperti britannici in controinsorgenza che hanno acquisito le loro competenze nell'Irlanda del Nord. Un altro indice del fatto che sono in atto ancora una volta importanti rimescolamenti delle carte è la notizia che nello stesso giorno in cui i due ministri italiani si trovavano a Skopje è stato effettuato l'ennesimo cambiamento ai massimi vertici dell'Esercito, con la nomina del nuovo capo di stato maggiore Stamboliski. La ricostruzione complessiva della dinamica dei fatti che fa "Utrinski Vesnik" ci sembra quindi, alla luce di tutti gli elementi elencati, senz'altro verosimile. Anche l'assegno di 8 miliardi, una cifra di entità decisamente limitata rispetto ad altri finanziamenti già stanziati e al fabbisogno del paese, ha una sua rilevanza. Nelle scorse settimane, infatti, i falchi di Skopje avevano lamentato, con un'intensa campagna mediatica, il fatto di essere sottoposti a un embargo di fatto anche dal punto di vista finanziario, poiché i governi e le organizzazioni internazionali stavano vincolando l'erogazione dei fondi stanziati alla ratifica di tutti gli aspetti relativi agli accordi di Ohrid. Indipendentemente dal fatto che le affermazioni relative all'embargo "informale" siano vere o meno (vi sono state svariate smentite ufficiali), l'assegno ha consentito al governo di Skopje di dimostrare in pubblico di avere superato questo (presunto) embargo - il denaro infatti è stato consegnato senza alcuna condizione ed è stato accompagnato inoltre dalla conferma ufficiale, da parte italiana, che vi sarà una conferenza dei donatori a ottobre senza che venisse menzionata alcuna condizione.
Riguardo alla nuova missione NATO, il presidente Trajkovski, nella sua lettera all'alleanza, ha richiesto esplicitamente che essa sia "leggera" (letteralmente: "abbiamo intenzione di ospitare una missione di osservatori dell'OSCE e dell'UE. A tale fine, stante comunque che le forze di sicurezza macedoni saranno il garante primario della sicurezza degli osservatori, siamo pronti in considerazione di alcune preoccupazioni relative alla loro sicurezza a dare sostegno a una leggera presenza della NATO"). Secondo quanto riferisce "Dnevnik", per missione "leggera" si intenderebbe una forza dalla composizione compresa tra 200 e 350 militari, soprattutto ufficiali di collegamento, che proverrebbero dalle forze di "mietitura", oppure dalle forze KFOR già presenti in Macedonia come supporto logistico all'operazione in Kosovo. Il numero dei soldati del contingente dipenderà comunque dal numero di osservatori OSCE e UE. Le cifre ipotizzate sono variate in questi giorni tra gli 80 e i 200 uomini - secondo le fonti di "Dnevnik" il numero più probabile sarebbe 150. Fonti anonime del governo, citate sempre dal quotidiano di Skopje, affermano che due paesi non precisati della NATO vorrebbero tuttavia una missione militare dell'Alleanza di tipo "robusto", e non "leggero" come vorrebbe Trajkovski. "Dnevnik" scrive che vi sarebbe anche una terza opzione, e cioè lo schieramento di 350 soldati sul terreno in Macedonia e, contemporaneamente, di altri 500-600 in Kosovo con missioni "normali", ma pronti a fare da forza di estrazione qualora gli osservatori in Macedonia fossero in pericolo (fonte: "Dnevnik", 20 settembre).
Dopo l'ottenimento dell'assenso dell'UCK alla smilitarizzazione e alla riduzione delle proprie rivendicazioni, in seguito al quale l'atteggiamento occidentale nei confronti dell'Esercito di Liberazione Nazionale era sensibilmente cambiato, ci troviamo forse di fronte a un nuovo capitolo, che potrebbe vedere premiato il governo di unità nazionale di Skopje, con un'evidente attenzione privilegiata per la linea della SDSM e di Trajkovski. Il via libera alla fornitura di armi è un segnale tuttavia molto inquietante in un momento in cui la tensione mondiale sta probabilmente portando l'Occidente a cercare di evitare impegni militari diretti in troppe aree. Al fine di capire quale sia la linea effettiva della NATO sarà molto importante vedere se la nuova missione avrà un numero di soldati molto ridotto, tra i 200 e i 350, oppure se sarà di entità più consistente, per esempio di 1.500 o più uomini. Nel primo caso il messaggio sarà quello di un disimpegno consistente, con una missione mirata più che altro a salvare la faccia; nel secondo caso i numeri indicheranno la volontà di avere una presenza a tutto campo, anche a livello politico. Rimane inoltre da vedere se l'intesa che si profila è fragile e vi saranno ancora "tira e molla" tra NATO e governo macedone, oppure tra le stesse fazioni del potere di Skopje, e, soprattuto, se si tratta di una convergenza limitata eclusivamente a una sola parte dell'establishment macedone, quello individuata dalla stampa come più "moderata". Nulla infatti garantisce che il terzetto Georgievski-Boskovski-Andov, in questi giorni ritiratosi dietro le quinte, non rialzi nuovamente il tiro.
| Data: 20-09-2001 | | Fonte: "Utrinski Vesnik", "Dnevnik" [Skopje] e altre fonti |
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